Spread in Prato 2003

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a cura di Pier Luigi Tazzi

/ Sede: Ugolini Arredamenti, Capp Plast, Lanificio Cecchi Lido e Figli, Vaporizzo Lia, Luminex, Beccaglia Valdemaro, Texpares, Stamperia Fiesoli, Bar Buffet Stazione Centrale FS, Al Castello libreria, Babylon Bus casa, Hotel Flora, Ristorante Tonio, Monash Centre Prato
/ Inaugurazione: sabato 28 giugno
/ Date: 28 giugno – 24 luglio 2003
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Supportato da: Regione Toscana TRA ART rete regionale, Provincia di Prato, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, Agenzia per il Turismo di Prato, Comune di Prato Assessorato alla Cultura, Comune di Prato Assessorato allo Sviluppo Economico, Archivio Fotografico Toscano, Consiag, Unione Commercianti di Prato, Gruppo Giovani Imprenditori di Prato, Canada Council for the Arts, Danish Contemporary Art Foundation, The Japan Foundation, Pro Helvetia
/ Con il patrocinio di Ministero degli Affari Esteri, Presidenza della Regione Toscana, American Academy Rome

/ Artisti: Andy Warhol, Geoffrey James, Günther Förg, James Welling, Peter Fischli/David Weiss, Olafur Eliasson, Arian Risvani, Bill Henson, Takashi Homma, Rika Noguchi, Massimo Bartolini, Robert Pettena, Shimabuku, Costa Vece, Martino Coppes

Con Spread in Prato l’arte abita per poco meno di un mese la realtà lavorativa, aprendo a se stessa e ai suoi fruitori spazi solitamente accessibili solo agli addetti ai lavori. Aziende tessili, esercizi commerciali e uffici ospiteranno installazioni di artisti contemporanei che utilizzano la fotografia come strumento del fare arte. L’apparato teorico della mostra si sviluppa partendo dalla frattura che concerne i comportamenti e gli atteggiamenti del produttore e quelli omologhi del consumatore. Tale dicotomia si avverte fortemente in una città come Prato, la cui mitologia è ben rappresentata dai serrati ritmi della produzione industriale. Nella nostra epoca l’arte, non più a servizio del principe, del clero, dell’élite dominante politicamente, ha acquisito una sua autonomia, in tutte le sue forme – dalla poesia alla letteratura, dalle arti visive alla musica e alle arti dello spettacolo – e può in questo caso essere il legante che colma questa schizofrenia, la sola via d’uscita da essa e allo stesso tempo la dimensione in cui maggiormente si delinea la possibilità di rifondazione dell’identità  perduta. Spread in Prato si pone l’intento di creare un punto di contatto tra le due realtà  del produttore e del consumatore e osservare cosa scaturisce da quest’incontro. In quest’iniziativa l’arte è rappresentata dalla fotografia, quale mezzo più diffuso e riconosciuto, dal mondo dell’arte a quello della pubblicità: in una fotografia tutti si identificano, sia chi la cita per ragioni di consumo e sia chi se ne serve per ragioni di produzione. Le opere fotografiche saranno messe a confronto con i luoghi, creando momenti di simbiosi, ma anche di contrasto dialettico spazio-temporale. Oltre a essere luoghi di lavoro, l’azienda e l’esercizio commerciale saranno per il periodo della mostra uno scrigno d’arte, in cui le opere saranno fruite dai lavoratori delle aziende, dagli acquirenti delle attività commerciali e da tutti coloro che vi si recheranno. L’arte sarà per una volta offerta ove si vive la quotidianità. Questa edizione ha la particolarità di presentare due aspetti della città quello del luogo produttivo “monumentale” dove l’industria mostra tutto il suo potere e quello più domestico dell’indotto, delle piccole aziende e dei negozi dove si percepisce l’aspetto più umano dell’operosità. Quest’anno la scelta delle location passa dalla città  costruita dagli urbanisti e dai politici alla città della comunità molteplice. Il percorso si articola da est a sud, ovvero tra due dei nuovi poli industriali del distretto tessile pratese, coinvolgendo ad esempio uno dei lanifici storici, Lanificio Cecchi Lido e figli, nato negli anni Cinquanta, nel periodo del boom del cardato, fino a ritornare nel centro storico dove si concentrano oramai gli esercizi commerciali e dove la memoria della cosiddetta “Città Fabbrica” è sempre più esigua, pur rimanendo talvolta nel recupero architettonico di alcuni edifici industriali ora ristrutturati e adibiti ad abitazioni, studi oppure musei come il nuovo Museo del Tessuto della città. La città di Prato è stata coinvolta anche attraverso gli spazi più frequentati e vitali, come la Stazione Centrale delle Ferrovie dello Stato, in cui l’artista giapponese Shimabuku esporrà uno dei suoi lavori fotografici legati all’emigrazione irregolare dal Messico verso gli Stati Uniti. Gli artisti scelti partecipano con una o più opere in diversi spazi espositivi. I lavori degli artisti si confronteranno sui temi del paesaggio antropico – recante i segni dell’agire umano – e dell’adolescenza, investigata rispetto alle problematiche della vulnerabilità e della difesa. In mostra alcuni lavori anche di artisti attualmente in mostra alla Biennale di Venezia: Olafur Eliasson, scelto a rappresentare la Danimarca, lo stesso Shimabuku e gli svizzeri Fischli/Weiss. Di Andy Warhol saranno presentati alcuni dei suoi ritratti fatti a personaggi famosi, mentre dalle collezioni del FRAC Bretagne provengono le opere del canadese Geoffrey James. Particolarmente significativa la partecipazione degli artisti giapponesi (Yoshitomo Nara, Rika Noguchi, Takashi Homma, Akira the Hustler), le cui opere sono state prestate da importanti collezioni private internazionali e gallerie giapponesi. Gli artisti italiani selezionati sono i toscani Massimo Bartolini e Robert Pettena. Da sottolineare che questa edizione rafforza il legame con la città, non solo per la particolare scelta dei luoghi, ma anche perchè le opere del fiorentino Robert Pettena sono appositamente create per l’occasione e alcune direttamente in un’azienda che partecipa al percorso espositivo e perchè un progetto speciale finanziato da un industriale pratese vedrà gli artisti cinesi Shao Yinong & Muchen lavorare per quindici giorni nella città di Prato. La loro produzione sarà inserita nella pubblicazione e le opere saranno esposte in occasione della pubblicazione della stessa. Il catalogo edito per l’occasione di prossima pubblicazione conterrà  testi critici e immagini delle opere in mostra in due versioni (ovvero sia come immagine in sé che contestualizzate nelle aziende e negli esercizi commerciali) e testi introduttivi del curatore Pier Luigi Tazzi.

 

A Whore Diary di Akira the Hustler – FOIL vol.1 ‘no war’ (Yoshitomo Nara)