Domenica 14 novembre 2021

Una giornata sul fiume Bisenzio con arte, cura psico-sociale, fotografia, letteratura, spiritualità, poesia, paesaggio.

Prato e il suo fiume. Percorsi psico-sociali è un progetto dell’artista Andrea Abati che invita esperti di diverse discipline a camminare lungo il fiume Bisenzio proponendo azioni e interventi, che lo interpretano e lo raccontano in rapporto alla propria materia. Una mostra raccoglie immagini del fiume prodotte durante i laboratori organizzati da Dryphoto arte contemporanea ai quali hanno aderito gruppi provenienti dal Dipartimento Salute Mentale del Servizio Sanitario Pratese fra i quali Foto&Dintorni.

L’iniziativa Prato e il suo fiume. Percorsi psico-sociali si articola in diversi momenti della giornata, con la camminata della mattina (necessaria la prenotazione fino ad un numero massimo di 25 partecipanti)  e l’incontro del pomeriggio (per il quale non è necessaria alcuna prenotazione).
Durante il percorso si incontreranno la Villa del Palco, la riva del fiume Bisenzio con la sua flora e fauna, la pista ciclo pedonale e avranno luogo  una serie di azioni e interventi realizzati  da diversi partecipanti alla giornata.Il 14 novembre alle ore 10.30, con partenza dal Ponte Datini (zona percorso ciclopedonale Fausto Coppi), la giornata inizia con una camminata verso Villa San Leonardo al Palco, per poi proseguire lungo un tratto del corso del fiume.
Lungo la passeggiata alcuni ospiti del progetto parleranno di temi a loro cari, strettamente legati con il tema dell’acqua:
Giorgio Barrera, artista, con Il fiume: l’acqua, elemento di collegamento fra cielo e terra;
Enzo Brogi e Paolo Ciampi, (scrittori e molto  altro), con I racconti dell’acqua;
lo psichiatra Giuseppe Cardamone farà riflettere su  Natura come cura psico-sociale;
la naturopata Manuela Palchetti interverrà parlando de Il fiume come collegamento, l’acqua, natura e cura;
con Fabio Panerai, uno dei progettisti delle piste ciclopedonali a Prato, affronteremo temi che riguardano la natura e il cemento tra storia e aneddoti;
Mattia Severi, studente e membro di Extinction Rébellion Prato, ci racconterà Come rapportarsi al fiume, dall’esperienza personale all’attivismo.
La mattinata sarà animata dalle Azioni Urbane di Poesia lungo il fiume del Gruppo Poecity, oltre che dalle  Note musicali di Rita Chiti.

Per le ore 14.00 è previsto il ritorno al punto di incontro, con un buffet per i partecipanti.

Nel pomeriggio, al Ponte Datini, dalle ore 15.00, sarà presentato l’intero progetto, con  l’inaugurazione della mostra Prato e il suo fiume, visibile fino al 30 novembre, accompagnata  dai saluti istituzionali.

Intervengono un rappresentante di Publiacqua S.p.A., sponsor del progetto; Giuseppe Cardamone, direttore UFCSMA – Presidio Ospedaliero di Prato; Giuliano Di Gaetano, direttore del Museo Centro per le Acque del Gran Sasso con Un museo per raccontare il ciclo dell’acqua; Simone Mangani, assessore alla cultura del Comune di Prato, è stato invitato, oltre che come rappresentante delle istituzioni, a portare una riflessione su cultura e benessere, natura e cultura.

Il pomeriggio sarà accompagnato dall’esibizione musicale degli allievi dell’I.C. Marco Polo scuola media Ser Lapo Mazzei di Prato – Indirizzo Musicale, la presentazione del libro I racconti dell’acqua. Storie toscane di fiumi e torrenti, 2021, Edizioni aSKa con Enzo Brogi e Paolo Ciampi e una serie di Azioni Urbane di Poesia lungo il fiume a cura di Poecity.

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Dal 22 gennaio al 20 febbraio 2021 il progetto Urban Story arriva in via delle Segherie, nel Macrolotto Zero di Prato e invade il nostro quotidiano secondo una modalità da sempre utilizzata da Dryphoto, che porta le opere fuori dai luoghi deputati dell’arte, per diventare motore rigeneratore di spazi degradati e costruire comunità. Anche questa volta Dryphoto continua il lavoro nel quartiere dove ha sede, a maggior ragione in un momento storico come questo in cui la pandemia ci ha costretti a usufruire della cultura solo attraverso mezzi virtuali, e la comunicazione ci ha bombardato di immagini e sentimenti negativi. Oggi più che mai si avverte la necessità di uscire fuori e interagire con le persone.

Tra via delle Segherie e il Giardino Melampo vengono installate, per questa occasione, le opere di Valentina Lapolla, Robert Pettena, R.E.P. Revolutionary Experimental Space provenienti tutte da progetti realizzati negli anni da Dryphoto, sfidando, nel pieno rispetto delle regole, l’attuale situazione.

Urban story è l’occasione per riaprire gli archivi della galleria pratese, digitalizzare immagini, inviti e manifesti che dal 1977 hanno accompagnato questa lunga avventura nel mondo dell’immagine. Dagli archivi escono anche alcune opere — cinque installazioni — che ben si adattano a instaurare un dialogo con la strada e il vicinato, per una mostra a cielo aperto.

L’arte, e in questo caso l’arte pubblica, è ancora di più motivo di incontro e pretesto per dialogare, superare ogni difficoltà linguistica o culturale per una spinta alla creazione di un immaginario nuovo che farà la realtà del domani. Uscire in strada, anche solo per allestire un’opera, diventa azione per rimettere in moto relazioni, per sentire di nuovo il contatto con il prossimo.

È un piacere parlare con te, Pollicina di Valentina Lapolla è una installazione che nasce come espressione di una riflessione sulla vita di via delle Segherie, un punto di luce, un vecchio lampione stradale colorato di fucsia, una lampada magica, verrebbe da dire. Avvicinandosi sentiamo le tante lingue e le tante voci di questa città mandare segnali e messaggi, frasi di buon auspicio in stile biscotto della fortuna e bacio Perugina: il lampione si attiva quando percepisce la presenza di qualcuno. L’opera è un progetto collettivo a cura delle molte persone che co-formano Dryphoto, realizzato nel 2017 per MLZ- Via delle Segherie a cura di Alba Braza.

The Dragon and Saint George di Robert Pettena è invece l’azione che l’artista ha fatto nella città di Prato nel 2012 per il progetto Anno del Drago. Un banner con riprodotto un particolare di un’incisione di Joseph Edgar Boehm che rappresenta San Giorgio, il santo-soldato che uccide il drago è stato, abusivamente, esposto a Prato sulla facciata di Palazzo Dragoni in Piazza del Duomo e su quella di Palazzo Pretorio in Piazza del Comune, luoghi dove il Drago dei festeggiamenti del Capodanno Cinese non poteva danzare per una restrizione posta dall’amministrazione comunale.

 

R.E.P., Revolutionary Experimental Space sono un gruppo di artisti attivisti ucraini formatosi nel 2004 e attualmente composto da Ksenia Gnilitskaya (Kiev, Ucraina, 1984), Nikita Kadan (Kiev, Ucraina, 1982), Zhanna Kadyrova (Brovary, Ucraina, 1981), Vladimir Kuznetsov (Lutsk, Ucraina, 1976), Lada Nakonechnaya (Dnepropetrovsk, Ucraina, 1982) e Lesia Khomenko (Kiev, Ucraina, 1980) e Patriotism Hymn è il loro progetto mobile che dal 2006 utilizza un alfabeto di logotipi. Giocando con la memoria collettiva, Patriotism Hymn si ispira alla propaganda sovietica e alle tecniche di comunicazione politica. Una miscela di ironia, umorismo e attività sovversiva, nascosta dal modo in cui vengono usati questi loghi, permette agli artisti di combinare vari stereotipi e pezzi di informazioni sull’Ucraina e l’Europa e di toccare temi come l’immigrazione, la diffusione della conoscenza o la corruzione. Alcuni elementi di questo progetto, stampati a grandi dimensioni su PVC sono stati presentati nella prima edizione di Piazza dell’Immaginario del 2014.

 

Questa versione in presenza di Urban Story prevede anche la proiezione dei video realizzati per questo progetto (per vederli tutti vai alla pagina dedicata al progetto: https://www.dryphoto.it/new/urban-story). Fino ad ora fruibili tramite una connessione con il sito della galleria o i suoi canali social, vengono proiettati adesso negli spazi esterni della galleria per essere condivisi anche con i vicini di casa e gli abitanti del quartiere.

Urban Story è quindi un progetto complesso, composto di tante parti pronte a integrarsi, ad accogliere altre storie e altri materiali, ma che si compone partendo dal racconto di alcuni curatori; Pier Luigi Tazzi, Filippo Maggia, Alba Braza e Roberta Valtorta, dal video Nascita di un’utopia con le interviste ad alcuni dei fondatori e frequentatori di Dryphoto (Andrea Abati, Nadia Baronti, Mauro Bianchi, Fabio Casati, Vittoria Ciolini, Rodolfo Giustini, Enrico Pacini, Marco Panerai, Emo Risaliti), e i video di Andrea Abati Parlami di te, che attraverso le parole di Vittorio Albonetti,Vittoria Ciolini, Luca Ficini, Luigi Pucci e Emo Risaliti, sono degli omaggi ad alcuni personaggi passati da Dryphoto, in particolare a Luigi Ghirri e Ando Gilardi. Inoltre Abati ritrae l’ex Assessore alla Cultura di Prato Giampiero Nigro, che fu un sostenitore della cultura e della fotografia come forma d’arte, proprio negli anni in cui Dryphoto iniziava la sua attività.

Passare da via delle Segherie in questi giorni può diventare l’occasione per tornare a vedere anche le opere permanenti realizzate nelle diverse edizioni del progetto Piazza dell’Immaginario a cura di Alba Braza. Tra via Pistoiese e via Filzi sono visibili le opere di Andrea Abati, Francis Alÿs, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Bianco-Valente, Bleda y Rosa, Pantani-Surace, Bert Theis.

 

Urban Story è un progetto realizzato con il contributo di Regione Toscana / Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del bando Toscanaincontemporanea 2020 e Publiacqua; con il patrocinio del Comune di Prato; in collaborazione con Culturama, Fondazione Oelle, Italia Nostra, Ramunion, Circolo Curiel, Comitato di via delle Segherie. Media partner Pratosfera.

Urban Story, Una lunga avventura nel mondo dell’immagine
a cura di Dryphoto arte contemporanea
Andrea Abati e Vittoria Ciolini
Comunicazione e assistente alla produzione Serena Becagli
Ufficio Stampa Silvia Bacci
Operatori video: Mario Albanese Pereira, Veronica Frances, Daniele Ferrero

Allestimenti Leonardo Panci

Comunicato stampa

 

Urban Story è un archivio, inteso non come luogo chiuso, della conservazione, ma come spazio dove trovare le storie e le immagini che possono aiutare a comprendere il presente e a immaginare il futuro. Non puro esercizio della memoria, ma attivazione del presente attraverso la memoria.
Una raccolta di immagini e di documenti delle iniziative organizzate dal 1977, anno della nascita di Dryphoto, ad oggi, insieme a testimonianze audio e video delle persone che, in modi diversi, hanno contribuito alla formazione di un progetto e di uno spazio.

Un archivio aperto a nuovi contributi e nuovi ricordi di oggi e di ieri.

Vai alla pagina dedicata al progetto per vedere tutti i video:

Progetto realizzato con il contributo di Regione Toscana / Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del bando Toscanaincontemporanea 2020 e Publiacqua.

Con il patrocinio di Comune di Prato.

In collaborazione con Culturama, Mislata, Spagna; Fondazione Oelle, Catania; Italia Nostra; Ramunion, Prato;Circolo Curiel, Prato; Comitato di via delle Segherie, Prato.

Media partner Pratosfera.

 

Comunicato stampa

Guardare al paesaggio – incontri tra visionari

a cura di Andrea Abati – Dryphoto arte contemporanea

con il patrocinio di Italia Nostra Toscana
19 ottobre 2020 Marciana isola d’Elba
Iniziativa nell’ambito di e•art ElbaArteAmbiente progetto per la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio culturale realizzato dal Comune di Marciana in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e con il patrocinio della Provincia di Livorno.
Interventi di: Andrea Abati, Susanna Berti, Al Zyod Nedal, Cecilia Pacini, Antonio Berti, Lorenzo Paolini, Daniela Soria, Vittoria Ciolini, Valerio Barberis, Carmelo Nicosia.
La mostra fotografica “Il tempo, l’abbandono, la cura” è stata realizzata da Andrea Abati, Lorenzo Paolini, Massimo Ferrini, Bernd Roser, Lina Artieri, Maria Teresa Bartolini, Angela Provenzali, Luisa Mattia, Attilio Ripoli, Lucia Tresca, Fabio Freccioni, Marco Lascialfari.
Riprese video: Andrea Abati
Montaggio: Stefano Muti
Guardare al paesaggio ha anche una versione podcast su spreaker
https://www.spreaker.com/show/guardare-al-paesaggio
Sponsor tecnico: Blu Navy

GUARDARE AL PAESAGGIO DIVENTA PODCAST
A cura di Serena Becagli
lancio del canale sabato 5 dicembre
https://www.spreaker.com/user/dryphotoartecontemporanea

In questo tempo in cui l’arte e la sua fruizione sono costretti a vivere a distanza Dryphoto arte contemporanea ha pensato di partecipare alla Giornata del Contemporaneo inaugurando il proprio canale spreaker (https://www.spreaker.com/user/dryphotoartecontemporanea), un modo per avvicinare il pubblico regalandogli allo stesso tempo nuovi sguardi.

La Giornata del Contemporaneo è una manifestazione promossa da AMACI Associazione dei Musei d’arte contemporanea italiani con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Una sedicesima edizione, quella del 2020, ibrida online e offline e una grande campagna di comunicazione per favorire la partecipazione di più realtà possibili, promuovere e far emergere la rete del contemporaneo nazionale e internazionale.

Guardare al Paesaggio – Incontri tra visionari è un progetto di Andrea Abati, artista e fondatore di Dryphoto, che da anni si occupa del paesaggio e delle sue trasformazioni. Dal 2016 Guardare al Paesaggio, coinvolge il pubblico con giornate esperienziali, passeggiate e incontri con architetti, urbanisti, fotografi, musicisti, ambientalisti, ecologisti, optometristi esperti della visione per approfondire e discutere i diversi aspetti del paesaggio e le problematiche ad esso legate, in una visione aperta, multidisciplinare e propositiva.
Guardare al paesaggio incontra chi progetta il paesaggio, chi lo coltiva, chi lo tutela, ma anche chi semplicemente lo vive o ne usufruisce come fonte di ispirazione o rigenerazione, interagendo con esso o traducendolo con suoni o parole, come il poeta, il musicista, lo scrittore.
In questo momento in cui la possibilità di incontrarsi e di spostarsi è limitata abbiamo pensato di trasformare in audio alcune di queste riflessioni in modo da poter idealmente accompagnare momenti di pausa o di passeggiate solitarie.

Un progetto ideato, curato e condotto da Andrea Abati, con la collaborazione di Vittoria Ciolini, Luca Carradori, Chiara Ruberti, Gisella Curti. Un pensiero ed un ringraziamento ai suggerimenti e consigli che ci ha dato Fabiola Gorgeri. L’idea si concretizzata grazie alle tante persone che hanno donato, nei loro diversi ruoli, un loro generoso sostegno, con entusiasmo partecipativo: segno della necessità diffusa di condividere il momento di festa che è l’incontro con il paesaggio.

Proprio l’ultimo di questi incontri, che si sarebbe dovuto svolgere a Marciana, è stato interrotto dal secondo lockdown e già alcuni dei nostri interventi sono diventati registrazioni video e audio.
Trasformare la visione in suono accentua l’atteggiamento di Abati per una visione condivisa. Tutta l’opera di Abati potrebbe essere un “guardare al paesaggio”, un accompagnare lo sguardo dello spettatore ad osservare i cambiamenti, quasi come fosse un esercizio di visione che va oltre il mezzo fotografico.
Guardare al paesaggio sono passeggiate per osservare le tracce del tempo, raccogliere idee, suggestioni, immagini, stimoli per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del paesaggio e dello sguardo contemporaneo.
Trasformare questa esperienza in suono ci permette di arrivare agli occhi di tutti, sperando di poter condividere presto altri sguardi e altre passeggiate.

Estratti dei contributi a Guardare il Paesaggio: Vittore Fossati, a Poggio alle Scaglie, maggio 2016; di Nedal Al Zyod, Cecilia Pacini, Lorenzo Paolini, Antonio Berti, Marciana, nell’Isola d’Elba.

Ringraziamenti:
Si ringrazia per la generosa collaborazione e la squisita ospitalità a Guardare al Paesaggio:
Vittorio Cambria, Villa Ferraia, Country Resort a Monticiano;
Patrizia, Mascagni, Podere Castellare, Eco Resort a Pelago
Mariarita Signorini, Residenza di Charme a Poggio alla Scaglia
Alessandra Borchi, Le Furre, azienda oleovinicola a Carmignano
Paolo Cioncolini, La Selva Giardino del Belvedere, agriturismo a Cavriglia
Susanna Berti, Simone Barbi e tutto lo staff del Comune di Marciana, isola d’Elba

I fotografi: Fulvio Ventura, Vittore Fossati, Paola De Pietri, Marco Zanta, Andrea Botto, Carmelo Nicosia, Francesca Catastini, Valentina Lapolla, Luca Carradori, Marco Donati, Marco Mancini, Francesco Niccolai, Lorenzo Paolini
I musicisti: Giordano Brandini, Filippo Burchietti, Edwin Lucchesi, Roberto Nannetti; Daniela Soria
Anna Marson, urbanista;
Fabiola Gorgeri, architetto;
Alessio Caporali, architetto e storico dell’architettura;
Goffredo Serrini, Richard Inghersol, Valerio Barberis, architetti e urbanisti;
Leonardo Rombai, geografo e storico;
Alberto Tomei, geologo;
Marco Masseti. Archeozologo e naturalista
Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
Nicholas Bawtree, Mariagrazia Vernuccio, giornalisti
Simone Ducci, narratore
Massimo Bragagni, Antonio Berti, poeti
Alba Braza, Vittoria Ciolini curatrici
Ornella Laneri, presidente fondazione Oelle
Cecilia Pacini, presidente sezione arcipelago Toscano di Italia Nostra

Con il patrocinio di
La Rotta dei Fenici – Itinerario culturale del Consiglio d’Europa

Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33a 59100 Prato
info@dryphoto.it
tel. +39 0574 603186
FB Dryphoto.artecontemporanea
Instagram @dryphoto_artecontemporanea
www.dryphoto.it
www.andreaabati.it

Andrea Abati
I luoghi del mutamento. Ex Ospedale del Ceppo di Pistoia
a cura di Alba Braza – Culturama
inaugurazione venerdì 2 ottobre ore 18:00

da sabato 3 ottobre a domenica 8 novembre 2020
orario: tutti i giorni, ore 9/13 – 15/18
Ingresso gratuito

Sale Affrescate, Palazzo Comunale, Pistoia

Presentazione della pubblicazione edita da Gli Ori – editori contemporanei
venerdì 23 ottobre 2020, ore 17, Pistoia, Museo dello Spedale del Ceppo (piazza Giovanni XXIII, 14)

Andrea Abati, I Luoghi del Mutamento, Pistoia, Ospedale del Ceppo, 2018, #13

Da sabato 3 ottobre 2020,  presso le Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia, si tiene la mostra Andrea Abati | I luoghi del mutamento. Ex Ospedale del Ceppo di Pistoia, a cura di Alba Braza.

Promossa dall’associazione culturale “Amici del Ceppo” – Pistoia, che dal 2009 in convenzione con l’Azienda USL Pistoia gestisce come gruppo di volontariato la Biblioteca Medica Mario Romagnoli con sede all’interno del Ceppo, in collaborazione con Dryphoto arte contemporanea e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Società della Salute Pistoiese, con la collaborazione del Comune di Pistoia, grazie alla disponibilità dell’Azienda USL Toscana Centro, la mostra è dedicata alla serie di fotografie creata da Andrea Abati in occasione delle demolizioni di parti del vecchio Ospedale del Ceppo di Pistoia, ed è accompagnata da una ricca e documentata pubblicazione, edita da Gli Ori.

L’esposizione (costituita da ben 30 immagini a colori di diverso formato) e il volume che l’accompagna mostrano dunque un cambiamento nel paesaggio urbano che appartiene alla memoria collettiva. Risvegliano ricordi e emozioni in chi ha conosciuto il vecchio ospedale, in chi ha condiviso nella sua architettura esperienze di vita e forse anche di morte, in chi vive e frequenta Pistoia. Allo stesso tempo, attivano la memoria e producono impressioni in chi mai c’è stato e neppure appartiene al territorio.

Andrea Abati, oltre a documentare fotograficamente, concede alle immagini l’autonomia che soltanto lo status arte ha e di conseguenza permette che ci siano diversi sguardi e letture, perché, tutto sommato, tutti abbiamo un passato e pensiamo a un futuro cercando di catturare un presente che scompare di continuo.

Questo nuovo lavoro si somma alla serie work in progress, intitolata I Luoghi del Mutamento, alla quale l’artista lavora dagli anni Ottanta. Interessato a sperimentare con la luce e con il colore e a riflettere sulla distanza tra ciò che l’occhio vede e ciò che l’obiettivo cattura, nelle sue opere Abati sceglie di non occultare il modo in cui si produce quell’elemento magico che è certamente presente nelle immagini, ma ci mostra con finezza ciò che avrebbe potuto lasciare fuori dall’inquadratura. L’informazione rivelatrice viene inclusa proprio per far vedere che non siamo di fronte a qualcosa di costruito a scopo artistico anche per il desiderio dell’artista di rimanere sempre fedele alla realtà: una scelta che gli consente inoltre di mettere in risalto la bellezza presente nel luogo.

Andrea Abati
Nasce a Prato nel 1952. Si occupa di fotografia dagli inizi degli anni Settanta. Opera un distacco dal reportage sociale pur rimanendo profondamente legato all’osservazione e documentazione dei luoghi, ponendo al centro dello sguardo la trasformazione del paesaggio, contemporaneamente interviene attivamente nel dibattito culturale italiano, partecipando a mostre, organizzando seminari e incontri.
Rivolge la sua attenzione alle trasformazioni del paesaggio industriale e antropizzato, così come al mutamento del tessuto sociale in una realtà globalizzata e sempre più multiculturale anche al fine di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica. Sue opere sono in numerose collezioni private e pubbliche e in spazi pubblici. Ha al suo attivo numerose personali e collettive in Italia e all’estero.

INFO: info@dryphoto.it – tel. 0574 603186

IMMAGINARE / GUARDARE AL PAESAGGIO

IMMAGINARE
esplorare il paesaggio tra fotografia, conoscenza, protezione, educazione allo sguardo, racconto
Un progetto di Andrea Abati / Dryphoto arte contemporanea con la collaborazione di Lorenzo Paolini.

Programma
Lunedì 7 settembre 2020, ore 15.30/19 e martedì 8 ore 9/12 – Marciana
> Il tempo, l’abbandono, la cura – Passeggiate e perlustrazioni fotografiche

Domenica 18 ottobre 2020 – Marciana – 18.30
> Il tempo, l’abbandono, la cura – Inaugurazione mostre

Lunedì 19 ottobre 2020 – Marciana, Collegiata di San Sebastiano e altri luoghi Orario: 11-18
> Guardare al paesaggio – Incontri tra visionari

Prenotazione obbligatoria vedi dettaglio

Nell’ambito del progetto e.art, ElbaArteAmbiente in corso a Marciana, isola d’Elba, promosso dal Comune di Marciana in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e con il patrocinio della Provincia di Livorno, proponiamo IMMAGINARE, un laboratorio sociale e artistico che parte dalla fotografia.

e.art è un progetto che promuovendo l’arte, intesa anche come mezzo, vuole stringere nuove, proficue connessioni, creando un costante collegamento tra persone con simili ideali e sensibilità, per attivare una responsabilità sociale nei confronti del territorio, stimolando le coscienze finché la comunità di Marciana saprà pensarsi come tale e conseguentemente agire per un fine comune.

IMMAGINARE, un progetto per esplorare il paesaggio tra fotografia, conoscenza, protezione del territorio e del paesaggio, educazione allo sguardo, racconti e suoni. Una idea/opera di Andrea Abati / Dryphoto arte contemporanea con la collaborazione di Lorenzo Paolini.

Lunedì 7 settembre 2020, ore 15.30/19 e martedì 8 ore 9/12 – Marciana e dintorni
> Il tempo, l’abbandono, la cura
Passeggiate e perlustrazioni fotografiche.

Introdotti dal lavoro di Andrea Abati e dalle ragioni che lo sostengono, attraverso una lenta passeggiata in alcuni luoghi del territorio di Marciana e dintorni, con l’autore, coadiuvato da Lorenzo Paolini, andremo a riflettere sul paesaggio, urbano e antropizzato del territorio di Marciana. Osserveremo le sue trasformazioni, le tracce del tempo, raccogliendo idee, suggestioni, immagini, stimoli per la tutela, la conservazione, la valorizzazione con la produzione di immagini per raccontare non solo i luoghi oggi indagati, ma anche lo sguardo contemporaneo che su questa parte di territorio pongono i partecipanti.

Obbligatoria la prenotazione
Partecipazione gratuita. Posti limitati. E’ necessaria l’iscrizione da farsi entro scrivendo una email a: andrea.abati@tiscali.it contenente nome, cognome e recapito telefonico dei partecipanti; sarete ricontattati per la conferma. Si ricorda che i posti saranno limitati nel rispetto delle norme anti contagio Covid-19. I percorsi saranno facili, adatti a tutti, si raccomandano comunque scarpe chiuse, adatte a camminare anche su sentieri. Per informazioni: mandare un sms di richiesta al 3473624286 e sarete ricontattati, oppure scrivere a andrea.abati@tiscali.it con le info richieste. E’ in corso la domanda di crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Domenica 18 ottobre 2020 – Marciana | 18.30
> Il tempo, l’abbandono, la cura Inaugurazione mostre

Lunedì 19 ottobre 2020 – Marciana, Collegiata di San Sebastiano e altri luoghi | 11-18
> Guardare al paesaggio – Incontri tra visionari

Una riflessione tra fotografia, paesaggio, suoni, cura, abbandono.
Incontri esperienzali con architetti, urbanisti, fotografi, musicisti, ambientalisti, ecologisti, optometristi esperti della visione. Per approfondire e discutere i diversi aspetti del paesaggio e le problematiche ad esso legate, in una visione che sia aperta, multidisciplinare e propositiva.
Il paesaggio toscano e quello elbano in particolare, sono un patrimonio straordinario, stratificato nei secoli, un bene comune che va tutelato e salvaguardato ma anche vissuto con intelligenza e attenzione. Per questo abbiamo organizzato questo incontro esperienziale con architetti, urbanisti, fotografi, musicisti, ambientalisti, ecologisti, optometristi esperti della visione. Vogliamo approfondire e discutere alcuni aspetti del paesaggio e le problematiche ad esso legate, in una visione che sia aperta,

multidisciplinare e propositiva. Incontreremo sia chi progetta il paesaggio sia chi lo tutela con amore e talvolta con rabbia, ma anche chi semplicemente lo vive o ne usufruisce come fonte di ispirazione o rigenerazione, interagendo con esso o traducendolo con suoni o parole, come il poeta, il musicista, lo scrittore. Un optometrista ci introdurrà a scoprire e sperimentare alcuni dei meccanismi ottici e fisici, ma anche psicologici, della visione per una sempre necessaria riflessione sulla percezione. Ci accompagnerà anche una riflessione sulla fotografia in particolare sulla scuola italiana di fotografia che, per l’attenzione che ha riservato al territorio italiano, ha contribuito alla modifica della sua rappresentazione e perché i temi della visione e della percezione che sono alla base della ricerca artistica dei suoi componenti e anche del nostro intervento.

Una idea curata e condotta da Andrea Abati.

Programma:
– La visione, esperienza con Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
– Piazza dell’immaginario: la gente cambia. Vittoria Ciolini, Dryphoto arte contemporanea.
– Le panchine di Tamara. Una storia d’affetto. Cecilia Pacini, presidente Italia Nostra Toscana.
– Le cose si cambiano, riuso e innovazione. Valerio Barberis, docente di Progettazione architettonica, Università di Firenze.
– Il Mediterraneo come luogo di diffusione e transito di millenarie culture, una esperienza di rinnovamento, Carmelo Nicosia, direttore Fondazione Oelle, Catania –pausa pranzo
– L’ascolto: come la musica racconta il paesaggio
– La storia incompiuta, storie e gente di Marciana
– Tempo e fotografia. Vittorio Albonetti
– I luoghi sempre in eterno Mutamento, Andrea Abati, fotografo

Obbligatoria la prenotazione. Posti limitatati

Partecipazione gratuita. E’ necessaria l’iscrizione scrivendo una email a: andrea.abati@tiscali.it contenente nome, cognome e recapito telefonico dei partecipanti; sarete ricontattati per la conferma. Si ricorda che i posti saranno limitati nel rispetto delle norme anti contagio Covid-19. I percorsi saranno facili, adatti a tutti, si raccomandano comunque scarpe chiuse, adatte a camminare anche su sentieri. Per informazioni: mandare un sms di richiesta al 3473624286 e sarete ricontattati, oppure scrivere a andrea.abati@tiscali.it con le info richieste. E’ in corso la domanda di crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

A cura di:
Andrea Abati
Si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta.
Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale della città attraverso un uso della fotografia come strumento di conoscenza e di relazione tra il sé e il mondo. Per l’artista abbandonare il concetto di opera e pensare di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica, può in certi momenti diventare prioritario.
Dal 2008 si occupa anche di video. Ha esposto in numerose mostre collettive e personali in Italia, Europa, Usa.
www.andreaabati.it

Dryphoto arte contemporanea
Uno spazio no profit che inizia la propria attività nel 1977 in molteplici ambiti culturali, organizzando mostre, conferenze, spettacoli e workshop. All’epoca, un nucleo di artisti e operatori culturali s’incontrava per confrontarsi sulle peculiarità del linguaggio fotografico, per creare progetti sperimentali e organizzare mostre. Nel 1981 fu inaugurata la sede espositiva, sita in Via Pugliesi 23 nel centro storico della città, con due mostre intitolate Topographie, Iconographie e Still-life di Luigi Ghirri. Riflettere sul significato linguistico del medium fotografico, sui meccanismi della visione e della rappresentazione della realtà significava allontanarsi dalle istanze della fotografia a carattere etnografico e antropologico e dalla linea del fotoreportage. Dryphoto intendeva così operare uno spostamento di sguardo e di poetica alla luce anche delle forti istanze di cambiamento sociale e di ricerca d’ identità sentiti in quegli anni. L’attività espositiva della galleria è caratterizzata da un’attenzione costante ai giovani, senza però dimenticare artisti già affermati. Dryphoto ha da sempre cercato una relazione privilegiata con il territorio che abita, una vocazione politica che ci accompagna fino dalla nascita, lavorare tenendo conto del qui ed ora, senza cadere in nessuna sorta di provincialismo. Dalla necessità di uscire dai vari cerimoniali espositivi, dal rifiuto di vivere solo in spazi ed ambiti privilegiati ed istituzionali siamo arrivati alla creazione di progetti che, attraverso il coinvolgimento di diverse figure professionali, tengono conto della realtà economica e socio- politica del territorio nel quale ci troviamo ad operare influenzata dai grandi cambiamenti avvenuti a livello globale. Nel 2011 Dryphoto arte contemporanea si trasferisce nell’attuale sede di via delle Segherie. La Direzione è affidata a Vittoria Ciolini. www.dryphoto.it

Per informazioni e prenotazioni: andrea.abati@tiscali.it – oggetto: IMMAGINARE 2020 info tel: 3473624286 / 0574 603186

 

e•art-immaginare1 locandina

Usciva esattamente un anno fa la pubblicazione  Città Come Cultura. Processi di sviluppo, Edizioni MAXXI, 2019 una mappatura di esperienze e progetti culturali per il territorio in cui si parla anche di Dryphoto. La pubblicazione contiene un intervento di Vittoria Ciolini in cui si racconta il contesto nel quale è nata Piazza dell’Immaginario, a cura di Alba Braza, e delle azioni scaturite intorno a questa esperienza.

Abbiamo deciso di pubblicarlo per intero sul nostro portale, in un momento in cui esperienze come quelle di Piazza dell’Immaginario sono quanto mai attuali.

Vittoria Ciolini – Dryphoto arte contemporanea
Piazza dell’Immaginario / MLZ
Una modalità di lavoro
Un progetto a cura di Alba Braza. Organizzazione Dryphoto arte contemporanea

È ormai di conoscenza internazionale il fenomeno della migrazione di origine cinese che coinvolge la città di Prato; cresciuto in maniera esponenziale dai primi anni novanta fino a tre anni fa, ora si è stabilizzato intorno alle ventimila unità (20.695), più del doppio se si considerano i non regolari, su una città di poco meno di duecentomila abitanti (193.325).[1]
A differenza di altre immigrazioni quella cinese ha una dimensione prevalentemente familiare e si muove all’interno di una diaspora composta da numerose comunità stabilmente presenti sul territorio europeo e dotate di una forte capacità di inserimento economico.
Il ruolo della famiglia, intesa nell’accezione più ampia del termine, e i legami esistenti tra i cinesi d’oltremare residenti in differenti realtà europee condizionano fortemente le dinamiche migratorie del gruppo, che appare caratterizzato anche da un’elevata mobilità.
Il fatto che i movimenti migratori non siano solo in entrata nella città, ma anche in uscita da essa, rende difficili le politiche d’inclusione perché quasi la metà dei nuovi residenti è in transito e difficilmente manifesta una certa affettività nei confronti del territorio che abita.
La maggior parte dei nuovi cittadini di origine cinese abita nella zona del Macrolotto Zero, dove  ha sede il nostro spazio, e la massima concentrazione si ha in via Pistoiese denominata  dalla comunità via della Cina: nel quartiere gli autoctoni residenti sono meno del 20%, si tratta di un quartiere interamente edificato, abbandonato a se stesso per oltre venti anni, e con un solo giardino, che è anche l’unico spazio pubblico esistente.

La scommessa degli amministratori locali contro il degrado, l’evasione fiscale e la microcriminalità in questa zona, è la trasformazione dell’area in un distretto creativo attraverso l’attuazione di un piano strutturale urbanistico che realizzi interventi di edilizia pubblica; sono infatti previste a brevissimo tempo operazioni cospicue di riqualificazione, con la costruzione di una media library, un mercato coperto, un playground e altri servizi.

In questo processo ha avuto un peso non secondario il nostro progetto Piazza dell’Immaginario che ha mostrato una strada possibile di cambiamento per questa area.

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Piazza dell’Immaginario [2] nasce nel 2014 dalla pratica dell’ascolto del quartiere che abitiamo, dalla necessità di spazi di relazione, dalla convinzione che l’arte appartiene alla vita e che dobbiamo consentire alle persone di essere parte di processi di creazione condivisi di senso e di significato.

Piazza dell’Immaginario è un progetto che nasce dal bisogno di migliorare uno dei quartieri della città di Prato. Un miglioramento che richiede una riflessione urgente su uno spazio dove sono condensati, in una piccola superficie, un’ampia diversità di culture, ambienti socioeconomici, interessi e necessità [3].

L’intervento continua dando un nome, un titolo, che è allo stesso tempo un toponimo e prosegue ripulendo pareti, collocando panchine e piantando dei fiori, fino ad arrivare a stabilire una comunicazione fra le persone che abitano il quartiere, superando le barriere che si sono erette nella quotidianità, proponendo un modello di ascolto basato sull’impossibilità di trovare un unico e corretto modo di soluzione. Lo strumento che Piazza dell’Immaginario usa è di nuovo l’arte.
Interrogarsi sull’immaginario che abbiamo della cultura orientale, su quello che gli orientali hanno di quella occidentale, sull’immaginario che abbiamo della migrazione, come pensiamo le realtà altrui e come le immagini confermano queste realtà in un momento determinato, sono alcune delle sfide. Giorgio Agamben, rispondendo ad alcune domande intorno alle immagini e al tempo, durante un’intervista per il quotidiano El País, mostrava il suo interesse a capire la funzione della immaginazione, ‘cosa fa l’uomo quando immagina. Non sappiamo cosa accade, come si scatena questo processo, quello che conosciamo, perché molti artisti, pensatori e cineasti del XX secolo lo hanno capito, è che le immagini vivono. Dobbiamo capire la loro temporalità, la loro vita. In più, il pensiero o il linguaggio, è quello che alla fine definisce la facoltà dell’uomo di produrre immagini’ [4].
Usare le pareti, che oggi sono i muri della discordia fra chi ha dispiacere che siano usate come un caotico elenco telefonico e fra coloro che gradirebbero fossero curate, come spazio espositivo, aggiungere il colore rosso come segno di rispetto e integrazione bidirezionale, non solo cambierà quello che immaginiamo accada nella piazza ma aprirà nuove possibilità d’immaginarla e ricordarla. Consapevoli di muoverci nei limiti della cosiddetta arte pubblica, immaginiamo una ‘città convivenziale’ come descritta da Malcom Miles, con delle strategie che possono stabilire un rapporto fra arte e sostenibilità urbana e lavoriamo per sviluppare un nostro empowerment, una strategia di convivenza in una società dove persone di diversa razza e classe e di entrambi generi, convivono senza il predominio di un gruppo sopra l’altro.[5] E com`è in questo caso, la messa in moto di Piazza dell’Immaginario è stata uno sviluppo partecipativo di pianificazione che ha permesso ai residenti di codeterminare il design della loro città e gli usi dello spazio urbano (…)
Piazza dell’Immaginario punta direttamente a creare, come scrisse Karl Marx, un interstizio sociale, per dare vita ad uno spazio dove i rapporti umani suggeriscono possibilità di scambio diverse da quelle vigenti imposte dal sistema, dove i concetti consumo e pubblico sono sostituiti da persone, passanti e cittadini. Proponiamo di decategorizzare i pregiudizi che si sono formati su questo spazio pubblico per dare precedenza ai rapporti umani come un altro modo di ottenere ugualmente un ritorno politico, economico e sociale. La questione rimane ancora aperta: può l’arte essere un mezzo, che non soltanto materializzi le idee che abbiamo esposto, ma che con le sue proprie leggi sociali e con autonomia possa adottare un proprio modello di lavoro e migliorare un ambiente sociale determinato?” [6]
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Veduta della piazza, zona via Fabio Filzi 39, Prato Sul muro: R.E.P. Revolutionary Experimental Space, Patriotism. Hymn, 2007. Stampa su PVC, cm. 140 x 120 e cm. 120 x 140 Pantani-Surace, La responsabilità dei cieli e delle altezze, 2014. Linoleumgrafia su carta, 3 elementi cm 150 x 150 cad.
Veduta della piazza, zona via Pistoiese 142/146, Prato Sul muro: Bleda y Rosa, Burriana, dalla serie Campos de fútbol, 1993. Stampa su PVC
Dopo il successo della prima edizione ci siamo sentiti addosso una grande responsabilità: saremmo stati capaci di non deludere le aspettative che avevamo creato, attivare forze che autonomamente contribuissero a promuovere azioni in grado di agire alla radice dei problemi uscendo dalla protesta immediata e superficiale, saremmo riusciti a mantenere quello che avevamo costruito e andare avanti?
La risposta è stata una seconda edizione, frutto di un lavoro costante di informazione e comunicazione con gli abitanti del quartiere che vivono nella zona interessata dal progetto.
Un lavoro che ha sempre messo al centro la relazione e che ci ha costretti a continue mediazioni.

Una pratica di lavoro ben descritta da Luisa Muraro in questo brano di un’intervista rilasciata a Gianna Mazzini e Marina Marrazzi: “Con la pratica politica fra donne, io ho notato che le cose più feconde ed efficaci, quelle cioè che non si lasciano azzerare nello scontro fra potere e contro potere, vengono con una politica intesa invece come un ‘intensificare le relazioni’ per rendere possibile altro. ‘Un altro mondo è possibile’ (che è lo slogan dei no-global) mi è congeniale, con la sola differenza che l’altro mondo possibile – io sostengo – è già qui, ma spesso imprigionato nella nostra povertà simbolica. Praticare la politica come un intensificare le mediazioni tra sé e sé, tra sé e le altre, tra sé e l’altro, porterà a trovare le mediazioni necessarie, e farà sì che dal reale si sprigioni il di più, quello che è possibile grazie al fatto che c’è un’intensità delle mediazioni. Perché la politica si impoverisce quando le mediazioni sono di bassa intensità, quando sono meccaniche e, peggio ancora, assicurate dai rapporti di potere.” [7]

La volontà di privilegiare e implementare le relazioni ci ha portato e ci porta alla ricerca e alla inclusione di soggetti attivi, singoli, gruppi, associazioni che hanno desiderio di impegnarsi per migliorare il proprio quartiere.

Nel 2015 è stata chiamata, per sostenere il progetto di design e arredo della nuova Piazza, un’associazione di nuova costituzione con sede nel quartiere, nata con l’intento di studiare e approfondire tematiche legate alla cultura, l’associazione [chì-na].

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Le frasi di Francis Alÿs, artista invitato insieme ad altri, nell’edizione del 2015,  sono diventate il nostro slogan: “Quello che mi piacerebbe è che le persone sentissero, anche se per qualche minuto, che esiste una possibilità di cambiamento. Anche se fosse assurdo, poetico o ludico”.

Mentre nel 2014 le opere tutte insieme hanno delimitato il profilo di Piazza dell’Immaginario, denominando un’area, un parcheggio privato ad uso pubblico (luogo di conflitto fra vecchi e nuovi cittadini) nel 2015 abbiamo creato  una vera e propria piazza, a circa duecento metri dalla prima location in uno spazio privato abbandonato all’incuria e al degrado, un parcheggio non usato di un supermercato. Le opere si sono aggiunte a quelle del primo sito e ne hanno delimitato un secondo, Piazza 5 marzo 2015[8], diventata immediatamente punto di riferimento degli abitanti del quartiere e luogo per l’organizzazione di eventi, manifestazioni e ritrovo durante la pausa pranzo. Tutte le opere installate sono permanenti e nel 2016 [9] hanno fatto da cornice ad alcuni eventi temporanei.

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Nel corso di questi anni, durante i quali abbiamo studiato, ci siamo confrontati con professionisti di vari settori, organizzato un convengo dal titolo Immaginare le Chinatown – Letteratura della diaspora, fatto interviste, attivato progetti di alternanza scuola lavoro con studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, discusso con  gli abitanti, usufruito dei servizi esistenti nel quartiere, beneficiato del bando interprovinciale Linea 6 (progetto dedicato alle persone sopra i sessanta anni senza lavoro e ammortizzatori sociali), partecipato a incontri, chat, attivato sinergie fra enti e associazioni, confrontati con esperienze simili. [10]  Insomma si è creato un bel movimento di energie. Ma questo processo che porta in sé una grande potenzialità va incontro anche a una serie di pericoli.
Le nostre buone intenzioni e le opere, le azioni degli artisti possono essere indirettamente un  catalizzatore di speculazioni immobiliari. Il concetto di riqualificazione di queste zone può consistere nel renderle sempre meno accessibili a chi ci viveva, per trasformarle in quartieri vetrina,  industrie del divertimento, attrazione turistica. Talvolta il lavoro fatto può servire solo ad aumentare il valore economico dei beni del privato. Quando il ricambio sociale non accade in maniera spontanea, ma viene deciso a tavolino investendo su una zona, per la sua riqualificazione, si rischia di provocare un allontanamento coatto delle classi originarie che ci abitano.

Talvolta dobbiamo dire no, rompere gli schemi, capire quello che non viene espresso o deliberatamente taciuto, sapere che possiamo cambiare la percezione e la realtà di quello che viviamo. Le modalità di attuazione che mettiamo in atto a volte sono più importanti del risultato auspicato e, anche se talvolta occorre fare un ritiro tattico, è importante essere consapevoli che si tratta solo di un ritiro, mentre i principi fondamentali sono quelli che dobbiamo tenere a mente. Per questo abbiamo continuato a lavorare con la stessa modalità su un nuovo progetto nel quartiere: “MLZ / via delle Segherie / inner code”. [11]

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Elenco artisti e opere

Anno 2014
Installazioni permanenti e azioni
Bleda y Rosa, Burriana, dalla serie Campos de fútbol, 1993
Andrea Abati, Borgo San Lorenzo, dalla serie La Forza della Natura, 2014
R.E.P. Revolutionary Experimental Space, Patriotism. Hymn, 2007
Gabriele Basilico, dalla serie Dancing in Emilia, 1978
Pantani-Surace, La responsabilità dei cieli e delle altezze, 2014 (azione)

Anno 2015
Installazioni permanenti
Francis Alÿs, Paradox of the Praxis I (Sometimes Doing Something Leads to Nothing), 1997
Olivo Barbieri, Mantova, 1980
Andrea Abati, Giardino Melampo, Prato, 2012/2013
Bianco-Valente, Come il vento, 2015
Pantani-Surace, La responsabilità dei cieli e delle altezze, 2014
Bert Theis, Growing House, 2004

Anno 2016
Installazioni temporanee e azioni
Flavia Bucci, Colourful Dreams, 2016 (azione)
Francesca Catastini, Avaki, 2016
Lori Lako, Instead of cursing the Darkness, 2016
Linda Motta, La misura dell’immaginario, 2016

Anno 2017
MLZ / via delle Segherie

a cura di Alba Braza
Anaisa Franco, Onirical Fluctuations, 2013
Valentina Lapolla,Taffetà, 2017; È un piacere parlare con te, Pollicina, 2017

MLZ / inner code

a cura di Chiara Ruberti e Luca Carradori                     
Giulia di Michele, Locus Duplex, 2017
Elena Mazzi / Sara Tirelli, A Fragmented World, 2016
Lori Lako, A carica piena il tuo cammino si illuminerà per 8 ore / One fully charged your path will shine for 6 hours, 2017

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Note

[1]          –  dati Comune di Prato, 2017
[2]          – https://www.dryphoto.it/new/piazza-dellimmaginario-2014
[3]         – Censimento anno 2013 del comune di Prato. Popolazione totale 191.424 abitanti di cui 13,5% stranieri. Percentuale superiore alla media regionale (8,8%) e nazionale (6,8%). Il 58,3% degli stranieri proviene dall’Asia, il 28,9% dall’Europa, il 10,2% dall’Africa, il 2,5% dall’America, lo 0,02% dall’Oceania. Nel 2012 il tasso di disoccupazione fu del 7%, superiore agli anni precedenti, ma inferiore al livello regionale (7,8%) e nazionale (10,7%).
[4]          – J. A. Rojo, Entrevista a Giorgio Agamben. El estado de excepción es hoy la norma, “El País”, 3 febbraio 2004.
[5]          – M. Miles, Ciudades convivenciales, in AA.VV., Interferències. Context local>espais reals. Barcelona: Visions de Futur. 2002, pp. 158-168.
[6]          – A. Braza, Piazza dell’Immaginario, catalogo della mostra, Dryphoto arte contemporanea, Prato 2014.
[7]         – Ripartiamo dalla differenza, in Buddismo e società, N. 9, 2002.
[8]          –  https://www.dryphoto.it/new/piazza-dellimmaginario-2015
[9]          –  https://www.dryphoto.it/new/piazza-dellimmaginario-2016
[10]          – https://www.dryphoto.it/new/2017/piazza-dellimmaginario-edizione-2017-presentazione-del-libro-fight-   specific-isola
[11]        – https://issuu.com/dryphotoartecontemporanea/docs/mlz_viadellesegherie_innercode_issu

Ai Teng, 716 stampe per il Capodanno cinese 2020
installazione / azione

a cura di Dryphoto arte contemporanea

domenica 2 febbraio ore 9,30
Piazza dell’Immaginario, via Pistoiese 142, Prato

L’artista Ai Teng ha attaccato sulle pareti di via Pistoiese 716 stampe nianhua, insieme a tutti coloro che hanno voluto prendere parte a questa azione, che assume, in questa delicata occasione in cui il Corona Virus ha colpito la Cina, un potente segno di solidarietà e di speranza. Le stampe nianhua sono infatti, nella tradizione cinese, un grande augurio di pace, salute e prosperità per il nuovo anno. Queste stampe sono il segno più immediato e più antico del capodanno e raffigurano tante scene diverse, tanti diversi dèi, eroi e personaggi del passato e del presente, scene familiari, fonte di sentimenti di felicità e di energia positiva.
Per questo le stampe sono state attaccate in modo precario, così che le persone potessero prenderle, come un regalo e portarle con sé nella propria casa e nei luoghi della loro vita.

Il Tempio Buddista Cinese di Prato PU HUA SI e le Associazioni di Amicizia Italia Cina del territorio, hanno deciso di comune accordo di non svolgere le tradizionali sfilate del dragone previste per sabato 1 e domenica 2 febbraio in segno di solidarietà nei confronti della nazione che sta vivendo un grave momento di difficoltà e dolore. Ai Teng ha deciso di non annullare il suo intervento, che doveva avvenire prima e durante la sfilata del Dragone in Via Pistoiese, ma di farlo proprio come segno di solidarietà e vicinanza alla popolazione colpita da questo dolore.

Ai Teng, nata in Shandong (Cina) nel 1989, educata dall’infanzia alla pittura tradizionale cinese studia e si laurea al CAFA (Central Academy of Fine Arts) di Pechino nell’anno scolastico 2011/2012. Durante gli anni dell’accademia partecipa a importanti progetti d’arte pubblica in particolare nella città di Ordos. Il lavoro finale viene acquisito alla collezione del CAFA ed esposto a Londra nel 2013 nella mostra collettiva “Golden Square”.
Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2013/2014 e partecipa alla mostra “Start Point Segno contemporaneo” a Firenze 2013 riceve il premio Start Point 2013/2014 per una sua installazione, partecipa alla mostra collettiva “giovani artisti cinesi in Italia” a Le Murate – Firenze nell’aprile 2016 con lavori video.
Nel 2019 è tra i vincitori del progetto La Via della Cina a cura di Filippo Maggia e organizzato da Dryphoto arte contemporanea. Laureata nell’a.a. 2016/2017 con una tesi sull’incontro fra poesia, scrittura, segno e arte visiva nella pittura classica cinese e nell’arte contemporanea, vive e lavora a Firenze.

Il progetto di Ai Teng 716 stampe per il Capodanno cinese 2020 è stato realizzato grazie al contributo di YiLiang Teng

 

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È on line il video integrale della tavola rotonda “La via della Cina – Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità,  2019” che si è tenuta sabato 23 novembre al Centro Pecci di Prato e all’interno della quale sono stati presentati i lavori realizzati dai tre vincitori della seconda edizione del bando “La Via della Cina” rivolto ad artisti under 35 che operano in Toscana: Chiara De Maria / Andrea Palummo, Ai Teng e Magda Typiak.

I relatori della tavola rotonda – Vittorio Iervese, sociologo, Università di Modena e Reggio Emilia, Direttore Festival dei Popoli; Luca Molinari, critico e storico dell’architettura, Università della Campania; Teresa Serra, storica dell’arte, moderati da Filippo Maggia, curatore del progetto – hanno parlato di identità e trasformazioni, ma anche di come certi progetti di arte possono diventare strumenti utili ed efficaci per lo studio dei cambiamenti storici, politici e architettonici delle città.

La tavola rotonda è stata aperta dai saluti istituzionali di Stefano Pezzato, Responsabile Collezioni e Archivi, Centro Pecci; Ilaria Bugetti, Consigliere della Regione Toscana; Simone Mangani, Assessore alla Cultura del Comune di Prato; Mariagrazia Ciambellotti, Dirigente I.I.S.S. Carlo Livi; Marzia De Marzi, Presidente Ordine degli Architetti P. P. e C. della Provincia di Prato; Luca Zhou Long, Presidente Associazione Ramunion.

La Via della Cina 2019 è un progetto organizzato da Dryphoto arte contemporanea, Vittoria Ciolini, Serena Becagli, Andrea Abati; realizzato con il contributo di Regione Toscana nell’ambito di Toscanaincontemporanea2019 Giovanisì e Comune di Prato, Assessorato alla Cultura. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione con: Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana / Centro Pecci Prato; Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, Prato; CPIA 1 Prato; Ordine Architetti PPC della Provincia di Prato; Italia Nostra Prato; Circolo Culturale E. Curiel; Ramunion Italia; Comitato Via delle Segherie; Pratosfera.

Per favorire la ricerca degli interventi qui di seguito il minutaggio:

introduzione di  Vittoria Ciolini, Presidente di Dryphoto arte contemporanea; 4.37  Stefano Pezzato, Responsabile Collezioni e Archivi, Centro Pecci; 8.19  Ilaria Bugetti, Consigliere della Regione Toscana; 12.47  Simone Mangani, Assessore alla Cultura del Comune di Prato; 15.53 Mariagrazia Ciambellotti, Dirigente I.I.S.S. Carlo Livi; 19.09  Luca Long, Presidente Associazione Ramunion; 19.53  Filippo Maggia, curatore del progetto; 21.22  Magda Typiak; 29.40 Ai Teng; 47.24  Chiara De Maria; 1.09.07  Vittorio Iervese; 1.21.37  Teresa Serra Errante; 1.28.59  Luca Molinari

 

Sabato 23 novembre al Centro Pecci di Prato si è tenuta la tavola rotonda “La via della Cina – Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità,  2019” all’interno della quale sono stati presentati i lavori realizzati dai tre vincitori della seconda edizione del bando “La Via della Cina” organizzato da Dryphoto arte contemporanea, a cura di Filippo Maggia, rivolto ad artisti under 35 che operano in Toscana: Chiara De Maria / Andrea Palummo, Ai Teng e Magda Typiak. I giovani artisti sono stati invitati da Dryphoto a lavorare, durante una residenza di circa dieci giorni, nel quartiere del Macrolotto Zero di Prato, per produrre una documentazione che interpretasse la storia di questa parte della città, caratterizzata da un’alta concentrazione di popolazione di origine cinese, tanto da essere chiamata la Chinatown o China-street di Prato.

Il bando chiedeva di “costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l’elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile”.
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La Via della Cina 2019, tavola rotonda al Centro Pecci
Gli artisti che hanno vinto il bando, e hanno realizzato le campagne fotografiche e video all’interno del Macrolotto Zero, sono in realtà quattro, perché Chiara De Maria (Correggio RE – 1992) e Andrea Palummo  (Pisa – 1987) si sono presentati come duo e hanno realizzato un video in cui vengono evidenziati il caos e la tensione che gli artisti hanno percepito all’interno di questo quartiere. Chiara e Andrea si sono conosciuti al “Master di alta formazione sull’Immagine Contemporanea di Fondazione Fotografia Modena” e per questo progetto hanno deciso di dedicare la loro attenzione al 20% di residenti italiani rimasti nel quartiere, andando a raccogliere le loro impressioni sulla trasformazione di questa parte della città, testimonianze tutte dal tono piuttosto preoccupato e quasi senza speranza. Alla tensione delle riprese, e della parole dette dagli adulti si contrappongono i ritratti, accompagnati da un audio con le interviste, di cinque adolescenti di origine cinese. Sono cinque studenti del Liceo Livi, che hanno collaborato con gli artisti in questo progetto, “una generazione di adolescenti che si interroga sulla propria identità e si prepara a compiere una scelta: tutti loro fra un anno dovranno decidere se avere la cittadinanza italiana oppure cinese”.
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Andrea Palummo e Chiara De Maria, Double Face, ritratto di Davide, 2019
L’artista cinese Ai Teng (Shandong, Cina – 1989), educata dall’infanzia alla pittura tradizionale cinese, ha studiato e si è laureata al CAFA (Central Academy of Fine Arts) di Pechino, si è iscritta poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, città dove ha deciso di restare a vivere e lavorare. La sua residenza nel quartiere cinese di Prato per “La Via della Cina 2019” diventa per lei una sorta di vacanza, un modo per tornare alle sue origini e ritrovare suoni e ricordi della sua terra. Inizia così una performance che viene presentata attraverso una serie di trentacinque scatti dal titolo “Vacanze pratesi”. Qui Ai Teng si mischia con la popolazione locale e si fa fotografare mentre va dal parrucchiere, a fare la spesa, mentre si fa fare un massaggio tradizionale cinese o sale a bordo di un taxi (cinese). In diverse occasioni si sostituisce alle persone del quartiere facendosi fotografare nelle vesti di una pescivendola, di un’ortolana, di una commessa o riproducendo gesti visti fare agli abitanti del quartiere come quello di cullare un bambino in mezzo di strada indossando un tipico pigiama cinese.
Perlustrando il quartiere, Ai Teng ritrova i sapori della sua infanzia nei ristoranti e nelle botteghe ma trova anche la voce di una famosa cantante cinese in uno dei tanti karaoke frequentati dagli abitanti del Macrolotto Zero. La sua vacanza si conclude a bordo di una bicicletta, quando chiede a un signore di darle un passaggio fino a centro della città.
Ai Teng, Vacanze pratesi, 2019
Ai Teng, Vacanze pratesi, 2019
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Magda Typiak, nata nel 1991 in Polonia, si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Danzica (Master of Arts) e presso la Facoltà di Belle Arti di Torun; è venuta poi in Italia nel 2016 per studiare presso il Dipartimento di Film e Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Da un po’ di tempo vive e lavora a Firenze.
Interessata da sempre all’indagine dell’identità individuale e collettiva, ha lavorato sulla presenza e la visibilità degli esseri umani che vivono e si muovono nel quartiere del Macrolotto Zero, realizzando una serie fotografica e un video dal titolo “Figure Out”.
L’artista polacca ha presentato un progetto fotografico realizzato interamente in bianco e nero con una macchina analogica, andando così a creare un ulteriore filtro all’impossibilità di incrociare lo sguardo delle persone. Gli incontri sono avvenuti solo attraverso il mezzo fotografico, creando un gioco di assenze e apparizioni, puntando spesso l’obbiettivo su vetri, specchi e riflessi. Anche nel video, in cui i movimenti sono fluidi e quasi impercettibili, si avvertono presenze fugaci e una lontananza amplificata da un silenzio surreale, ottenuto togliendo volutamente l’audio al filmato.
Magda Typiak ha voluto giocare con il doppio senso della parola “Figure Out” che in inglese significa comprendere, capire, ma prendendo singolarmente i due termini possiamo riflettere su una sorta di “esclusione”, come se le figure e le sagome che appaiono nel suo lavoro fossero letteralmente e metaforicamente “tagliate fuori”, fino a sfuggire alla loro stessa comprensione.
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I relatori della tavola rotonda – Vittorio Iervese, sociologo, Università di Modena e Reggio Emilia, Direttore Festival dei Popoli; Luca Molinari, critico e storico dell’architettura, Università della Campania; Teresa Serra, storica dell’arte, moderati da Filippo Maggia, curatore del progetto – hanno parlato di identità e trasformazioni, ma anche di come certi progetti di arte possono diventare strumenti utili ed efficaci per lo studio dei cambiamenti storici, politici e architettonici delle città.

 Vittoria Ciolini introduce la tavola rotonda La Via della Cina al Centro Pecci

Dryphoto arte contemporanea si è dichiarata soddisfatta per la riuscita anche di questa seconda edizione e, insieme ad altri professionisti del mondo dell’arte, ha auspicato di poter produrre presto una mostra e una pubblicazione con tutti i progetti realizzati dagli artisti in questi due anni.

 Gli studenti del Liceo Livi alla tavola rotonda La Via della Cina con la loro piccola pubblicazione

È stata preziosa la collaborazione degli studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi – Angela Wang, Caterina Ye, Chiara Weng, Davide Mo e Kelly Hu – impegnati nel “Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento”, coordinati dalla professoressa Paola Puppo, che hanno accompagnato gli artisti per far loro conoscere il quartiere diventando assistenti, guide, mediatori culturali, traduttori, ma anche importanti punti di vista sul futuro di questa città.

 La Via della Cina 2019 è un progetto organizzato da Dryphoto arte contemporanea, Vittoria Ciolini, Serena Becagli, Andrea Abati; realizzato con il contributo di Regione Toscana nell’ambito di Toscanaincontemporanea2019 Giovanisì e Comune di Prato, Assessorato alla Cultura. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione con: Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana / Centro Pecci Prato; Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, Prato; CPIA 1 Prato; Ordine Architetti PPC della Provincia di Prato; Italia Nostra Prato; Circolo Culturale E. Curiel; Ramunion Italia; Comitato Via delle Segherie; Pratosfera.

Filippo Maggia, Simone Mangani e Stefano Pezzato

La tavola rotonda è stata aperta dai saluti istituzionali di Stefano Pezzato, Responsabile Collezioni e Archivi, Centro Pecci; Ilaria Bugetti, Consigliere della Regione Toscana; Simone Mangani, Assessore alla Cultura del Comune di Prato; Mariagrazia Ciambellotti, Dirigente I.I.S.S. Carlo Livi; Marzia De Marzi, Presidente Ordine degli Architetti P. P. e C. della Provincia di Prato; Luca Zhou Long, Presidente Associazione Ramunion.

Magda Typiak, Chiara De Maria e Ai Teng
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Andrea Abati, Torre del Sale, Piombino, 2007

Andrea Abati,Torre del Sale, Piombino, Livorno 2007

Le fotografie di Andrea Abati nella mostra collettiva Solastalgia al Mattatoio di Roma.

Il termine solastalgia coniato nel 2003 dal filosofo australiano Glenn Albrecht, è utilizzato con frequenza crescente in ambito medico per indicare il malessere fisico e psicologico causato negli individui dai cambiamenti ambientali.

Se la nostalgia si manifesta a seguito del distacco dell’individuo dal proprio ambiente e dai propri affetti, la solastalgia si verifica nel momento in cui gli individui assistono impotenti all’alterazione radicale e peggiorativa del proprio habitat. È una forma di straniamento e malinconia che si innesca quando il bisogno di sentirsi al posto giusto, a casa, è stato violato: in pratica, quando l’ambiente in cui si vive diventa estraneo o ostile.

Solastalgia è un evento al tempo stesso espositivo e informativo che si svolge attraverso: l’esposizione di opere di artisti contemporanei italiani e internazionali che esplorano il tema del disagio provocato dall’insostenibilità delle pratiche ambientali e sociali. Daranno forma visiva alla solastalgia: Andrea Abati, Michele Amoruso, Mario Cruz, Paolo Della Corte, David Ellingsen, Isabelle Hayeur, Claudia Pajewski, Laura Pugno, Alessandro Toscano; la condivisione di contributi di personalità accademiche (psicologi dell’ambiente, sociologi, antropologi, architetti) sull’attualità della relazione tra ambiente ed esseri umani, nonché di rappresentanti di istituzioni culturali e museali sull’individuazione e la pratica di modelli alternativi di sviluppo nel sistema dei beni culturali.

A cura degli studenti della IX edizione del Master in Management delle Risorse Artistiche e Culturali
promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM
realizzata in collaborazione con l’Instituto Camões e l’Ambasciata del Portogallo in Italia

andrea-abati-cavriglia-arezzo-2007

Andrea Abati, Cavriglia, Arezzo, 2007

 
Andrea Abati
da Atlante Italiano007 Rischio Paesaggio,
Energie in cielo,
Torre del Sale, Piombino, Livorno
2007
Stampa a getto d’inchiostro
Courtesy MAXXI_ Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo/ ARCHITETTURA, Collezioni di fotografia. Progetto “Atlante Italiano007”

Andrea Abati
da Atlante Italiano007 Rischio Paesaggio,
Energie in cielo,
Cavriglia, Arezzo
2007
Stampa a getto d’inchiostro
Courtesy MAXXI_ Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo/ ARCHITETTURA, Collezioni di fotografia. Progetto “Atlante Italiano007”

La via della Cina, campagna fotografica 2019

seconda edizione
Progetto a cura di Filippo Maggia

Tavola rotonda sabato 23 novembre 2019
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato
ore 16:00 – 19:30
La via della Cina – Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità,  2019

Presentazione dei progetti realizzati da
Chiara De Maria, Andrea Palummo, Ai Teng, Magda Typiak, vincitori di questa edizione

Relatori:
Vittorio Iervese, sociologo, Università di Modena e Reggio Emilia, Direttore Festival dei Popoli
Luca Molinari, critico e storico dell’architettura, Università della Campania
Teresa Serra Errante, storica dell’arte
modera Filippo Maggia, curatore del progetto

Organizzazione Dryphoto arte contemporanea
con il contributo di:
Regione Toscana nell’ambito di Toscanaincontemporanea2019 Giovanisì
Comune di Prato, Assessorato alla Cultura

in collaborazione con:
Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana / Centro Pecci Prato; Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, Prato; CPIA 1 Prato; Ordine Architetti PPC della Provincia di Prato; Italia Nostra, Prato; Circolo Culturale E. Curiel; Ramunion Italia; Comitato Via delle Segherie; Pratosfera

La Via della Cina, il bando rivolto ad artisti under 35 operanti in Toscana, giunge alla sua seconda edizione e prosegue il racconto sulle trasformazioni del quartiere del Macrolotto Zero di Prato.

Il Macrolotto Zero è una piccola area dove, all’interno di una struttura con costruzioni tipiche del modello pratese “Città fabbrica”, sono condensati un’ampia diversità di culture, ambienti socio-economici, interessi, necessità e primi segni dell’auspicato cambiamento in distretto creativo.

La maggior parte dei nuovi cittadini di origine cinese abita in questo quartiere e la massima concentrazione si ha in via Pistoiese denominata dalla comunità “via della Cina”, qui gli autoctoni residenti sono meno del 20%.

Il progetto “La via della Cina 2019” vuole realizzare una serie di campagne fotografiche (comprese opere video a corredo del lavoro fotografico) per produrre una documentazione che interpreti la storia di questa parte della città e questo fenomeno, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l’elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

Quest’anno gli artisti che hanno lavorato al progetto sono quattro: Andrea Palummo e Chiara De Maria (che presentano un lavoro a quattro mani), Ai Teng e Magda Typiak, scelti attraverso un bando che ha visto la partecipazione di molti artisti che operano sul territorio toscano.

Come lo scorso anno è stata preziosa la collaborazione degli studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi – Angela, Caterina, Chiara, Davide e Kelly – impegnati nel “Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento”, coordinati dalla professoressa Paola Puppo, che hanno accompagnato gli artisti  per far loro conoscere il quartiere  diventando assistenti, guide, mediatori culturali, traduttori.

Dryphoto arte contemporanea, dopo un’attività di quasi trent’anni nel centro storico di Prato, con una sede distaccata in quest’area ricca di stimoli, conflitti, contraddizioni, già dal 2002, si sposta definitivamente in via delle Segherie nel 2011. Sono stati molti in questi anni i progetti e le azioni volti a migliorare la qualità della vita in questa parte della città attraverso lo strumento che abitualmente Dryphoto usa: l’arte.

Se alcune edizioni di Spread in Prato (2002-2006) a cura di Pier Luigi Tazzi, avevano toccato anche il Macrolotto Zero introducendosi attivamente “nei luoghi della produzione e del consumo, mettendosi in diretta relazione non solo con l’abituale e abituato mondo dell’arte ma entrando in diretto contatto con la vita di tutti i giorni”, molti dei progetti attivati in seguito sono andati direttamente a lavorare sul quartiere.
Nel 2006, con macrolotto_zero, Andrea Abati aveva portato una serie di pratiche di ascolto, relazionali, conviviali, invitando artisti e operatori a lavorare tra via Cavour, via Filzi, via Colombo e via delle Segherie, le strade che circondano il suo studio.
Di fianco alla sede di Dryphoto nel 2013 con Giardino Melampo, Andrea Abati trasforma una piccola discarica abusiva in un giardino aperto a tutti, ancora oggi frequentato dagli abitanti di questa zona.
Gli interventi realizzati dalle edizioni di Piazza dell’Immaginario (2014-2016) a cura di Alba Braza, hanno formato negli anni un percorso di nuovi spazi e luoghi d’incontro, con opere di artisti come Andrea Abati, Francis Alÿs, Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Bianco Valente, Pantani-Surace, Bert Theis.

Nel 2018 con Filippo Maggia, Dryphoto ha pensato di iniziare questa serie di campagne fotografiche La via della Cina per inserirsi nel quartiere attraverso lo sguardo di giovani artisti e lasciare un segno d’incontro e d’interazione con una comunità, anche tramite la collaborazione e il dialogo con i residenti.

L’idea di Dryphoto e di Filippo Maggia è quella di restituire il progetto tramite una tavola rotonda durante la quale gli artisti presentano e raccontano il proprio lavoro, ed esperti di diverse materie riflettono sul cambiamento delle città, sui loro abitanti, sulla rappresentazione e la documentazione di eventi come l’immigrazione, la coesistenza e l’arte come possibile strumento di vita e di incontro.

Le opere realizzate vanno a costituire un archivio e sono raccolte in una pubblicazione, al momento consultabile solo in rete.

Sabato 12 ottobre nella sede di Dryphoto gli artisti vincitori della seconda edizione de La Via della Cina si sono incontrati con il curatore del progetto Filippo Maggia per una lettura dei portfolio e per gettare le linee guida del loro intervento da realizzare durante la residenza a nel quartiere del Macrolotto Zero.

La restituzione del progetto avverrà durante una tavola rotonda che si terrà al Centro Pecci di Prato il 23 novembre.

Ecco i nomi dei vincitori:

Andrea Palummo, Pisa 1987 e Chiara De Maria, Correggio (RE), 1992

Ai Teng, Shandong (Cina), 1989, vive a lavora a Firenze

Magdalena Typiak, Polonia, 1991, vive e lavora a Firenze

 

andreapalummo chiarademaria

Andrea Palummo, Pisa 1987 e Chiara De Maria, Correggio (RE), 1992 si conoscono nel 2016 durante il biennio al Master di alta formazione sull’Immagine Contemporanea di Fondazione Fotografia Modena.
Da marzo 2019 collaborano alla nascita di The Tuscan House of Photography, progetto, che nasce nel territorio toscano, Palaia (PI) e che aspira a diventare un luogo di aggregazione e scambio tra fotografi; un punto d’incontro e confronto per artisti emergenti e affermati.

La ricerca fotografica di Andrea volge il suo sguardo sulla relazione tra paesaggio urbano e l’essere umano con una particolare sensibilità alle dinamiche sociali che ne scaturiscono. La stessa attenzione per l’individuo rappresentante di una società e la connessione tra cultura e ambiente architettonico sono state le chiavi di ricerca del progetto video realizzato da Chiara De Maria durante i mesi di residenza a Bucarest nel 2018.

Entrambi convinti che entrando in connessione come persone e come fotografi con la storia di un individuo si possa arrivare a raccontare un cambiamento più ampio e metaforico di un fenomeno culturale.
La via della Cina 2 è la possibilità per loro di collaborare in una ricerca di interesse affine scegliendo di unire la street photography alla video arte con un comune approccio vicino al documentaristico.

aiteng

Ai Teng, nata in Shandong (Cina) nel 1989, educata dall’infanzia alla pittura tradizionale cinese studia, si laurea al CAFA (Central Academy of Fine Arts) di Pechino nell’anno scolastico 2011/2012.
Durante gli anni dell’accademia partecipa a importanti progetti d’arte pubblica in particolare nella città di Ordos. Il lavoro finale viene acquisito alla collezione del CAFA ed esposto a Londra nel 2013 nella mostra collettiva “Golden Square”.

Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2013/2014 e partecipa alla mostra “Start Point Segno contemporaneo” a Firenze 2013 riceve il premio Start Point 2013/2014 per una sua installazione partecipa alla mostra collettiva “giovani artisti cinesi in Italia” a Le Murate – Firenze nell’aprile 2016 con lavori video. Laureata nell’a.a. 2016/2017 con una tesi sull’incontro fra poesia, scrittura, segno e arte visiva nella pittura classica cinese e nell’arte contemporanea, vive e lavora a Firenze.

Magdalena Typiak nata nel1991 in Polonia, si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Danzica (Master of Arts) e presso la Facoltà di Belle Arti di Torun. Nel 2016, ha studiato presso il Dipartimento di Film e Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Le sue opere sono state esposte in mostre e festival in Polonia e ed altre città tra cui Atene, Vienna e l’Istituto di Cultura Polacca a Minsk (Bielorussia). Nel 2015 ha preso parte al Festival “Under Construction” di Varsavia e nel 2016 il suo video le è valso il premio principale in un festival internazionale di arte studentesca presso la Wozownia Art Gallery di Torun.

I film, le fotografie e le installazioni che crea sono creazioni post-percettive. Nei suoi pezzi minimalisti (delicate decostruzioni di spazi) pone domande sull’identità, sia la sua, sia quella collettiva.
Attualmente, vive e lavora a Firenze collaborando con Ela Białkowska del OKNOstudio, studio fotografico specializzato nella documentazione di arte contemporanea. Come vincitrice di una borsa di studio finanziata dal sindaco di Torun per l’anno 2019, sta lavorando alla pubblicazione del suo primo libro di fotografie chiamato “Presence”.

Bando di concorso

La via della Cina, campagna fotografica 2019
3 residenze per fotografi under 35
Progetto a cura di Filippo Maggia

La seconda edizione di La via della Cina lancia una nuova campagna fotografica che continua l’indagine all’interno del quartiere Macrolotto Zero.
Una piccola area dove, all’interno di una struttura con costruzioni tipiche del modello pratese “Città fabbrica”, sono condensati un’ampia diversità di culture, ambienti socio economici, interessi, necessità e primi segni dell’auspicato cambiamento in distretto creativo.
Prato è una città di 194.590 abitanti di cui 40.536 stranieri, dei quali  22.897 di origine cinese, più del doppio se si calcolano i non regolari.
La maggiore parte dei nuovi cittadini di origine cinese abita nella zona del Macrolotto Zero e la massima concentrazione si ha in via Pistoiese denominata dalla comunità via della Cina, nel quartiere gli autoctoni residenti sono meno del 20%.

Il bando lancia una campagna fotografica (potranno essere presentate anche opere video a corredo di opere fotografiche) che sarà realizzata da 3 artisti under 35 operanti in Toscana che lavoreranno in residenza per produrre una  documentazione che  interpreti la storia di questa parte della città e questo fenomeno, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra  paesaggio urbano e l’elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

La campagna si concluderà con un convegno e la proiezione del lavoro fatto dai fotografi per riflettere sulla fotografia come strumento di analisi e interpretazione di un territorio.

Obiettivi

–  Promuovere la creatività giovanile attraverso le residenze di quattro giovani artisti under 35
–  Interpretare/documentare il cuore di quella che viene definita come la Chinatown pratese attraverso una campagna fotografica.
–  Produrre un archivio del contemporaneo di uso pubblico.
–  Coinvolgere gli abitanti affinché il progetto sia condiviso.
–  Realizzare un convengo per riflettere sulla fotografia come strumento di analisi e
   interpretazione del territorio insieme a sociologi, urbanisti antropologi.
–  Rendere visibile il lavoro degli artisti attraverso una  proiezione durante il convengo e attraverso una pubblicazione digitale.

Destinatari
Fotografi italiani o stranieri under 35 che operano in Toscana.

Scadenze e tempistica      

Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre le ore 12 del 30 settembre 2019.
I nomi dei vincitori saranno resi pubblici entro il 5 ottobre  2019.
Il periodo di residenza è dal  20 al 30 ottobre  2019.
Entro il 5 novembre 2019 i vincitori dovranno presentare le loro opere compiute.
Il convegno si terrà intorno alla metà di novembre (la data verrà comunicata durante la residenza).

Modalità di partecipazione

a)  Entro non oltre le ore 12 del 30 settembre 2019 i candidati dovranno presentare i seguenti documenti e materiali:

            – modulo di partecipazione (scarica il PDF modulopartecipazione2019laviadellacina)compilato in tutte le sue parti;
            – curriculum vitae (con eventuale indicazione di link e web personali);
            – portfolio;
            – lettera motivazionale di partecipazione (max 4000 battute);
            – copia digitale documento d’identità valido;

b)  i documenti e materiali sopra elencati dovranno essere trasmessi via email in formato digitale (jpg o pdf) raggruppati in una unica cartella compressa in formato .zip che riporti il nome del candidato. Tale file .zip non dovrà superare i 5 (cinque) mb;

c)  i documenti e materiali dovranno essere inviati esclusivamente al seguente indirizzo
     info@dryphoto.it con oggetto “candidatura La via della Cina”;

d)  le candidature devono essere presentate esclusivamente in lingua italiana;

e)  non saranno prese in considerazione candidature e documenti trasmessi con modalità diverse da quelle indicate;

f)   la Segreteria invierà comunicazione alle candidature accettate;

g)  i vincitori hanno l’obbligo di partecipare alla presentazione dei lavori durante il convegno che si terrà intorno alla metà di novembre, la  data esatta sarà comunicata durante la residenza.

Commissione e indicatori di valutazione

a)  Una commissione formata dal curatore e da due rappresentanti dell’ente organizzatore, vaglierà le candidature e individuerà i vincitori.

b)  Il giudizio della commissione è inappellabile,

c)  La Commissione opererà sulla base delle finalità fondanti del Concorso e individuerà i vincitori secondo i seguenti INDICATORI DI VALUTAZIONE:

     – Lettera motivazionale
     – Curriculum artistico
     – Portfolio

Premi e modalità di erogazione

Ciascun vincitore riceverà un premio complessivo di € 1.500,00 (millecinquecento) lordi per la copertura forfettaria di tutti i costi relativi alla residenza (viaggio, vitto, alloggio, trasporti locali, accessi, ecc) e alla produzione del lavoro.
I premi saranno erogati ad ogni vincitore con due diversi pagamenti mediante bonifico bancario.
Il primo bonifico sarà effettuato all’inizio della residenza, il secondo  alla consegna del lavoro e dietro presentazione di una relazione.

Diritti e Utilizzo delle Opere

a) I vincitori cederanno il diritto d’uso delle opere prodotte e metteranno a disposizione degli organizzatori, a titolo gratuito, i file digitali delle opere, in alta risoluzione e liberi da diritti per pubblicazioni editoriali, divulgazione on-line, materiali illustrativi e promozionali;

b) la proprietà intellettuale e il copyright delle opere realizzate spettano ai fotografi vincitori, fatto salvo quanto indicato nel presente articolo;

c) le opere prodotte per questo progetto potranno essere utilizzate dall’autore, o cedute a terzi dall’autore, solo con l’impegno di citare per l’utilizzazione la didascalia: Courtesy La via della Cina, Dryphoto arte contemporanea, Prato

d) gli organizzatori si riservano il diritto di riprodurre, presentare e pubblicare integralmente o in parte le immagini delle opere, senza alcun onere ulteriore, per tutti gli scopi ad uso non commerciale. I suddetti utilizzi saranno a discrezione degli organizzatori e il vincitore non potrà esigere alcun compenso o avanzare qualsiasi altra pretesa;

e) i vincitori avranno diritto garantito alla citazione del proprio nome quali autori dell’opera in occasione di tutte le forme di utilizzo;

f) gli organizzatori garantiscono ai vincitori di rispettare l’autorialità delle opere consegnate e di non effettuare interventi che ne alterino la natura;

g) gli organizzatori si riservano il diritto di insindacabilità sulle scelte curatoriali per la proiezione delle opere dei vincitori del Concorso;

h) gli organizzatori declinano qualsiasi responsabilità sull’utilizzo, da parte del vincitore,

di opere realizzate da terzi coperte da copyright o altri diritti, senza l’autorizzazione dell’autore originario.

Regole Generali

a) La partecipazione al Concorso implica automaticamente l’incondizionata accettazione, da parte dei candidati, di tutte le condizioni, procedure e criteri stabiliti dal presente Bando;

b) tutte le candidature incomplete o che non rispettino le condizioni e indicazioni del presente Bando sono escluse dal Concorso;

c) la partecipazione al Concorso è gratuita e non prevede costi di iscrizione;

d) la copia dei documenti di identità dei candidati vale come autocertificazione della titolarità e veridicità di quanto inviato;

e) gli organizzatori non si assumono responsabilità per materiali e/o documenti spediti e non pervenuti né per qualsiasi problema o circostanza che possa inibire lo svolgimento o la partecipazione al Concorso, compresi eventuali problemi tecnici e/o tecnologici;

f) gli organizzatori si riservano il diritto insindacabile di prorogare la scadenza del Concorso o di riaprirlo, ovvero di revocare il Concorso già bandito;

g) gli organizzatori si riservano il diritto di decidere su questioni non previste dal presente Bando.

h) la traduzione del presente Bando in una qualsiasi lingua ha solamente valore informativo, in caso di controversia farà fede il testo in italiano.

i) non verranno fornite valutazioni preventive sull’ammissibilità delle candidature o sull’esito della selezione.

 
Privacy              
a) Con l’iscrizione al Concorso, ai sensi della Legge 196/2003 e ss.mm.ii., i candidati autorizzano gli organizzatori al trattamento anche informatico dei dati personali e all’utilizzo degli stessi per tutti gli usi connessi al Concorso.
b) Tali dati possono essere comunicati unicamente alle Amministrazioni pubbliche o persone giuridiche direttamente interessate alla selezione dei progetti vincitori.
c) La comunicazione dei dati personali è obbligatoria per la partecipazione al Concorso.
d) Ai candidati interessati sono riconosciuti i diritti di cui all’art. 7 del D.Lgs. 196/2003.

Scarica l’allegato il bando_laviadellacina_2019 e il modulopartecipazione2019laviadellacina_

Per informazioni:
Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33a, 59100 Prato
tel. +39 0574603186 – +39 3472297801  info@dryphoto.it
Organizzazione
Dryphoto arte contemporanea
con il contributo di
Regione Toscana Toscanaincontemporanea2019 Giovanisì

in collaborazione con
Comune di Prato, Assessorato alla Cultura
Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana / Centro Pecci Prato
Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, Prato
CPIA 1 Prato
Ordine Architetti  PPC della Provincia di Prato
Italia Nostra, Prato
Circolo Culturale E. Curiel
Ramunion Italia
Comitato Via delle Segherie Libera
Pratosfera

“Passaggi” Ispirata al tema della memoria e del mutamento, intende mettere a confronto e far dialogare fra loro la straordinaria forza dell’architettura del rifugio “Vittorio Putti”, con la scultura, la fotografia e l’immagine video. La mostra è ideata da Paolo Quartapelle insieme alla  curatrice Elisabetta Graceffa (“Il Campone”).

Il rifugio “Vittorio Putti”, posto accanto al seminario Arcivescovile di Bologna, nei pressi dell’Ospedale Rizzoli e del complesso di San Michele in Bosco, è singolarmente ed intrinsecamente incoerente in quanto luogo sotterraneo  posto sulla collina più alta di Bologna.  Il rifugio è formato da due lunghe gallerie  che si snodano dopo un breve tunnel che si avvia dall’ingresso principale.
In questo punto di incontro e di separazione sono  collocate due opere di grande formato di Andrea Abati e di Guy Lydster poste organicamente in rapporto fra loro.

Nel tunnel che si snoda a sinistra, lungo le pareti si trovano le fotografie di Andrea Abati della serie “I luoghi del mutamento”, ispirate alla demolizione di fabbricati industriali, e della serie “La forza della natura”, delicato lavoro sulla vegetazione dei luoghi colpiti dal terremoto. Lungo questo tunnel, si aprono due ambienti, un’infermeria ed una sala operatoria, che tradiscono la storia del luogo, e dove si trovano rispettivamente tre piccole opere dei tre autori e altre foto di un recente lavoro dell’Abati sulla demolizione di un edificio destinato ad ospedale.

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In fondo al tunnel, nel luogo più recondito e profondo del rifugio, viene proiettato il video di Paolo Quartapelle, che intende così segnare con un suo contributo site specific, intimo e personale.

Nel ripercorrere a ritroso la memoria e il tunnel si torna all’indotto che conduce al secondo tunnel. Lì sono collocati i disegni di grande dimensione sul tema dell’acqua dello scultore Guy Lydster, che ci accompagneranno verso due ambienti di straordinaria bellezza posti in fondo al tunnel, prima dell’uscita.
A sinistra, la cava di arenaria risalente almeno al 1700, ove sono collocate direttamente sulla terra, un gruppo di opere scultoree di Guy Lydster in creta raku bianca.

A destra un grottesco settecentesco, ove le pareti e la volta sono costellati di blocchi sporgenti di arenaria. In questo suggestivo ambiente sono collocate due importanti sculture di Guy Lydster, “Il Fiume”, in pietra serena, e un “Headscape” mai precedentemente esposta, in creta marrone.

Arricchiscono il progetto espositivo due conversazioni, un talk di Alba Braza e Vittoria Ciolini che presentando il progetto Piazza dell’Immaginario illustreranno una specifica modalità di lavoro che in questo caso ha visto la messa in moto, attraverso lo strumento dell’arte, di uno sviluppo partecipativo di pianificazione che ha permesso ai residenti di co-determinare il design della città e uno condotto da Walter Guadagnini che chiamerà gli artisti a illustrare il proprio lavoro e discuterne insieme al pubblico.

Passaggi
artisti Andrea Abati, Paolo Quartapelle, Guy Lydster
progetto  Elisabetta Graceffa e Paolo Quartapelle
testo critico  Milena Naldi
sede:  Bologna Rifugio Antiaereo 1942 Vittorio Putti, presso Seminario Arcivescovile, Villa Revedìn, piazzale Bacchelli 4, Bologna

inaugurazione  5 luglio ore 18:00
date 6 luglio / 6 settembre
orari luglio aperto da giovedì a domenica ore 17/21
(agosto chiuso; apertura straordinaria  solo giorni 14 e 15)

       11 luglio ore 18 Piazza dell’Immaginario talk con Alba Braza e Vittoria Ciolini
       19 luglio ore 18 talk con gli artisti, conduce Walter Guadagnini

 

foto: Andrea Abati, Sarajevo, #1, 2018
dalla serie La guerra è anche un modo d’imporre un’altra lettura delle sensazioni, un’azione sull’immaginazione altrui?
stampa digitale Lambda su carta Archive Crystal, dibond

 

L’evento – forum – performance di Ginny Sykes di sabato 8 giugno a Dryphoto, è un’occasione unica per i partecipanti per discutere con l’artista non solo il suo progetto, ma le intersezioni significative tra genere e arte contemporanea, alla presenza e con la partecipazione di rappresentati storiche di movimenti politici e artistici attualissimi in Italia e altrove: la regista Nadia Pizzuti; Rita Biancalani, responsabile Spazio Donna Toscana; Loredana Dragoni, Centro Antiviolenza La Nara e Cooperativa Alice.
La residenza artistica di Sykes si articola tra un periodo in collaborazione con Dryphoto e un periodo a Conzano, (sede della residenza artistica Artegiro dal 2013), dove svilupperà un nuovo stadio del percorso iniziato dall’artista già anni fa, dopo l’incontro con il teatro delle Nemesiache di Napoli.

Il ricco e complesso lavoro di Teresa Mangiacapre, fondatrice del gruppo delle Nemesiache, e la collaborazione di Sykes con lei, non si sono arrestati dopo la prematura scomparsa di Mangiacapre nel 2018. Il suo lavoro incompiuto, “Io sono un intero”, ispira Sykes a continuare un’investigazione che trova nel corpo, nei cambiamenti fisiologici e interiori, pieghe e finestre per micro performances, documentazioni e occasioni per espressioni artistiche che vedono in questo evento a Dryphoto un momento significativo.

Il desiderio di Ginny durante la sua residenza di interagire con le comunità locali, a Conzano e a Prato, e di rappresentare varie performances, offrirà tra l’altro l’occasione per una documentazione fotografica e filmata che integrerà materiali realizzati dall’artista da usare per una nuova azione.

Ginny Sykes, fortemente interessata in istanze di identità e femminilità a livelli artistico, concettuale, teorico e politico, punterà durante la residenza a realizzare anche una serie di opere e testi. Tra questi un corpus di disegni e stampe, una documentazione foto e video di azioni micro-performative, lo sviluppo di riflessioni scritte in risposta a “Io sono un intero”, l’ultimo progetto di Teresa Mangiacapre. Il progetto stesso, il senso e le ripercussioni del suo sviluppo, nozioni di eredità politica e culturale, responsabilità e trasmissione di una collaborazione femminista attraverso il corpo stesso del partner performativo che è sopravvissuto alla perdita dell’altro, sarà oggetto di tale scrittura.

Ginny Sykes. Collaborations beyond the veil
2019 artegiro – artist residency
a cura di Renata Summo – O’Connell
8 giugno 2019
Dryphoto arte contemporanea

18.30
Presentazione del progetto di ricerca di Ginny Sykes
Proiezione del docufilm “Lina Mangiacapre Artista del femminismo” di Nadia Pizzuti, introdotta dalla regista

Discussione aperta con il pubblico con la partecipazione di:
Nadia Pizzuti, regista; Rita Biancalani, Spazio Donna in Toscana; Loredana Dragoni, Centro Antiviolenza La Nara / Cooperativa Alice

20.30 – 21.30
Performance di Ginny Sykes nel Giardino Melampo (adiacente allo spazio galleria)

Per maggiori informazioni sulla residenza, sugli eventi, sull’artista e gli enti coinvolti, si prega di consultare
www.artegiro.com
www.cocoaproject.org
www.ginnysykes.com

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 Città Come Cultura. Processi di sviluppo, Edizioni MAXXI, 2019 (MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo) una mappatura di esperienze e progetti culturali per il territorio in cui si parla anche di Dryphoto. La pubblicazione contiene un intervento di Vittoria Ciolini dal titolo “Piazza dell’Immaginario / MLZ. Una modalità di lavoro” in cui si racconta il contesto nel quale è nata “Piazza dell’Immaginario”, progetto a cura di Alba Braza Boils, e delle azioni scaturite intorno a questa esperienza.

 

 

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Presentazione del libro di Silvia Petronici A piedi nudi ballano i santi. La relazione artista-curatore nelle pratiche artistiche site specific. Arte pubblica e progetti socialmente impegnati, Oligo Editore.

alla presenza dell’autrice

Introducono Vittoria Ciolini e Andrea Abati di Dryphoto arte contemporanea
modera Serena Becagli

venerdì 5 aprile ore 18
Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33a, Prato
info@dryphoto.it
www.dryphoto.it
oligoeditore.it

“A piedi nudi ballano i santi” è un saggio con molti elementi provenienti dalla formazione filosofica e dall’esperienza professionale come curatore indipendente della sua autrice. Da essa si deduce il valore fondamentale del rapporto tra artista e curatore, al centro di un processo da cui deriva il valore stesso dell’opera, la sua efficacia relazionale e le sue potenzialità conoscitive. La relazione artista-curatore sintetizza la relazione dell’artista con il mondo e consente ad entrambi di ottenere una posizione privilegiata per osservare un’altra relazione, quella dell’opera con i suoi referenti, i luoghi e le comunità cui si rivolge e che include nella definizione della sua stessa forma. I santi sono prima di tutto gli artisti. Ma i santi sono anche tutti coloro che sanno danzare a piedi nudi, operare senza troppi filtri, oltre la stupefacente fede nel valore dell’arte. Riconoscere il valore sociale dell’arte, la funzione degli artisti e il ruolo del curatore nel processo che la pratica artistica comporta sono obiettivi lontani dall’essere raggiunti. Il libro si pone come una generale riflessione su tutto questo con un approccio socially engaged alla produzione di arte (e di cultura in generale) utile a tutti coloro che guardano all’arte come fenomeno sociale in grado di esprimere e chiarire, orientare, indurre e illuminare il cambiamento.

SILVIA PETRONICI (1975) è nata a Firenze e vive e lavora a Marostica (VI). 
Dottoressa in Filosofia, ha dedicato la sua intera attività da curatore indipendente di arte contemporanea alla ricerca sulle pratiche artistiche site and audience specific, l’arte pubblica e le pratiche di partecipazione socially engaged. Ha curato mostre e progetti culturali presso enti pubblici, musei e gallerie private svolgendo parallelamente un’attività didattica e formativa con artisti e curatori all’interno di seminari, conferenze e percorsi residenziali di sperimentazione e studio della pratica e dei linguaggi artistici contemporanei in un’ottica situata e comunitaria. A PIEDI NUDI BALLANO I SANTI. La relazione artista curatore nelle pratiche artistiche site specific. Arte pubblica e progetti socialmente impegnati, edito da Oligo Editore è il suo ultimo saggio, sintesi di tutta questa esperienza e manuale teorico-pratico che disciplina questo specifico approccio alla pratica artistica e curatoriale.

Immagine dalla copertina del libro:
Panem Et Circenses, Let’s Rain, azione collettiva, Marzabotto (BO), Ca’ Inua, 12 novembre 2017. (Foto di Stefano Maniero)

 

In occasione della mostra ET FIAT LUX a cura di Špela Zidar, presso SACI Gallery, Firenze fino al 3 aprile, l’artista Špela Volčič presenta il proprio lavoro a Dryphoto arte contemporanea; un incontro per illustrarne la poetica e le modalità di realizzazione.

Dryphoto arte contemporanea, sabato 9 marzo ore 18.

La ricerca di Volčič si concentra sulla tensione tra realtà e finzione, visibile e invisibile, vero e falso. Formatasi come fotografa, la sua ricerca si sviluppa fino a includere diversi media, che vanno dal video all’oggetto, disegni, sculture e installazioni. Volčič spesso indaga la pratica scultorea nella sua forma installativa, trasformando i materiali attraverso gli atti di piegatura (fiori) e cottura (pane). In questi processi, la fotografia diventa uno strumento e il lavoro finale. 
Le immagini del progetto Et Fiat Lux presentano simulacri, perfette imitazioni di fiori veri. Il progetto prevede la produzione di ikebane di fiori finti. Le composizioni meticolose riecheggiano anche l’estetica delle nature morte barocche olandesi del seicento, producendo un’immagine inizialmente familiare per lo spettatore, che in realtà deriva da una configurazione trans-storica e transculturale costruita con cura. 
La prima parte del progetto (Et at Lux) è composta da 9 fotografie ispirate a nature morte barocche. La seconda parte del progetto (Untitled, Tesla) è un’installazione e rappresenta il processo di creazione di ikebane nello studio dell’artista, lo svelamento del processo artistico. La terza parte (After Et Fiat Lux) è una serie fotografica che include le foto fatte con il film di tungsteno, qui le ikebane sono composte solo da cespugli vegetali (senza fiori) e sono animate dai bagliori di luce di colori diversi, creando così l’illusione dei fiori. 
Il soggetto e il risultato del lavoro si basano sull’ambiguità: i bouquet a prima vista sembrano composti da veri fiori freschi, e solo avvicinandosi è possibile notare che sono falsi. La luce diventa la fonte d’azione nell’opera di Volčič: in grado di svelare l’inganno di un archetipo di bellezza costruito con dei materiali plastici, o di far apparire l’immagine dove in realtà non esiste. 

BIO
Špela Volčič (Postojna, 1984) è un’artista visiva che vive e lavora in Slovenia e in Italia. Dopo aver studiato fotografia a Lubiana, nel 2004 si è trasferita a Milano dove ha conseguito il Diploma in Tecniche e Lingue del Progetto fotografico contemporaneo presso il CFP Riccardo Bauer. Nel 2011 ha vinto una borsa di studio assegnata dal Ministero della Cultura in Slovenia che le ha permesso di continuare i suoi studi presso l’Università IUAV di Venezia, dove si è laureata in Arti Visive nel 2013. Dopo aver completato gli studi, è stata un anno in residenza a Venezia presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, e in seguito è stata selezionata per una residenza presso VIR – Viafarini DOCVA a Milano, Italia. Dal 2016 è ufficialmente registrata come freelance in campo di cultura assegnato dal Ministero della Cultura della Repubblica di Slovenia.

 

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Mercoledì  23 gennaio 2019 Andrea Abati è il protagonista del secondo incontro aperto al pubblico dedicato alla fotografia e ospitato dal Centro Pecci nell’ambito del progetto Caleidoscopio. Sguardi cangianti.

Abati si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta. Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale della città attraverso un uso della fotografia come strumento di conoscenza e di relazione tra il sé e il mondo. Per l’artista abbandonare il concetto di opera e pensare di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica, può in certi momenti diventare prioritario. Dal 2008 si occupa anche di video.

23 gennaio 2019 ore 18.30 – Centro per l’arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

“Conosco Andrea Abati da parecchio tempo, da quando mi propose di inaugurare con le mie fotografie, lo spazio culturale che curava a Prato assieme ad amici. Qualche volta ci incontriamo a qualche mostra o convegno, ad incontri sulla fotografia, scambiamo parole e idee sui problemi di quella italiana, parliamo di tante altre cose poi per lunghi periodi la distanza e il silenzio tornano a dividerci. Ogni tanto ricevo notizie della sua attività di promotore, ricevo i suoi cataloghi. Purtuttavia credo ad Andrea mi leghi sottilmente qualcosa di più profondo e sentito. Abati mi sembra una delle poche figure in Italia non ossessionata dalla fotografia come manufatto fine a se stesso; entrambi forse abbiamo di questa delle considerazioni comuni, forse entrambi cerchiamo nella fotografia una problematica meno restrittiva di come viene affrontata correntemente; forse l’idea di poter assieme ad altri non svendere capacità e potenzialità nel grande circo della professione, nel consumare ogni energia e ogni sguardo in direzioni sempre più fumose e imprecise; o forse semplicemente il desiderio di fare qualcosa per la fotografia.”

Luigi Ghirri, testo di introduzione per il catalogo della mostra Attraverso i Villaggi, Fotografie di Andrea Abati, Palazzo della Provincia, Firenze, 1988

Andrea Abati, Prato, Viale Galilei, 1990, Collezione del Centro Pecci

 

 

 

La via della Cina – Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità

Tavola rotonda e presentazione dei risultati della campagna fotografica “La via della Cina”
sabato 17 novembre ore 15.30 Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
saluti dei rappresentanti delle istituzioni Irene Sanesi, Presidente Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, Centro Pecci
Alessandro Compagnino, Direzione Cultura e Ricerca Regione Toscana
Simone Mangani, assessore alla cultura del Comune di Prato
Tiziano Pierucci, Dirigente Scolastico Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, Prato
Presentazione dei risultati della campagna fotografica “La via della Cina”
progetto a cura di Filippo Maggia
con i lavori di Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci, Jacopo Valentini
relatori
Vittorio Iervese, sociologo, Università di Modena e Reggio Emilia
Giorgio Pizziolo, architetto e urbanista
Michele Smargiassi, giornalista curatore del Blog Fotocrazia.it – Repubblica.it
Gli artisti sono stati accompagnati da Adriano, Angela, Chicraiven, Giulia, Filippo, Flavia, Rossana, Silvia e Stella, nove studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi che hanno collaborato al progetto, coordinati dalla professoressa Paola Puppo, come guide e mediatori culturali all’interno del programma di alternanza scuola-lavoro.
Progetto realizzato con il contributo di
Regione Toscana nell’ambito di ToscanaIncontemporanea2018 GiovaniSì
Comune di Prato – Assessorato alla Cultura
in collaborazione con Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi di Prato.
Organizzazione Dryphoto arte contemporanea, Vittoria Ciolini, Serena Becagli, Andrea Abati

Martedì otto gennaio 2019 siamo stai invitati al MACRO, Museo d’arte contemporanea Roma per raccontare La via della Cina, il progetto a cura di Filippo Maggia organizzato da Dryphoto arte contemporanea nella “chinatown” pratese che ha prodotto la campagna fotografica presentata a novembre al Centro Pecci di Prato. Al MACRO Abbiamo parlato brevemente dei progetti organizzati negli anni da Dryphoto a Prato e nel quartiere del Macrolotto Zero, a seguire i fotografi Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci e Jacopo Velentini hanno presentato i loro lavori raccontando le loro idee e la loro esperienza in questo quartiere in continua mutazione.

Grazie a tutti i presenti, al MACRO per l’invito, alla Regione Toscana e al Comune di Prato – Assessorato alla Cultura  per aver sostenuto il progetto che ha visto la collaborazione del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi.

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Comunicato stampa dell’evento in PDF: laviadellacina_macro