let’s keep in touch

Let's keep in touch – Augusto Buzzegoli, Valentina Lapolla

a cura di Eleonora Farina

/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliese 23
/ Date: 26 febbraio – 30 aprile 2011
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Artisti: Augusto Buzzegoli, Valentina Lapolla

Dryphoto arte contemporanea inaugura i festeggiamenti per i trent’anni di attività con let’s keep in touch, una doppia personale di Augusto Buzzegoli e Valentina Lapolla, artisti che hanno costantemente affiancato il percorso della galleria e che sono artisticamente cresciuti all’interno di essa. Il mezzo fotografico, in sé questione che ha dato inizio e ha caratterizzato tutta una lunga storia espositiva, viene tematizzato e problematizzato in questa mostra, curata da Eleonora Farina.

Nei suoi quasi due secoli di vita la fotografia ha ripetutamente cercato di entrare nell’olimpo delle cosiddette Belle Arti, a volte documentando, altre volte sostenendo e collaborando, infine confrontandosi con le più tradizionali tecniche artistiche. Ad esempio, grande fu la fascinazione che esercitò sugli Impressionisti alla fine dell’Ottocento; pochi decenni dopo il non-finito tipico delle tarde sculture di Auguste Rodin divenne, da elemento pittorico qual era, un’evidente caratteristica fotografica; negli anni Cinquanta la coppia Jackson Pollock / Hans Namuth scardinò definitivamente ogni barriera, creando così una sintesi del fare artistico.

let’s keep in touch analizza quindi la ‘tecnicità’ del medium fotografico, in questo modo scavando nell’ibridazione, nella contaminazione tra generi artistici diversi e complementari.
Augusto Buzzegoli (1974) presenta tre lavori inediti i quali, in continuità con la sua ricerca pregressa, riflettono sull’‘autoreferenzialità’ della fotografia. L’installazione Untitled (at the Slightest Touch), le stampe Journey in an Invisible Neighbour #3 e #4 e le quattro impressioni su carta Untitled (Shrug it Off) raccontano di processi fotografici primitivi, nei quali le varianti principali risultano essere il contatto fisico e – più significativamente ancora – la luce, elemento costitutivo dello scatto stesso con la macchina.
Valentina Lapolla (1979) utilizza invece il mezzo per proporre una riflessione intimamente politica e intimamente attuale, la quale prende le mosse dalle questioni aperte dal femminismo e dalla sua storia in città. Se “ciò che determina la possibilità di un effetto morale delle fotografie è l’esistenza di una pertinente coscienza politica” (Susan Sontag), nel nuovo lavoro 3 PIECES (Ci vediamo là alle nove, Vado via e E’ stata una fortuna averti trovata) il mezzo performativo, quello video e quello fotografico si relazionano in maniera omogenea per dialogare con il pensiero femminista caro all’artista e alla storia della galleria.

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