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Presentazione del libro di Silvia Petronici A piedi nudi ballano i santi. La relazione artista-curatore nelle pratiche artistiche site specific. Arte pubblica e progetti socialmente impegnati, Oligo Editore.

alla presenza dell’autrice

Introducono Vittoria Ciolini e Andrea Abati di Dryphoto arte contemporanea
modera Serena Becagli

venerdì 5 aprile ore 18
Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33a, Prato
info@dryphoto.it
www.dryphoto.it
oligoeditore.it

“A piedi nudi ballano i santi” è un saggio con molti elementi provenienti dalla formazione filosofica e dall’esperienza professionale come curatore indipendente della sua autrice. Da essa si deduce il valore fondamentale del rapporto tra artista e curatore, al centro di un processo da cui deriva il valore stesso dell’opera, la sua efficacia relazionale e le sue potenzialità conoscitive. La relazione artista-curatore sintetizza la relazione dell’artista con il mondo e consente ad entrambi di ottenere una posizione privilegiata per osservare un’altra relazione, quella dell’opera con i suoi referenti, i luoghi e le comunità cui si rivolge e che include nella definizione della sua stessa forma. I santi sono prima di tutto gli artisti. Ma i santi sono anche tutti coloro che sanno danzare a piedi nudi, operare senza troppi filtri, oltre la stupefacente fede nel valore dell’arte. Riconoscere il valore sociale dell’arte, la funzione degli artisti e il ruolo del curatore nel processo che la pratica artistica comporta sono obiettivi lontani dall’essere raggiunti. Il libro si pone come una generale riflessione su tutto questo con un approccio socially engaged alla produzione di arte (e di cultura in generale) utile a tutti coloro che guardano all’arte come fenomeno sociale in grado di esprimere e chiarire, orientare, indurre e illuminare il cambiamento.

SILVIA PETRONICI (1975) è nata a Firenze e vive e lavora a Marostica (VI). 
Dottoressa in Filosofia, ha dedicato la sua intera attività da curatore indipendente di arte contemporanea alla ricerca sulle pratiche artistiche site and audience specific, l’arte pubblica e le pratiche di partecipazione socially engaged. Ha curato mostre e progetti culturali presso enti pubblici, musei e gallerie private svolgendo parallelamente un’attività didattica e formativa con artisti e curatori all’interno di seminari, conferenze e percorsi residenziali di sperimentazione e studio della pratica e dei linguaggi artistici contemporanei in un’ottica situata e comunitaria. A PIEDI NUDI BALLANO I SANTI. La relazione artista curatore nelle pratiche artistiche site specific. Arte pubblica e progetti socialmente impegnati, edito da Oligo Editore è il suo ultimo saggio, sintesi di tutta questa esperienza e manuale teorico-pratico che disciplina questo specifico approccio alla pratica artistica e curatoriale.

Immagine dalla copertina del libro:
Panem Et Circenses, Let’s Rain, azione collettiva, Marzabotto (BO), Ca’ Inua, 12 novembre 2017. (Foto di Stefano Maniero)

 

In occasione della mostra ET FIAT LUX a cura di Špela Zidar, presso SACI Gallery, Firenze fino al 3 aprile, l’artista Špela Volčič presenta il proprio lavoro a Dryphoto arte contemporanea; un incontro per illustrarne la poetica e le modalità di realizzazione.

Dryphoto arte contemporanea, sabato 9 marzo ore 18.

La ricerca di Volčič si concentra sulla tensione tra realtà e finzione, visibile e invisibile, vero e falso. Formatasi come fotografa, la sua ricerca si sviluppa fino a includere diversi media, che vanno dal video all’oggetto, disegni, sculture e installazioni. Volčič spesso indaga la pratica scultorea nella sua forma installativa, trasformando i materiali attraverso gli atti di piegatura (fiori) e cottura (pane). In questi processi, la fotografia diventa uno strumento e il lavoro finale. 
Le immagini del progetto Et Fiat Lux presentano simulacri, perfette imitazioni di fiori veri. Il progetto prevede la produzione di ikebane di fiori finti. Le composizioni meticolose riecheggiano anche l’estetica delle nature morte barocche olandesi del seicento, producendo un’immagine inizialmente familiare per lo spettatore, che in realtà deriva da una configurazione trans-storica e transculturale costruita con cura. 
La prima parte del progetto (Et at Lux) è composta da 9 fotografie ispirate a nature morte barocche. La seconda parte del progetto (Untitled, Tesla) è un’installazione e rappresenta il processo di creazione di ikebane nello studio dell’artista, lo svelamento del processo artistico. La terza parte (After Et Fiat Lux) è una serie fotografica che include le foto fatte con il film di tungsteno, qui le ikebane sono composte solo da cespugli vegetali (senza fiori) e sono animate dai bagliori di luce di colori diversi, creando così l’illusione dei fiori. 
Il soggetto e il risultato del lavoro si basano sull’ambiguità: i bouquet a prima vista sembrano composti da veri fiori freschi, e solo avvicinandosi è possibile notare che sono falsi. La luce diventa la fonte d’azione nell’opera di Volčič: in grado di svelare l’inganno di un archetipo di bellezza costruito con dei materiali plastici, o di far apparire l’immagine dove in realtà non esiste. 

BIO
Špela Volčič (Postojna, 1984) è un’artista visiva che vive e lavora in Slovenia e in Italia. Dopo aver studiato fotografia a Lubiana, nel 2004 si è trasferita a Milano dove ha conseguito il Diploma in Tecniche e Lingue del Progetto fotografico contemporaneo presso il CFP Riccardo Bauer. Nel 2011 ha vinto una borsa di studio assegnata dal Ministero della Cultura in Slovenia che le ha permesso di continuare i suoi studi presso l’Università IUAV di Venezia, dove si è laureata in Arti Visive nel 2013. Dopo aver completato gli studi, è stata un anno in residenza a Venezia presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, e in seguito è stata selezionata per una residenza presso VIR – Viafarini DOCVA a Milano, Italia. Dal 2016 è ufficialmente registrata come freelance in campo di cultura assegnato dal Ministero della Cultura della Repubblica di Slovenia.

 

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Mercoledì  23 gennaio 2019 Andrea Abati è il protagonista del secondo incontro aperto al pubblico dedicato alla fotografia e ospitato dal Centro Pecci nell’ambito del progetto Caleidoscopio. Sguardi cangianti.

Abati si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta. Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale della città attraverso un uso della fotografia come strumento di conoscenza e di relazione tra il sé e il mondo. Per l’artista abbandonare il concetto di opera e pensare di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica, può in certi momenti diventare prioritario. Dal 2008 si occupa anche di video.

23 gennaio 2019 ore 18.30 – Centro per l’arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

“Conosco Andrea Abati da parecchio tempo, da quando mi propose di inaugurare con le mie fotografie, lo spazio culturale che curava a Prato assieme ad amici. Qualche volta ci incontriamo a qualche mostra o convegno, ad incontri sulla fotografia, scambiamo parole e idee sui problemi di quella italiana, parliamo di tante altre cose poi per lunghi periodi la distanza e il silenzio tornano a dividerci. Ogni tanto ricevo notizie della sua attività di promotore, ricevo i suoi cataloghi. Purtuttavia credo ad Andrea mi leghi sottilmente qualcosa di più profondo e sentito. Abati mi sembra una delle poche figure in Italia non ossessionata dalla fotografia come manufatto fine a se stesso; entrambi forse abbiamo di questa delle considerazioni comuni, forse entrambi cerchiamo nella fotografia una problematica meno restrittiva di come viene affrontata correntemente; forse l’idea di poter assieme ad altri non svendere capacità e potenzialità nel grande circo della professione, nel consumare ogni energia e ogni sguardo in direzioni sempre più fumose e imprecise; o forse semplicemente il desiderio di fare qualcosa per la fotografia.”

Luigi Ghirri, testo di introduzione per il catalogo della mostra Attraverso i Villaggi, Fotografie di Andrea Abati, Palazzo della Provincia, Firenze, 1988

Andrea Abati, Prato, Viale Galilei, 1990, Collezione del Centro Pecci

 

 

 

La via della Cina – Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità

Tavola rotonda e presentazione dei risultati della campagna fotografica “La via della Cina”
sabato 17 novembre ore 15.30 Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
saluti dei rappresentanti delle istituzioni Irene Sanesi, Presidente Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, Centro Pecci
Alessandro Compagnino, Direzione Cultura e Ricerca Regione Toscana
Simone Mangani, assessore alla cultura del Comune di Prato
Tiziano Pierucci, Dirigente Scolastico Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, Prato
Presentazione dei risultati della campagna fotografica “La via della Cina”
progetto a cura di Filippo Maggia
con i lavori di Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci, Jacopo Valentini
relatori
Vittorio Iervese, sociologo, Università di Modena e Reggio Emilia
Giorgio Pizziolo, architetto e urbanista
Michele Smargiassi, giornalista curatore del Blog Fotocrazia.it – Repubblica.it
Gli artisti sono stati accompagnati da Adriano, Angela, Chicraiven, Giulia, Filippo, Flavia, Rossana, Silvia e Stella, nove studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi che hanno collaborato al progetto, coordinati dalla professoressa Paola Puppo, come guide e mediatori culturali all’interno del programma di alternanza scuola-lavoro.
Progetto realizzato con il contributo di
Regione Toscana nell’ambito di ToscanaIncontemporanea2018 GiovaniSì
Comune di Prato – Assessorato alla Cultura
in collaborazione con Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi di Prato.
Organizzazione Dryphoto arte contemporanea, Vittoria Ciolini, Serena Becagli, Andrea Abati

Martedì otto gennaio 2019 siamo stai invitati al MACRO, Museo d’arte contemporanea Roma per raccontare La via della Cina, il progetto a cura di Filippo Maggia organizzato da Dryphoto arte contemporanea nella “chinatown” pratese che ha prodotto la campagna fotografica presentata a novembre al Centro Pecci di Prato. Al MACRO Abbiamo parlato brevemente dei progetti organizzati negli anni da Dryphoto a Prato e nel quartiere del Macrolotto Zero, a seguire i fotografi Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci e Jacopo Velentini hanno presentato i loro lavori raccontando le loro idee e la loro esperienza in questo quartiere in continua mutazione.

Grazie a tutti i presenti, al MACRO per l’invito, alla Regione Toscana e al Comune di Prato – Assessorato alla Cultura  per aver sostenuto il progetto che ha visto la collaborazione del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi.

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Comunicato stampa dell’evento in PDF: laviadellacina_macro

 

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La versione digitale del catalogo La Via della Cina è consultabile sul profilo ISSUU di Dryphoto

Dopo quasi trent’anni di attività nel centro storico della città nel 2011 Dryphoto arte contemporanea decide di spostare la sede espositiva e trasferirsi nel Macrolotto Zero.

Nel 2002 avevamo aperto in questa zona, dove si stava insediando massicciamente la comunità cinese, una sede decentrata che affiancava la principale, certi che l’area sarebbe diventata la zona più viva di Prato, ricca di stimoli, conflitti, contraddizioni. Fino da allora abbiamo messo in atto una serie di progetti che, con diverse modalità, tendevano a coinvolgere gli abitanti del quartiere.

Successivamente in maniera più mirata iniziamo una serie di azioni volte a migliorare la qualità della vita in questa parte della città attraverso lo strumento che abitualmente usiamo: l’arte. Nel 2013 con Giardino Melampo, Andrea Abati trasforma una piccola discarica abusiva in un giardino aperto a tutti.

Piazza dell’Immaginario, 2014/2016, a cura di Alba Braza, è sicuramente il progetto più conosciuto e anche il più corposo: uno percorso contrassegnato da opere d’arte per dare vita a “…uno spazio dove i rapporti umani suggeriscono possibilità di scambio diverse da quelle vigenti imposte dal sistema, dove i concetti di consumo e pubblico sono sostituiti da persone, passanti e cittadini.” (Alba Braza, Piazza dell’Immaginario, 2014, Dryphoto arte contemporanea).

Dopo quattro anni, in un momento che, con l’attuazione del Piano Operativo del Comune di Prato, si vede l’avvio di importanti interventi come la costruzione di un mercato coperto, una media library, un playground, abbiamo sentito la necessità di fare il punto.

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Abbiamo pensato ad una serie di campagne fotografiche e lanciato un primo bando per quattro giovani fotografi che hanno lavorato in residenza nel Macrolotto Zero, in particolare nella Via Pistoiese denominata dalla comunità cinese, la via della Cina.

Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci, Jacopo Valentini sono i fotografi che sono stati accompagnati da Adriano, Angela, Chicraiven, Giulia, Filippo, Flavia, Rossana, Silvia e Stella, studenti di origine cinese che frequentano l’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, che hanno collaborato al progetto come guide e mediatori culturali all’interno del programma di alternanza scuola-lavoro.

L’obiettivo della campagna non è stato quello di mappare e dare uno sguardo definitivo su un luogo che è, in effetti, in continua trasformazione, ma di inserirsi nel quartiere attraverso lo sguardo dei giovani artisti e lasciare un segno di incontro e di interazione con una comunità, anche tramite la collaborazione e il dialogo con le generazioni più giovani.

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Alla campagna fotografica abbiamo affiancato una tavola rotonda: Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità con Michele Smargiassi, giornalista curatore Blog Repubblica.it; Vittorio Iervese, sociologo (Università di Modena e Reggio Emilia); Giorgio Pizziolo, architetto e urbanista; coordinati da Filippo Maggia curatore del progetto.

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La Via della Cina

Filippo Maggia

Concepito come un progetto in progress che in questa prima fase vede la partecipazione di quattro giovani fotografi under 35, “La Via della Cina” vuole significare altro dalla pur necessaria documentazione di un’area della città di Prato, il Macrolotto Zero, popolata in prevalenza da persone di origine cinese progressivamente migrate a partire dai primi anni novanta.

“La Via della Cina” è innanzitutto un riuscito esempio d’interpretazione libera e creativa di un processo di integrazione che ha portato benefici a entrambe le parti, residenti locali e nuovi arrivati, entrambi consapevoli di quanto oggi sia fondamentale guardare oltre, muovere verso un futuro condiviso nella pratica e condivisibile nelle sue prospettive.

Selezionati attraverso un bando sostenuto dalla Regione Toscana e dal Comune di Prato i quattro autori hanno realizzato una campagna fotografica grazie a una residenza di circa due settimane, durante le quali sono stati “accompagnati” da adolescenti cinesi di seconda generazione che li hanno introdotti nella vita quotidiana della popolosa comunità, circa 40.000 persone tra regolari e non.

La collaborazione con i giovani cinesi, bilingue, si è immediatamente rivelata strategica per i fotografi, permettendo loro di accedere a luoghi e situazioni altrimenti invisibili. Al contempo, il rapporto instaurato con questi adolescenti ha permesso ai quattro autori di capire come essi rappresentino il testimone visibile e tangibile che segna il passaggio da una generazione a quella successiva, come fosse una staffetta tra padri e figli, questi ultimi sintesi in divenire di aspettative in gran parte soddisfatte e di sogni prossimi ad avverarsi.

“UNICACINA” è il titolo della ricerca di Jacopo Valentini, raccolta di immagini dedicate a spazi e volumi del lavoro alternati a simbolici still life e squarci di luoghi sacri, fotografie chiuse fra le mura della città che sembrano piuttosto agili sliding doors fra le due comunità.

“Dream” è il racconto fatto di sguardi e ritratti di teenager organizzato da Emanuele Camerini, una narrazione delicata nei toni quanto insistente nel voler rimanere come sospesa all’interno del Macrolotto Zero che, visto dall’alto, pare un tranquillo quartiere suburban della provincia americana.

Filippo Steven Ferrara proprio sui giovani focalizza il suo interesse, sottolineando quanto anche l’estetica adottata da questi ragazzi coincida con la loro evoluzione antropologica, da figli di immigrati a giovani capaci di vivere appieno e con ostentato orgoglio una duplice identità culturale.

Erika Pellicci adotta invece un registro differente, coinvolgendo la popolazione in una serie di atti performativi che assomigliano a un gioco di gruppo, di cui viene restituito allo spettatore l’atto finale, la mise en scène ultima ed essenziale, metafora del partecipare, insieme, alla costruzione di qualcosa di nuovo.

 

Progetto realizzato con il contributo di Regione Toscana nell’ambito di ToscanaIncontemporanea2018 GiovaniSì e di Comune di Prato – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Centro Pecci e Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi di Prato.

 

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Bando di concorso. La via della Cina, campagna fotografica 2018.

4 residenze per fotografi under 35

Progetto a cura di Filippo Maggia – Organizzazione Dryphoto arte contemporanea.

Con il contributo di Regione Toscana Toscanaincontemporanea2018 Giovanisì, Comune di Prato – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana / Centro Pecci Prato, Istituto d’Istruzione Superiore “Carlo Livi”

È ormai di conoscenza internazionale il fenomeno della migrazione di origine cinese che coinvolge la città di Prato; cresciuto in maniera esponenziale dai primi anni Novanta fino a tre anni fa, ora si è stabilizzato intorno alle ventimila unità (20.695), più del doppio se si considerano i non regolari, su una città di poco meno di duecentomila abitanti (193.325) [dati Comune di Prato, 2017]. La maggiore parte dei nuovi cittadini di origine cinese abita nella zona del Macrolotto Zero e la massima concentrazione si ha in via Pistoiese denominata dalla comunità via della Cina, nel quartiere gli autoctoni residenti sono meno del 20%. Una piccola area dove, all’interno di una struttura con costruzioni tipiche del modello pratese “Città fabbrica”, sono condensati un’ampia diversità di culture, ambienti socio economici, interessi, necessità e primi segni dell’auspicato cambiamento in distretto creativo.

Il bando lancia una campagna fotografica (potranno essere presentate anche opere video a corredo di opere fotografiche) che sarà realizzata da 4 artisti under 35 operanti in Toscana che lavoreranno in residenza per produrre una documentazione che interpreti la storia di questa parte della città e questo fenomeno, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l’elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

Scadenze e tempistica:
Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre le ore 12 del 30 settembre 2018.
I nomi dei vincitori saranno resi pubblici entro il 5 ottobre 2018.
Il periodo di residenza è dal 20 al 30 ottobre 2018.
Entro il 5 novembre 2018 i vincitori dovranno presentare le loro opere compiute.

La campagna si concluderà con un convegno e la proiezione del lavoro fatto dai fotografi per riflettere sulla fotografia come strumento di analisi e interpretazione di un territorio. Il convegno si terrà intorno alla metà di novembre (la data verrà comunicata durante la residenza).

Ai seguenti link i pdf con il bando e il modulo di partecipazione:

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Per informazioni:

Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33a, 59100 Prato
tel. +39 0574603186 – +39 3472297801 info@dryphoto.it

Io ci vado in bicicletta!

dal “Manifesto della bicicletta” di Rainer Ganahl
a cura di Dryphoto arte contemporanea

venerdì 22 giugno dalle 17 alle 23

Via Pistoiese / Piazza dell’Immaginario, Prato

ore 19,30

“il filosofo in bicicletta” Walter Bernardi in conversazione con Lorenzo Tempestini, Pratosfera
progetto all’interno di Pop Art
collegato alle iniziative del trentennale del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci

Dryphoto arte contemporanea partecipa all’iniziativa Pop Art di venerdì 22 giugno nel quartiere del Macrolotto Zero di Prato, con un progetto dedicato all’artista Rainer Ganahl (1961 Bludenz, Austria, vive e lavora a New York) dal titolo Io ci vado in bicicletta!, un omaggio al “Manifesto della bicicletta” dell’artista austriaco.

Il tema dell’uso della bicicletta come azione sociale è presente in molte opere di Rainer Ganahl: proprio della collezione del Centro Pecci fa parte il video Bicycling Damascus in cui l’artista pedala contromano nelle trafficate vie di Damasco tenendo in mano la telecamera invece del manubrio.
La bicicletta per Ganahl non è solo l’unico mezzo di trasporto ma dei veri e propri “occhiali urbani”, una sorta di estensione della sua vista e del suo orecchio per vedere e sentire meglio la città. (useabicycle.com)

Attorno a questo tema Dryphoto ha invitato una serie di ospiti tra cui Walter Bernardi autore di diverse pubblicazioni tra cui La filosofia va in bicicletta. Socrate, Pantani e altre fughe, 2013; Sex and the bici. Il ciclismo a luci rosse, 2014; Il «caso» Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa, 2018. Nato a Pievepelago (Modena) nel 1948, Walter Bernardi è professore ordinario di storia della scienza dal 1994. Ha insegnato nelle università di Firenze, Venezia e Lecce ed è un grande appassionato di ciclismo.

Via Pistoiese verrà chiusa al traffico proprio nel tratto di fronte a “Piazza dell’Immaginario”, una ragione in più per invitare tutti a dire Io ci vado in bicicletta! e così facendo superare ingorghi o file. All’iniziativa sono state invitate le associazioni di collezionisti, ciclisti e cicloamatori: il Gruppo Storico Bisenzia, che porterà alcune biciclette d’epoca e vintage; FIAB Onlus Prato, Federazione Italiana Amici della Bicicletta; Critical Mass Prato, un raduno di ciclisti come massa critica urbana.

Il gruppo Critical Mass Prato metterà a disposizione una piccola ciclofficina di strada, dove ognuno potrà eseguire riparazioni sulla propria bicicletta con l’aiuto di ciclisti e meccanici più esperti, per promuovere una cultura del recupero, della manualità, della collaborazione solidale.

I cittadini che raggiungeranno la manifestazione in bicicletta saranno i benvenuti e potranno indossare una T-shirt prodotta in edizione limitata che riporta una frase tratta dal “Manifesto della bicicletta” di Rainer Ganahl: “50% Bikeways 50% Streets”.

Lo stesso Manifesto verrà stampato e distribuito come volantino durante la manifestazione.

Io ci vado in bicicletta! è realizzato grazie al contributo di Associazione Generale Ramunion Italia, Italia Nostra Prato e alla collaborazione dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Carlo Livi”.

Pop Art è all’interno di “Rigenerazione Pop”, progetto pilota in materia di sicurezza urbana integrata del Comune di Prato finanziato da Regione Toscana e attuato attraverso PIN – Polo Universitario Città di Prato, in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, le associazioni culturali Chì-na, Dryphoto Artecontemporanea, Kinkaleri e il Circolo-Curiel Prato.

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Daniela Tartaglia, Diventa Fiume, Diga della Penna, Comune di Pergine Valdarno (Arezzo)

con Beatrice Bruni, Liliana Grueff

Letture di Marco Leporatti

Giovedì 31 Maggio ore 21

Degustazione vini da conversazione

sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato

Daniela Tartaglia – insieme a Beatrice Bruni, Liliana Grueff, MarcoLeporatti – ci accompagnerà in viaggio lungo il fiume Arno attraverso immagini, libri, poesie.

Daniela Tartaglia si occupa di fotografia dal 1979 e in questa occasione presenta il suo ultimo lavoro Diventa Fiume, una pubblicazione edita nel dicembre 2017 da Polistampa. Un viaggio lungo il fiume Arno dove l’anima documentaria della fotografia si unisce alla poesia. Una visione realistica che ci racconta di un fiume usato/alterato dalla pesante mano dell’uomo, della natura che comunque prende il sopravvento, della potenza dell’acqua, un bene fondamentale per tutti, che scorre con forza nel suo letto ma anche una narrazione personale, intima, del rapporto fra la fotografa e il fiume.

Diventa Fiume è il percorso visivo ed emotivo che l’autrice ha “compiuto lungo le rive del fiume Arno, alla ricerca di forme significanti che resistono alla desertificazione e all’offese perpetute dalla mano dell’uomo; una riflessione sul fiume come organismo vivente e come metafora della condizione umana, del suo esistere, soffrire fluire ed eterno cercare”

Vi aspettiamo con immagini, poesia, racconti e vino da conversazione.

Scheda Daniela Tartaglia

Si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta.  Da allora ha cercato sempre di affiancare alla ricerca artistica la passione per la storia e le problematiche filosofico-culturali mutuate dai suoi studi universitari . E’ una delle fondatrici di Fotostudio (1981/82), una delle prime gallerie fotografiche fiorentine. Ha  collaborato con  le più note case editrici italiane (RCS, Bruno Mondadori, Sansoni, Edumond , Alinari) in qualità di photoeditor e con Cesare Colombo all’organizzazione di mostre.

Dal 1995 ad oggi è docente di Storia della fotografia nel “Corso Triennale di Fotografia” della Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Ha insegnato per diversi anni anche presso il C.F.P “R. Bauer” (ex Umanitaria) della Regione Lombardia, a Milano e presso l’Istituto Europeo del Design di Milano / Dipartimento di Fotografia. Come docente a contratto ha insegnato Fotografia presso le Accademie di Belle Arti di Firenze, Palermo e Bologna.

Con il Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari ha collaborato al progetto di catalogazione dell’enorme patrimonio fotografico dell’azienda. E’ autrice della scheda e del sistema di catalogazione e consultazione iconografica realizzato nell’ambito del progetto “Alinari 2000 – Save our memory”.

Scrive anche di fotografia. Tra i vari libri e saggi si segnalano: “La fotografia in archivio”(Sansoni /RCS Libri, 2000), Nascita di un linguaggio e Uomini e spazi, apparsi su “Ferrania. Storie e figure di cinema e fotografia”, prestigiosa monografia che la casa editrice De Agostini ha dedicato alla storia dell’Archivio Fotografico 3M, “La Fototeca dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare di Firenze” (AFT, 39/40 , 2004), L’Istituto Agronomico per l’Oltremare e la sua storia (Edizioni Masso delle Fate, 2007), Il corpo in posa (Bononia University Press, Bologna, 2011).

Ha pubblicato il proprio lavoro di ricerca nei volumi Appartenenze (Art&, Udine, 1998, testi di Jean-Claude Lemagny e Lella Ravasi Bellocchio), Assoluto Naturale. Le forme del marmo nella fotografia di Daniela Tartaglia (Arti Grafiche Friulane, Udine, 2005, testi di Roberta Valtorta e Lella Ravasi Bellocchio), Diventa fiume ( Edizioni Polistampa, Firenze, 2017, testi di Federico Busonero, Liliana Grueff e Giovanni Fontana Antonelli).

Vanta una collaborazione ventennale con l’Informatore, house organ di Unicoop Firenze e con il Teatro della Pergola di Firenze. E’ una delle trenta fotografe italiane , la cui esperienza artistica e di vita , è entrata a far parte del volume Parlando con voi. Incontri con fotografe italiane , a cura di Giovanna Chiti e Lucia Covi, Danilo Montanari Editore, Ravenna, 2013.

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Un incontro di riflessioni e performance sulla presenza cinese in Italia a partire dalla presentazione del documentario e della graphic novel Chinamen

Martedì 10 aprile alle ore 21.00  presentazione della graphic novel (2017 BeccoGiallo edizioni) e del documentario a disegni animati “Chinamen – Un secolo di cinesi a Milano”. Ideale continuazione di “Primavere e Autunni” (2015 BeccoGiallo edizioni), Chinamen chiude un cerchio narrativo che parte dalla vicenda biografica di uno dei due autori, per passare alla storia collettiva di quegli antichi lignaggi che hanno messo radici nel nostro Paese. Il cartone animato, complementare al fumetto e sottotitolato in lingua cinese, documenta i tratti salienti della storia dei cinesi in Italia.

A discuterne con gli autori Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, ci saranno Sara Iacopini, Marco Wong, Stefania Zampiga e Marc Lee che leggerà alcuni racconti tratti da “Seconda Generazione”, due pubblicazioni edite dalla Provincia di Prato e dalla Monash University nel 2012 e 2014 che hanno raccolto scritti inediti di pratesi di seconda generazione.

La serata sarà quindi l’occasione per discutere e riflettere sulla presenza cinese in Italia e in particolare sui giovani di origine cinese a Prato, partendo anche dalla promozione del concorso letterario “Ci Narriamo”. Il concorso, presentato pubblicamente venerdì scorso nella sala giunta del Palazzo comunale di Prato, è rivolto a ragazzi/e sino-italiani, nati o cresciuti in Italia che hanno compiuto 15 anni al 31/12/2017. I migliori racconti, selezionati da una giuria, verranno pubblicati dalla casa editrice Orientalia nel 2019.

All’iniziativa sarà presente il foto-reporter Giovanni Aloisi che realizzerà alcuni ritratti fotografici di questi nuovi cittadini pratesi.

Bio autori

Ciaj Rocchi (Milano 1976) e Matteo Demonte (Milano 1973) sono videomaker e autori di fumetti. Hanno pubblicato le graphic novel Primavere e Autunni (2015 BeccoGiallo Editore – selezione premio Andersen) e Chinamen, un secolo di cinesi a Milano (2017 BeccoGiallo Editore – selezione Gran Guinigi) di cui hanno realizzato anche un omonimo documentario a disegni animati e per cui hanno curato una mostra allestita al Mudec tra marzo e aprile 2017.

Dal 2015 sono illustratori editoriali per La Lettura e II Corriere della Sera.

Nel 2005 hanno fondato la GKL Film, un collettivo indipendente di autori, attori e tecnici che nel 2016 ha presentato Uccellacci! un documentario dedicato al giornalismo a fumetti in Italia (Milano Film Festival e Sole Luna Doc Festival) e I diari della Tigre Bianca, un road-documentary realizzato in collaborazione con gli studenti dell’Università dell’Insubria di Como.

 

 

 

 

Ottobre 2017 –

MLZ Via delle Segherie / innercode                                                                                                                      

https://issuu.com/dryphotoartecontemporanea/docs/mlz_viadellesegherie_innercode_issu

Programma
 h.19:00
MLZ – inner code
a cura di Luca Carradori e Chiara Ruberti
Artiste: Giulia di Michele, Lori Lako, Elena Mazzi / Sara Tirelli
Orario: dal mercoledì al venerdì 17:00/20:00
fino al 14 ottobre – in occasione della Giornata del Contemporaneo apertura straordinaria 11:00/20:00
Sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato

h.19:30
MLZ-  Via delle Segherie
a cura di Alba Braza
Artiste: Anaisa Franco, Valentina Lapolla
Sede: Giardino Melampo e varie diramazioni di via delle Segherie, Prato
 
h.20:30
MLZ –Festa di quartiere
a cura di [chì-na]
Sede: diramazioni di via delle Segherie, Prato
 
Dryphoto arte contemporanea | www.dryphoto.it
nell’ambito di MLZ MacroLottoZero-Kinkaleri/Dryphoto/[chì-na]
* h. 17:30
MLZ – Body To Be / Kinkaleri.spazioK
Cristian Chironi, Street View a cura di Kinkaleri
Sede: strade e luoghi pubblici, Macrolotto0 / via delle Segherie, Prato

Realizzato in collaborazione con:

MiBACT e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”; Toscanaincontemporanea2017, Regione Toscana Giovani Si; Comune di Prato, Assessorato alla Cultura; Comitato di via delle Segherie, Prato; Circolo Curiel, Prato; Liceo Statale Carlo Livi Prato; Associazione RamUnion Italia; Culturama, Valencia – ES; .con Contemporaneo Condiviso, Prato; Costanza Abati, Prato.
Sponsor tecnici:
Elfi SrL., Agliana, Pistoia; Leonardo Panci servizi per l’arte, Prato.
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MLZ – Via delle Segherie | inner code
Unisce artiste affermate e giovani in un lavoro all’interno e all’esterno dello spazio Dryphoto arte contemporanea, continuando un’attività iniziata nel 2014 con Piazza dell’Immaginario, un progetto collaborativo, aperto alla partecipazione e all’inclusione di nuovi agenti che ci aiutano ad immaginare nuove e possibili soggettività usando come strumento l’arte contemporanea.
 
Per MLZ – Via delle Segherie, a cura di Alba BrazaAnaisa Franco e Valentina Lapolla lavoreranno all’esterno nelle varie diramazioni di via delle Segherie costruendo azioni e installazioni luminose.
I due interventi lavorano con la luce considerandola una modalità con la quale interagire con lo spazio e la comunità che lo frequenta, invitando alla riflessione su come i diversi modi di abitare la città sono anche determinati dalla presenza/assenza della luce e del buio.
Anaisa Franco con Onirical Fluctuations vuole trasformare un sogno nelle immagini rendendo protagonista una spazio imprevedibile. Una interfaccia che converte in narrazione digitale una concatenazione di ricordi personali condivisi.
Anaisa Franco lavora con mondi tridimensionali navigabili ed interattivi che derivano dalla simulazione in tempo reale di un luogo o di uno spazio, senza costruire una copia reale; unisce psicologia, sogni, filosofia a tecniche di animazione 2D e 3D, robotica, elettronica, realtà virtuale, illustrazione e video producendo ambienti e sculture interattive.
Valentina Lapolla con Taffetà parte dalla considerazione che via delle Segherie e dintorni è percepita dagli abitanti come un’area troppo buia: per rispondere all’esigenza di maggiore illuminazione pubblica coinvolge le abitanti nella progettazione e realizzazione di abiti luminosi, facendo ricorso all’origine del termine abito, che richiama il modo di essere, la disposizione dell’animo, tutto ciò che ci portiamo sempre dietro, che ci è abituale, e per assonanza anche all’abitare, ad avere consuetudine con un luogo.
 
Con MLZ – inner code, a cura di Luca Carradori e Chiara Ruberti, si cerca nello sguardo di giovani artiste Giulia di MicheleLori LakoElena Mazzi/Sara Tirelli una riflessione sulle tensioni del mondo contemporaneo. Con un approccio che intende porre domande senza affidarsi a risposte univoche e definitive, i lavori in mostra indagano le contraddizioni e gli strappi tra l’essere umano e quello che lo circonda, la città, il territorio, la natura, la società, la memoria.
Giulia di Michele, nei suoi ultimi progetti, si concentra sulla corrispondenza visiva tra la presenza umana e lo spazio urbano, che a vicenda si influenzano. È l’esperienza umana, intensa e traumatica, che prende il sopravvento e trasforma la città in un luogo carico di tensione e impalpabile, dove riflettere sulla duplicità tra spazio concreto e spazio mentale, possibile e irreale. 
Il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente ad esso circostante, nel quale vive e con il quale si confronta ogni giorno, è al centro della poetica del lavoro di Elena Mazzi che, attraverso un metodo di analisi spesso legato a uno sguardo e un approccio di tipo antropologico, si confronta con un’identità al contempo personale e collettiva. In questa occasione presenta un lavoro realizzato insieme a Sara Tirelli.
La ricerca di Lori Lako porta a riflettere da una parte sull’evoluzione della tecnologia, dall’altra sulla perdita dell’indipendenza di acquisto del consumatore. I suoi lavori affrontano anche temi duri come la guerra, talvolta vanno invece a ricomporre fratture, custodire memorie domestiche e portare bellezza.
 
BIO ARTISTE
Anaisa Franco (1981 a San Paolo, Brasile) Vive e lavora a San Paolo.
Laurea in Belle Arti alla FAAP di San Paolo, ha conseguito il Master in Arte e Tecnologia digitale presso l’Università di Plymouth, Regno Unito. Nel 2011, riceve il Premio Edith Russ Haus, Germania, per artisti emergenti e il premio BEEP Arte Elettronica, Spagna. Negli ultimi anni ha sviluppato progetti di Medialabs in residenze e su commissione. Ha esposto in America, Asia, Europa. Fra le esperienze, Experimenta Biennial in Australia, EXIT Festival a Parigi; ARCO Madrid in Spagna; Europalia a Bruxelles; Live Ammo al MOCA Museo d’Arte Contemporanea di Taipei, Taiwan; Sonarmática al CCCB di Barcellona. Lavora con la galleria Lume in Brasile e la Galleria Adora Calvo in Spagna.
 
Valentina Lapolla. Il suo lavoro si sviluppa in dialogo con la realtà e il contesto. Inizia il suo percorso artistico all’interno del gruppo SenzaDimoraFissa, laboratorio nato a Prato nel 2006 da un progetto di Andrea Abati e che fa propria la pratica artistica come modalità che contribuisce alla formazione di una società in transizione. Di stampo concettuale il suo lavoro fa uso di diversi mezzi, dalla fotografia alla performance, dal video alle installazioni sonore. Recentemente si è dedicata a progetti basati su elettronica open source.
 
Giulia di Michele (1996, Canosa di Puglia, BT) scopre sin da subito la passione per la fotografia e, appena conseguita la maturità classica, si trasferisce a Modena nel 2015 per frequentare il Master di Alta Formazione sull’Immagine Contemporanea della Fondazione Fotografia Modena. Parallelamente continua gli studi classici in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Parma. Nel 2017 a conclusione del biennio della scuola di fotografia, il suo lavoro Locus Duplex, viene selezionato per essere acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio Modena.
 
Lori Lako (1991, Podradec, Albania), vive e lavora a Firenze. Nel 2012 consegue la laurea in Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Firenze dove si laurea nel 2016 in Pittura e Nuovi Linguaggi Espressivi. Ha esposto il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra le personali, nel 2013 Lesfull, Fondazione Lanfranco Baldi, Pelago e nel 2012 Ne rrugen e artit, Galeria Lasgush Poradeci, Pogradec. Tra le collettive più recenti, nel 2017 Tu 35 Expanded, Centro Pecci, Prato; nel 2016 Piazza dell’Immaginario, Dryphoto arte contemporanea, piazza 5 marzo 2015, Prato; Downside-up, Tirana Art Lab, Avviso di garanzia, Ex tribunale, Pescara; In-memori, Officina Meccanica, Montevarchi; Era pacifica pare, Careof, Milano; nel 2015 Art vs. Budget , Galeria Lasgush Poradeci, Pogradec, TU35 – Geografia dell’arte emergente in Toscana, Officina Giovani, Prato; Jahresausstellung (Accademia delle Belle Arti di Monaco).
 
Elena Mazzi (1984, Reggio Emilia) ha studiato Storia dell’Arte presso l’Università di Siena. Nel 2011 si è laureata in Arti Visive presso l’IUAV di Venezia. Ha trascorso un periodo di studi all’estero presso la Royal Academy of Art (Konsthogskolan) di Stoccolma. Le sue opere sono state esposte nelle mostre personali e collettive, tra le più recenti: Palazzo Fortuny a Venezia, 16° Quadriennale di Roma, GAM di Torino, 14° Biennale di Istanbul, 17° BJCEM Biennale del Mediterraneo, EGE-European Glass Experience, Fittia Pavilion durante la 14° Biennale d’Architettura di Venezia. Ha partecipato a diversi programmi di residenza tra cui HIAP a Helsinki, Guilmi Art project in Abruzzo, Via Farini a Milano, Fundacion Botin in Spagna, Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Future Farmers AIR a San Francisco. È artista tutor per l’anno 2016-2017 presso Fondazione Spinola Banna per l’arte, in collaborazione con GAM, Torino. 
 
Sara Tirelli si laurea nel 2003 al DAMS di Bologna con il massimo dei voti e nello stesso anno ottiene il Diploma di Filmmaker presso la Scuola Civica di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano. Inizia la sua carriera come videomaker nell’ambito di produzioni musicali ed artistiche tra Italia, Olanda e Germania. Nel 2008 ritorna in Italia e da allora la sua attività professionale si divide tra produzioni artistiche e commerciali, lavorando sia come autrice televisiva che come regista di videoclip, adv e short-doc. Nel 2010 partecipa alla residenza d’artista presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. I suoi lavori sono stati esposti in vari festival e mostre tra cui la 16° Quadriennale d’Arte di Roma, la 12° Biennale di Architettura di Venezia e il Rotterdam Film Festival.
Foto Marco Badiani.
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(foto:Fotogramma e Struttura, incontro con Franco Vaccari, 1982)

Il giorno 17 settembre all’interno della rassegna FOTO GANG Prato, presso il Giardino Melampo | Dryphoto arte contemporanea:

ore 19,45 siete tutti invitati alla cena organizzata dal Comitato via delle Segherie Libera – su prenotazione 3472297801

ore 21,30 – Topografie Iconografie – conversazione/incontro
con Andrea Abati

Tre anni strepitosi. Il racconto di quattro mostre nei primi anni di attività di Dryphoto arte contemporanea.

Still-life, Topographie-Iconographie, Luigi Ghirri, Prato 1981
Fotografie, Olivo Barbieri, Prato 1982
Fotogramma e Struttura, la scuola di Rochester-New York, Prato 1982
57 fotografi europei, Palazzo Novellucci, Prato, 1983

Le opere di Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Joan Fontcuberta, Martin Parr, Mimmo Jodice, Guido Guidi, Bernard Plossu, Paul Graham, John Davies, la scuola di Rochester con gli interventi di Fernanda Pivano e Franco Vaccari e tanti altri fotografi per evidenziare come la maggior parte degli autori europei avesse allora sviluppato una attitudine nei confronti della realtà ed una corrispondente grammatica e sintassi della visione singolarmente simili, insieme a lavori che indagavano sulla struttura stessa del fotogramma.

Piazza dell’Immaginario | edizione 2017
Presentazione del libro Fight-Specific Isola

 / Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ sabato 6 maggio 2017

 / Programma:
ore 18:00 Saluti, Vittoria Ciolini
– Introduzione, Piazza del’Immaginario, pubblicazione 2016, Alba Braza
– Presentazione del volume Fight-Specific Isola, Mariette Schiltz
– Interventi Angelo Castrucci e Paolo Caffoni

ore 20:00 tour Piazza dell’Immaginario
ore 21:00 cena/buffet nel Giardino Melampo

 Per l’anno 2017, Alba Braza, curatrice del progetto Piazza dell’Immaginario, partendo dalla presentazione della pubblicazione dell’edizione 2016, introduce e modera l’incontro con Mariette Schiltz che presenta il volume Fight -Specific Isola di Isola Art Center, ed. Archive Books (2013). Intervengono Angelo Castucci di Isola Art Center e Paolo Caffoni di Archive Books.

Il lungo lavoro di Isola Art Center nel quartiere Isola di Milano ha costituito uno dei nostri punti di riferimento sin dall’inizio dell’intervento su una zona della città di Prato, denominata macrolotto zero, dove ha sede il nostro spazio, e ha in seguito portato al progetto Piazza dell’Immaginario. Le modalità di ascolto e di lavoro sul territorio messe in atto dai due progetti muovono da intenti e verso obiettivi comuni. Inoltre, nell’edizione 2015 di Piazza dell’Immaginario, si è scelto di utilizzare, tra le altre, una immagine dell’opera Growing House (2004) di Bert Theis, che, insieme alla compagna Mariette Schiltz, è stato figura fondamentale e guida del progetto Isola Art Center.

Per queste ragioni, nell’ambito dell’edizione 2017 di Piazza dell’Immaginario, abbiamo deciso di presentare Fight-Specific Isola, il volume che ripercorre la storia del quartiere Isola di Milano e il processo organico e spontaneo alla base del lungo lavoro di Isola Art Center.

Il volume, attraverso una selezione di immagini e i testi di Charles Esche, Steve Piccolo, Bert Theis, Antonio Brizioli, Mariette Schiltz, Isabell Lorey, Gerald Raunig, Marco Biraghi, Tiziana Villani, Mara Ferreri, Davide Caselli, Marco Scotini, Vincenzo Latronico, Christoph Schäfer, Atelier d’architecture autogéréé, “racconta la storia di una trasformazione urbana e artistica. Gli strumenti ed i concetti inventati dagli artisti strada facendo, fanno di Fight Specific Isola un punto di riferimento sui modi di operare nel contesto urbano contemporaneo. Mediante il racconto di storie, invenzioni e azioni, il lettore può rintracciare una complessa idea di collettività, solidarietà e fight-specificity. L’approfondito sviluppo di tematiche innovative come il dirty cube e il dispersed centre, indica infine una possibile risposta alla costante pressione esercitata dalle politiche neoliberiste e dai fenomeni di gentrificazione.”

Schede relatori

Alba Braza é curatrice di Piazza dell’Immaginario dalla prima edizione nel 2014. Si occupa di progetti di arte pubblica e relazionale.

Mariette Schiltz, artista, videomaker e lavoratrice sociale, vive all’Isola, Milano.
Co-fondatrice di Isola Art Center e membro attivo di out-Ufficio per la Trasformazione Urbana.

Paolo Caffoni, editor della casa editrice Archive Books di Berlino e di Edizioni Temporale, Milano.

Angelo Castucci è architetto, artista, curatore e attivista. Co-editore di Edizioni Temporale insieme a Paolo Caffoni, vive e lavora a Milano.

Mr. Sea, Geng Xue

a cura di Teng Ai
inaugurazione: giovedi 20 aprile 2017 ore 19:30 / 23:00
orario: 17:00-19:30 | 20/21/26/27/28 aprile | altri orari su appuntamento
sede: Dryphoto arte contemporanea via delle Segherie 33a, Prato

In occasione della quarta edizione del Dragon Film Festival presentiamo a cura di Ai Teng il cortometraggio Mr. Sea, 2014 dell’artista cinese Geng Xue.
La porcellana appartiene alla storia della Cina e Geng Xue privilegia questo materiale per le sue opere proprio in virtù delle sue caratteristiche di resistenza, robustezza, purezza, risonanza, affascinata dalla ricchezza delle trasformazioni che questo materiale può subire.
Mr. Sea è la sua prima opera video, dove unisce il suo amore per la porcellana con un nuovo linguaggio. Un mondo di porcellana, costruito interamente dall’artista, unito alla tecnica di animazione produce una storia mozzafiato, da sogno.
Il cortometraggio è tratto da LiaoZhai Zhi Yi, un classico della dinastia Qing scritto da Pu Songlin. Il libro è una raccolta di racconti soprannaturali molto conosciuto in Cina.
Geng Xue riprende il racconto “Uccidere il serpente” e parla della storia di un giovane esploratore che raggiunge la costa di un’isola misteriosa e cade in una spirale di passione e morte in qualche modo analogo al mito occidentale di Ulisse e le Sirene.
L’artista sceglie questa storia breve, piena di emozioni, perché “molto popolare e comprensibile sia in oriente che in occidente” e aggiunge: “Mr. Sea ha un mix ideale di bellezza, erotismo e violenza che ho trovato ideale per il mio film.”

 

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Geng Xue, nata a Jilin, Cina, nel 1983 vive e lavora a Pechino. Nel 2007 si laura all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino, nel 2014 consegue un master alla Università di Arte e Design di Karlsruhe e all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino.

Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Cina e all’estero.

 

 

 

con Paolo Cagnacci, Matteo Cesari, Irene Alison e Andrea Abati  

/ data: 17 marzo 2017
/ orario: 21:15
/ sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato

Il primo appuntamento con le conversazioni di innercode del 2017 è dedicato al fiume Arno e a due progetti che, a distanza di vent’anni, ne hanno raccontato la storia e il territorio.

Attraverso i villaggi (1986) e A come Arno (2016/17) sono due progetti e due libri nei quali, attraverso la fotografia, si cerca un motivo di ripensamento, di riflessione ulteriore sul territorio attraversato dal fiume Arno. Il fiume dunque come luogo fisico, come percorso, paesaggio sociale e culturale, ma anche catalizzatore di vite, esperienze, stratificazioni e contraddizioni.

A come Arno di Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, ultimo photobook curato e prodotto da DER*LAB, è un’indagine tra presente e memoria del fiume Arno a 50 anni dalla grande alluvione del 1966. Era il 4 Novembre: dopo 2 giorni di intensa pioggia il fiume Arno rompeva gli argini e inondava Firenze. Una delle città più amate al mondo viveva le sue ore più terribili, devastata da acqua e fango. 34 vittime e tredicimila famiglie senza tetto. A cinquant’anni da una tragedia che ha avuto un così forte impatto nell’immaginario italiano, l’Arno continua a scorrere segnando il territorio, la vita quotidiana, le usanze, i ritmi e il carattere di una regione. Da qui, dalla volontà di raccontare volti, luoghi, geografie e storie lungo il corso di un fiume simbolo dell’identità italiana, nasce il progetto “A come Arno”. Una piattaforma multimediale e un libro che raccolgono il percorso di documentazione realizzato lungo le sponde del fiume dai fotografi Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, intrecciandolo con il materiale iconografico d’epoca e con altri contributi visivi, per aprire una riflessione sulla memoria, sul futuro e sulla conservazione e riprogettazione del paesaggio.

Attraverso i villaggi di Andrea Abati è un progetto e un libro, con introduzione di Luigi Ghirri, del 1986, dove il percorso dalla sorgente alla foce del fiume si fa avventura del pensiero e dello sguardo e traccia una inedita cartografia dei territori che l’Arno attraversa nella sua via dal Casentino al mare. Con uno sguardo sincero e pulito, le fotografie di Abati raccontano di aree di scarto e di avanzi della modernità come di spazi intatti e resti di antiche grandezze: il fiume attraversa montagna, campagna, passa attraverso i villaggi, le città. Indifferentemente. Trasporta via le scorie, inonda, travolge. La fotografia racconta non solo un luogo ma anche la sua storia, in un percorso che è spazio-tempo, stratificazione, archivio, montaggio. Per la realizzazione del progetto, Abati ha percorso, in due anni, le sponde dell’Arno in diverse tappe, spinto da una forte fascinazione personale per il fiume e dalla forte motivazione di mostrare la necessità di “migliorare” la qualità delle acque e del fiume. Allora molte città, compresa la stessa Firenze, non disponevano, per esempio, neanche di un depuratore per le acque reflue. Quello che fanno le immagini di Abati, registrando senza alcun pregiudizio la storia delle sedimentazioni di quel territorio, è obbligarci a guardarci intorno e rintracciare nelle intermittenze di questo nuovo paesaggio il segno delle trasformazioni ambientali e territoriali che abbiamo provocato e prenderne consapevolmente atto.

Un fiume, tre autori, due approcci alla fotografia, due volumi. Vogliamo capire cosa, in questi vent’anni, è cambiato nei luoghi che l’Arno percorre e nell’immaginario collettivo di quel territorio e della sua storia ma anche nella fotografia e nel suo modo di interrogare il paesaggio.

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Paolo Cagnacci (1971) si diploma in fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni nel 2006, dove insegna fotografia di ritratto e tecniche di illuminazione. Ha realizzato progetti fotografici per Regione Toscana, Festival della Creatività, Festival dei Popoli, Osservatorio dei Balcani, Fondazione Michelucci, Tempo Reale. Unicoop Firenze. Ha pubblicato le proprie immagini su riviste quali: Specchio, Left, Donna Moderna, Famiglia Cristiana, Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Sette, SportWeek, L’Espresso. Nel 2008 ha lavorato per l’agenzia Massimo Sestini. Dal Giugno 2013 il suo lavoro è distribuito dalla Luz Photo Agency.

Matteo Cesari (1979) si laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Pisa e si diploma in fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Le sue fotografie sono state esposte al L.u.c.c.a , museo di Arte contemporanea di Lucca, presso L’Ambasciata Italiana in Lussemburgo e in festival di fotografia sociale a Piombino (Li) e a Perugia.

DER*LAB è uno studio di consulenza specializzato nel campo della fotografia documentaria, nato nel 2013, con base a Roma. Un team multidisciplinare che offre strumenti di ricerca e sviluppo a supporto della progettazione e della produzione fotografica. Dal concept fino alla realizzazione e alla promozione, DER*LAB accende o accoglie le idee e le fa crescere, sviluppando progetti per singoli, conto terzi e su committenza di istituzioni pubbliche o private.

Andrea Abati (1952) si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta. Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale nella città. Per lui, talvolta diviene prioritario abbandonare il concetto di opera e pensare ad innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica.  Dal 2000 lavora anche in gruppo, con varie collaborazioni. Dal 2006 usa il romanzo-fotografico in vari contesti artistici, ma sempre in lavori di gruppo. Dal 2008 si occupa anche di video. Recentemente accompagna la scrittura romanzata ai suoi lavori. Ha esposto in Italia, Europa, USA.

WABI-SABI
Martina della Valle

/ sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ inaugurazione: venerdì 30 settembre, ore 18:30
/ date: 30 settembre – 15 novembre 2016, da mercoledì a venerdì dalle ore 17:00 alle ore 20:00; altri orari su appuntamento
/ apertura straordinaria: sabato 15 ottobre 2016 (XII Giornata del Contemporaneo, AMACI), dalle ore 17:00 alle ore 22:00

Il Wabi-Sabi è “la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute” (Leonard Koren), un concetto che è parte integrante della cultura giapponese e che Martina della Valle celebra in una serie composta da dittici in bianco e nero e fotografie a colori di grande formato.

La ricerca dell’artista nasce nel corso di un viaggio in Giappone, dal ritrovamento di alcuni negativi non datati che ritraggono, tra gli altri soggetti, composizioni di ikebana. Appartenuti probabilmente a un artista o a uno studio fotografico, i materiali trovati – scatti di vari formati, lastre di vetro e contenitori di carta pergamena scritti a mano – sono stampati a contatto in scala 1:1 con la loro polvere e i graffi inalterati. Da questo primo nucleo di immagini scaturisce un’ulteriore riflessione sul paesaggio, che indaga le tracce e le possibilità dell’intervento umano sulla natura, i tentativi di piegare le forme naturali, di ridurle da complesse a schematiche, cercando di regolare l’imprevedibile. Riflessione che l’artista ha approfondito con il workshop “One Flower, One Leaf. Ikebana applicata al territorio” condotto insieme all’artista e docente di ikebana Rie Ono. Nel corso del laboratorio i partecipanti, seguendo i principi basilari dell’arte dell’ikebana e utilizzando i materiali vegetali spontanei (rami, fiori, legni, ecc.) raccolti nella zona urbana di Prato, hanno sperimentato un nuovo approccio alla rappresentazione del paesaggio. Hanno osservato, selezionato e realizzato composizioni vegetali che, attraverso pochi elementi, costituiscono una sorta di inedita mappatura del paesaggio urbano di Prato.

In Wabi-Sabi, Martina della Valle si concentra sulla traccia, si confronta con la memoria, sviluppa un’estetica e uno sguardo fortemente personali. E unisce alla “osservazione” dei luoghi l’indagine della relazione tra l’uomo e il territorio che abita, in un approccio concettuale che rimanda a quell’importante stagione della fotografia italiana oggi conosciuta come “scuola italiana di paesaggio” e all’interno della quale è nata l’esperienza di Dryphoto arte contemporanea. La contaminazione della fotografia con l’arte dell’ikebana e l’inclusione del pubblico attraverso lo strumento del workshop hanno permesso un’indagine del paesaggio multidisciplinare, condivisa e in grado di aprire inattesi percorsi di pensiero.

Martina della Valle (Firenze, 1981) si diploma nel 2003 al corso triennale di fotografia all’Istituto Europeo di Design di Milano. E’ stata selezionata nel 2007 per partecipare al CSAV della Fondazione Ratti a Como e per una residenza di due mesi offerta dalla DENA Foundation al Centre des Recollets a Parigi. Invitata nell’ottobre 2009 al programma di residenza Air Onomichi a Onomichi (Hiroshima, Japan). Nel 2014 ha trascorso nuovamente un mese a Parigi grazie alla residenza offerta dall’Istituto Italiano di Cultura con il Mois de la Photo. La sua ricerca muove dalle basi della tecnica fotografica, dallo studio delle tracce fisiche e emotive lasciate dalla luce, nel tempo e nello spazio. Il suo lavoro si sviluppa spesso attraverso linguaggi differenti, assumendo la forma di immagine fotografica, video o anche installazione site-specific. Attualmente vive e lavora a Berlino Ha esposto il suo lavoro in vari spazi sia in Italia che all’estero, tra gli altri: Italian cultural Institute (Parigi), Festival Circulation(s) (Parigi), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Galleria Civica (Modena), EX3 (Firenze), Metronom Gallery (Modena), Artopia Gallery (Milano), Kuhn Gallery (Berlino).

Foto: © Martina della Valle, dalla serie Wabi-Sabi – courtesy dell’artista

“One flower, one leaf”. Ikebana applicata al territorio
workshop con Martina della Valle e Rie Ono 

/ date: 24 e 25 settembre 2016
/ sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato 
/ organizzazione: inner code

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© Martina della Valle, dalla serie Wabi Sabi

Il workshop nasce da un’idea di Martina della Valle, artista di cui Dryphoto arte contemporanea ospiterà la mostra personale Wabi Sabi dal 30 settembre al 15 novembre. Il laboratorio intende legare la tradizione giapponese dell’Ikebana (l’arte di arrangiare i fiori) a una riflessione site-specific sul territorio urbano.

Il workshop ripercorrerà i punti fondamentali della ricerca sulla quale si basa il lavoro di della Valle, sotto la conduzione di Rie Ono, artista e docente di Ikebana.
Dopo una prima introduzione sulle origini e alcuni principi basilari dell’arte dell’Ikebana, la ricerca si allargherà sul paesaggio vegetale circostante Dryphoto arte contemporanea per la selezione e la raccolta di materiali vegetali spontanei (piante, rami, fiori, ecc.) e per poi concludersi con la realizzazione da parte di ciascun partecipante della propria composizione di ikebana.

Dall’esperienza del workshop le due artiste prenderanno ispirazione per la realizzazione di una “scultura” con la quale rappresentare idealmente parte del paesaggio naturale dell’area che sarà parte integrante della mostra. 

Programma
Sabato 24 settembre, ore 11:00-18:00

Introduzione al workshop e al progetto della mostra
Fondamenti di Ikebana
/ Pausa /
Passeggiata nei dintorni di Dryphoto arte contemporanea
Osservazione e raccolta materiale vegetale

Domenica 25 settembre, ore 11:00-16:00
Studio dei materiali raccolti
Schemi e tecniche Ikebana
Realizzazione delle composizioni
/ Pausa /
Documentazione fotografica delle realizzazioni
Conclusione del workshop

Attrezzatura
Kenzan (basamento per la composizione) e vasi saranno messi a disposizione da parte dell’organizzazione e compresi nel prezzo del workshop. I partecipanti, se desiderano, possono portare una loro base/vaso .
Forbici e scarpe comode da passeggio sono necessarie per entrambe le giornate.

Lingua
Inglese e italiano. Per le parti in inglese sarà fornita traduzione simultanea.

Costi
120 € a persona. La quota di partecipazione al workshop comprende un Kenzan che rimarrà a ciascun partecipante e i materiali per il workshop, non include le spese di viaggio e di vitto/alloggio. Per informazioni e iscrizioni scrivere a info@dryphoto.it. L’iscrizione sarà convalidata al momento del pagamento (di cui si prega di inviare notifica via email), che potrà avvenire tramite bonifico bancario su: Banca Popolare di Vicenza  via degli Alberti 2, 59100 Prato, IBAN: IT25-M057-2821-5014-9057-0086-069.

Posti limitati. Iscrizioni entro lunedì 19 settembre 2016.

/BIOGRAFIA DOCENTI
Martina della Valle (Firenze, 1981) si diploma nel 2003 al corso triennale di fotografia all’Istituto Europeo di Design di Milano. E’ stata selezionata nel 2007 per partecipare al CSAV della Fondazione Ratti a Como e per una residenza di due mesi offerta dalla DENA Foundation al Centre des Recollets a Parigi. Invitata nell’ottobre 2009 al programma di residenza Air Onomichi a Onomichi (Hiroshima, Japan). Nel 2014 ha trascorso nuovamente un mese a Parigi grazie alla residenza offerta dall’Istituto Italiano di Cultura con il Mois de la Photo. La sua ricerca muove dalle basi della tecnica fotografica, dallo studio delle tracce fisiche e emotive lasciate dalla luce, nel tempo e nello spazio. Il suo lavoro si sviluppa spesso attraverso linguaggi differenti, assumendo la forma di immagine fotografica, video o anche installazione site-specific. Attualmente vive e lavora a Berlino. Ha esposto il suo lavoro in vari spazi sia in Italia che all’estero, tra gli altri: Italian cultural Institute (Parigi), Festival Circulation(s) (Parigi), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Galleria Civica (Modena), EX3 (Firenze), Metronom Gallery (Modena), Artopia Gallery (Milano), Kuhn Gallery (Berlino).

Rie Ono ha studiato SOGETSU ikebana (arte giapponese di arrangiare i fiori) allo Hinata Ikebana Studio di Tokyo, Giappone dal 2007 al 2013, dove ha conseguito il diploma di insegnante di 4° livello. Per due anni ha insegnato  Ikebana  a studenti internazionali nel suo studio di Tokyo. Da gennaio 2015 vive a Berlino dove continua la sua attvità di insegnante e d’artista di ikebana. Ha inoltre partecipato a numerosi eventi d’arte collaborando con artisti  e realizzando opere d’arte floreali per aziende locali.

intervengono Marcella Manni e Luca Panaro

/ data: 29 giugno 2016 
/ orario: dalle 19:30 
/ sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a

In un mondo sepolto da un continuo flusso di oggetti significanti, la ricerca intorno alle immagini e ai meccanismi interni di produzione e attribuzione di senso, diviene un’urgenza piuttosto che una semplice scelta artistica.” (Discipula)

Generazione critica, che quest’anno giunge alla terza edizione, è un’iniziativa nata con l’obiettivo di approfondire le tematiche della critica d’arte prendendo in considerazione le esperienze artistiche, e in particolare fotografiche, degli ultimi decenni, promuovendo il dibattito e lo scambio di idee. Un workshop e un convegno riflettono ogni anno su un tema diverso e gli interventi sono poi raccolti in una pubblicazione.

In linea con le caratteristiche sperimentali e di ricerca di Generazione critica, Arte, Fotografia e Tecnica propone una analisi di come gli artisti e l’arte del Duemila si relazionano con i nuovi media. Post-fotografia, narrazione, rigenerazione e una possibile nuova estetica sono alcune delle parole chiave attorno alle quali ruota un discorso critico che comprende sia la pratica artistica, che il contesto culturale che gli artisti vivono e, allo stesso tempo, contribuiscono a costruire.

Il volume Generazione Critica #3. Arte, Fotografia e Tecnica (2016) è a cura di Marcella Manni e Luca Panaro, edito da Danilo Montanari Editore.

Marcella Manni (Modena, 1972) dal 2008 cura l’attività di Metronom a Modena seguendo progetti dedicati alla cultura visiva contemporanea con una particolare attenzione alla fotografia. Collabora con enti e organizzazioni culturali portando avanti attività di ricerca e laboratori di pratica filosofica applicata all’arte contemporanea.

Luca Panaro (Firenze, 1975) è critico d’arte e curatore. Insegna “Storia della critica fotografica” all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra i suoi libri: L’occultamento dell’autore. La ricerca artistica di Franco Vaccari (2007), Tre strade per la fotografia (2011), Conversazioni sull’immagine (2013), Casualità e controllo. Fotografia, video e web (2014), Visite brevi (2015), Photo Ad Hoc (2016). Ha pubblicato su Enciclopedia Treccani XXI Secolo il saggio Realtà e finzione nell’arte contemporanea (2010) e co-curato i volumi Generazione critica (2014-2016).

Generazione Critica #3
a cura di Marcella Manni e Luca Panaro
casa editrice: Danilo Montanari Editore
anno: 2106

www.generazionecritica.it
www.danilomontanari.com

un film di Martino Lombezzi

/ data: 23 giugno 2016 
/ orario: dalle 19:30 
/ sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a

Nell’attentato del 23 dicembre 1984 al treno Rapido 904 Napoli Milano morirono 16 persone e più di duecento rimasero ferite. Il film va alla ricerca delle tracce che quella strage ha lasciato nei corpi e nella memoria dei sopravvissuti: alcuni di loro, dopo trent’anni di silenzio, parlano oggi per la prima volta. Parlano anche alcuni dei soccorritori: ferrovieri, medici, vigili del fuoco, poliziotti che per rimi entrarono in galleria, ignari dello scenario di morte e distruzione che si sarebbero trovati di fronte.
Con questa parte di memorie personali, che forma il corpo del film, si intreccia la cronaca del processo di Firenze a Totò Riina, accusato di essere il mandante della strage. Il processo si è concluso nell’aprile 2015. Spezzoni d’epoca, tratti dagli archivi della Fondazione FS e dalle Teche RAI, ci riportano ai momenti immediatamente successivi all’attentato. Queste immagini dialogano con altre, contemporanee, dei luoghi dove si è consumata la strage, riprese dai finestrini del treno, nelle vicinanze della linea ferroviaria e su un plastico che riproduce la tratta appenninica. Il percorso emotivo del film nasce dal confronto fra questi materiali e le memorie dei testimoni.

 martino lombezzi_rapido 904

© Martino Lombezzi, Rapido 904 La strage di Natale, 2015, still da video

Martino Lombezzi (Genova, 1977) si è laureato in Storia Contemporanea all’Università di Bologna. Durante gli studi ha iniziato a lavorare come fotografo. Nei suoi progetti si è sempre occupato di tematiche legate al territorio, alla memoria, all’identità. Oltre che in Italia, ha lavorato in Medio Oriente e nei Balcani. Nel 2006 entra nell’agenzia Contrasto, collaborando con i principali periodici nazionali, con importanti testate estere e realizzando progetti di corporate per realtà aziendali italiane di primo piano in diversi settori. Tra i suoi progetti ricordiamo “Una giornata estiva, Bologna 2 agosto 1980 trent’anni dopo”, una mostra fotografica ed installazione video sulla strage esposti nel 2010 anche al Parlamento Europeo a Bruxelles, e “Blue Line”, sul confine tra Libano e Israele, finalista di Aftermath project 2013.

Rapido 904 La strage di Natale
regia, sceneggiatura e riprese: Martino Lombezzi
produzione: Zona
con il sostegno di: Toscana Film Commission, Regione Toscana, Comune di Vernio
anno: 2105
durata: 53 min

www.martinolombezzi.it
www.zona.org

un progetto di Massimo Mastrorillo

/ data: 16 giugno 2016 
/ orario: dalle 19:30
/ sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a

Dal 2009 al 2015 Massimo Mastrorillo è tornato più volte a L’Aquila, passando dalla documentazione del post-terremoto a una ricerca visiva che si sofferma su una zona d’ombra, dove un mondo ora inabitabile sembra riprendere vita.
Con Aliqual Massimo Mastrorillo torna nel centro della città, dove frammenti e rovine sembrano prender vita, come in un improbabile futuro distopico che si fa metafora di una crisi di più ampia portata, oltre gli effetti di un evento – il terremoto – ancora lontano dall’essere superato. Tutto è soggetto a continue metaforfosi, l’organico si confonde con il disorganico. Non si fa in tempo a immergersi in questi ambienti che ci si trova altrove, come in un gioco di specchi dove la percezione delle cose va alla deriva.

© Massimo Mastrorillo, Aliqual, 2015

Massimo Mastrorillo ha lavorato principalmente a progetti fotografici a lungo termine dedicandosi all’analisi delle profonde conseguenze dei conflitti e dei disastri naturali nella società. Tra i suoi principali progetti: Mozambique, a nation in balance between poverty and dream, Indonesia: Just Another Day, The Width of the Line “White Murder”, Bosnia and Herzegovina: if Chaos awakens the Madness, Life after Zero Hour, Aliqual. Ha vinto numerosi premi internazionali, tra gli altri: World Press Photo, Pictures of the Year International (terzo premio Magazine photographer of the year) e Best of Photojournalism (terzo premio Magazine photographer of the year), PDN Photo Annual, International Photographer of the Year al 5th Annual Lucie Awards, Sony World Photography Awards e Aftermath Grant (finalista nel 2011) ed è stato nominato per il premio Pictet 2009 “Earth” e 2015 “Disorder”. Attualmente sta lavorando a The Sea is Us, un progetto sui beni confiscati alle organizzazioni criminali mafiose in Italia, selezionato tra i finalisti del premio Vevey Images 2015. È stato Talent Manager dell’agenzia LUZ e fondatore e docente della Luz Academy. È Leica Ambassador e docente presso la Leica Akademie e la Scuola Romana di Fotografia. È uno dei fondatori di D.O.O.R., una factory romana che lavora con la fotografia, le arti visive e l’editoria.

Aliqual
un progetto di Massimo Mastrorillo
a cura di D.O.O.R.                                                
Design libro: 3/3
Casa editrice: Skinnerboox
Anno: 2015

www.massimomastrorillo.com
www.doitoriginalorrenounce.it
www.treterzi.org
www.skinnerboox.com

moderano Luca Carradori e Chiara Ruberti

/ sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a 
/ data: 9 giugno 2016 
/ orario: dalle 19:00 
/ costo: 8€ a persona, compreso aperitivo

La storia di Dryphoto arte contemporanea inizia nel 1977 e nel 1981 si inaugura lo spazio espositivo di via Pugliesi 23 con due mostre di Luigi Ghirri. Da quel momento in poi Dryphoto arte contemporanea ha presentato il lavoro di artisti giovani e affermati, da Olivo Barbieri a Guido Guidi e Vittore Fossati, da Francesca Woodman a Michael Schmidt e Thomas Ruff, da Robert Pettena, Gea Casolaro a Giovanni Ozzola, Tancredi Mangano e molti altri. Le esperienze e le riflessioni che hanno animato la storia trentennale di Dryphoto sono parte fondamentale del bagaglio con il quale inner code intraprende il suo viaggio. Ci piace perciò cominciare questa serie di Conversazioni ripercorrendo la storia di Dryphoto arte contemporanea attraverso le immagini degli artisti che negli anni ha scelto di proporre e con i quali ha scelto di lavorare. E farlo in un modo non convenzionale, attraverso quello che abbiamo definito “un editing improbabile”, al quale daremo vita insieme nel corso della serata.

progetto curato e condotto da Andrea Abati

/ Data: domenica 15 maggio 2016, dalle ore 10:30 alle ore 18:00
/ Sede: Residenza di Charme, Poggio alla Scaglia (FI)
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ In collaborazione con: Italia Nostra Toscana; Vision Training Center Arezzo; Federazione architetti pianificatori paesaggisti conservatori toscani di Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pistoia,Prato, Siena; Ordine architetti pianificatori paesaggisti conservatori di Firenze

PROGRAMMA

La visione – Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
Anna Marson – urbanista
la Rivista di Italia Nostra – Mariagrazia Vernuccio, Direttrice
Filippo Burchietti, musicista

AI FOTOGRAFI INTERESSA IL PAESAGGIO?
Vittore Fossati, fotografo
Marco Mancini, fotografo

Prenotazione obbligatoria posti limitati

Iscrizioni: inviare una e-mail a info@dryphoto.it, indicando nome e cognome, numero partecipanti; dopo la verifica della disponibilità dei posti richiesti verranno date indicazioni per il pagamento del contributo. L’iscrizione sarà valida solo al momento del pagamento, che potrà avvenire presso la sede di Dryphoto arte contemporanea o tramite bonifico bancario da intestare a Dryphoto arte contemporanea su:
Banca Popolare di Vicenza  via degli Alberti 2, 59100 Prato 
IBAN IT25-M057-2821-5014-9057-0086-069

Costi: 26€ a persona, nel prezzo è compreso un buffet per il pranzo.
L’incontro dà diritto a n.6 crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Foto: © Vittore Fossati, Valle della Loue, 1999 – Courtesy dell’artista

/ Data: 7 maggio 2016, dalle ore 10:00 alle ore 17:00 
/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato 
/ Organizzazione: inner code

«Questa è la storia di un delitto: l’uccisione della realtà […] L’immagine non può più immaginare il reale, poiché coincide con esso. Non può più sognarlo, poiché ne costituisce la realtà virtuale… per fortuna il delitto non è mai perfetto» (J. Baudrillard, Il delitto perfetto, 1995)

L’ambiguità del mezzo fotografico, il suo intrinseco oscillare tra documento e finzione, è sicuramente uno degli aspetti sui quali la fotografia contemporanea maggiormente si interroga.
La finalità del workshop, che si articolerà in tre giorni distribuiti su due weekend, è quella di esplorare le diverse tecniche di ricostruzione della realtà attraverso la fotografia e il video, dall’appropriazione di materiali d’archivio alla messa in scena, alla manipolazione digitale delle immagini.

Foto: © Moira Ricci, Dove il cielo è più vicino, 2014, still da video

/ BIOGRAFIA DOCENTE
Moira Ricci (Orbetello, 1977), nata nella campagna maremmana, è sempre rimasta fedele alla cultura della sua terra, studiandone le tradizioni più antiche e radicate, approfondendone i significati simbolici e costruendo storie immaginarie intorno ad essa. Impiegando la fotografia, il video, l’installazione come media privilegiati, Moira Ricci recupera vecchie immagini da album di famiglia e piccoli archivi privati, raccoglie testimonianze visive e sonore, riprende personali ricordi infantili per destinarli a nuovi significati. La sua opera, basata sulla attenta rielaborazione digitale di immagini esistenti e su riprese video di scene di vita quotidiana, sortisce un effetto di intenso realismo. Nelle sue storie, spesso di impronta autobiografica, intreccia la propria identità individuale a quella della comunità a cui appartiene, studia il legame originario con il territorio, unisce l’invenzione tecnologica alla rivisitazione delle immagini popolari.
Tra le sue mostre personali: Capitale terreno, Museo di Fototografia Contemporanea – Spazio Oberdan, Milano, 2015; Per sempre con te fino alla morte, Galleria d’Arte Contemporanea Laveronica, Modica (RG), 2012; Da Buio da Buio, a cura di Andrea Lissoni e XING, Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara, 2009. Ha inoltre partecipato a numerose collettive, tra le altre: We have never been modern, a cura di Maria Rosa Sossai e Angelo Gioè, Song Eun Art Space, Seoul (ROK), 2015; Autoritratti. Iscrizione del femminile nell’arte italiana contemporanea, Mambo. Museo d’arte moderna di Bologna, Bologna, 2013; Family talk, a cura di Marco Antonini, FUTURA Centre for Contemporary Art, Prague (CZ), 2012; Realtà Manipolate. Come le immagini ridefiniscono il mondo, a cura di Martino Marangoni, Franziska Nori, Brett Rogers, Luminita Sabau, Strozzina-Palazzo Strozzi, Firenze, 2009; Location1 project’s room, a cura di Nathalie Angles, Location1’s gallery, New York (NY), 2008; Invisible miracles, a cura di Anna Daneri e Roberto Pinto, XIII CSAV Fondazione Antonio Ratti, Viafarini, Milano, 2007; Netmage, a cura di Andrea Lissoni e Daniele Gasparinetti, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2007.

progetto curato e condotto da Andrea Abati

/ Data: domenica 10 aprile 2016, dalle ore 10:30 alle ore 18:00
/ Sede: Podere Castellare Eco Resort, Pelago (FI)
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ In collaborazione con: Italia Nostra Toscana; Vision Training Center Arezzo; Federazione architetti pianificatori paesaggisti conservatori toscani di Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Siena; Ordine architetti pianificatori paesaggisti conservatori di Firenze

PROGRAMMA
La visione – Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
Conosciamo la storia del paesaggio che osserviamo? – Leonardo Rombai, geografo e storico
AAM Terra Nuova: dal biologico, al biodinamico, alla permacultura; dagli ecovillaggi al movimento del cohousing – Nicholas Bawtree, caporedattore

ESPLOSIONE DEL PAESAGGIO / ESTETICA DELLA DISTRUZIONE
Andrea Botto, fotografo
Francesca Catastini, fotografa

Prenotazione obbligatoria posti limitati

Iscrizioni: inviare una e-mail a info@dryphoto.it, indicando nome e cognome, numero partecipanti; dopo la verifica della disponibilità dei posti richiesti verranno date indicazioni per il pagamento del contributo.

Costi: 26€ a persona, nel prezzo è compreso un buffet per il pranzo.
L’incontro dà diritto a n.6 crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Foto: © Andrea Botto, Kaboom #27, Gressoney, 2013 – Courtesy dell’artista