Toscana Fotografia. Identità culturali

a cura di Vittoria Ciolini

/ Sede: Firenze e Prato, sedi varie
/ Inaugurazione: venerdì 25 ottobre
/ Organizzazione: Fondazione Studio Marangoni, Dryphoto arte contemporanea
/ Evento realizzato grazie a Regione Toscana Progetto TRA ART e contemporanea, Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Prato e Assessorato alla Cultura della Provincia di Prato, Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze. Con la partecipazione dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Firenze, di Archivio Fotografico Toscano, Officina Giovani-Cantieri Ex-Macelli del Comune di Prato e British Council

Nata due anni fa a Firenze come Firenze Fotografia 2000, questa seconda edizione si presenta con alcune rilevanti novità: il coinvolgimento di altre identità sul territorio toscano come la Provincia di Prato e la collaborazione/sodalizio tra due delle più importanti organizzazioni europee dedicate alla fotografia come la Fondazione Studio Marangoni che opera a Firenze dal 1989 e l’associazione Dryphoto arte contemporanea che opera a Prato dal 1977.
TOSCANA FOTOGRAFIA, con cadenza biennale, intende diventare un punto di riferimento e di promozione di giovani artisti toscani e da questa edizione in poi nascerà una selezione di giovani che parteciperà alla rassegna “Focus in Italy” nella città di New York, già dal prossimo anno.

Identità Culturali è il tema di TOSCANA FOTOGRAFIA 2002. Una selezione di lavori di generi diversi che producono elementi di riflessione su uno dei temi più cari al mondo dell’arte: il diverso, l’altro, lo straniero indagato sia dal punto di vista antropologico che sociale, sia come ricerca personale. Le differenze culturali sono strumento di conoscenza e arricchimento e in questo senso il concetto di ospitalità, rispetto, tolleranza sono le fondamenta di un futuro costruito sul dialogo fra culture e grandi varietà di modi di vivere, consapevoli delle proprie idee, proprie inquietudini e aspirazioni. In questo contesto sono stati scelti artisti che usano la fotografia come strumento esclusivo o occasionale del loro operare e che usano questo strumento come finestra sul mondo – modello di visione – memoria – visione individuale. Sguardi incrociati fra artisti italiani e stranieri, incontro tra fotografi di generazioni e paesi diversi; confronto fra le diversità di approccio e di realizzazione. Realtà descritte da altri occhi, frammenti di vite passate, ritratti di persone che vivono in altri luoghi rispetto al loro d’origine, paesaggi vissuti, questi ed altri ancora i temi trattatati in TOSCANA FOTOGRAFIA 2002.
Un itinerario che si snoda attraverso le città di Prato e Firenze. A Firenze sono coinvolti soprattutto spazi istituzionali come musei, gallerie, istituti di cultura italiani e stranieri come, per citarne alcuni: l’Istituto Francese, Villa Romana, il Museo Marino Marini, il Gabinetto G.P. Vieusseux, lo Spazio Foto del Credito Artigiano. A Prato, invece, si confrontano e si incontrano due realtà più sperimentali come Officina Giovani e Fabrica proponendo una riflessione su un percorso di individuazione femminile sull’esperienza di vivere a cavallo di due culture, quella di origine e quella di adozione. Officina Giovani ospiterà inoltre nello spazio dei Cantieri Ex-Macelli di Prato una mostra prodotta da Fabrica, il Centro Benetton di Ricerca e Sviluppo sulla Comunicazione di Treviso.
Personali, collettive, progetti speciali formano il tessuto che ruota intorno a Identità culturali, occasione di ricerca e di messa in evidenza di quel complesso di esperienze spirituali e realizzazioni artistiche che fa di ognuno di noi un appartenente ad un determinato gruppo, in un dato periodo storico, in un preciso contesto ambientale. Volontà dichiarata di proporre, non per classificare bensì per discutere e mettere in discussione, muovendosi all’interno di un percorso espositivo, costruito appositamente per ritrovarsi in un paesaggio dove le parole ‘esotico’ e ‘straniero’ cambiano quanto meno di senso.
Il reportage rigorosamente in bianco e nero sull’Afghanistan di Paolo Woods, le vedute a colori dell’inglese Simon Norfolk della città di Kabul dopo i bombardamenti, il lavoro di Andrea Abati Gente del Corno d’Africa, un viaggio attraverso le comunità somale ed eritree delle nostre città, i ritratti della giovane Michi Suzuchi di coetanei stranieri che abitano a Firenze, i passanti messi in posa da Marco Lanza, le gambe e i piedi dei detenuti di Alessandro Mencarelli e i bagnanti alle terme di Christina Zuck raccontano un universo multietnico che abita oramai indifferentemente diversi spazi del mondo. Caratteristica comune è la particolarità dei percorsi artistici degli autori selezionati: ognuno presenta un proprio linguaggio espressivo anche quando affronta temi cosiddetti “sociali”, come Peter Granser, che nelle sue opere, con sottile ironia, ci racconta di Sun City, la città dell’Arizona solo per anziani creata negli anni Cinquanta, oppure Renate Aller nei ritratti degli abitanti di TriBeCa dopo l’11 settembre. La fotografia è forse il linguaggio che meglio corrisponde al nostro contemporaneo e, infatti, in questo contesto, sono stati scelti artisti che usano la fotografia come strumento esclusivo o occasionale del loro operare, e nelle sue più svariate possibilità espressive. Riflessione intima e soggettiva nelle rielaborazioni di Charles Loverme di vecchie fotografie di ceramica apposte sulle tombe; visione individuale nelle domestiche immagini a colori di Osvaldo Sanviti; strumento della memoria nel piccolo ma significativo nucleo documentario che Giacomo Pozzi-Bellini donò nel 1978 all’Archivio Contemporaneo “A.Bonsanti” del Gabinetto Vieusseux: 41 splendidi ritratti fotografici, eseguiti dallo stesso Pozzi-Bellini, di intellettuali italiani e stranieri; esperienza collettiva in Les Dogons par les Dogons, di Antonin Potosky che mostra le fotografie che sette giovani Dogons hanno scattato con la sua macchina fotografica in un periodo di cinque settimane nei villaggi della falesia di Bandiagara. Certe volte la relazione con lo spazio ospitante caratterizza la mostra, come avviene nella installazione di Margherita Verdi – tracce delle sfingi e dei leoni del tempio ittita di Ain Darah, ai confini fra Siria e Turchia, su grandi pannelli di tela – pensata e prodotta appositamente per il Salone degli Scheletri del Museo di Storia Naturale della Specola, mentre, in altri casi (Giacomo Costa, Carlos Motta e Leta Peer) gli artisti rappresentano l’identità e le scelte curatoriali delle gallerie che li espongono. Identità culturali è una provocazione perché presuppone un visitatore attento che sappia cogliere le differenze e le sfumature, a volte macroscopiche a volte molto sottili, e che sappia apprezzare il lavoro di chi intende promuovere anche gli autori locali; infatti, insieme ad altri toscani, è presente anche un’antologica del fotografo fiorentino Carlo Cantini, che rappresenta un riconoscimento al suo decennale lavoro.
Le proposte selezionate per la città di Prato privilegiano una produzione giovane, che crea sinergie e rafforza progetti già presenti sul territorio. Il giovane toscano Andras Calamandrei espone presso le sale dell’Archivio Fotografico Toscano vedute in movimento di quotidiani paesaggi, mentre nell’ambito del progetto Officina Giovani presso i Cantieri Culturali Ex-Macelli, spazio aperto ai giovani dai 18 ai 35 anni, trova collocazione Trust: Adam Broomberg e Oliver Chanarin, attuali Creative Directors di Colors, la rivista edita dal Benetton Research and Development Communication Centre, propongono il tema della fiducia mostrandoci una serie di ritratti di persone sotto anestesia, in stato quindi di completo abbandono. Jananne Al-Ani e Zineb Sedira, entrambe residenti a Londra, partono dal loro specifico femminile per indagare la dualità delle culture dentro le quali sono cresciute. Jananne Al-Ani, artista nata a Kirkuk in Iraq, ha sentito la necessità di parlare della guerra del Golfo e di mettersi in gioco mostrando i ritratti delle donne della sua famiglia. Zineb Sedira, nata a Parigi da genitori algerini, non denuncia ma si interroga sull’uso del velo come forma di censura e autocensura e come simbolo di identità culturale che nelle sue opere è utilizzato come espediente per riprodurre l’immagine della figura umana. Pertanto, non è casuale la decisione di esporre le loro opere a Prato, dove dal 1995 si tiene il Premio Europeo per Donne Fotografe I luoghi della vita supportato attivamente dalla Provincia di Prato.