La via della Cina 2018 – presentazione della campagna fotografica e tavola rotonda

La versione digitale del catalogo La Via della Cina è consultabile sul profilo ISSUU di Dryphoto

Dopo quasi trent’anni di attività nel centro storico della città nel 2011 Dryphoto arte contemporanea decide di spostare la sede espositiva e trasferirsi nel Macrolotto Zero.

Nel 2002 avevamo aperto in questa zona, dove si stava insediando massicciamente la comunità cinese, una sede decentrata che affiancava la principale, certi che l’area sarebbe diventata la zona più viva di Prato, ricca di stimoli, conflitti, contraddizioni. Fino da allora abbiamo messo in atto una serie di progetti che, con diverse modalità, tendevano a coinvolgere gli abitanti del quartiere.

Successivamente in maniera più mirata iniziamo una serie di azioni volte a migliorare la qualità della vita in questa parte della città attraverso lo strumento che abitualmente usiamo: l’arte. Nel 2013 con Giardino Melampo, Andrea Abati trasforma una piccola discarica abusiva in un giardino aperto a tutti.

Piazza dell’Immaginario, 2014/2016, a cura di Alba Braza, è sicuramente il progetto più conosciuto e anche il più corposo: uno percorso contrassegnato da opere d’arte per dare vita a “…uno spazio dove i rapporti umani suggeriscono possibilità di scambio diverse da quelle vigenti imposte dal sistema, dove i concetti di consumo e pubblico sono sostituiti da persone, passanti e cittadini.” (Alba Braza, Piazza dell’Immaginario, 2014, Dryphoto arte contemporanea).

Dopo quattro anni, in un momento che, con l’attuazione del Piano Operativo del Comune di Prato, si vede l’avvio di importanti interventi come la costruzione di un mercato coperto, una media library, un playground, abbiamo sentito la necessità di fare il punto.

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Abbiamo pensato ad una serie di campagne fotografiche e lanciato un primo bando per quattro giovani fotografi che hanno lavorato in residenza nel Macrolotto Zero, in particolare nella Via Pistoiese denominata dalla comunità cinese, la via della Cina.

Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci, Jacopo Valentini sono i fotografi che sono stati accompagnati da Adriano, Angela, Chicraiven, Giulia, Filippo, Flavia, Rossana, Silvia e Stella, studenti di origine cinese che frequentano l’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, che hanno collaborato al progetto come guide e mediatori culturali all’interno del programma di alternanza scuola-lavoro.

L’obiettivo della campagna non è stato quello di mappare e dare uno sguardo definitivo su un luogo che è, in effetti, in continua trasformazione, ma di inserirsi nel quartiere attraverso lo sguardo dei giovani artisti e lasciare un segno di incontro e di interazione con una comunità, anche tramite la collaborazione e il dialogo con le generazioni più giovani.

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Alla campagna fotografica abbiamo affiancato una tavola rotonda: Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità con Michele Smargiassi, giornalista curatore Blog Repubblica.it; Vittorio Iervese, sociologo (Università di Modena e Reggio Emilia); Giorgio Pizziolo, architetto e urbanista; coordinati da Filippo Maggia curatore del progetto.

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La Via della Cina

Filippo Maggia

Concepito come un progetto in progress che in questa prima fase vede la partecipazione di quattro giovani fotografi under 35, “La Via della Cina” vuole significare altro dalla pur necessaria documentazione di un’area della città di Prato, il Macrolotto Zero, popolata in prevalenza da persone di origine cinese progressivamente migrate a partire dai primi anni novanta.

“La Via della Cina” è innanzitutto un riuscito esempio d’interpretazione libera e creativa di un processo di integrazione che ha portato benefici a entrambe le parti, residenti locali e nuovi arrivati, entrambi consapevoli di quanto oggi sia fondamentale guardare oltre, muovere verso un futuro condiviso nella pratica e condivisibile nelle sue prospettive.

Selezionati attraverso un bando sostenuto dalla Regione Toscana e dal Comune di Prato i quattro autori hanno realizzato una campagna fotografica grazie a una residenza di circa due settimane, durante le quali sono stati “accompagnati” da adolescenti cinesi di seconda generazione che li hanno introdotti nella vita quotidiana della popolosa comunità, circa 40.000 persone tra regolari e non.

La collaborazione con i giovani cinesi, bilingue, si è immediatamente rivelata strategica per i fotografi, permettendo loro di accedere a luoghi e situazioni altrimenti invisibili. Al contempo, il rapporto instaurato con questi adolescenti ha permesso ai quattro autori di capire come essi rappresentino il testimone visibile e tangibile che segna il passaggio da una generazione a quella successiva, come fosse una staffetta tra padri e figli, questi ultimi sintesi in divenire di aspettative in gran parte soddisfatte e di sogni prossimi ad avverarsi.

“UNICACINA” è il titolo della ricerca di Jacopo Valentini, raccolta di immagini dedicate a spazi e volumi del lavoro alternati a simbolici still life e squarci di luoghi sacri, fotografie chiuse fra le mura della città che sembrano piuttosto agili sliding doors fra le due comunità.

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“Dream” è il racconto fatto di sguardi e ritratti di teenager organizzato da Emanuele Camerini, una narrazione delicata nei toni quanto insistente nel voler rimanere come sospesa all’interno del Macrolotto Zero che, visto dall’alto, pare un tranquillo quartiere suburban della provincia americana.

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Filippo Steven Ferrara proprio sui giovani focalizza il suo interesse, sottolineando quanto anche l’estetica adottata da questi ragazzi coincida con la loro evoluzione antropologica, da figli di immigrati a giovani capaci di vivere appieno e con ostentato orgoglio una duplice identità culturale.

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Erika Pellicci adotta invece un registro differente, coinvolgendo la popolazione in una serie di atti performativi che assomigliano a un gioco di gruppo, di cui viene restituito allo spettatore l’atto finale, la mise en scène ultima ed essenziale, metafora del partecipare, insieme, alla costruzione di qualcosa di nuovo.

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Progetto realizzato con il contributo di Regione Toscana nell’ambito di ToscanaIncontemporanea2018 GiovaniSì e di Comune di Prato – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Centro Pecci e Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi di Prato.

 

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