Cultura.toscana.it è il punto di accesso al patrimonio culturale toscano, che racconta le eccellenze del territorio e della storia della regione, conosciute a livello internazionale.
Permette la ricerca e la navigazione tra migliaia di documenti, immagini, ricostruzioni 3d e video del patrimonio conservato nelle istituzioni e nei luoghi della cultura della Toscana.

Il tematismo “L’Arte Contemporanea”, a cura di Tiziana Serena, entro cui si trovano gli “Archivi fotografici” ospita anche la catalogazione delle fotografie dell’archivio storico di Dryphoto e il fondo Andrea Abati.

“L’archivio dell’associazione Dryphoto Arte Contemporanea di Prato testimonia la storia della prima galleria di fotografia della Toscana, fondata nel 1977 dal fotografo Andrea Abati e oggi una delle più longeve d’Europa, dove sono state esposte le opere dei principali protagonisti della fotografia contemporanea nazionale e internazionale.

L’archivio si è sedimentato contestualmente all’attività della galleria e comprende mostre, laboratori, convegni, progetti pubblici e privati. È conservato presso la sede dell’associazione, in via delle Segherie n. 33a a Prato.”

Arte contemporanea e città fragile
a cura di Andrea Abati
organizzazione Dryphoto arte contemporanea

sabato 16 marzo 2024 dalle ore 10:00 alle 18
Incontro pubblico, presentazione delle opere e dei progetti, pranzo condiviso

PrismaLab e Circolo Curiel, Via Filzi 39/c-39/s, Prato
prenotazione obbligatoria info@dryphoto.it

 

 

PROGRAMMA DELLA GIORNATA 16 marzo 2024

Comunicato stampa

Locandina

Il 3 marzo 2024 Dryphoto arte contemporanea aderisce a Aprto – Aperture del contemporaneo a Prato con Poetrick No.104 di Stefano Calligaro.

La seconda edizione di Aprto raccoglie eventi e aperture straordinarie di spazi indipendenti attivi nella produzione dell’arte contemporanea in città. Partecipano: ChorAsis, Dryphoto arte contemporanea, Estuario Project Space, Lottozero, Moo, Open Studio Italo Bolano, Spazio Materia e SC17.

In collaborazione con il Comune di Prato.

Stefano Calligaro è un artista italiano che vive a Cluj-Napoca (Romania), il suo lavoro esplora con anarchica sensibilità il potenziale trasformativo del linguaggio.

I suoi “Poetricks” sono allo stesso tempo opere d’arte, poesie minimali e strumenti utilizzati per mettere in discussione e ridefinire l’essenza, il significato e i confini dell’arte, del linguaggio e della poesia.

La necessità di coinvolgere lo spettatore in una fruizione attiva dell’opera d’arte è evidente anche nelle “materializzazioni” dei “Poetricks” di Calligaro in oggetti tangibili, in cui l’opera d’arte è il frutto di un processo collaborativo con galleristi, curatori, editori, collezionisti, istituzioni o altri individui ai quali viene affidato il compito di produrre e presentare l’opera d’arte stessa.

“Poetrick No.104” come ogni altro “Poetrick” di Stefano Calligaro, nasce da un glitch-verbale che trasforma una parola, o come in questo caso una frase di uso comune, in un nuovo e misterioso universo letterario.

Domenica 3 marzo dalle 11 alle 18
Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33a, Prato

CS_Dryphoto_STEFANO CALLIGARO_poetrick

Stefano Calligaro
Poetrick No.104, edition of 5 flags, 150x100cm, materialized by Serena Becagli.
Courtesy: Galerie Emmanuel Hervé, Marseille (France); Sabot, Cluj-Napoca (Romania).

 

 

Souvenir da Prato racconta i festeggiamenti del Capodanno Cinese nella nostra città dal 2005 ad oggi, un’immagine per ogni anno.  Una storia narrata con bandiere e cartoline. La bandiera perché, sia che simboleggi una città, una squadra sportiva, una nazione, rappresenta un gruppo di persone unite con un fine comune e genera senso di appartenenza.La cartolina come oggetto, souvenir, da portare a casa come ricordo di un viaggio, di un evento.

Troveremo un’immagine dove il Drago non danza. Nel 2007, in risposta alle rimostranze di alcuni gruppi di cittadini, viene vietato il capodanno cinese per le strade di Prato, non vengono concessi i permessi per la sfilata, e il Drago danza in solitario all’interno dell’anfiteatro del Centro Pecci. Il laboratorio di arte urbana SdF in collaborazione con Dryphoto realizza una serie di azioni che criticano duramente questa scelta. Nella fotografia vediamo Augusto Buzzegoli che percorre l’intero tragitto che avrebbe dovuto fare il Drago, camminando nel centro della strada e incollando sull’asfalto un volantino che indica la sua nuova collocazione, chiuso all’interno di un moderno anfiteatro.

Nel 2008 l’Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia chiede a Dryphoto di fare da mediazione con l’amministrazione pubblica per lo svolgimento della Danza del Drago durante i festeggiamenti del capodanno. Dryphoto promuove una cordata di associazioni che si fa portavoce presso l’amministrazione comunale per ripristinare i festeggiamenti che vengono poi organizzati in collaborazione con Dryphoto arte contemporanea, Arci Nuova Associazione, La Bottega d’Arte Comune e con l’adesione di Italia Nostra Sezione di Prato, Associna, Associazione per il Commercio Italia Cina, Associazione dei cinesi del Fujan in Toscana, Laboratorio di arte urbana SenzaDimoraFissa, Radiogas, Centro contro il razzismo, Legambiente, Associazione di Amicizia della Comunità Cinese di Prato, Associazione Culturale Artefatti, Associazione il Sicomoro, Associazione il Tempo in Banca, Associazione luna e l’altra-donne insieme, Associazione Luna e sole, Casa del popolo di Coiano, Circolo Ricreativo F. Bini, Circolo Ricreativo L. Becagli. Per alcuni anni Dryphoto organizza concorsi fotografici per richiamare il pubblico e l’attenzione sull’evento e collabora attivamente alla sua organizzazione.

Nel 2012 Dryphoto arte contemporanea e l’Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia chiamano nove artisti italiani e cinesi, Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Da Wing, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Robert Pettena, a lavorare in città partendo dai festeggiamenti che si sono tenuti nei giorni 4 e 5 febbraio di questo anno. I lavori confluiscono in una mostra presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Andrea Abati partecipa con un fotoromanzo dal titolo La prole del Drago, uno strumento narrativo popolare nato in Italia a metà degli anni Quaranta, per parlare, attraverso la storia d’amore fra una ragazza cinese e un ragazzo italiano, di temi attuali come la crisi economica, l’incertezza del lavoro e del futuro, la paura del razzismo, la diffidenza verso l’altro.

Nel 2020 L’artista Ai Teng attacca sulle pareti di via Pistoiese 716 stampe nianhua, insieme a tutti coloro che hanno voluto prendere parte a questa azione, che assume, in quella delicata occasione in cui il Corona Virus aveva colpito la Cina, un potente segno di solidarietà e di speranza. Poco dopo la “chiusura” anche in Italia e per due anni il Drago non ha danzato, ma ha fatto altro.

Molte cose sono cambiate e l’evento si libera dai connotati politici che lo hanno caratterizzato agli inizi per diventare sempre più un evento di attrazione turistica.

Prato, 2024

“Souvenir da Prato”
Installazione temporanea di Andrea Abati in occasione dei festeggiamenti del Capodanno Cinese a Prato 2024
Spazi del Prisma Lab
Via Filzi 39/S Prato
Dal 25 febbraio ore 9-19
L’opera racconta i festeggiamenti del Capodanno Cinese nella nostra città dal 2005 ad oggi
Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
Con il contributo e il patrocinio di: Comune di Prato
In collaborazione con: Arci Prato e Circolo Curiel

 

 

 

Arte contemporanea e città fragile. Primo incontro con l’artista Massimo Ricciardo

progetto a cura di Andrea Abati 

organizzazione Dryphoto arte contemporanea

venerdì 12 gennaio ore 18:30 -19:30
azienda agricola Le Furre, Carmignano (PO)

la partecipazione è aperta a tutti, gratuita
indispensabile la prenotazione a info@dryphoto.it
oppure al 0574603186

All’interno di Arte contemporanea e città fragile, progetto a cura di Andrea Abati, venerdì 12 gennaio si svolgerà la prima tappa di una serie di iniziative che hanno coinvolto in un percorso iniziato nel febbraio 2023 enti, associazioni, comitati, abitanti, residenti del MacrolottoZero. Incontreremo l’artista Massimo Ricciardo presso l’azienda agricola Le Furre di Carmignano. In questa occasione, aperta al pubblico, Ricciardo parlerà della sua pratica artistica e introdurrà il lavoro che realizzerà per questo progetto.

Per Ricciardo la migrazione è uno dei fenomeni che caratterizzano la contemporaneità, ma anche un leitmotiv nella sua ricerca artistica e della sua biografia, nato a Darmstadt da genitori italiani, migrante di ritorno nella Sicilia dei tardi anni Ottanta, si trasferisce a Firenze e Potsdam per gli studi e infine approda a Torino. Per questo progetto è stato invitato a lavorare sul cibo, con incontri conviviali, per proporre alla fine una delle ricette  che prendono spunto dalle diverse varianti delle cucine da lui incontrate.

Massimo Ricciardo (1979) lavora su immagini d’archivio, fotografie e pubblicazioni, ma anche oggetti, suoni. Si è formato presso l’Accademia di Firenze e l’Università di Scienze Applicate a Potsdam. Le sue installazioni comprendono diversi materiali disponendo un processo per la realizzazione di una nuova “memoria”. Nel 2020 è tra i vincitori di Cantica21, Italian Contemporary Art Everywhere e nel 2021 Italian Council (X edizione). Tra le principali esposizioni: Frag-ment-to (BOCS Catania, 2021), Listening to Voices – in the frame of the Eastern Sugar (Futura Gallery project, Praga, 2021); Visual Politics of (Im-)Mobility (Haus der Kulturen der Welt, Berlino, 2020); Objects of Migration Photo- Objects of Art History: Encounters in an Archive (Kunsthistorisches Institut in Florenz, Firenze, 2017-20); Luther and the Avantgarde, Karlskirche Karlsplatz (Kassel, 2017); Baustelle Europa/Europe Under Construction (Dresda, 2016); Dispossession (Palazzo Donà Brusa, 56° Biennale, Venezia, 2015). 

IL PROGETTO

La cura dell’intero progetto Arte contemporanea e città fragile è affidata ad Andrea Abati, artista e fondatore di Dryphoto arte contemporanea, che invita a partecipare artisti, esperti di varie discipline, abitanti, realtà associative attive sul territorio. I nuovi processi relazionali messi in atto attraverso la mediazione artistica diventano pratiche sociali e creative che vanno a produrre consapevolezza in merito a riflessioni legate al tema dell’abitare.

Arte contemporanea e città fragile nasce dalla pratica dell’ascolto, dalla convinzione che l’arte appartiene alla vita, dalla necessità di spazi di relazione fino ad arrivare a stabilire una comunicazione fra le persone che vi abitano, superando le barriere che si sono erette nella quotidianità, proponendo un modello di ascolto basato sull’impossibilità di trovare un unico e corretto modo di soluzione. 

La finalità di questo percorso è costruire un ecosistema delle pratiche artistiche, ambientaliste, sociali, educative, economiche attraverso il quale, a diverse latitudini del globo, organizzazioni non profit, collettivi e artisti stanno ridisegnando il quotidiano di molte comunità.

Il progetto, iniziato nel 2023, vedrà la sua conclusione il 16 marzo 2024 con una giornata finale presso PrismaLab in via Filzi a Prato con un incontro pubblico, un pranzo condiviso e la presentazione di tutti i progetti realizzati che coinvolgono: gli artisti Stefano BoccaliniMassimo Ricciardo; gli studenti dell’IIS Carlo Livi; i partecipanti ai gruppi di Salute Mentale dell’Azienda USL Toscana CentroGisella Curti, autrice di Macrolotto Zero. Prato, la città che cambia e Via delle Segherie. Prato, la città che cambia, edizione gli Ori; ToccaUnoToccaTutti, gruppo di attivisti composto da artisti, curatori indipendenti e operatori di discipline diverse che hanno affiancato le lotte operaie degli ultimi tre anni nel distretto tessile e abbigliamento di Prato; Lulghennet Teklè e Serena Zarrini, rispettivamente presidenti dell’Ordine degli Architetti PPC Provincia di Prato e della Provincia di PistoiaDaniela Poli,Coordinatrice del master Città di Genere, Metodi e tecniche di pianificazione e progettazione urbana e territoriale dell’Università di Firenze, in un incontro moderato da Alba Braza sull’urbanistica di genere; interventi di ricercatrici, attiviste e femministe, coinvolte nel progetto.

Progetto nell’ambito di Toscanincontemporanea2023 con il patrocinio di Comune di Prato, Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Prato, Dipartimento Salute Mentale Azienda USL Prato, in collaborazione con IIS Carlo Livi, Circolo Curiel, Comitato di via delle Segherie.

Sabato 7 ottobre 2023
Diciannovesima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani

Partenza da Dryphoto arte contemporanea
ore 9:30
Via delle Segherie 33a, Prato

Sabato 7 ottobre, in occasione della Diciannovesima Giornata del Contemporaneo, promossa da AMACI, colazione e visita guidata alle opere di Stefano Boccalini, nuova installazione permanente per il progetto Piazza dell’Immaginario, Prato 2014/2023 a cura di Alba Braza.

Sappiamo Guardare? Sappiamo Ascoltare? Sappiamo Sognare?
Tre domande che ci interrogano sul rapporto che abbiamo con il contesto in cui viviamo, domande che ci vogliono far riflettere sul modo in cui ci muoviamo all’interno delle nostre esistenze. Sono anche domande che, poste in un contesto pubblico, ci spingono a pensare o a ripensare al nostro rapporto con lo spazio fisico e con lo spazio antropologico che ci circonda, a partire dal desiderio; interrogativi che spingono ad aprire un dibattito sulla relazione con lo spazio pubblico in generale, e con questo spazio in particolare.

Durante la visita saranno visibili anche le opere di Piazza dell’Immaginario installate negli anni 2014/2015 e restaurate nel 2023.
Opere permanenti di Andrea Abati, Francis Alÿs, Bleda y Rosa, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Bert Theis.

solo su prenotazione
prenotazioni: mob 3472297801 – info@dryphoto.it entro il 5 ottobre

Nell’immagine: Stefano Boccalini, GuardareAscoltareSognare, 2023, installazione permanente, Macrolotto Zero, Prato.

Tuttə in Piazza. Festa di quartiere 
24 giugno dalle ore 18.00

Parcheggio Circolo Curiel / Via Filzi 39/C

Il 24 giugno si conclude con Tuttə in Piazza il progetto Spazio Pubblico, selezionato e finanziato da Regione Toscana nell’ambito dell’avviso pubblico dedicato alla cittadinanza attiva e alla sicurezza urbana integrata.

Capofila il Comune di Prato, attraverso il servizio politiche giovanili, Spazio Pubblico si giova della partecipazione di Dryphoto arte contemporanea, del Circolo Curiel, dell’associazione Annozero, della Polizia municipale, del Liceo Livi, ed ha il patrocinio di Azienda USL Toscana, e la collaborazione dell’Associazione Ramunion.

Tuttə in Piazza concluderà il progetto – iniziato nell’ottobre del 2022 – con una festa di quartiere, buffet italo-cinese, e la restituzione pubblica dei lavori svolti dai partecipanti.

Il Macrolotto Zero è un quartiere della città di Prato dove a partire dagli anni Novanta si è insediata una cospicua presenza di cittadini di origine cinese, provenienti principalmente dalla provincia di Zhejiang. È caratterizzato da un’alta densità abitativa, una massiva presenza di negozi, assenza  di spazi pubblici e di aree verdi e da un’alta conflittualità fra nuovi e vecchi residenti che lamentano degrado e mancanza di sicurezza. Oggi Prato ospita una delle più grandi comunità cinesi d’Europa, la più numerosa dopo Londra e Parigi.

Spazio Pubblico è la costruzione di uno spazio per Tuttə, il prendersi cura del contesto ed esercitare il controllo sociale spontaneo a beneficio della comunità.
Uno spazio virtuale e reale dove confluiscono i risultati delle azioni prodotte nel quartiere dall’ottobre del 2022, da un atelier di co-progettazione composto da cittadini e rappresentanti delle associazioni partner del progetto. Un progetto che utilizza l’arte e la creatività per rispondere ad una richiesta di sicurezza, nella convinzione che riusciamo a trovare soluzioni ai problemi solo se abbiamo la capacità di staccarci da essi, immaginare una diversa realtà, andare oltre e creare, pensare, esprimere qualcosa di innovativo.

 

RIPENSARE PIAZZA DELL’IMMAGINARIO 

Il progetto Spazio Pubblico parte dall’attualizzazione di Piazza dell’Immaginario, intervento di arte nello spazio pubblico ormai risalente a quasi dieci anni fa, dove il mezzo artistico diventa anche strumento di condivisione per rispondere alla domanda di come vivere lo spazio in maniera creativa e decorosa. L’attuale edizione, dal titolo Ripensare Piazza dell’Immaginario, sempre a cura di Alba Braza, organizzata da Dryphoto arte contemporanea, ha ripristinato e restaurato le opere realizzate negli anni 2014/2015 e aggiunge GuardareAscoltareSognare di Stefano Boccalini.

Sappiamo Guardare? Sappiamo Ascoltare? Sappiamo Sognare?
Tre domande che l’artista colloca in fondo alle strade coinvolte nel progetto, che ci interrogano sul rapporto che abbiamo con il contesto in cui viviamo, domande che ci vogliono far riflettere sul modo in cui ci muoviamo all’interno delle nostre esistenze e che poste in uno spazio pubblico ci interrogano sul rapporto che abbiamo con questo spazio.

Attraverso queste domande lo spazio pubblico diventa così un luogo dove ripensare le nostre relazioni e dove costruire nuove possibili strategie di coabitazione a partire dal desiderio. Si tratta pertanto di un’opera che interviene direttamente su alcuni concetti fondamentali del progetto come l’immaginare, il sognare e l’ascoltare. Piazza dell’Immaginario, esplora le possibilità che nascono quando oltre a pensare di vivere “in” un quartiere, si passa a considerare l’idea di vivere “con” un quartiere. Si può così parlare di sicurezza e di cura partendo dalla creazione di spazi condivisi dove la creatività è attore principale e coinvolge cittadini, enti, scuole e associazioni presenti nel quartiere.

 

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

Danza dei leoni, associazione Acqua e Fuoco

Saluti istituzionali

Presentazione di:

Ripensare Piazza dell’Immaginario
a cura di Alba Braza

GuardareAscoltareSognare, 2023
opera permanente di Stefano Boccalini

Restauro delle opere di Piazza dell’Immaginario, 2014/2015
Andrea Abati, Gabriele Basilico, Bleda e Rosa, Bianco-Valente, Bert Theis, Pantani-Surace, Francis Alÿs, Olivo Barbieri

Macrolotto Zero. Prato, la città che cambia, abitanti per caso, 2023, edizione Gli Ori. Gisella Curti, libro d’artista

Duccio Franceschi, Alessio Pergolesi, Elisa Scarnicchia, Wenzheng Zhang,
artisti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze
azioni e installazioni temporanee
coordinati dall’artista e docente Robert Pettena

Osservare/Desiderare nel Macrolotto Zero, 2023
fotografie di F&D Foto & Dintorni e CD AD Centro Diurno Adulti

Ben oltre ciò che vediamo, 2023
fotolibri e video
studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Carlo Livi
coordinati da Federica Giovanna Balletta e Ana Maria Luca

Buffet italo-cinese

Roen e Giovane Veltro, Blotter,
Blanche Burton e Artemide, Cover di strada
esibizioni musicali

 

CS SpazioPubblico_24 giugno

 

Venerdì 24 febbraio, ore 18:00, al Circolo Curiel di Via Filzi a Prato, presentazione del libro  VIA DELLE SEGHERIE Prato la città che cambia, di Gisella Curti, edito da Gli Ori editori contemporanei. Una riscrittura di otto interviste realizzate tra il 2017 e 2019 alle abitanti di Via delle Segherie, accompagnate da acquerelli eseguiti dall’autrice.

Il progetto nasce spontaneamente all’interno di un contesto che si attiva e cresce intorno ai progetti realizzati da Dryphoto arte contemporanea nel quartiere dove ha sede, il Macrolotto Zero. La pubblicazione è stata realizzata in una edizione di centoventi esemplari, otto dei quali accompagnati da un acquerello originale.
Durante la serata l’autrice sarà in dialogo con la presidente di Dryphoto Vittoria Ciolini e verranno consegnate le copie alle protagoniste del libro: Perla, Tiziana, Mirella, Sonia, Cesira, Fiorenza, Silvana e Franca.

Queste le parole dell’autrice nel raccontare il progetto: “Noi abitiamo i nostri abiti, le nostre case, le città. La radice di abitare, abito, avere, è sempre la stessa: habere. Abitare vuol dire avere avere relazioni con noi stessi, con la casa, con i luoghi, alla fine abitare è il modo in cui noi esistiamo nel mondo. Le donne nei luoghi in cui abitano costruiscono reti di relazioni. Per svolgere questa indagine sui cambiamenti di via delle Segherie ho chiesto alle abitanti di raccontare momenti belli, gli incontri, com’era e com’è ora via delle Segherie. Ho chiesto: ‘Se fosse?…’
È venuto fuori il disegno di un immaginario del ‘borghetto’.
In realtà dal punto di vista urbanistico il cambiamento tangibile è stato la creazione del Giardino Melampo, Andrea Abati, 2012/2013. Altri cambiamenti importanti, anche se non visibili da un punto di vista urbanistico, ci sono stati, come l’arrivo di nuovi vicini. I nuovi vicini non hanno attaccamento al luogo, sono di passaggio, quindi non hanno sentimenti di cura per il luogo. Questi cambiamenti sono stati avvertiti come una rottura. Qualcuno si è trasferito. Attraverso il racconto si ricrea un senso, un filo di continuità tra ieri ed oggi.
Ci sono delle vie in cui si passa, semplicemente si transita per andare alla fermata dell’autobus, a prendere l’auto, al negozio vicino, in cui non accade niente; in via delle Segherie invece qualcosa è successo: le persone abitavano questo spazio.
Nel mio lavoro il tentativo è stato quello di esplorare questa dimensione dell’abitare legata alla città considerando le emozioni, le immagini delle abitanti.”

 

Gisella Curti è nata a Teramo nel 1956. È laureata in architettura all’Università di Firenze.
Vive e lavora a Prato.
Nel corso degli anni coniuga l’interesse per l’indagine urbana e le trasformazioni della città contemporanea con quello per l’arte e la fotografia. Nel 1994 partecipa al laboratorio internazionale di fotografia ed urbanistica Prato PRG.
Collabora a diversi progetti di Dryphoto Arte Contemporanea e alla curatela di alcune mostre di fotografia tra cuiL’invito non è strettamente personale, collettiva di autori italiani e stranieri, dislocata in diversi luoghi della città di Prato, visitabile attraverso un percorso urbano e il progetto Slow foot, passeggiate tra periferie urbane e scrittura, musica e fotografia. Collabora nel 2016 al progetto Guardare al Paesaggio – Incontri tra visionari.

 

Dryphoto arte contemporanea ha iniziato un lavoro di catalogazione e digitalizzazione del proprio archivio e in occasione della Giornata del Contemporaneo indetta da AMACI (Associazione dei Musei d’arte Contemporanea Italiani) prosegue il progetto Archiviando, all’interno del quale rende disponibili al pubblico alcune parti del proprio archivio.
In occasione di questa giornata – sabato 8 ottobre dalle 12 alle 17 – è possibile consultare la prima campagna fotografica realizzata da alcuni soci fondatori di Dryphoto: Viaggio attraverso il calcio alla ricerca della fotografia totale, una ricerca fotografica condotta nell’arco tra il 1978 e il 1979, composta da oltre 130 stampe in bianco e nero, selezionate su circa 3000 scatti, per raccontare il tifo nel mondo del calcio a Prato.
Nelle immagini il calcio è osservato nei suoi molteplici e variegati aspetti; da quello “spontaneo” dei campi improvvisati nell’erba, nel fango o nelle piazze utilizzando talvolta i portoni delle chiese come porte da calcio, a quello più “strutturato” e istituzionale.
Archiviando è un’occasione per aprire gli archivi della galleria pratese con immagini, inviti, manifesti, locandine e documenti che dal 1977 hanno accompagnato questa lunga avventura nel mondo dell’immagine.
La storia di Dryphoto – che agli inizi si definiva centro di cultura e tecnica dell’immagine meccanica – racconta una parte importante della storia della fotografia, fino dagli esordi quando promuove e segue quella che poi sarà indicata come Scuola italiana di paesaggio (con Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Vittore Fossati, Giovanni Chiaramonte, Fulvio Ventura, Andrea Abati, Vincenzo Castella, Marco Zanta e altri).
Numerosi gli artisti che sono stati esposti in galleria, alcuni giovani esordienti e altri già affermati, sempre con l’intenzione di abbinare ai nomi più famosi anche fotografi emergenti.
Archiviando – Viaggio attraverso il calcio alla ricerca della fotografia totale
8 ottobre 2022
XVIII Giornata del contemporaneo – AMACI
orario 12:00-17:00
Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33/a, Prato





Prato e il suo fiume. Percorsi psico-sociali è un progetto dell’artista Andrea Abati che invita esperti di diverse discipline a camminare lungo il fiume proponendo azioni e interventi, che lo interpretano e lo raccontano in rapporto alla propria materia. È stata inoltre presentata una mostra che raccoglie immagini del fiume prodotte durante i laboratori organizzati da Dryphoto ai quali hanno aderito gruppi provenienti dal Dipartimento Salute Mentale del Servizio Sanitario Pratese, fra i quali il Foto & Dintorni.

L’iniziativa Prato e il suo fiume. Percorsi psico-sociali si è articolata in diversi momenti distribuiti nelle giornate del 14 e 28 novembre lungo la riva sinistra del fiume Bisenzio dove hanno avuto luogo una serie di azioni e interventi dei diversi partecipanti alla giornata.

Il 14 novembre alle ore 10.30, con partenza dal Ponte Datini (zona percorso ciclopedonale Fausto Coppi), una camminata sulle sponde del fiume con:

Giuliano Di Gaetano, direttore del Museo Centro per le Acque del Gran Sasso con “Un museo per raccontare il ciclo dell’acqua”;
Niccolò Severi, studente e membro di Extinction Rébellion Prato, “Come rapportarsi al fiume, dall’esperienza personale all’attivismo”.

Arrivo a Villa San Leonardo al Palco; la villa è posta in una suggestiva scenografia, un luogo dello spirito che domina il tratto del Bisenzio che entra in città e ospita la fraternità dei Ricostruttori nella preghiera di San Leonardo al Palco, guidata da padre Guidalberto Bormolini. Da più di cinquecento anni la Villa, per tre secoli convento francescano, con i suoi chiostri, le terrazze, i lecci maestosi, è un luogo che invita a ritirarsi dal mondo, anche solo per un fine settimana, un pomeriggio, per riprendere fiato e ricordarsi di ciò che è essenziale nella vita. Con lo spirito di una casa per ritiri, vuole essere un polo culturale, ecumenico e di dialogo, che possa far emergere la sete di spiritualità presente in ogni persona.
Alla fine della mattinata inaugurazione della mostra Prato e il suo fiume.

 

Il 28 novembre alle ore 10.30, con partenza dal Ponte Datini.
Lungo la passeggiata alcuni ospiti del progetto hanno parlato di argomenti a loro cari, strettamente legati con il tema dell’acqua:

Enzo Brogi, scrittore e molto altro, con un brano da “I racconti dell’acqua. Storie toscane di fiumi e torrenti”, 2021, Edizioni aSKa;
lo psichiatra Giuseppe Cardamone “Natura  come  cura  psico-sociale”;
la naturopata Manuela Palchetti ha parlato de Il fiume come collegamento, l’acqua, natura e cura;
Don Matteo dei Ricostruttori nella preghiera, rappresentante comunità San Leonardo al Palco con “Il fiume Bisenzio e villa San Leonardo al Palco”;
Giorgio Barrera, artista, con Il fiume: l’acqua, elemento di collegamento fra cielo e terra;
la mattinata è stata animata dalle Azioni Urbane di Poesia lungo il fiume del Gruppo Poecity, oltre che dalle Note musicali di Rita Chiti e dall’esibizione musicale degli allievi dell’I.C. Marco Polo scuola media Ser Lapo Mazzei di Prato – Indirizzo Musicale.
Visita guidata alla mostra Prato e il suo fiume.


IL FIUME BISENZIO COME SPAZIO DI SVAGO E CONTATTO CON LA NATURA

Il fiume Bisenzio, come tutti i corsi d’acqua che attraversano centri urbani, ha un rapporto molto stretto con la città e nella sua storia ha assolto a diverse funzioni.
La sua importanza per il tessuto produttivo della città è stata determinante, sono state infatti le sue acque che hanno alimentato il complesso sistema delle gore, presente da molti secoli, che ha permesso la nascita e lo sviluppo del sistema tessile pratese.

Negli ultimi tempi il fiume è tornato ad essere uno spazio fondamentale per lo svago e il contatto con la natura. Lungo la riva e sul fiume, anche nelle zone più plasmate dall’uomo, si ha la possibilità di incontrare una fauna veramente bella: l’airone cinerino, il gabbiano, la nitticora, i germani e spesso la femmina di germano con i suoi anatroccoli, il martin pescatore, la gallinella d’acqua, il tuffetto, la folaga, la garzetta, la rara sgarza dal ciuffetto, il tarabusino.

Durante la pandemia il fiume è stato un “rifugio”, che ci ha permesso di dare sfogo alla nostra mancanza di libertà; i percorsi ciclopedonali delle sue sponde sono stati e sono il luogo più frequentato della città, sempre più persone lo vivono e ne riscoprono gli aspetti naturalistici. Sulle sue rive passeggiano, fanno sport e giocano cittadine e cittadini di qualsiasi etnia e religione.

Durante la prima fase della pandemia, i soggetti più fragili sono stati quelli maggiormente danneggiati dalla limitazione di movimento; la chiusura di certi servizi di sostegno e l’impossibilità di avere momenti di socializzazione ha aumentato il loro disagio e la loro emarginazione mettendo in evidenza la struttura debole della nostra società e aumentando il disagio e il divario sociale. La salute mentale e il benessere di intere società sono stati gravemente colpiti da questa crisi e sono una priorità da affrontare con urgenza.
Possiamo già infatti vedere un aumento consistente nei numeri dei casi che si rivolgono al Dipartimento Salute Mentale della nostra città e molti riguardano ragazze e ragazzi al di sotto dei diciotto anni.
Per gli utenti seguiti dai vari Dipartimenti di Salute Mentale della Regione Toscana sono venuti a mancare tutta una serie di attività esistenti sul territorio.

DRYPHOTO ARTE CONTEMPORANEA, UN PERCORSO SOCIALE

Dryphoto arte contemporanea esplora da tempo la potenzialità dell’arte, come spazio di libera sperimentazione di estetiche relazionali fra discipline diverse, apre la possibilità a persone non provenienti dal mondo dell’arte di agire nei processi seguendo percorsi creativi, partendo dall’analisi degli elementi del territorio, dal contesto sociale a quello storico culturale, dalla qualità ambientale allo stato della relazione fra essere umano e ambiente, portando avanti specifici progetti che riguardano il paesaggio rurale e urbano, ma anche il mondo degli “ultimi”, coloro che stanno ai margini, le persone con disagio psichico, i reclusi, i “nuovi cittadini”.

Il progetto
Prato e il suo fiume. Percorsi psico-sociali

è stato realizzato

Con il contributo di:
Azienda USL Toscana Centro e Publiacqua

Con il patrocinio di:
Regione Toscana e Comune di Prato

Con la collaborazione di:

Istituto Comprensivo Marco Polo Scuola Secondaria di primo grado Ser Lapo Mazzei; Comunità I Ricostruttori; Italia Nostra Sezione di Prato; Circolo Curiel; Comitato via delle Segherie; associazione sino-italiana Ramunion.

Media partner Pratosfera

Assistenti alla produzione
Serena Becagli / Irene Tempestini /  Costanza Abati

Ufficio Stampa Silvia Bacci

 

ᴀʀᴄʜɪᴠɪᴀɴᴅᴏ è un’occasione per aprire gli archivi della galleria pratese con immagini, inviti, manifesti, locandine e documenti che dal 1977 hanno accompagnato questa lunga avventura nel mondo dell’immagine.

ᴅʀʏᴘʜᴏᴛᴏ ᴀʀᴛᴇ ᴄᴏɴᴛᴇᴍᴘᴏʀᴀɴᴇᴀ ha iniziato un lavoro di catalogazione e digitalizzazione del proprio archivio e l’11 dicembre 2021, in occasione della Giornata del Contemporaneo indetta da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), sarà possibile visitare i lavori in corso sotto la guida di Andrea Abati e Vittoria Ciolini, soci fondatori dello spazio.

La storia di Dryphoto – che agli inizi si definiva “centro di cultura e tecnica dell’immagine meccanica” – racconta una parte importante della storia della fotografia, fin dagli esordi quando promuove e segue quella che poi sarà indicata come “Scuola italiana di paesaggio” (con Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Vittore Fossati, Giovanni Chiaramonte, Fulvio Ventura, Andrea Abati, Vincenzo Castella, Marco Zanta e altri).
Numerosi sono gli artisti che sono stati esposti in galleria, alcuni giovani esordienti e altri già affermati, sempre con l’intenzione di abbinare ai nomi più famosi anche fotografi emergenti.

Per l’occasione saranno visibili i video che fanno parte del progetto “Urban Story. Una lunga avventura nel mondo dell’immagine”, realizzato nel 2020:
– Andrea Abati, Parlami di te. Omaggio a Luigi Ghirri e Carmelo Bene
– Andrea Abati, Intervista impossibile a Ando Gilardi

Interviste a:
-Filippo Maggia, Una lunga avventura nel mondo dell’immagine
– Roberta Valtorta, Uno sguardo sugli anni Ottanta
– Pier Luigi Tazzi, Spread in Prato 2002|2010
– Alba Braza, Piazza dell’Immaginario 2014|2016
– Urban Story. Nascita di un’utopia.
Breve documentario di alcuni dei fondatori di Dryphoto, tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta

Una giornata sul fiume Bisenzio con arte, cura psico-sociale, fotografia, letteratura, spiritualità, poesia, paesaggio.

Prato e il suo fiume. Percorsi psico-sociali è un progetto dell’artista Andrea Abati che invita esperti di diverse discipline a camminare lungo il fiume Bisenzio proponendo azioni e interventi, che lo interpretano e lo raccontano in rapporto alla propria materia. Una mostra raccoglie immagini del fiume prodotte durante i laboratori organizzati da Dryphoto arte contemporanea ai quali hanno aderito gruppi provenienti dal Dipartimento Salute Mentale del Servizio Sanitario Pratese fra i quali Foto&Dintorni.

L’iniziativa Prato e il suo fiume. Percorsi psico-sociali si articola in diversi momenti della giornata, con la camminata della mattina (necessaria la prenotazione fino ad un numero massimo di 25 partecipanti)  e l’incontro del pomeriggio (per il quale non è necessaria alcuna prenotazione).
Durante il percorso si incontreranno la Villa del Palco, la riva del fiume Bisenzio con la sua flora e fauna, la pista ciclo pedonale e avranno luogo  una serie di azioni e interventi realizzati  da diversi partecipanti alla giornata.Il 14 novembre alle ore 10.30, con partenza dal Ponte Datini (zona percorso ciclopedonale Fausto Coppi), la giornata inizia con una camminata verso Villa San Leonardo al Palco, per poi proseguire lungo un tratto del corso del fiume.
Lungo la passeggiata alcuni ospiti del progetto parleranno di temi a loro cari, strettamente legati con il tema dell’acqua:
Giorgio Barrera, artista, con Il fiume: l’acqua, elemento di collegamento fra cielo e terra;
Enzo Brogi e Paolo Ciampi, (scrittori e molto  altro), con I racconti dell’acqua;
lo psichiatra Giuseppe Cardamone farà riflettere su  Natura come cura psico-sociale;
la naturopata Manuela Palchetti interverrà parlando de Il fiume come collegamento, l’acqua, natura e cura;
con Fabio Panerai, uno dei progettisti delle piste ciclopedonali a Prato, affronteremo temi che riguardano la natura e il cemento tra storia e aneddoti;
Mattia Severi, studente e membro di Extinction Rébellion Prato, ci racconterà Come rapportarsi al fiume, dall’esperienza personale all’attivismo.
La mattinata sarà animata dalle Azioni Urbane di Poesia lungo il fiume del Gruppo Poecity, oltre che dalle  Note musicali di Rita Chiti.

Per le ore 14.00 è previsto il ritorno al punto di incontro, con un buffet per i partecipanti.

Nel pomeriggio, al Ponte Datini, dalle ore 15.00, sarà presentato l’intero progetto, con  l’inaugurazione della mostra Prato e il suo fiume, visibile fino al 30 novembre, accompagnata  dai saluti istituzionali.

Intervengono un rappresentante di Publiacqua S.p.A., sponsor del progetto; Giuseppe Cardamone, direttore UFCSMA – Presidio Ospedaliero di Prato; Giuliano Di Gaetano, direttore del Museo Centro per le Acque del Gran Sasso con Un museo per raccontare il ciclo dell’acqua; Simone Mangani, assessore alla cultura del Comune di Prato, è stato invitato, oltre che come rappresentante delle istituzioni, a portare una riflessione su cultura e benessere, natura e cultura.

Il pomeriggio sarà accompagnato dall’esibizione musicale degli allievi dell’I.C. Marco Polo scuola media Ser Lapo Mazzei di Prato – Indirizzo Musicale, la presentazione del libro I racconti dell’acqua. Storie toscane di fiumi e torrenti, 2021, Edizioni aSKa con Enzo Brogi e Paolo Ciampi e una serie di Azioni Urbane di Poesia lungo il fiume a cura di Poecity.

Scarica il comunicato stampa completo

Nel video realizzato da Francesca Pignanelli di MemeCult l’intervista a Vittoria Ciolini e Andrea Abati sul progetto Via delle Segherie Dryphoto_Urban Story.

Tra via delle Segherie e il Giardino Melampo sono state installate, per questo progetto, le opere di Valentina Lapolla, Robert Pettena, R.E.P. Revolutionary Experimental Space,provenienti tutte da progetti realizzati negli anni da Dryphoto.

 

Dal 22 gennaio al 20 febbraio 2021 il progetto Urban Story arriva in via delle Segherie, nel Macrolotto Zero di Prato e invade il nostro quotidiano secondo una modalità da sempre utilizzata da Dryphoto, che porta le opere fuori dai luoghi deputati dell’arte, per diventare motore rigeneratore di spazi degradati e costruire comunità. Anche questa volta Dryphoto continua il lavoro nel quartiere dove ha sede, a maggior ragione in un momento storico come questo in cui la pandemia ci ha costretti a usufruire della cultura solo attraverso mezzi virtuali, e la comunicazione ci ha bombardato di immagini e sentimenti negativi. Oggi più che mai si avverte la necessità di uscire fuori e interagire con le persone.

Tra via delle Segherie e il Giardino Melampo vengono installate, per questa occasione, le opere di Valentina Lapolla, Robert Pettena, R.E.P. Revolutionary Experimental Space provenienti tutte da progetti realizzati negli anni da Dryphoto, sfidando, nel pieno rispetto delle regole, l’attuale situazione.

Urban story è l’occasione per riaprire gli archivi della galleria pratese, digitalizzare immagini, inviti e manifesti che dal 1977 hanno accompagnato questa lunga avventura nel mondo dell’immagine. Dagli archivi escono anche alcune opere — cinque installazioni — che ben si adattano a instaurare un dialogo con la strada e il vicinato, per una mostra a cielo aperto.

L’arte, e in questo caso l’arte pubblica, è ancora di più motivo di incontro e pretesto per dialogare, superare ogni difficoltà linguistica o culturale per una spinta alla creazione di un immaginario nuovo che farà la realtà del domani. Uscire in strada, anche solo per allestire un’opera, diventa azione per rimettere in moto relazioni, per sentire di nuovo il contatto con il prossimo.

È un piacere parlare con te, Pollicina di Valentina Lapolla è una installazione che nasce come espressione di una riflessione sulla vita di via delle Segherie, un punto di luce, un vecchio lampione stradale colorato di fucsia, una lampada magica, verrebbe da dire. Avvicinandosi sentiamo le tante lingue e le tante voci di questa città mandare segnali e messaggi, frasi di buon auspicio in stile biscotto della fortuna e bacio Perugina: il lampione si attiva quando percepisce la presenza di qualcuno. L’opera è un progetto collettivo a cura delle molte persone che co-formano Dryphoto, realizzato nel 2017 per MLZ- Via delle Segherie a cura di Alba Braza.

The Dragon and Saint George di Robert Pettena è invece l’azione che l’artista ha fatto nella città di Prato nel 2012 per il progetto Anno del Drago. Un banner con riprodotto un particolare di un’incisione di Joseph Edgar Boehm che rappresenta San Giorgio, il santo-soldato che uccide il drago è stato, abusivamente, esposto a Prato sulla facciata di Palazzo Dragoni in Piazza del Duomo e su quella di Palazzo Pretorio in Piazza del Comune, luoghi dove il Drago dei festeggiamenti del Capodanno Cinese non poteva danzare per una restrizione posta dall’amministrazione comunale.

 

R.E.P., Revolutionary Experimental Space sono un gruppo di artisti attivisti ucraini formatosi nel 2004 e attualmente composto da Ksenia Gnilitskaya (Kiev, Ucraina, 1984), Nikita Kadan (Kiev, Ucraina, 1982), Zhanna Kadyrova (Brovary, Ucraina, 1981), Vladimir Kuznetsov (Lutsk, Ucraina, 1976), Lada Nakonechnaya (Dnepropetrovsk, Ucraina, 1982) e Lesia Khomenko (Kiev, Ucraina, 1980) e Patriotism Hymn è il loro progetto mobile che dal 2006 utilizza un alfabeto di logotipi. Giocando con la memoria collettiva, Patriotism Hymn si ispira alla propaganda sovietica e alle tecniche di comunicazione politica. Una miscela di ironia, umorismo e attività sovversiva, nascosta dal modo in cui vengono usati questi loghi, permette agli artisti di combinare vari stereotipi e pezzi di informazioni sull’Ucraina e l’Europa e di toccare temi come l’immigrazione, la diffusione della conoscenza o la corruzione. Alcuni elementi di questo progetto, stampati a grandi dimensioni su PVC sono stati presentati nella prima edizione di Piazza dell’Immaginario del 2014.

 

Questa versione in presenza di Urban Story prevede anche la proiezione dei video realizzati per questo progetto (per vederli tutti vai alla pagina dedicata al progetto: https://www.dryphoto.it/new/urban-story). Fino ad ora fruibili tramite una connessione con il sito della galleria o i suoi canali social, vengono proiettati adesso negli spazi esterni della galleria per essere condivisi anche con i vicini di casa e gli abitanti del quartiere.

Urban Story è quindi un progetto complesso, composto di tante parti pronte a integrarsi, ad accogliere altre storie e altri materiali, ma che si compone partendo dal racconto di alcuni curatori; Pier Luigi Tazzi, Filippo Maggia, Alba Braza e Roberta Valtorta, dal video Nascita di un’utopia con le interviste ad alcuni dei fondatori e frequentatori di Dryphoto (Andrea Abati, Nadia Baronti, Mauro Bianchi, Fabio Casati, Vittoria Ciolini, Rodolfo Giustini, Enrico Pacini, Marco Panerai, Emo Risaliti), e i video di Andrea Abati Parlami di te, che attraverso le parole di Vittorio Albonetti,Vittoria Ciolini, Luca Ficini, Luigi Pucci e Emo Risaliti, sono degli omaggi ad alcuni personaggi passati da Dryphoto, in particolare a Luigi Ghirri e Ando Gilardi. Inoltre Abati ritrae l’ex Assessore alla Cultura di Prato Giampiero Nigro, che fu un sostenitore della cultura e della fotografia come forma d’arte, proprio negli anni in cui Dryphoto iniziava la sua attività.

Passare da via delle Segherie in questi giorni può diventare l’occasione per tornare a vedere anche le opere permanenti realizzate nelle diverse edizioni del progetto Piazza dell’Immaginario a cura di Alba Braza. Tra via Pistoiese e via Filzi sono visibili le opere di Andrea Abati, Francis Alÿs, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Bianco-Valente, Bleda y Rosa, Pantani-Surace, Bert Theis.

 

Urban Story è un progetto realizzato con il contributo di Regione Toscana / Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del bando Toscanaincontemporanea 2020 e Publiacqua; con il patrocinio del Comune di Prato; in collaborazione con Culturama, Fondazione Oelle, Italia Nostra, Ramunion, Circolo Curiel, Comitato di via delle Segherie. Media partner Pratosfera.

Urban Story, Una lunga avventura nel mondo dell’immagine
a cura di Dryphoto arte contemporanea
Andrea Abati e Vittoria Ciolini
Comunicazione e assistente alla produzione Serena Becagli
Ufficio Stampa Silvia Bacci
Operatori video: Mario Albanese Pereira, Veronica Frances, Daniele Ferrero

Allestimenti Leonardo Panci

Comunicato stampa

 

Urban Story è un archivio, inteso non come luogo chiuso, della conservazione, ma come spazio dove trovare le storie e le immagini che possono aiutare a comprendere il presente e a immaginare il futuro. Non puro esercizio della memoria, ma attivazione del presente attraverso la memoria.
Una raccolta di immagini e di documenti delle iniziative organizzate dal 1977, anno della nascita di Dryphoto, ad oggi, insieme a testimonianze audio e video delle persone che, in modi diversi, hanno contribuito alla formazione di un progetto e di uno spazio.

Un archivio aperto a nuovi contributi e nuovi ricordi di oggi e di ieri.

Vai alla pagina dedicata al progetto per vedere tutti i video:

Progetto realizzato con il contributo di Regione Toscana / Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del bando Toscanaincontemporanea 2020 e Publiacqua.

Con il patrocinio di Comune di Prato.

In collaborazione con Culturama, Mislata, Spagna; Fondazione Oelle, Catania; Italia Nostra; Ramunion, Prato;Circolo Curiel, Prato; Comitato di via delle Segherie, Prato.

Media partner Pratosfera.

 

Comunicato stampa

Guardare al paesaggio – incontri tra visionari

a cura di Andrea Abati – Dryphoto arte contemporanea

con il patrocinio di Italia Nostra Toscana
19 ottobre 2020 Marciana isola d’Elba
Iniziativa nell’ambito di e•art ElbaArteAmbiente progetto per la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio culturale realizzato dal Comune di Marciana in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e con il patrocinio della Provincia di Livorno.
Interventi di: Andrea Abati, Susanna Berti, Al Zyod Nedal, Cecilia Pacini, Antonio Berti, Lorenzo Paolini, Daniela Soria, Vittoria Ciolini, Valerio Barberis, Carmelo Nicosia.
La mostra fotografica “Il tempo, l’abbandono, la cura” è stata realizzata da Andrea Abati, Lorenzo Paolini, Massimo Ferrini, Bernd Roser, Lina Artieri, Maria Teresa Bartolini, Angela Provenzali, Luisa Mattia, Attilio Ripoli, Lucia Tresca, Fabio Freccioni, Marco Lascialfari.
Riprese video: Andrea Abati
Montaggio: Stefano Muti
Guardare al paesaggio ha anche una versione podcast su spreaker
https://www.spreaker.com/show/guardare-al-paesaggio
Sponsor tecnico: Blu Navy

GUARDARE AL PAESAGGIO DIVENTA PODCAST
A cura di Serena Becagli
lancio del canale sabato 5 dicembre
https://www.spreaker.com/user/dryphotoartecontemporanea

In questo tempo in cui l’arte e la sua fruizione sono costretti a vivere a distanza Dryphoto arte contemporanea ha pensato di partecipare alla Giornata del Contemporaneo inaugurando il proprio canale spreaker (https://www.spreaker.com/user/dryphotoartecontemporanea), un modo per avvicinare il pubblico regalandogli allo stesso tempo nuovi sguardi.

La Giornata del Contemporaneo è una manifestazione promossa da AMACI Associazione dei Musei d’arte contemporanea italiani con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Una sedicesima edizione, quella del 2020, ibrida online e offline e una grande campagna di comunicazione per favorire la partecipazione di più realtà possibili, promuovere e far emergere la rete del contemporaneo nazionale e internazionale.

Guardare al Paesaggio – Incontri tra visionari è un progetto di Andrea Abati, artista e fondatore di Dryphoto, che da anni si occupa del paesaggio e delle sue trasformazioni. Dal 2016 Guardare al Paesaggio, coinvolge il pubblico con giornate esperienziali, passeggiate e incontri con architetti, urbanisti, fotografi, musicisti, ambientalisti, ecologisti, optometristi esperti della visione per approfondire e discutere i diversi aspetti del paesaggio e le problematiche ad esso legate, in una visione aperta, multidisciplinare e propositiva.
Guardare al paesaggio incontra chi progetta il paesaggio, chi lo coltiva, chi lo tutela, ma anche chi semplicemente lo vive o ne usufruisce come fonte di ispirazione o rigenerazione, interagendo con esso o traducendolo con suoni o parole, come il poeta, il musicista, lo scrittore.
In questo momento in cui la possibilità di incontrarsi e di spostarsi è limitata abbiamo pensato di trasformare in audio alcune di queste riflessioni in modo da poter idealmente accompagnare momenti di pausa o di passeggiate solitarie.

Un progetto ideato, curato e condotto da Andrea Abati, con la collaborazione di Vittoria Ciolini, Luca Carradori, Chiara Ruberti, Gisella Curti. Un pensiero ed un ringraziamento ai suggerimenti e consigli che ci ha dato Fabiola Gorgeri. L’idea si concretizzata grazie alle tante persone che hanno donato, nei loro diversi ruoli, un loro generoso sostegno, con entusiasmo partecipativo: segno della necessità diffusa di condividere il momento di festa che è l’incontro con il paesaggio.

Proprio l’ultimo di questi incontri, che si sarebbe dovuto svolgere a Marciana, è stato interrotto dal secondo lockdown e già alcuni dei nostri interventi sono diventati registrazioni video e audio.
Trasformare la visione in suono accentua l’atteggiamento di Abati per una visione condivisa. Tutta l’opera di Abati potrebbe essere un “guardare al paesaggio”, un accompagnare lo sguardo dello spettatore ad osservare i cambiamenti, quasi come fosse un esercizio di visione che va oltre il mezzo fotografico.
Guardare al paesaggio sono passeggiate per osservare le tracce del tempo, raccogliere idee, suggestioni, immagini, stimoli per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del paesaggio e dello sguardo contemporaneo.
Trasformare questa esperienza in suono ci permette di arrivare agli occhi di tutti, sperando di poter condividere presto altri sguardi e altre passeggiate.

Estratti dei contributi a Guardare il Paesaggio: Vittore Fossati, a Poggio alle Scaglie, maggio 2016; di Nedal Al Zyod, Cecilia Pacini, Lorenzo Paolini, Antonio Berti, Marciana, nell’Isola d’Elba.

Ringraziamenti:
Si ringrazia per la generosa collaborazione e la squisita ospitalità a Guardare al Paesaggio:
Vittorio Cambria, Villa Ferraia, Country Resort a Monticiano;
Patrizia, Mascagni, Podere Castellare, Eco Resort a Pelago
Mariarita Signorini, Residenza di Charme a Poggio alla Scaglia
Alessandra Borchi, Le Furre, azienda oleovinicola a Carmignano
Paolo Cioncolini, La Selva Giardino del Belvedere, agriturismo a Cavriglia
Susanna Berti, Simone Barbi e tutto lo staff del Comune di Marciana, isola d’Elba

I fotografi: Fulvio Ventura, Vittore Fossati, Paola De Pietri, Marco Zanta, Andrea Botto, Carmelo Nicosia, Francesca Catastini, Valentina Lapolla, Luca Carradori, Marco Donati, Marco Mancini, Francesco Niccolai, Lorenzo Paolini
I musicisti: Giordano Brandini, Filippo Burchietti, Edwin Lucchesi, Roberto Nannetti; Daniela Soria
Anna Marson, urbanista;
Fabiola Gorgeri, architetto;
Alessio Caporali, architetto e storico dell’architettura;
Goffredo Serrini, Richard Inghersol, Valerio Barberis, architetti e urbanisti;
Leonardo Rombai, geografo e storico;
Alberto Tomei, geologo;
Marco Masseti. Archeozologo e naturalista
Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
Nicholas Bawtree, Mariagrazia Vernuccio, giornalisti
Simone Ducci, narratore
Massimo Bragagni, Antonio Berti, poeti
Alba Braza, Vittoria Ciolini curatrici
Ornella Laneri, presidente fondazione Oelle
Cecilia Pacini, presidente sezione arcipelago Toscano di Italia Nostra

Con il patrocinio di
La Rotta dei Fenici – Itinerario culturale del Consiglio d’Europa

Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33a 59100 Prato
info@dryphoto.it
tel. +39 0574 603186
FB Dryphoto.artecontemporanea
Instagram @dryphoto_artecontemporanea
www.dryphoto.it
www.andreaabati.it

Andrea Abati
I luoghi del mutamento. Ex Ospedale del Ceppo di Pistoia
a cura di Alba Braza – Culturama
inaugurazione venerdì 2 ottobre ore 18:00

da sabato 3 ottobre a domenica 8 novembre 2020
orario: tutti i giorni, ore 9/13 – 15/18
Ingresso gratuito

Sale Affrescate, Palazzo Comunale, Pistoia

Presentazione della pubblicazione edita da Gli Ori – editori contemporanei
venerdì 23 ottobre 2020, ore 17, Pistoia, Museo dello Spedale del Ceppo (piazza Giovanni XXIII, 14)

Andrea Abati, I Luoghi del Mutamento, Pistoia, Ospedale del Ceppo, 2018, #13

Da sabato 3 ottobre 2020,  presso le Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia, si tiene la mostra Andrea Abati | I luoghi del mutamento. Ex Ospedale del Ceppo di Pistoia, a cura di Alba Braza.

Promossa dall’associazione culturale “Amici del Ceppo” – Pistoia, che dal 2009 in convenzione con l’Azienda USL Pistoia gestisce come gruppo di volontariato la Biblioteca Medica Mario Romagnoli con sede all’interno del Ceppo, in collaborazione con Dryphoto arte contemporanea e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Società della Salute Pistoiese, con la collaborazione del Comune di Pistoia, grazie alla disponibilità dell’Azienda USL Toscana Centro, la mostra è dedicata alla serie di fotografie creata da Andrea Abati in occasione delle demolizioni di parti del vecchio Ospedale del Ceppo di Pistoia, ed è accompagnata da una ricca e documentata pubblicazione, edita da Gli Ori.

L’esposizione (costituita da ben 30 immagini a colori di diverso formato) e il volume che l’accompagna mostrano dunque un cambiamento nel paesaggio urbano che appartiene alla memoria collettiva. Risvegliano ricordi e emozioni in chi ha conosciuto il vecchio ospedale, in chi ha condiviso nella sua architettura esperienze di vita e forse anche di morte, in chi vive e frequenta Pistoia. Allo stesso tempo, attivano la memoria e producono impressioni in chi mai c’è stato e neppure appartiene al territorio.

Andrea Abati, oltre a documentare fotograficamente, concede alle immagini l’autonomia che soltanto lo status arte ha e di conseguenza permette che ci siano diversi sguardi e letture, perché, tutto sommato, tutti abbiamo un passato e pensiamo a un futuro cercando di catturare un presente che scompare di continuo.

Questo nuovo lavoro si somma alla serie work in progress, intitolata I Luoghi del Mutamento, alla quale l’artista lavora dagli anni Ottanta. Interessato a sperimentare con la luce e con il colore e a riflettere sulla distanza tra ciò che l’occhio vede e ciò che l’obiettivo cattura, nelle sue opere Abati sceglie di non occultare il modo in cui si produce quell’elemento magico che è certamente presente nelle immagini, ma ci mostra con finezza ciò che avrebbe potuto lasciare fuori dall’inquadratura. L’informazione rivelatrice viene inclusa proprio per far vedere che non siamo di fronte a qualcosa di costruito a scopo artistico anche per il desiderio dell’artista di rimanere sempre fedele alla realtà: una scelta che gli consente inoltre di mettere in risalto la bellezza presente nel luogo.

Andrea Abati
Nasce a Prato nel 1952. Si occupa di fotografia dagli inizi degli anni Settanta. Opera un distacco dal reportage sociale pur rimanendo profondamente legato all’osservazione e documentazione dei luoghi, ponendo al centro dello sguardo la trasformazione del paesaggio, contemporaneamente interviene attivamente nel dibattito culturale italiano, partecipando a mostre, organizzando seminari e incontri.
Rivolge la sua attenzione alle trasformazioni del paesaggio industriale e antropizzato, così come al mutamento del tessuto sociale in una realtà globalizzata e sempre più multiculturale anche al fine di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica. Sue opere sono in numerose collezioni private e pubbliche e in spazi pubblici. Ha al suo attivo numerose personali e collettive in Italia e all’estero.

INFO: info@dryphoto.it – tel. 0574 603186

IMMAGINARE / GUARDARE AL PAESAGGIO

IMMAGINARE
esplorare il paesaggio tra fotografia, conoscenza, protezione, educazione allo sguardo, racconto
Un progetto di Andrea Abati / Dryphoto arte contemporanea con la collaborazione di Lorenzo Paolini.

Programma
Lunedì 7 settembre 2020, ore 15.30/19 e martedì 8 ore 9/12 – Marciana
> Il tempo, l’abbandono, la cura – Passeggiate e perlustrazioni fotografiche

Domenica 18 ottobre 2020 – Marciana – 18.30
> Il tempo, l’abbandono, la cura – Inaugurazione mostre

Lunedì 19 ottobre 2020 – Marciana, Collegiata di San Sebastiano e altri luoghi Orario: 11-18
> Guardare al paesaggio – Incontri tra visionari

Prenotazione obbligatoria vedi dettaglio

Nell’ambito del progetto e.art, ElbaArteAmbiente in corso a Marciana, isola d’Elba, promosso dal Comune di Marciana in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e con il patrocinio della Provincia di Livorno, proponiamo IMMAGINARE, un laboratorio sociale e artistico che parte dalla fotografia.

e.art è un progetto che promuovendo l’arte, intesa anche come mezzo, vuole stringere nuove, proficue connessioni, creando un costante collegamento tra persone con simili ideali e sensibilità, per attivare una responsabilità sociale nei confronti del territorio, stimolando le coscienze finché la comunità di Marciana saprà pensarsi come tale e conseguentemente agire per un fine comune.

IMMAGINARE, un progetto per esplorare il paesaggio tra fotografia, conoscenza, protezione del territorio e del paesaggio, educazione allo sguardo, racconti e suoni. Una idea/opera di Andrea Abati / Dryphoto arte contemporanea con la collaborazione di Lorenzo Paolini.

Lunedì 7 settembre 2020, ore 15.30/19 e martedì 8 ore 9/12 – Marciana e dintorni
> Il tempo, l’abbandono, la cura
Passeggiate e perlustrazioni fotografiche.

Introdotti dal lavoro di Andrea Abati e dalle ragioni che lo sostengono, attraverso una lenta passeggiata in alcuni luoghi del territorio di Marciana e dintorni, con l’autore, coadiuvato da Lorenzo Paolini, andremo a riflettere sul paesaggio, urbano e antropizzato del territorio di Marciana. Osserveremo le sue trasformazioni, le tracce del tempo, raccogliendo idee, suggestioni, immagini, stimoli per la tutela, la conservazione, la valorizzazione con la produzione di immagini per raccontare non solo i luoghi oggi indagati, ma anche lo sguardo contemporaneo che su questa parte di territorio pongono i partecipanti.

Obbligatoria la prenotazione
Partecipazione gratuita. Posti limitati. E’ necessaria l’iscrizione da farsi entro scrivendo una email a: andrea.abati@tiscali.it contenente nome, cognome e recapito telefonico dei partecipanti; sarete ricontattati per la conferma. Si ricorda che i posti saranno limitati nel rispetto delle norme anti contagio Covid-19. I percorsi saranno facili, adatti a tutti, si raccomandano comunque scarpe chiuse, adatte a camminare anche su sentieri. Per informazioni: mandare un sms di richiesta al 3473624286 e sarete ricontattati, oppure scrivere a andrea.abati@tiscali.it con le info richieste. E’ in corso la domanda di crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Domenica 18 ottobre 2020 – Marciana | 18.30
> Il tempo, l’abbandono, la cura Inaugurazione mostre

Lunedì 19 ottobre 2020 – Marciana, Collegiata di San Sebastiano e altri luoghi | 11-18
> Guardare al paesaggio – Incontri tra visionari

Una riflessione tra fotografia, paesaggio, suoni, cura, abbandono.
Incontri esperienzali con architetti, urbanisti, fotografi, musicisti, ambientalisti, ecologisti, optometristi esperti della visione. Per approfondire e discutere i diversi aspetti del paesaggio e le problematiche ad esso legate, in una visione che sia aperta, multidisciplinare e propositiva.
Il paesaggio toscano e quello elbano in particolare, sono un patrimonio straordinario, stratificato nei secoli, un bene comune che va tutelato e salvaguardato ma anche vissuto con intelligenza e attenzione. Per questo abbiamo organizzato questo incontro esperienziale con architetti, urbanisti, fotografi, musicisti, ambientalisti, ecologisti, optometristi esperti della visione. Vogliamo approfondire e discutere alcuni aspetti del paesaggio e le problematiche ad esso legate, in una visione che sia aperta,

multidisciplinare e propositiva. Incontreremo sia chi progetta il paesaggio sia chi lo tutela con amore e talvolta con rabbia, ma anche chi semplicemente lo vive o ne usufruisce come fonte di ispirazione o rigenerazione, interagendo con esso o traducendolo con suoni o parole, come il poeta, il musicista, lo scrittore. Un optometrista ci introdurrà a scoprire e sperimentare alcuni dei meccanismi ottici e fisici, ma anche psicologici, della visione per una sempre necessaria riflessione sulla percezione. Ci accompagnerà anche una riflessione sulla fotografia in particolare sulla scuola italiana di fotografia che, per l’attenzione che ha riservato al territorio italiano, ha contribuito alla modifica della sua rappresentazione e perché i temi della visione e della percezione che sono alla base della ricerca artistica dei suoi componenti e anche del nostro intervento.

Una idea curata e condotta da Andrea Abati.

Programma:
– La visione, esperienza con Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
– Piazza dell’immaginario: la gente cambia. Vittoria Ciolini, Dryphoto arte contemporanea.
– Le panchine di Tamara. Una storia d’affetto. Cecilia Pacini, presidente Italia Nostra Toscana.
– Le cose si cambiano, riuso e innovazione. Valerio Barberis, docente di Progettazione architettonica, Università di Firenze.
– Il Mediterraneo come luogo di diffusione e transito di millenarie culture, una esperienza di rinnovamento, Carmelo Nicosia, direttore Fondazione Oelle, Catania –pausa pranzo
– L’ascolto: come la musica racconta il paesaggio
– La storia incompiuta, storie e gente di Marciana
– Tempo e fotografia. Vittorio Albonetti
– I luoghi sempre in eterno Mutamento, Andrea Abati, fotografo

Obbligatoria la prenotazione. Posti limitatati

Partecipazione gratuita. E’ necessaria l’iscrizione scrivendo una email a: andrea.abati@tiscali.it contenente nome, cognome e recapito telefonico dei partecipanti; sarete ricontattati per la conferma. Si ricorda che i posti saranno limitati nel rispetto delle norme anti contagio Covid-19. I percorsi saranno facili, adatti a tutti, si raccomandano comunque scarpe chiuse, adatte a camminare anche su sentieri. Per informazioni: mandare un sms di richiesta al 3473624286 e sarete ricontattati, oppure scrivere a andrea.abati@tiscali.it con le info richieste. E’ in corso la domanda di crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

A cura di:
Andrea Abati
Si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta.
Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale della città attraverso un uso della fotografia come strumento di conoscenza e di relazione tra il sé e il mondo. Per l’artista abbandonare il concetto di opera e pensare di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica, può in certi momenti diventare prioritario.
Dal 2008 si occupa anche di video. Ha esposto in numerose mostre collettive e personali in Italia, Europa, Usa.
www.andreaabati.it

Dryphoto arte contemporanea
Uno spazio no profit che inizia la propria attività nel 1977 in molteplici ambiti culturali, organizzando mostre, conferenze, spettacoli e workshop. All’epoca, un nucleo di artisti e operatori culturali s’incontrava per confrontarsi sulle peculiarità del linguaggio fotografico, per creare progetti sperimentali e organizzare mostre. Nel 1981 fu inaugurata la sede espositiva, sita in Via Pugliesi 23 nel centro storico della città, con due mostre intitolate Topographie, Iconographie e Still-life di Luigi Ghirri. Riflettere sul significato linguistico del medium fotografico, sui meccanismi della visione e della rappresentazione della realtà significava allontanarsi dalle istanze della fotografia a carattere etnografico e antropologico e dalla linea del fotoreportage. Dryphoto intendeva così operare uno spostamento di sguardo e di poetica alla luce anche delle forti istanze di cambiamento sociale e di ricerca d’ identità sentiti in quegli anni. L’attività espositiva della galleria è caratterizzata da un’attenzione costante ai giovani, senza però dimenticare artisti già affermati. Dryphoto ha da sempre cercato una relazione privilegiata con il territorio che abita, una vocazione politica che ci accompagna fino dalla nascita, lavorare tenendo conto del qui ed ora, senza cadere in nessuna sorta di provincialismo. Dalla necessità di uscire dai vari cerimoniali espositivi, dal rifiuto di vivere solo in spazi ed ambiti privilegiati ed istituzionali siamo arrivati alla creazione di progetti che, attraverso il coinvolgimento di diverse figure professionali, tengono conto della realtà economica e socio- politica del territorio nel quale ci troviamo ad operare influenzata dai grandi cambiamenti avvenuti a livello globale. Nel 2011 Dryphoto arte contemporanea si trasferisce nell’attuale sede di via delle Segherie. La Direzione è affidata a Vittoria Ciolini. www.dryphoto.it

Per informazioni e prenotazioni: andrea.abati@tiscali.it – oggetto: IMMAGINARE 2020 info tel: 3473624286 / 0574 603186

 

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Usciva esattamente un anno fa la pubblicazione  Città Come Cultura. Processi di sviluppo, Edizioni MAXXI, 2019 una mappatura di esperienze e progetti culturali per il territorio in cui si parla anche di Dryphoto. La pubblicazione contiene un intervento di Vittoria Ciolini in cui si racconta il contesto nel quale è nata Piazza dell’Immaginario, a cura di Alba Braza, e delle azioni scaturite intorno a questa esperienza.

Abbiamo deciso di pubblicarlo per intero sul nostro portale, in un momento in cui esperienze come quelle di Piazza dell’Immaginario sono quanto mai attuali.

Vittoria Ciolini – Dryphoto arte contemporanea
Piazza dell’Immaginario / MLZ
Una modalità di lavoro
Un progetto a cura di Alba Braza. Organizzazione Dryphoto arte contemporanea

È ormai di conoscenza internazionale il fenomeno della migrazione di origine cinese che coinvolge la città di Prato; cresciuto in maniera esponenziale dai primi anni novanta fino a tre anni fa, ora si è stabilizzato intorno alle ventimila unità (20.695), più del doppio se si considerano i non regolari, su una città di poco meno di duecentomila abitanti (193.325).[1]
A differenza di altre immigrazioni quella cinese ha una dimensione prevalentemente familiare e si muove all’interno di una diaspora composta da numerose comunità stabilmente presenti sul territorio europeo e dotate di una forte capacità di inserimento economico.
Il ruolo della famiglia, intesa nell’accezione più ampia del termine, e i legami esistenti tra i cinesi d’oltremare residenti in differenti realtà europee condizionano fortemente le dinamiche migratorie del gruppo, che appare caratterizzato anche da un’elevata mobilità.
Il fatto che i movimenti migratori non siano solo in entrata nella città, ma anche in uscita da essa, rende difficili le politiche d’inclusione perché quasi la metà dei nuovi residenti è in transito e difficilmente manifesta una certa affettività nei confronti del territorio che abita.
La maggior parte dei nuovi cittadini di origine cinese abita nella zona del Macrolotto Zero, dove  ha sede il nostro spazio, e la massima concentrazione si ha in via Pistoiese denominata  dalla comunità via della Cina: nel quartiere gli autoctoni residenti sono meno del 20%, si tratta di un quartiere interamente edificato, abbandonato a se stesso per oltre venti anni, e con un solo giardino, che è anche l’unico spazio pubblico esistente.

La scommessa degli amministratori locali contro il degrado, l’evasione fiscale e la microcriminalità in questa zona, è la trasformazione dell’area in un distretto creativo attraverso l’attuazione di un piano strutturale urbanistico che realizzi interventi di edilizia pubblica; sono infatti previste a brevissimo tempo operazioni cospicue di riqualificazione, con la costruzione di una media library, un mercato coperto, un playground e altri servizi.

In questo processo ha avuto un peso non secondario il nostro progetto Piazza dell’Immaginario che ha mostrato una strada possibile di cambiamento per questa area.

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Piazza dell’Immaginario [2] nasce nel 2014 dalla pratica dell’ascolto del quartiere che abitiamo, dalla necessità di spazi di relazione, dalla convinzione che l’arte appartiene alla vita e che dobbiamo consentire alle persone di essere parte di processi di creazione condivisi di senso e di significato.

Piazza dell’Immaginario è un progetto che nasce dal bisogno di migliorare uno dei quartieri della città di Prato. Un miglioramento che richiede una riflessione urgente su uno spazio dove sono condensati, in una piccola superficie, un’ampia diversità di culture, ambienti socioeconomici, interessi e necessità [3].

L’intervento continua dando un nome, un titolo, che è allo stesso tempo un toponimo e prosegue ripulendo pareti, collocando panchine e piantando dei fiori, fino ad arrivare a stabilire una comunicazione fra le persone che abitano il quartiere, superando le barriere che si sono erette nella quotidianità, proponendo un modello di ascolto basato sull’impossibilità di trovare un unico e corretto modo di soluzione. Lo strumento che Piazza dell’Immaginario usa è di nuovo l’arte.
Interrogarsi sull’immaginario che abbiamo della cultura orientale, su quello che gli orientali hanno di quella occidentale, sull’immaginario che abbiamo della migrazione, come pensiamo le realtà altrui e come le immagini confermano queste realtà in un momento determinato, sono alcune delle sfide. Giorgio Agamben, rispondendo ad alcune domande intorno alle immagini e al tempo, durante un’intervista per il quotidiano El País, mostrava il suo interesse a capire la funzione della immaginazione, ‘cosa fa l’uomo quando immagina. Non sappiamo cosa accade, come si scatena questo processo, quello che conosciamo, perché molti artisti, pensatori e cineasti del XX secolo lo hanno capito, è che le immagini vivono. Dobbiamo capire la loro temporalità, la loro vita. In più, il pensiero o il linguaggio, è quello che alla fine definisce la facoltà dell’uomo di produrre immagini’ [4].
Usare le pareti, che oggi sono i muri della discordia fra chi ha dispiacere che siano usate come un caotico elenco telefonico e fra coloro che gradirebbero fossero curate, come spazio espositivo, aggiungere il colore rosso come segno di rispetto e integrazione bidirezionale, non solo cambierà quello che immaginiamo accada nella piazza ma aprirà nuove possibilità d’immaginarla e ricordarla. Consapevoli di muoverci nei limiti della cosiddetta arte pubblica, immaginiamo una ‘città convivenziale’ come descritta da Malcom Miles, con delle strategie che possono stabilire un rapporto fra arte e sostenibilità urbana e lavoriamo per sviluppare un nostro empowerment, una strategia di convivenza in una società dove persone di diversa razza e classe e di entrambi generi, convivono senza il predominio di un gruppo sopra l’altro.[5] E com`è in questo caso, la messa in moto di Piazza dell’Immaginario è stata uno sviluppo partecipativo di pianificazione che ha permesso ai residenti di codeterminare il design della loro città e gli usi dello spazio urbano (…)
Piazza dell’Immaginario punta direttamente a creare, come scrisse Karl Marx, un interstizio sociale, per dare vita ad uno spazio dove i rapporti umani suggeriscono possibilità di scambio diverse da quelle vigenti imposte dal sistema, dove i concetti consumo e pubblico sono sostituiti da persone, passanti e cittadini. Proponiamo di decategorizzare i pregiudizi che si sono formati su questo spazio pubblico per dare precedenza ai rapporti umani come un altro modo di ottenere ugualmente un ritorno politico, economico e sociale. La questione rimane ancora aperta: può l’arte essere un mezzo, che non soltanto materializzi le idee che abbiamo esposto, ma che con le sue proprie leggi sociali e con autonomia possa adottare un proprio modello di lavoro e migliorare un ambiente sociale determinato?” [6]
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Veduta della piazza, zona via Fabio Filzi 39, Prato Sul muro: R.E.P. Revolutionary Experimental Space, Patriotism. Hymn, 2007. Stampa su PVC, cm. 140 x 120 e cm. 120 x 140 Pantani-Surace, La responsabilità dei cieli e delle altezze, 2014. Linoleumgrafia su carta, 3 elementi cm 150 x 150 cad.
Veduta della piazza, zona via Pistoiese 142/146, Prato Sul muro: Bleda y Rosa, Burriana, dalla serie Campos de fútbol, 1993. Stampa su PVC
Dopo il successo della prima edizione ci siamo sentiti addosso una grande responsabilità: saremmo stati capaci di non deludere le aspettative che avevamo creato, attivare forze che autonomamente contribuissero a promuovere azioni in grado di agire alla radice dei problemi uscendo dalla protesta immediata e superficiale, saremmo riusciti a mantenere quello che avevamo costruito e andare avanti?
La risposta è stata una seconda edizione, frutto di un lavoro costante di informazione e comunicazione con gli abitanti del quartiere che vivono nella zona interessata dal progetto.
Un lavoro che ha sempre messo al centro la relazione e che ci ha costretti a continue mediazioni.

Una pratica di lavoro ben descritta da Luisa Muraro in questo brano di un’intervista rilasciata a Gianna Mazzini e Marina Marrazzi: “Con la pratica politica fra donne, io ho notato che le cose più feconde ed efficaci, quelle cioè che non si lasciano azzerare nello scontro fra potere e contro potere, vengono con una politica intesa invece come un ‘intensificare le relazioni’ per rendere possibile altro. ‘Un altro mondo è possibile’ (che è lo slogan dei no-global) mi è congeniale, con la sola differenza che l’altro mondo possibile – io sostengo – è già qui, ma spesso imprigionato nella nostra povertà simbolica. Praticare la politica come un intensificare le mediazioni tra sé e sé, tra sé e le altre, tra sé e l’altro, porterà a trovare le mediazioni necessarie, e farà sì che dal reale si sprigioni il di più, quello che è possibile grazie al fatto che c’è un’intensità delle mediazioni. Perché la politica si impoverisce quando le mediazioni sono di bassa intensità, quando sono meccaniche e, peggio ancora, assicurate dai rapporti di potere.” [7]

La volontà di privilegiare e implementare le relazioni ci ha portato e ci porta alla ricerca e alla inclusione di soggetti attivi, singoli, gruppi, associazioni che hanno desiderio di impegnarsi per migliorare il proprio quartiere.

Nel 2015 è stata chiamata, per sostenere il progetto di design e arredo della nuova Piazza, un’associazione di nuova costituzione con sede nel quartiere, nata con l’intento di studiare e approfondire tematiche legate alla cultura, l’associazione [chì-na].

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Le frasi di Francis Alÿs, artista invitato insieme ad altri, nell’edizione del 2015,  sono diventate il nostro slogan: “Quello che mi piacerebbe è che le persone sentissero, anche se per qualche minuto, che esiste una possibilità di cambiamento. Anche se fosse assurdo, poetico o ludico”.

Mentre nel 2014 le opere tutte insieme hanno delimitato il profilo di Piazza dell’Immaginario, denominando un’area, un parcheggio privato ad uso pubblico (luogo di conflitto fra vecchi e nuovi cittadini) nel 2015 abbiamo creato  una vera e propria piazza, a circa duecento metri dalla prima location in uno spazio privato abbandonato all’incuria e al degrado, un parcheggio non usato di un supermercato. Le opere si sono aggiunte a quelle del primo sito e ne hanno delimitato un secondo, Piazza 5 marzo 2015[8], diventata immediatamente punto di riferimento degli abitanti del quartiere e luogo per l’organizzazione di eventi, manifestazioni e ritrovo durante la pausa pranzo. Tutte le opere installate sono permanenti e nel 2016 [9] hanno fatto da cornice ad alcuni eventi temporanei.

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Nel corso di questi anni, durante i quali abbiamo studiato, ci siamo confrontati con professionisti di vari settori, organizzato un convengo dal titolo Immaginare le Chinatown – Letteratura della diaspora, fatto interviste, attivato progetti di alternanza scuola lavoro con studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, discusso con  gli abitanti, usufruito dei servizi esistenti nel quartiere, beneficiato del bando interprovinciale Linea 6 (progetto dedicato alle persone sopra i sessanta anni senza lavoro e ammortizzatori sociali), partecipato a incontri, chat, attivato sinergie fra enti e associazioni, confrontati con esperienze simili. [10]  Insomma si è creato un bel movimento di energie. Ma questo processo che porta in sé una grande potenzialità va incontro anche a una serie di pericoli.
Le nostre buone intenzioni e le opere, le azioni degli artisti possono essere indirettamente un  catalizzatore di speculazioni immobiliari. Il concetto di riqualificazione di queste zone può consistere nel renderle sempre meno accessibili a chi ci viveva, per trasformarle in quartieri vetrina,  industrie del divertimento, attrazione turistica. Talvolta il lavoro fatto può servire solo ad aumentare il valore economico dei beni del privato. Quando il ricambio sociale non accade in maniera spontanea, ma viene deciso a tavolino investendo su una zona, per la sua riqualificazione, si rischia di provocare un allontanamento coatto delle classi originarie che ci abitano.

Talvolta dobbiamo dire no, rompere gli schemi, capire quello che non viene espresso o deliberatamente taciuto, sapere che possiamo cambiare la percezione e la realtà di quello che viviamo. Le modalità di attuazione che mettiamo in atto a volte sono più importanti del risultato auspicato e, anche se talvolta occorre fare un ritiro tattico, è importante essere consapevoli che si tratta solo di un ritiro, mentre i principi fondamentali sono quelli che dobbiamo tenere a mente. Per questo abbiamo continuato a lavorare con la stessa modalità su un nuovo progetto nel quartiere: “MLZ / via delle Segherie / inner code”. [11]

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Elenco artisti e opere

Anno 2014
Installazioni permanenti e azioni
Bleda y Rosa, Burriana, dalla serie Campos de fútbol, 1993
Andrea Abati, Borgo San Lorenzo, dalla serie La Forza della Natura, 2014
R.E.P. Revolutionary Experimental Space, Patriotism. Hymn, 2007
Gabriele Basilico, dalla serie Dancing in Emilia, 1978
Pantani-Surace, La responsabilità dei cieli e delle altezze, 2014 (azione)

Anno 2015
Installazioni permanenti
Francis Alÿs, Paradox of the Praxis I (Sometimes Doing Something Leads to Nothing), 1997
Olivo Barbieri, Mantova, 1980
Andrea Abati, Giardino Melampo, Prato, 2012/2013
Bianco-Valente, Come il vento, 2015
Pantani-Surace, La responsabilità dei cieli e delle altezze, 2014
Bert Theis, Growing House, 2004

Anno 2016
Installazioni temporanee e azioni
Flavia Bucci, Colourful Dreams, 2016 (azione)
Francesca Catastini, Avaki, 2016
Lori Lako, Instead of cursing the Darkness, 2016
Linda Motta, La misura dell’immaginario, 2016

Anno 2017
MLZ / via delle Segherie

a cura di Alba Braza
Anaisa Franco, Onirical Fluctuations, 2013
Valentina Lapolla,Taffetà, 2017; È un piacere parlare con te, Pollicina, 2017

MLZ / inner code

a cura di Chiara Ruberti e Luca Carradori                     
Giulia di Michele, Locus Duplex, 2017
Elena Mazzi / Sara Tirelli, A Fragmented World, 2016
Lori Lako, A carica piena il tuo cammino si illuminerà per 8 ore / One fully charged your path will shine for 6 hours, 2017

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Note

[1]          –  dati Comune di Prato, 2017
[2]          – https://www.dryphoto.it/new/piazza-dellimmaginario-2014
[3]         – Censimento anno 2013 del comune di Prato. Popolazione totale 191.424 abitanti di cui 13,5% stranieri. Percentuale superiore alla media regionale (8,8%) e nazionale (6,8%). Il 58,3% degli stranieri proviene dall’Asia, il 28,9% dall’Europa, il 10,2% dall’Africa, il 2,5% dall’America, lo 0,02% dall’Oceania. Nel 2012 il tasso di disoccupazione fu del 7%, superiore agli anni precedenti, ma inferiore al livello regionale (7,8%) e nazionale (10,7%).
[4]          – J. A. Rojo, Entrevista a Giorgio Agamben. El estado de excepción es hoy la norma, “El País”, 3 febbraio 2004.
[5]          – M. Miles, Ciudades convivenciales, in AA.VV., Interferències. Context local>espais reals. Barcelona: Visions de Futur. 2002, pp. 158-168.
[6]          – A. Braza, Piazza dell’Immaginario, catalogo della mostra, Dryphoto arte contemporanea, Prato 2014.
[7]         – Ripartiamo dalla differenza, in Buddismo e società, N. 9, 2002.
[8]          –  https://www.dryphoto.it/new/piazza-dellimmaginario-2015
[9]          –  https://www.dryphoto.it/new/piazza-dellimmaginario-2016
[10]          – https://www.dryphoto.it/new/2017/piazza-dellimmaginario-edizione-2017-presentazione-del-libro-fight-   specific-isola
[11]        – https://issuu.com/dryphotoartecontemporanea/docs/mlz_viadellesegherie_innercode_issu

Ai Teng, 716 stampe per il Capodanno cinese 2020
installazione / azione

a cura di Dryphoto arte contemporanea

domenica 2 febbraio ore 9,30
Piazza dell’Immaginario, via Pistoiese 142, Prato

L’artista Ai Teng ha attaccato sulle pareti di via Pistoiese 716 stampe nianhua, insieme a tutti coloro che hanno voluto prendere parte a questa azione, che assume, in questa delicata occasione in cui il Corona Virus ha colpito la Cina, un potente segno di solidarietà e di speranza. Le stampe nianhua sono infatti, nella tradizione cinese, un grande augurio di pace, salute e prosperità per il nuovo anno. Queste stampe sono il segno più immediato e più antico del capodanno e raffigurano tante scene diverse, tanti diversi dèi, eroi e personaggi del passato e del presente, scene familiari, fonte di sentimenti di felicità e di energia positiva.
Per questo le stampe sono state attaccate in modo precario, così che le persone potessero prenderle, come un regalo e portarle con sé nella propria casa e nei luoghi della loro vita.

Il Tempio Buddista Cinese di Prato PU HUA SI e le Associazioni di Amicizia Italia Cina del territorio, hanno deciso di comune accordo di non svolgere le tradizionali sfilate del dragone previste per sabato 1 e domenica 2 febbraio in segno di solidarietà nei confronti della nazione che sta vivendo un grave momento di difficoltà e dolore. Ai Teng ha deciso di non annullare il suo intervento, che doveva avvenire prima e durante la sfilata del Dragone in Via Pistoiese, ma di farlo proprio come segno di solidarietà e vicinanza alla popolazione colpita da questo dolore.

Ai Teng, nata in Shandong (Cina) nel 1989, educata dall’infanzia alla pittura tradizionale cinese studia e si laurea al CAFA (Central Academy of Fine Arts) di Pechino nell’anno scolastico 2011/2012. Durante gli anni dell’accademia partecipa a importanti progetti d’arte pubblica in particolare nella città di Ordos. Il lavoro finale viene acquisito alla collezione del CAFA ed esposto a Londra nel 2013 nella mostra collettiva “Golden Square”.
Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2013/2014 e partecipa alla mostra “Start Point Segno contemporaneo” a Firenze 2013 riceve il premio Start Point 2013/2014 per una sua installazione, partecipa alla mostra collettiva “giovani artisti cinesi in Italia” a Le Murate – Firenze nell’aprile 2016 con lavori video.
Nel 2019 è tra i vincitori del progetto La Via della Cina a cura di Filippo Maggia e organizzato da Dryphoto arte contemporanea. Laureata nell’a.a. 2016/2017 con una tesi sull’incontro fra poesia, scrittura, segno e arte visiva nella pittura classica cinese e nell’arte contemporanea, vive e lavora a Firenze.

Il progetto di Ai Teng 716 stampe per il Capodanno cinese 2020 è stato realizzato grazie al contributo di YiLiang Teng

 

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