Martedì otto gennaio 2019 siamo stai invitati al MACRO, Museo d’arte contemporanea Roma per raccontare La via della Cina, il progetto a cura di Filippo Maggia organizzato da Dryphoto arte contemporanea nella “chinatown” pratese che ha prodotto la campagna fotografica presentata a novembre al Centro Pecci di Prato. Al MACRO Abbiamo parlato brevemente dei progetti organizzati negli anni da Dryphoto a Prato e nel quartiere del Macrolotto Zero, a seguire i fotografi Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci e Jacopo Velentini hanno presentato i loro lavori raccontando le loro idee e la loro esperienza in questo quartiere in continua mutazione.

Grazie a tutti i presenti, al MACRO per l’invito, alla Regione Toscana e al Comune di Prato – Assessorato alla Cultura  per aver sostenuto il progetto che ha visto la collaborazione del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi.

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Comunicato stampa dell’evento in PDF: laviadellacina_macro

 

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La versione digitale del catalogo La Via della Cina è consultabile sul profilo ISSUU di Dryphoto

Dopo quasi trent’anni di attività nel centro storico della città nel 2011 Dryphoto arte contemporanea decide di spostare la sede espositiva e trasferirsi nel Macrolotto Zero.

Nel 2002 avevamo aperto in questa zona, dove si stava insediando massicciamente la comunità cinese, una sede decentrata che affiancava la principale, certi che l’area sarebbe diventata la zona più viva di Prato, ricca di stimoli, conflitti, contraddizioni. Fino da allora abbiamo messo in atto una serie di progetti che, con diverse modalità, tendevano a coinvolgere gli abitanti del quartiere.

Successivamente in maniera più mirata iniziamo una serie di azioni volte a migliorare la qualità della vita in questa parte della città attraverso lo strumento che abitualmente usiamo: l’arte. Nel 2013 con Giardino Melampo, Andrea Abati trasforma una piccola discarica abusiva in un giardino aperto a tutti.

Piazza dell’Immaginario, 2014/2016, a cura di Alba Braza, è sicuramente il progetto più conosciuto e anche il più corposo: uno percorso contrassegnato da opere d’arte per dare vita a “…uno spazio dove i rapporti umani suggeriscono possibilità di scambio diverse da quelle vigenti imposte dal sistema, dove i concetti di consumo e pubblico sono sostituiti da persone, passanti e cittadini.” (Alba Braza, Piazza dell’Immaginario, 2014, Dryphoto arte contemporanea).

Dopo quattro anni, in un momento che, con l’attuazione del Piano Operativo del Comune di Prato, si vede l’avvio di importanti interventi come la costruzione di un mercato coperto, una media library, un playground, abbiamo sentito la necessità di fare il punto.

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Abbiamo pensato ad una serie di campagne fotografiche e lanciato un primo bando per quattro giovani fotografi che hanno lavorato in residenza nel Macrolotto Zero, in particolare nella Via Pistoiese denominata dalla comunità cinese, la via della Cina.

Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci, Jacopo Valentini sono i fotografi che sono stati accompagnati da Adriano, Angela, Chicraiven, Giulia, Filippo, Flavia, Rossana, Silvia e Stella, studenti di origine cinese che frequentano l’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi, che hanno collaborato al progetto come guide e mediatori culturali all’interno del programma di alternanza scuola-lavoro.

L’obiettivo della campagna non è stato quello di mappare e dare uno sguardo definitivo su un luogo che è, in effetti, in continua trasformazione, ma di inserirsi nel quartiere attraverso lo sguardo dei giovani artisti e lasciare un segno di incontro e di interazione con una comunità, anche tramite la collaborazione e il dialogo con le generazioni più giovani.

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Alla campagna fotografica abbiamo affiancato una tavola rotonda: Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità con Michele Smargiassi, giornalista curatore Blog Repubblica.it; Vittorio Iervese, sociologo (Università di Modena e Reggio Emilia); Giorgio Pizziolo, architetto e urbanista; coordinati da Filippo Maggia curatore del progetto.

Dryphoto arte contemporanea, Vittoria Ciolini

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La Via della Cina

Filippo Maggia

Concepito come un progetto in progress che in questa prima fase vede la partecipazione di quattro giovani fotografi under 35, “La Via della Cina” vuole significare altro dalla pur necessaria documentazione di un’area della città di Prato, il Macrolotto Zero, popolata in prevalenza da persone di origine cinese progressivamente migrate a partire dai primi anni novanta.

“La Via della Cina” è innanzitutto un riuscito esempio d’interpretazione libera e creativa di un processo di integrazione che ha portato benefici a entrambe le parti, residenti locali e nuovi arrivati, entrambi consapevoli di quanto oggi sia fondamentale guardare oltre, muovere verso un futuro condiviso nella pratica e condivisibile nelle sue prospettive.

Selezionati attraverso un bando sostenuto dalla Regione Toscana e dal Comune di Prato i quattro autori hanno realizzato una campagna fotografica grazie a una residenza di circa due settimane, durante le quali sono stati “accompagnati” da adolescenti cinesi di seconda generazione che li hanno introdotti nella vita quotidiana della popolosa comunità, circa 40.000 persone tra regolari e non.

La collaborazione con i giovani cinesi, bilingue, si è immediatamente rivelata strategica per i fotografi, permettendo loro di accedere a luoghi e situazioni altrimenti invisibili. Al contempo, il rapporto instaurato con questi adolescenti ha permesso ai quattro autori di capire come essi rappresentino il testimone visibile e tangibile che segna il passaggio da una generazione a quella successiva, come fosse una staffetta tra padri e figli, questi ultimi sintesi in divenire di aspettative in gran parte soddisfatte e di sogni prossimi ad avverarsi.

“UNICACINA” è il titolo della ricerca di Jacopo Valentini, raccolta di immagini dedicate a spazi e volumi del lavoro alternati a simbolici still life e squarci di luoghi sacri, fotografie chiuse fra le mura della città che sembrano piuttosto agili sliding doors fra le due comunità.

“Dream” è il racconto fatto di sguardi e ritratti di teenager organizzato da Emanuele Camerini, una narrazione delicata nei toni quanto insistente nel voler rimanere come sospesa all’interno del Macrolotto Zero che, visto dall’alto, pare un tranquillo quartiere suburban della provincia americana.

Filippo Steven Ferrara proprio sui giovani focalizza il suo interesse, sottolineando quanto anche l’estetica adottata da questi ragazzi coincida con la loro evoluzione antropologica, da figli di immigrati a giovani capaci di vivere appieno e con ostentato orgoglio una duplice identità culturale.

Erika Pellicci adotta invece un registro differente, coinvolgendo la popolazione in una serie di atti performativi che assomigliano a un gioco di gruppo, di cui viene restituito allo spettatore l’atto finale, la mise en scène ultima ed essenziale, metafora del partecipare, insieme, alla costruzione di qualcosa di nuovo.

 

Progetto realizzato con il contributo di Regione Toscana nell’ambito di ToscanaIncontemporanea2018 GiovaniSì e di Comune di Prato – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Centro Pecci e Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi di Prato.

 

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Bando di concorso. La via della Cina, campagna fotografica 2018.

4 residenze per fotografi under 35

Progetto a cura di Filippo Maggia – Organizzazione Dryphoto arte contemporanea.

Con il contributo di Regione Toscana Toscanaincontemporanea2018 Giovanisì, Comune di Prato – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana / Centro Pecci Prato, Istituto d’Istruzione Superiore “Carlo Livi”

È ormai di conoscenza internazionale il fenomeno della migrazione di origine cinese che coinvolge la città di Prato; cresciuto in maniera esponenziale dai primi anni Novanta fino a tre anni fa, ora si è stabilizzato intorno alle ventimila unità (20.695), più del doppio se si considerano i non regolari, su una città di poco meno di duecentomila abitanti (193.325) [dati Comune di Prato, 2017]. La maggiore parte dei nuovi cittadini di origine cinese abita nella zona del Macrolotto Zero e la massima concentrazione si ha in via Pistoiese denominata dalla comunità via della Cina, nel quartiere gli autoctoni residenti sono meno del 20%. Una piccola area dove, all’interno di una struttura con costruzioni tipiche del modello pratese “Città fabbrica”, sono condensati un’ampia diversità di culture, ambienti socio economici, interessi, necessità e primi segni dell’auspicato cambiamento in distretto creativo.

Il bando lancia una campagna fotografica (potranno essere presentate anche opere video a corredo di opere fotografiche) che sarà realizzata da 4 artisti under 35 operanti in Toscana che lavoreranno in residenza per produrre una documentazione che interpreti la storia di questa parte della città e questo fenomeno, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l’elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

Scadenze e tempistica:
Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre le ore 12 del 30 settembre 2018.
I nomi dei vincitori saranno resi pubblici entro il 5 ottobre 2018.
Il periodo di residenza è dal 20 al 30 ottobre 2018.
Entro il 5 novembre 2018 i vincitori dovranno presentare le loro opere compiute.

La campagna si concluderà con un convegno e la proiezione del lavoro fatto dai fotografi per riflettere sulla fotografia come strumento di analisi e interpretazione di un territorio. Il convegno si terrà intorno alla metà di novembre (la data verrà comunicata durante la residenza).

Ai seguenti link i pdf con il bando e il modulo di partecipazione:

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Per informazioni:

Dryphoto arte contemporanea
Via delle Segherie 33a, 59100 Prato
tel. +39 0574603186 – +39 3472297801 info@dryphoto.it

Io ci vado in bicicletta!

dal “Manifesto della bicicletta” di Rainer Ganahl
a cura di Dryphoto arte contemporanea

venerdì 22 giugno dalle 17 alle 23

Via Pistoiese / Piazza dell’Immaginario, Prato

ore 19,30

il filosofo in bicicletta” Walter Bernardi in conversazione con Lorenzo Tempestini, Pratosfera
progetto all’interno di Pop Art
collegato alle iniziative del trentennale del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci


Dryphoto arte contemporanea partecipa all’iniziativa Pop Art di venerdì 22 giugno nel quartiere del Macrolotto Zero di Prato, con un progetto dedicato all’artista Rainer Ganahl (1961 Bludenz, Austria, vive e lavora a New York) dal titolo Io ci vado in bicicletta!, un omaggio al “Manifesto della bicicletta” dell’artista austriaco.

Il tema dell’uso della bicicletta come azione sociale è presente in molte opere di Rainer Ganahl: proprio della collezione del Centro Pecci fa parte il video Bicycling Damascus in cui l’artista pedala contromano nelle trafficate vie di Damasco tenendo in mano la telecamera invece del manubrio.
La bicicletta per Ganahl non è solo l’unico mezzo di trasporto ma dei veri e propri “occhiali urbani”, una sorta di estensione della sua vista e del suo orecchio per vedere e sentire meglio la città. (useabicycle.com)

Attorno a questo tema Dryphoto ha invitato una serie di ospiti tra cui Walter Bernardi autore di diverse pubblicazioni tra cui La filosofia va in bicicletta. Socrate, Pantani e altre fughe, 2013; Sex and the bici. Il ciclismo a luci rosse, 2014; Il «caso» Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa, 2018. Nato a Pievepelago (Modena) nel 1948, Walter Bernardi è professore ordinario di storia della scienza dal 1994. Ha insegnato nelle università di Firenze, Venezia e Lecce ed è un grande appassionato di ciclismo.

Via Pistoiese verrà chiusa al traffico proprio nel tratto di fronte a “Piazza dell’Immaginario”, una ragione in più per invitare tutti a dire Io ci vado in bicicletta! e così facendo superare ingorghi o file. All’iniziativa sono state invitate le associazioni di collezionisti, ciclisti e cicloamatori: il Gruppo Storico Bisenzia, che porterà alcune biciclette d’epoca e vintage; FIAB Onlus Prato, Federazione Italiana Amici della Bicicletta; Critical Mass Prato, un raduno di ciclisti come massa critica urbana.

Il gruppo Critical Mass Prato metterà a disposizione una piccola ciclofficina di strada, dove ognuno potrà eseguire riparazioni sulla propria bicicletta con l’aiuto di ciclisti e meccanici più esperti, per promuovere una cultura del recupero, della manualità, della collaborazione solidale.

I cittadini che raggiungeranno la manifestazione in bicicletta saranno i benvenuti e potranno indossare una T-shirt prodotta in edizione limitata che riporta una frase tratta dal “Manifesto della bicicletta” di Rainer Ganahl: “50% Bikeways 50% Streets”.

Lo stesso Manifesto verrà stampato e distribuito come volantino durante la manifestazione.

Io ci vado in bicicletta! è realizzato grazie al contributo di Associazione Generale Ramunion Italia, Italia Nostra Prato e alla collaborazione dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Carlo Livi”.


Pop Art è all’interno di “Rigenerazione Pop”, progetto pilota in materia di sicurezza urbana integrata del Comune di Prato finanziato da Regione Toscana e attuato attraverso PIN – Polo Universitario Città di Prato, in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, le associazioni culturali Chì-na, Dryphoto Artecontemporanea, Kinkaleri e il Circolo-Curiel Prato.

Dryphoto arte contemporanea via delle Segherie 33a, 59100 Prato – tel 0574 603186 3472297801

info@dryphoto.it www.dryphoto.it

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Daniela Tartaglia, Diventa Fiume, Diga della Penna, Comune di Pergine Valdarno (Arezzo)

con Beatrice Bruni, Liliana Grueff

Letture di Marco Leporatti

Giovedì 31 Maggio ore 21

Degustazione vini da conversazione

sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato

Daniela Tartaglia – insieme a Beatrice Bruni, Liliana Grueff, MarcoLeporatti – ci accompagnerà in viaggio lungo il fiume Arno attraverso immagini, libri, poesie.

Daniela Tartaglia si occupa di fotografia dal 1979 e in questa occasione presenta il suo ultimo lavoro Diventa Fiume, una pubblicazione edita nel dicembre 2017 da Polistampa. Un viaggio lungo il fiume Arno dove l’anima documentaria della fotografia si unisce alla poesia. Una visione realistica che ci racconta di un fiume usato/alterato dalla pesante mano dell’uomo, della natura che comunque prende il sopravvento, della potenza dell’acqua, un bene fondamentale per tutti, che scorre con forza nel suo letto ma anche una narrazione personale, intima, del rapporto fra la fotografa e il fiume.

Diventa Fiume è il percorso visivo ed emotivo che l’autrice ha “compiuto lungo le rive del fiume Arno, alla ricerca di forme significanti che resistono alla desertificazione e all’offese perpetute dalla mano dell’uomo; una riflessione sul fiume come organismo vivente e come metafora della condizione umana, del suo esistere, soffrire fluire ed eterno cercare”

Vi aspettiamo con immagini, poesia, racconti e vino da conversazione.

Scheda Daniela Tartaglia

Si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta.  Da allora ha cercato sempre di affiancare alla ricerca artistica la passione per la storia e le problematiche filosofico-culturali mutuate dai suoi studi universitari . E’ una delle fondatrici di Fotostudio (1981/82), una delle prime gallerie fotografiche fiorentine. Ha  collaborato con  le più note case editrici italiane (RCS, Bruno Mondadori, Sansoni, Edumond , Alinari) in qualità di photoeditor e con Cesare Colombo all’organizzazione di mostre.

Dal 1995 ad oggi è docente di Storia della fotografia nel “Corso Triennale di Fotografia” della Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Ha insegnato per diversi anni anche presso il C.F.P “R. Bauer” (ex Umanitaria) della Regione Lombardia, a Milano e presso l’Istituto Europeo del Design di Milano / Dipartimento di Fotografia. Come docente a contratto ha insegnato Fotografia presso le Accademie di Belle Arti di Firenze, Palermo e Bologna.

Con il Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari ha collaborato al progetto di catalogazione dell’enorme patrimonio fotografico dell’azienda. E’ autrice della scheda e del sistema di catalogazione e consultazione iconografica realizzato nell’ambito del progetto “Alinari 2000 – Save our memory”.

Scrive anche di fotografia. Tra i vari libri e saggi si segnalano: “La fotografia in archivio”(Sansoni /RCS Libri, 2000), Nascita di un linguaggio e Uomini e spazi, apparsi su “Ferrania. Storie e figure di cinema e fotografia”, prestigiosa monografia che la casa editrice De Agostini ha dedicato alla storia dell’Archivio Fotografico 3M, “La Fototeca dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare di Firenze” (AFT, 39/40 , 2004), L’Istituto Agronomico per l’Oltremare e la sua storia (Edizioni Masso delle Fate, 2007), Il corpo in posa (Bononia University Press, Bologna, 2011).

Ha pubblicato il proprio lavoro di ricerca nei volumi Appartenenze (Art&, Udine, 1998, testi di Jean-Claude Lemagny e Lella Ravasi Bellocchio), Assoluto Naturale. Le forme del marmo nella fotografia di Daniela Tartaglia (Arti Grafiche Friulane, Udine, 2005, testi di Roberta Valtorta e Lella Ravasi Bellocchio), Diventa fiume ( Edizioni Polistampa, Firenze, 2017, testi di Federico Busonero, Liliana Grueff e Giovanni Fontana Antonelli).

Vanta una collaborazione ventennale con l’Informatore, house organ di Unicoop Firenze e con il Teatro della Pergola di Firenze. E’ una delle trenta fotografe italiane , la cui esperienza artistica e di vita , è entrata a far parte del volume Parlando con voi. Incontri con fotografe italiane , a cura di Giovanna Chiti e Lucia Covi, Danilo Montanari Editore, Ravenna, 2013.

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Un incontro di riflessioni e performance sulla presenza cinese in Italia a partire dalla presentazione del documentario e della graphic novel Chinamen

Martedì 10 aprile alle ore 21.00  presentazione della graphic novel (2017 BeccoGiallo edizioni) e del documentario a disegni animati “Chinamen – Un secolo di cinesi a Milano”. Ideale continuazione di “Primavere e Autunni” (2015 BeccoGiallo edizioni), Chinamen chiude un cerchio narrativo che parte dalla vicenda biografica di uno dei due autori, per passare alla storia collettiva di quegli antichi lignaggi che hanno messo radici nel nostro Paese. Il cartone animato, complementare al fumetto e sottotitolato in lingua cinese, documenta i tratti salienti della storia dei cinesi in Italia.

A discuterne con gli autori Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, ci saranno Sara Iacopini, Marco Wong, Stefania Zampiga e Marc Lee che leggerà alcuni racconti tratti da “Seconda Generazione”, due pubblicazioni edite dalla Provincia di Prato e dalla Monash University nel 2012 e 2014 che hanno raccolto scritti inediti di pratesi di seconda generazione.

La serata sarà quindi l’occasione per discutere e riflettere sulla presenza cinese in Italia e in particolare sui giovani di origine cinese a Prato, partendo anche dalla promozione del concorso letterario “Ci Narriamo”. Il concorso, presentato pubblicamente venerdì scorso nella sala giunta del Palazzo comunale di Prato, è rivolto a ragazzi/e sino-italiani, nati o cresciuti in Italia che hanno compiuto 15 anni al 31/12/2017. I migliori racconti, selezionati da una giuria, verranno pubblicati dalla casa editrice Orientalia nel 2019.

All’iniziativa sarà presente il foto-reporter Giovanni Aloisi che realizzerà alcuni ritratti fotografici di questi nuovi cittadini pratesi.

Bio autori

Ciaj Rocchi (Milano 1976) e Matteo Demonte (Milano 1973) sono videomaker e autori di fumetti. Hanno pubblicato le graphic novel Primavere e Autunni (2015 BeccoGiallo Editore – selezione premio Andersen) e Chinamen, un secolo di cinesi a Milano (2017 BeccoGiallo Editore – selezione Gran Guinigi) di cui hanno realizzato anche un omonimo documentario a disegni animati e per cui hanno curato una mostra allestita al Mudec tra marzo e aprile 2017.

Dal 2015 sono illustratori editoriali per La Lettura e II Corriere della Sera.

Nel 2005 hanno fondato la GKL Film, un collettivo indipendente di autori, attori e tecnici che nel 2016 ha presentato Uccellacci! un documentario dedicato al giornalismo a fumetti in Italia (Milano Film Festival e Sole Luna Doc Festival) e I diari della Tigre Bianca, un road-documentary realizzato in collaborazione con gli studenti dell’Università dell’Insubria di Como.

 

 

 

 

Ottobre 2017 –

MLZ Via delle Segherie / innercode                                                                                                                      

https://issuu.com/dryphotoartecontemporanea/docs/mlz_viadellesegherie_innercode_issu

Programma
 h.19:00
MLZ – inner code
a cura di Luca Carradori e Chiara Ruberti
Artiste: Giulia di Michele, Lori Lako, Elena Mazzi / Sara Tirelli
Orario: dal mercoledì al venerdì 17:00/20:00
fino al 14 ottobre – in occasione della Giornata del Contemporaneo apertura straordinaria 11:00/20:00
Sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato

h.19:30
MLZ-  Via delle Segherie
a cura di Alba Braza
Artiste: Anaisa Franco, Valentina Lapolla
Sede: Giardino Melampo e varie diramazioni di via delle Segherie, Prato
 
h.20:30
MLZ –Festa di quartiere
a cura di [chì-na]
Sede: diramazioni di via delle Segherie, Prato
 
Dryphoto arte contemporanea | www.dryphoto.it
nell’ambito di MLZ MacroLottoZero-Kinkaleri/Dryphoto/[chì-na]
* h. 17:30
MLZ – Body To Be / Kinkaleri.spazioK
Cristian Chironi, Street View a cura di Kinkaleri
Sede: strade e luoghi pubblici, Macrolotto0 / via delle Segherie, Prato

Realizzato in collaborazione con:

MiBACT e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”; Toscanaincontemporanea2017, Regione Toscana Giovani Si; Comune di Prato, Assessorato alla Cultura; Comitato di via delle Segherie, Prato; Circolo Curiel, Prato; Liceo Statale Carlo Livi Prato; Associazione RamUnion Italia; Culturama, Valencia – ES; .con Contemporaneo Condiviso, Prato; Costanza Abati, Prato.
Sponsor tecnici:
Elfi SrL., Agliana, Pistoia; Leonardo Panci servizi per l’arte, Prato.
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MLZ – Via delle Segherie | inner code
Unisce artiste affermate e giovani in un lavoro all’interno e all’esterno dello spazio Dryphoto arte contemporanea, continuando un’attività iniziata nel 2014 con Piazza dell’Immaginario, un progetto collaborativo, aperto alla partecipazione e all’inclusione di nuovi agenti che ci aiutano ad immaginare nuove e possibili soggettività usando come strumento l’arte contemporanea.
 
Per MLZ – Via delle Segherie, a cura di Alba BrazaAnaisa Franco e Valentina Lapolla lavoreranno all’esterno nelle varie diramazioni di via delle Segherie costruendo azioni e installazioni luminose.
I due interventi lavorano con la luce considerandola una modalità con la quale interagire con lo spazio e la comunità che lo frequenta, invitando alla riflessione su come i diversi modi di abitare la città sono anche determinati dalla presenza/assenza della luce e del buio.
Anaisa Franco con Onirical Fluctuations vuole trasformare un sogno nelle immagini rendendo protagonista una spazio imprevedibile. Una interfaccia che converte in narrazione digitale una concatenazione di ricordi personali condivisi.
Anaisa Franco lavora con mondi tridimensionali navigabili ed interattivi che derivano dalla simulazione in tempo reale di un luogo o di uno spazio, senza costruire una copia reale; unisce psicologia, sogni, filosofia a tecniche di animazione 2D e 3D, robotica, elettronica, realtà virtuale, illustrazione e video producendo ambienti e sculture interattive.
Valentina Lapolla con Taffetà parte dalla considerazione che via delle Segherie e dintorni è percepita dagli abitanti come un’area troppo buia: per rispondere all’esigenza di maggiore illuminazione pubblica coinvolge le abitanti nella progettazione e realizzazione di abiti luminosi, facendo ricorso all’origine del termine abito, che richiama il modo di essere, la disposizione dell’animo, tutto ciò che ci portiamo sempre dietro, che ci è abituale, e per assonanza anche all’abitare, ad avere consuetudine con un luogo.
 
Con MLZ – inner code, a cura di Luca Carradori e Chiara Ruberti, si cerca nello sguardo di giovani artiste Giulia di MicheleLori LakoElena Mazzi/Sara Tirelli una riflessione sulle tensioni del mondo contemporaneo. Con un approccio che intende porre domande senza affidarsi a risposte univoche e definitive, i lavori in mostra indagano le contraddizioni e gli strappi tra l’essere umano e quello che lo circonda, la città, il territorio, la natura, la società, la memoria.
Giulia di Michele, nei suoi ultimi progetti, si concentra sulla corrispondenza visiva tra la presenza umana e lo spazio urbano, che a vicenda si influenzano. È l’esperienza umana, intensa e traumatica, che prende il sopravvento e trasforma la città in un luogo carico di tensione e impalpabile, dove riflettere sulla duplicità tra spazio concreto e spazio mentale, possibile e irreale. 
Il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente ad esso circostante, nel quale vive e con il quale si confronta ogni giorno, è al centro della poetica del lavoro di Elena Mazzi che, attraverso un metodo di analisi spesso legato a uno sguardo e un approccio di tipo antropologico, si confronta con un’identità al contempo personale e collettiva. In questa occasione presenta un lavoro realizzato insieme a Sara Tirelli.
La ricerca di Lori Lako porta a riflettere da una parte sull’evoluzione della tecnologia, dall’altra sulla perdita dell’indipendenza di acquisto del consumatore. I suoi lavori affrontano anche temi duri come la guerra, talvolta vanno invece a ricomporre fratture, custodire memorie domestiche e portare bellezza.
 
BIO ARTISTE
Anaisa Franco (1981 a San Paolo, Brasile) Vive e lavora a San Paolo.
Laurea in Belle Arti alla FAAP di San Paolo, ha conseguito il Master in Arte e Tecnologia digitale presso l’Università di Plymouth, Regno Unito. Nel 2011, riceve il Premio Edith Russ Haus, Germania, per artisti emergenti e il premio BEEP Arte Elettronica, Spagna. Negli ultimi anni ha sviluppato progetti di Medialabs in residenze e su commissione. Ha esposto in America, Asia, Europa. Fra le esperienze, Experimenta Biennial in Australia, EXIT Festival a Parigi; ARCO Madrid in Spagna; Europalia a Bruxelles; Live Ammo al MOCA Museo d’Arte Contemporanea di Taipei, Taiwan; Sonarmática al CCCB di Barcellona. Lavora con la galleria Lume in Brasile e la Galleria Adora Calvo in Spagna.
 
Valentina Lapolla. Il suo lavoro si sviluppa in dialogo con la realtà e il contesto. Inizia il suo percorso artistico all’interno del gruppo SenzaDimoraFissa, laboratorio nato a Prato nel 2006 da un progetto di Andrea Abati e che fa propria la pratica artistica come modalità che contribuisce alla formazione di una società in transizione. Di stampo concettuale il suo lavoro fa uso di diversi mezzi, dalla fotografia alla performance, dal video alle installazioni sonore. Recentemente si è dedicata a progetti basati su elettronica open source.
 
Giulia di Michele (1996, Canosa di Puglia, BT) scopre sin da subito la passione per la fotografia e, appena conseguita la maturità classica, si trasferisce a Modena nel 2015 per frequentare il Master di Alta Formazione sull’Immagine Contemporanea della Fondazione Fotografia Modena. Parallelamente continua gli studi classici in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Parma. Nel 2017 a conclusione del biennio della scuola di fotografia, il suo lavoro Locus Duplex, viene selezionato per essere acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio Modena.
 
Lori Lako (1991, Podradec, Albania), vive e lavora a Firenze. Nel 2012 consegue la laurea in Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Firenze dove si laurea nel 2016 in Pittura e Nuovi Linguaggi Espressivi. Ha esposto il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra le personali, nel 2013 Lesfull, Fondazione Lanfranco Baldi, Pelago e nel 2012 Ne rrugen e artit, Galeria Lasgush Poradeci, Pogradec. Tra le collettive più recenti, nel 2017 Tu 35 Expanded, Centro Pecci, Prato; nel 2016 Piazza dell’Immaginario, Dryphoto arte contemporanea, piazza 5 marzo 2015, Prato; Downside-up, Tirana Art Lab, Avviso di garanzia, Ex tribunale, Pescara; In-memori, Officina Meccanica, Montevarchi; Era pacifica pare, Careof, Milano; nel 2015 Art vs. Budget , Galeria Lasgush Poradeci, Pogradec, TU35 – Geografia dell’arte emergente in Toscana, Officina Giovani, Prato; Jahresausstellung (Accademia delle Belle Arti di Monaco).
 
Elena Mazzi (1984, Reggio Emilia) ha studiato Storia dell’Arte presso l’Università di Siena. Nel 2011 si è laureata in Arti Visive presso l’IUAV di Venezia. Ha trascorso un periodo di studi all’estero presso la Royal Academy of Art (Konsthogskolan) di Stoccolma. Le sue opere sono state esposte nelle mostre personali e collettive, tra le più recenti: Palazzo Fortuny a Venezia, 16° Quadriennale di Roma, GAM di Torino, 14° Biennale di Istanbul, 17° BJCEM Biennale del Mediterraneo, EGE-European Glass Experience, Fittia Pavilion durante la 14° Biennale d’Architettura di Venezia. Ha partecipato a diversi programmi di residenza tra cui HIAP a Helsinki, Guilmi Art project in Abruzzo, Via Farini a Milano, Fundacion Botin in Spagna, Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Future Farmers AIR a San Francisco. È artista tutor per l’anno 2016-2017 presso Fondazione Spinola Banna per l’arte, in collaborazione con GAM, Torino. 
 
Sara Tirelli si laurea nel 2003 al DAMS di Bologna con il massimo dei voti e nello stesso anno ottiene il Diploma di Filmmaker presso la Scuola Civica di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano. Inizia la sua carriera come videomaker nell’ambito di produzioni musicali ed artistiche tra Italia, Olanda e Germania. Nel 2008 ritorna in Italia e da allora la sua attività professionale si divide tra produzioni artistiche e commerciali, lavorando sia come autrice televisiva che come regista di videoclip, adv e short-doc. Nel 2010 partecipa alla residenza d’artista presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. I suoi lavori sono stati esposti in vari festival e mostre tra cui la 16° Quadriennale d’Arte di Roma, la 12° Biennale di Architettura di Venezia e il Rotterdam Film Festival.
Foto Marco Badiani.
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(foto:Fotogramma e Struttura, incontro con Franco Vaccari, 1982)

Il giorno 17 settembre all’interno della rassegna FOTO GANG Prato, presso il Giardino Melampo | Dryphoto arte contemporanea:

ore 19,45 siete tutti invitati alla cena organizzata dal Comitato via delle Segherie Libera – su prenotazione 3472297801

ore 21,30 – Topografie Iconografie – conversazione/incontro
con Andrea Abati

Tre anni strepitosi. Il racconto di quattro mostre nei primi anni di attività di Dryphoto arte contemporanea.

Still-life, Topographie-Iconographie, Luigi Ghirri, Prato 1981
Fotografie, Olivo Barbieri, Prato 1982
Fotogramma e Struttura, la scuola di Rochester-New York, Prato 1982
57 fotografi europei, Palazzo Novellucci, Prato, 1983

Le opere di Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Joan Fontcuberta, Martin Parr, Mimmo Jodice, Guido Guidi, Bernard Plossu, Paul Graham, John Davies, la scuola di Rochester con gli interventi di Fernanda Pivano e Franco Vaccari e tanti altri fotografi per evidenziare come la maggior parte degli autori europei avesse allora sviluppato una attitudine nei confronti della realtà ed una corrispondente grammatica e sintassi della visione singolarmente simili, insieme a lavori che indagavano sulla struttura stessa del fotogramma.

Piazza dell’Immaginario | edizione 2017
Presentazione del libro Fight-Specific Isola

 / Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ sabato 6 maggio 2017

 / Programma:
ore 18:00 Saluti, Vittoria Ciolini
– Introduzione, Piazza del’Immaginario, pubblicazione 2016, Alba Braza
– Presentazione del volume Fight-Specific Isola, Mariette Schiltz
– Interventi Angelo Castrucci e Paolo Caffoni

ore 20:00 tour Piazza dell’Immaginario
ore 21:00 cena/buffet nel Giardino Melampo

 Per l’anno 2017, Alba Braza, curatrice del progetto Piazza dell’Immaginario, partendo dalla presentazione della pubblicazione dell’edizione 2016, introduce e modera l’incontro con Mariette Schiltz che presenta il volume Fight -Specific Isola di Isola Art Center, ed. Archive Books (2013). Intervengono Angelo Castucci di Isola Art Center e Paolo Caffoni di Archive Books.

Il lungo lavoro di Isola Art Center nel quartiere Isola di Milano ha costituito uno dei nostri punti di riferimento sin dall’inizio dell’intervento su una zona della città di Prato, denominata macrolotto zero, dove ha sede il nostro spazio, e ha in seguito portato al progetto Piazza dell’Immaginario. Le modalità di ascolto e di lavoro sul territorio messe in atto dai due progetti muovono da intenti e verso obiettivi comuni. Inoltre, nell’edizione 2015 di Piazza dell’Immaginario, si è scelto di utilizzare, tra le altre, una immagine dell’opera Growing House (2004) di Bert Theis, che, insieme alla compagna Mariette Schiltz, è stato figura fondamentale e guida del progetto Isola Art Center.

Per queste ragioni, nell’ambito dell’edizione 2017 di Piazza dell’Immaginario, abbiamo deciso di presentare Fight-Specific Isola, il volume che ripercorre la storia del quartiere Isola di Milano e il processo organico e spontaneo alla base del lungo lavoro di Isola Art Center.

Il volume, attraverso una selezione di immagini e i testi di Charles Esche, Steve Piccolo, Bert Theis, Antonio Brizioli, Mariette Schiltz, Isabell Lorey, Gerald Raunig, Marco Biraghi, Tiziana Villani, Mara Ferreri, Davide Caselli, Marco Scotini, Vincenzo Latronico, Christoph Schäfer, Atelier d’architecture autogéréé, “racconta la storia di una trasformazione urbana e artistica. Gli strumenti ed i concetti inventati dagli artisti strada facendo, fanno di Fight Specific Isola un punto di riferimento sui modi di operare nel contesto urbano contemporaneo. Mediante il racconto di storie, invenzioni e azioni, il lettore può rintracciare una complessa idea di collettività, solidarietà e fight-specificity. L’approfondito sviluppo di tematiche innovative come il dirty cube e il dispersed centre, indica infine una possibile risposta alla costante pressione esercitata dalle politiche neoliberiste e dai fenomeni di gentrificazione.”

Schede relatori

Alba Braza é curatrice di Piazza dell’Immaginario dalla prima edizione nel 2014. Si occupa di progetti di arte pubblica e relazionale.

Mariette Schiltz, artista, videomaker e lavoratrice sociale, vive all’Isola, Milano.
Co-fondatrice di Isola Art Center e membro attivo di out-Ufficio per la Trasformazione Urbana.

Paolo Caffoni, editor della casa editrice Archive Books di Berlino e di Edizioni Temporale, Milano.

Angelo Castucci è architetto, artista, curatore e attivista. Co-editore di Edizioni Temporale insieme a Paolo Caffoni, vive e lavora a Milano.

Mr. Sea, Geng Xue

a cura di Teng Ai
inaugurazione: giovedi 20 aprile 2017 ore 19:30 / 23:00
orario: 17:00-19:30 | 20/21/26/27/28 aprile | altri orari su appuntamento
sede: Dryphoto arte contemporanea via delle Segherie 33a, Prato

In occasione della quarta edizione del Dragon Film Festival presentiamo a cura di Ai Teng il cortometraggio Mr. Sea, 2014 dell’artista cinese Geng Xue.
La porcellana appartiene alla storia della Cina e Geng Xue privilegia questo materiale per le sue opere proprio in virtù delle sue caratteristiche di resistenza, robustezza, purezza, risonanza, affascinata dalla ricchezza delle trasformazioni che questo materiale può subire.
Mr. Sea è la sua prima opera video, dove unisce il suo amore per la porcellana con un nuovo linguaggio. Un mondo di porcellana, costruito interamente dall’artista, unito alla tecnica di animazione produce una storia mozzafiato, da sogno.
Il cortometraggio è tratto da LiaoZhai Zhi Yi, un classico della dinastia Qing scritto da Pu Songlin. Il libro è una raccolta di racconti soprannaturali molto conosciuto in Cina.
Geng Xue riprende il racconto “Uccidere il serpente” e parla della storia di un giovane esploratore che raggiunge la costa di un’isola misteriosa e cade in una spirale di passione e morte in qualche modo analogo al mito occidentale di Ulisse e le Sirene.
L’artista sceglie questa storia breve, piena di emozioni, perché “molto popolare e comprensibile sia in oriente che in occidente” e aggiunge: “Mr. Sea ha un mix ideale di bellezza, erotismo e violenza che ho trovato ideale per il mio film.”

 

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Geng Xue, nata a Jilin, Cina, nel 1983 vive e lavora a Pechino. Nel 2007 si laura all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino, nel 2014 consegue un master alla Università di Arte e Design di Karlsruhe e all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino.

Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Cina e all’estero.

 

 

 

con Paolo Cagnacci, Matteo Cesari, Irene Alison e Andrea Abati  

/ data: 17 marzo 2017
/ orario: 21:15
/ sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato

Il primo appuntamento con le conversazioni di innercode del 2017 è dedicato al fiume Arno e a due progetti che, a distanza di vent’anni, ne hanno raccontato la storia e il territorio.

Attraverso i villaggi (1986) e A come Arno (2016/17) sono due progetti e due libri nei quali, attraverso la fotografia, si cerca un motivo di ripensamento, di riflessione ulteriore sul territorio attraversato dal fiume Arno. Il fiume dunque come luogo fisico, come percorso, paesaggio sociale e culturale, ma anche catalizzatore di vite, esperienze, stratificazioni e contraddizioni.

A come Arno di Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, ultimo photobook curato e prodotto da DER*LAB, è un’indagine tra presente e memoria del fiume Arno a 50 anni dalla grande alluvione del 1966. Era il 4 Novembre: dopo 2 giorni di intensa pioggia il fiume Arno rompeva gli argini e inondava Firenze. Una delle città più amate al mondo viveva le sue ore più terribili, devastata da acqua e fango. 34 vittime e tredicimila famiglie senza tetto. A cinquant’anni da una tragedia che ha avuto un così forte impatto nell’immaginario italiano, l’Arno continua a scorrere segnando il territorio, la vita quotidiana, le usanze, i ritmi e il carattere di una regione. Da qui, dalla volontà di raccontare volti, luoghi, geografie e storie lungo il corso di un fiume simbolo dell’identità italiana, nasce il progetto “A come Arno”. Una piattaforma multimediale e un libro che raccolgono il percorso di documentazione realizzato lungo le sponde del fiume dai fotografi Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, intrecciandolo con il materiale iconografico d’epoca e con altri contributi visivi, per aprire una riflessione sulla memoria, sul futuro e sulla conservazione e riprogettazione del paesaggio.

Attraverso i villaggi di Andrea Abati è un progetto e un libro, con introduzione di Luigi Ghirri, del 1986, dove il percorso dalla sorgente alla foce del fiume si fa avventura del pensiero e dello sguardo e traccia una inedita cartografia dei territori che l’Arno attraversa nella sua via dal Casentino al mare. Con uno sguardo sincero e pulito, le fotografie di Abati raccontano di aree di scarto e di avanzi della modernità come di spazi intatti e resti di antiche grandezze: il fiume attraversa montagna, campagna, passa attraverso i villaggi, le città. Indifferentemente. Trasporta via le scorie, inonda, travolge. La fotografia racconta non solo un luogo ma anche la sua storia, in un percorso che è spazio-tempo, stratificazione, archivio, montaggio. Per la realizzazione del progetto, Abati ha percorso, in due anni, le sponde dell’Arno in diverse tappe, spinto da una forte fascinazione personale per il fiume e dalla forte motivazione di mostrare la necessità di “migliorare” la qualità delle acque e del fiume. Allora molte città, compresa la stessa Firenze, non disponevano, per esempio, neanche di un depuratore per le acque reflue. Quello che fanno le immagini di Abati, registrando senza alcun pregiudizio la storia delle sedimentazioni di quel territorio, è obbligarci a guardarci intorno e rintracciare nelle intermittenze di questo nuovo paesaggio il segno delle trasformazioni ambientali e territoriali che abbiamo provocato e prenderne consapevolmente atto.

Un fiume, tre autori, due approcci alla fotografia, due volumi. Vogliamo capire cosa, in questi vent’anni, è cambiato nei luoghi che l’Arno percorre e nell’immaginario collettivo di quel territorio e della sua storia ma anche nella fotografia e nel suo modo di interrogare il paesaggio.

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Paolo Cagnacci (1971) si diploma in fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni nel 2006, dove insegna fotografia di ritratto e tecniche di illuminazione. Ha realizzato progetti fotografici per Regione Toscana, Festival della Creatività, Festival dei Popoli, Osservatorio dei Balcani, Fondazione Michelucci, Tempo Reale. Unicoop Firenze. Ha pubblicato le proprie immagini su riviste quali: Specchio, Left, Donna Moderna, Famiglia Cristiana, Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Sette, SportWeek, L’Espresso. Nel 2008 ha lavorato per l’agenzia Massimo Sestini. Dal Giugno 2013 il suo lavoro è distribuito dalla Luz Photo Agency.

Matteo Cesari (1979) si laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Pisa e si diploma in fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Le sue fotografie sono state esposte al L.u.c.c.a , museo di Arte contemporanea di Lucca, presso L’Ambasciata Italiana in Lussemburgo e in festival di fotografia sociale a Piombino (Li) e a Perugia.

DER*LAB è uno studio di consulenza specializzato nel campo della fotografia documentaria, nato nel 2013, con base a Roma. Un team multidisciplinare che offre strumenti di ricerca e sviluppo a supporto della progettazione e della produzione fotografica. Dal concept fino alla realizzazione e alla promozione, DER*LAB accende o accoglie le idee e le fa crescere, sviluppando progetti per singoli, conto terzi e su committenza di istituzioni pubbliche o private.

Andrea Abati (1952) si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta. Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale nella città. Per lui, talvolta diviene prioritario abbandonare il concetto di opera e pensare ad innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica.  Dal 2000 lavora anche in gruppo, con varie collaborazioni. Dal 2006 usa il romanzo-fotografico in vari contesti artistici, ma sempre in lavori di gruppo. Dal 2008 si occupa anche di video. Recentemente accompagna la scrittura romanzata ai suoi lavori. Ha esposto in Italia, Europa, USA.

WABI-SABI
Martina della Valle

/ sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ inaugurazione: venerdì 30 settembre, ore 18:30
/ date: 30 settembre – 15 novembre 2016, da mercoledì a venerdì dalle ore 17:00 alle ore 20:00; altri orari su appuntamento
/ apertura straordinaria: sabato 15 ottobre 2016 (XII Giornata del Contemporaneo, AMACI), dalle ore 17:00 alle ore 22:00

Il Wabi-Sabi è “la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute” (Leonard Koren), un concetto che è parte integrante della cultura giapponese e che Martina della Valle celebra in una serie composta da dittici in bianco e nero e fotografie a colori di grande formato.

La ricerca dell’artista nasce nel corso di un viaggio in Giappone, dal ritrovamento di alcuni negativi non datati che ritraggono, tra gli altri soggetti, composizioni di ikebana. Appartenuti probabilmente a un artista o a uno studio fotografico, i materiali trovati – scatti di vari formati, lastre di vetro e contenitori di carta pergamena scritti a mano – sono stampati a contatto in scala 1:1 con la loro polvere e i graffi inalterati. Da questo primo nucleo di immagini scaturisce un’ulteriore riflessione sul paesaggio, che indaga le tracce e le possibilità dell’intervento umano sulla natura, i tentativi di piegare le forme naturali, di ridurle da complesse a schematiche, cercando di regolare l’imprevedibile. Riflessione che l’artista ha approfondito con il workshop “One Flower, One Leaf. Ikebana applicata al territorio” condotto insieme all’artista e docente di ikebana Rie Ono. Nel corso del laboratorio i partecipanti, seguendo i principi basilari dell’arte dell’ikebana e utilizzando i materiali vegetali spontanei (rami, fiori, legni, ecc.) raccolti nella zona urbana di Prato, hanno sperimentato un nuovo approccio alla rappresentazione del paesaggio. Hanno osservato, selezionato e realizzato composizioni vegetali che, attraverso pochi elementi, costituiscono una sorta di inedita mappatura del paesaggio urbano di Prato.

In Wabi-Sabi, Martina della Valle si concentra sulla traccia, si confronta con la memoria, sviluppa un’estetica e uno sguardo fortemente personali. E unisce alla “osservazione” dei luoghi l’indagine della relazione tra l’uomo e il territorio che abita, in un approccio concettuale che rimanda a quell’importante stagione della fotografia italiana oggi conosciuta come “scuola italiana di paesaggio” e all’interno della quale è nata l’esperienza di Dryphoto arte contemporanea. La contaminazione della fotografia con l’arte dell’ikebana e l’inclusione del pubblico attraverso lo strumento del workshop hanno permesso un’indagine del paesaggio multidisciplinare, condivisa e in grado di aprire inattesi percorsi di pensiero.

Martina della Valle (Firenze, 1981) si diploma nel 2003 al corso triennale di fotografia all’Istituto Europeo di Design di Milano. E’ stata selezionata nel 2007 per partecipare al CSAV della Fondazione Ratti a Como e per una residenza di due mesi offerta dalla DENA Foundation al Centre des Recollets a Parigi. Invitata nell’ottobre 2009 al programma di residenza Air Onomichi a Onomichi (Hiroshima, Japan). Nel 2014 ha trascorso nuovamente un mese a Parigi grazie alla residenza offerta dall’Istituto Italiano di Cultura con il Mois de la Photo. La sua ricerca muove dalle basi della tecnica fotografica, dallo studio delle tracce fisiche e emotive lasciate dalla luce, nel tempo e nello spazio. Il suo lavoro si sviluppa spesso attraverso linguaggi differenti, assumendo la forma di immagine fotografica, video o anche installazione site-specific. Attualmente vive e lavora a Berlino Ha esposto il suo lavoro in vari spazi sia in Italia che all’estero, tra gli altri: Italian cultural Institute (Parigi), Festival Circulation(s) (Parigi), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Galleria Civica (Modena), EX3 (Firenze), Metronom Gallery (Modena), Artopia Gallery (Milano), Kuhn Gallery (Berlino).

Foto: © Martina della Valle, dalla serie Wabi-Sabi – courtesy dell’artista

“One flower, one leaf”. Ikebana applicata al territorio
workshop con Martina della Valle e Rie Ono 

/ date: 24 e 25 settembre 2016
/ sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato 
/ organizzazione: inner code

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© Martina della Valle, dalla serie Wabi Sabi

Il workshop nasce da un’idea di Martina della Valle, artista di cui Dryphoto arte contemporanea ospiterà la mostra personale Wabi Sabi dal 30 settembre al 15 novembre. Il laboratorio intende legare la tradizione giapponese dell’Ikebana (l’arte di arrangiare i fiori) a una riflessione site-specific sul territorio urbano.

Il workshop ripercorrerà i punti fondamentali della ricerca sulla quale si basa il lavoro di della Valle, sotto la conduzione di Rie Ono, artista e docente di Ikebana.
Dopo una prima introduzione sulle origini e alcuni principi basilari dell’arte dell’Ikebana, la ricerca si allargherà sul paesaggio vegetale circostante Dryphoto arte contemporanea per la selezione e la raccolta di materiali vegetali spontanei (piante, rami, fiori, ecc.) e per poi concludersi con la realizzazione da parte di ciascun partecipante della propria composizione di ikebana.

Dall’esperienza del workshop le due artiste prenderanno ispirazione per la realizzazione di una “scultura” con la quale rappresentare idealmente parte del paesaggio naturale dell’area che sarà parte integrante della mostra. 

Programma
Sabato 24 settembre, ore 11:00-18:00

Introduzione al workshop e al progetto della mostra
Fondamenti di Ikebana
/ Pausa /
Passeggiata nei dintorni di Dryphoto arte contemporanea
Osservazione e raccolta materiale vegetale

Domenica 25 settembre, ore 11:00-16:00
Studio dei materiali raccolti
Schemi e tecniche Ikebana
Realizzazione delle composizioni
/ Pausa /
Documentazione fotografica delle realizzazioni
Conclusione del workshop

Attrezzatura
Kenzan (basamento per la composizione) e vasi saranno messi a disposizione da parte dell’organizzazione e compresi nel prezzo del workshop. I partecipanti, se desiderano, possono portare una loro base/vaso .
Forbici e scarpe comode da passeggio sono necessarie per entrambe le giornate.

Lingua
Inglese e italiano. Per le parti in inglese sarà fornita traduzione simultanea.

Costi
120 € a persona. La quota di partecipazione al workshop comprende un Kenzan che rimarrà a ciascun partecipante e i materiali per il workshop, non include le spese di viaggio e di vitto/alloggio. Per informazioni e iscrizioni scrivere a info@dryphoto.it. L’iscrizione sarà convalidata al momento del pagamento (di cui si prega di inviare notifica via email), che potrà avvenire tramite bonifico bancario su: Banca Popolare di Vicenza  via degli Alberti 2, 59100 Prato, IBAN: IT25-M057-2821-5014-9057-0086-069.

Posti limitati. Iscrizioni entro lunedì 19 settembre 2016.

/BIOGRAFIA DOCENTI
Martina della Valle (Firenze, 1981) si diploma nel 2003 al corso triennale di fotografia all’Istituto Europeo di Design di Milano. E’ stata selezionata nel 2007 per partecipare al CSAV della Fondazione Ratti a Como e per una residenza di due mesi offerta dalla DENA Foundation al Centre des Recollets a Parigi. Invitata nell’ottobre 2009 al programma di residenza Air Onomichi a Onomichi (Hiroshima, Japan). Nel 2014 ha trascorso nuovamente un mese a Parigi grazie alla residenza offerta dall’Istituto Italiano di Cultura con il Mois de la Photo. La sua ricerca muove dalle basi della tecnica fotografica, dallo studio delle tracce fisiche e emotive lasciate dalla luce, nel tempo e nello spazio. Il suo lavoro si sviluppa spesso attraverso linguaggi differenti, assumendo la forma di immagine fotografica, video o anche installazione site-specific. Attualmente vive e lavora a Berlino. Ha esposto il suo lavoro in vari spazi sia in Italia che all’estero, tra gli altri: Italian cultural Institute (Parigi), Festival Circulation(s) (Parigi), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Galleria Civica (Modena), EX3 (Firenze), Metronom Gallery (Modena), Artopia Gallery (Milano), Kuhn Gallery (Berlino).

Rie Ono ha studiato SOGETSU ikebana (arte giapponese di arrangiare i fiori) allo Hinata Ikebana Studio di Tokyo, Giappone dal 2007 al 2013, dove ha conseguito il diploma di insegnante di 4° livello. Per due anni ha insegnato  Ikebana  a studenti internazionali nel suo studio di Tokyo. Da gennaio 2015 vive a Berlino dove continua la sua attvità di insegnante e d’artista di ikebana. Ha inoltre partecipato a numerosi eventi d’arte collaborando con artisti  e realizzando opere d’arte floreali per aziende locali.

intervengono Marcella Manni e Luca Panaro

/ data: 29 giugno 2016 
/ orario: dalle 19:30 
/ sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a

In un mondo sepolto da un continuo flusso di oggetti significanti, la ricerca intorno alle immagini e ai meccanismi interni di produzione e attribuzione di senso, diviene un’urgenza piuttosto che una semplice scelta artistica.” (Discipula)

Generazione critica, che quest’anno giunge alla terza edizione, è un’iniziativa nata con l’obiettivo di approfondire le tematiche della critica d’arte prendendo in considerazione le esperienze artistiche, e in particolare fotografiche, degli ultimi decenni, promuovendo il dibattito e lo scambio di idee. Un workshop e un convegno riflettono ogni anno su un tema diverso e gli interventi sono poi raccolti in una pubblicazione.

In linea con le caratteristiche sperimentali e di ricerca di Generazione critica, Arte, Fotografia e Tecnica propone una analisi di come gli artisti e l’arte del Duemila si relazionano con i nuovi media. Post-fotografia, narrazione, rigenerazione e una possibile nuova estetica sono alcune delle parole chiave attorno alle quali ruota un discorso critico che comprende sia la pratica artistica, che il contesto culturale che gli artisti vivono e, allo stesso tempo, contribuiscono a costruire.

Il volume Generazione Critica #3. Arte, Fotografia e Tecnica (2016) è a cura di Marcella Manni e Luca Panaro, edito da Danilo Montanari Editore.

Marcella Manni (Modena, 1972) dal 2008 cura l’attività di Metronom a Modena seguendo progetti dedicati alla cultura visiva contemporanea con una particolare attenzione alla fotografia. Collabora con enti e organizzazioni culturali portando avanti attività di ricerca e laboratori di pratica filosofica applicata all’arte contemporanea.

Luca Panaro (Firenze, 1975) è critico d’arte e curatore. Insegna “Storia della critica fotografica” all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra i suoi libri: L’occultamento dell’autore. La ricerca artistica di Franco Vaccari (2007), Tre strade per la fotografia (2011), Conversazioni sull’immagine (2013), Casualità e controllo. Fotografia, video e web (2014), Visite brevi (2015), Photo Ad Hoc (2016). Ha pubblicato su Enciclopedia Treccani XXI Secolo il saggio Realtà e finzione nell’arte contemporanea (2010) e co-curato i volumi Generazione critica (2014-2016).

Generazione Critica #3
a cura di Marcella Manni e Luca Panaro
casa editrice: Danilo Montanari Editore
anno: 2106

www.generazionecritica.it
www.danilomontanari.com

un film di Martino Lombezzi

/ data: 23 giugno 2016 
/ orario: dalle 19:30 
/ sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a

Nell’attentato del 23 dicembre 1984 al treno Rapido 904 Napoli Milano morirono 16 persone e più di duecento rimasero ferite. Il film va alla ricerca delle tracce che quella strage ha lasciato nei corpi e nella memoria dei sopravvissuti: alcuni di loro, dopo trent’anni di silenzio, parlano oggi per la prima volta. Parlano anche alcuni dei soccorritori: ferrovieri, medici, vigili del fuoco, poliziotti che per rimi entrarono in galleria, ignari dello scenario di morte e distruzione che si sarebbero trovati di fronte.
Con questa parte di memorie personali, che forma il corpo del film, si intreccia la cronaca del processo di Firenze a Totò Riina, accusato di essere il mandante della strage. Il processo si è concluso nell’aprile 2015. Spezzoni d’epoca, tratti dagli archivi della Fondazione FS e dalle Teche RAI, ci riportano ai momenti immediatamente successivi all’attentato. Queste immagini dialogano con altre, contemporanee, dei luoghi dove si è consumata la strage, riprese dai finestrini del treno, nelle vicinanze della linea ferroviaria e su un plastico che riproduce la tratta appenninica. Il percorso emotivo del film nasce dal confronto fra questi materiali e le memorie dei testimoni.

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© Martino Lombezzi, Rapido 904 La strage di Natale, 2015, still da video

Martino Lombezzi (Genova, 1977) si è laureato in Storia Contemporanea all’Università di Bologna. Durante gli studi ha iniziato a lavorare come fotografo. Nei suoi progetti si è sempre occupato di tematiche legate al territorio, alla memoria, all’identità. Oltre che in Italia, ha lavorato in Medio Oriente e nei Balcani. Nel 2006 entra nell’agenzia Contrasto, collaborando con i principali periodici nazionali, con importanti testate estere e realizzando progetti di corporate per realtà aziendali italiane di primo piano in diversi settori. Tra i suoi progetti ricordiamo “Una giornata estiva, Bologna 2 agosto 1980 trent’anni dopo”, una mostra fotografica ed installazione video sulla strage esposti nel 2010 anche al Parlamento Europeo a Bruxelles, e “Blue Line”, sul confine tra Libano e Israele, finalista di Aftermath project 2013.

Rapido 904 La strage di Natale
regia, sceneggiatura e riprese: Martino Lombezzi
produzione: Zona
con il sostegno di: Toscana Film Commission, Regione Toscana, Comune di Vernio
anno: 2105
durata: 53 min

www.martinolombezzi.it
www.zona.org

un progetto di Massimo Mastrorillo

/ data: 16 giugno 2016 
/ orario: dalle 19:30
/ sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a

Dal 2009 al 2015 Massimo Mastrorillo è tornato più volte a L’Aquila, passando dalla documentazione del post-terremoto a una ricerca visiva che si sofferma su una zona d’ombra, dove un mondo ora inabitabile sembra riprendere vita.
Con Aliqual Massimo Mastrorillo torna nel centro della città, dove frammenti e rovine sembrano prender vita, come in un improbabile futuro distopico che si fa metafora di una crisi di più ampia portata, oltre gli effetti di un evento – il terremoto – ancora lontano dall’essere superato. Tutto è soggetto a continue metaforfosi, l’organico si confonde con il disorganico. Non si fa in tempo a immergersi in questi ambienti che ci si trova altrove, come in un gioco di specchi dove la percezione delle cose va alla deriva.

© Massimo Mastrorillo, Aliqual, 2015

Massimo Mastrorillo ha lavorato principalmente a progetti fotografici a lungo termine dedicandosi all’analisi delle profonde conseguenze dei conflitti e dei disastri naturali nella società. Tra i suoi principali progetti: Mozambique, a nation in balance between poverty and dream, Indonesia: Just Another Day, The Width of the Line “White Murder”, Bosnia and Herzegovina: if Chaos awakens the Madness, Life after Zero Hour, Aliqual. Ha vinto numerosi premi internazionali, tra gli altri: World Press Photo, Pictures of the Year International (terzo premio Magazine photographer of the year) e Best of Photojournalism (terzo premio Magazine photographer of the year), PDN Photo Annual, International Photographer of the Year al 5th Annual Lucie Awards, Sony World Photography Awards e Aftermath Grant (finalista nel 2011) ed è stato nominato per il premio Pictet 2009 “Earth” e 2015 “Disorder”. Attualmente sta lavorando a The Sea is Us, un progetto sui beni confiscati alle organizzazioni criminali mafiose in Italia, selezionato tra i finalisti del premio Vevey Images 2015. È stato Talent Manager dell’agenzia LUZ e fondatore e docente della Luz Academy. È Leica Ambassador e docente presso la Leica Akademie e la Scuola Romana di Fotografia. È uno dei fondatori di D.O.O.R., una factory romana che lavora con la fotografia, le arti visive e l’editoria.

Aliqual
un progetto di Massimo Mastrorillo
a cura di D.O.O.R.                                                
Design libro: 3/3
Casa editrice: Skinnerboox
Anno: 2015

www.massimomastrorillo.com
www.doitoriginalorrenounce.it
www.treterzi.org
www.skinnerboox.com

moderano Luca Carradori e Chiara Ruberti

/ sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a 
/ data: 9 giugno 2016 
/ orario: dalle 19:00 
/ costo: 8€ a persona, compreso aperitivo

La storia di Dryphoto arte contemporanea inizia nel 1977 e nel 1981 si inaugura lo spazio espositivo di via Pugliesi 23 con due mostre di Luigi Ghirri. Da quel momento in poi Dryphoto arte contemporanea ha presentato il lavoro di artisti giovani e affermati, da Olivo Barbieri a Guido Guidi e Vittore Fossati, da Francesca Woodman a Michael Schmidt e Thomas Ruff, da Robert Pettena, Gea Casolaro a Giovanni Ozzola, Tancredi Mangano e molti altri. Le esperienze e le riflessioni che hanno animato la storia trentennale di Dryphoto sono parte fondamentale del bagaglio con il quale inner code intraprende il suo viaggio. Ci piace perciò cominciare questa serie di Conversazioni ripercorrendo la storia di Dryphoto arte contemporanea attraverso le immagini degli artisti che negli anni ha scelto di proporre e con i quali ha scelto di lavorare. E farlo in un modo non convenzionale, attraverso quello che abbiamo definito “un editing improbabile”, al quale daremo vita insieme nel corso della serata.

progetto curato e condotto da Andrea Abati

/ Data: domenica 15 maggio 2016, dalle ore 10:30 alle ore 18:00
/ Sede: Residenza di Charme, Poggio alla Scaglia (FI)
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ In collaborazione con: Italia Nostra Toscana; Vision Training Center Arezzo; Federazione architetti pianificatori paesaggisti conservatori toscani di Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pistoia,Prato, Siena; Ordine architetti pianificatori paesaggisti conservatori di Firenze

PROGRAMMA

La visione – Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
Anna Marson – urbanista
la Rivista di Italia Nostra – Mariagrazia Vernuccio, Direttrice
Filippo Burchietti, musicista

AI FOTOGRAFI INTERESSA IL PAESAGGIO?
Vittore Fossati, fotografo
Marco Mancini, fotografo

Prenotazione obbligatoria posti limitati

Iscrizioni: inviare una e-mail a info@dryphoto.it, indicando nome e cognome, numero partecipanti; dopo la verifica della disponibilità dei posti richiesti verranno date indicazioni per il pagamento del contributo. L’iscrizione sarà valida solo al momento del pagamento, che potrà avvenire presso la sede di Dryphoto arte contemporanea o tramite bonifico bancario da intestare a Dryphoto arte contemporanea su:
Banca Popolare di Vicenza  via degli Alberti 2, 59100 Prato 
IBAN IT25-M057-2821-5014-9057-0086-069

Costi: 26€ a persona, nel prezzo è compreso un buffet per il pranzo.
L’incontro dà diritto a n.6 crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Foto: © Vittore Fossati, Valle della Loue, 1999 – Courtesy dell’artista

/ Data: 7 maggio 2016, dalle ore 10:00 alle ore 17:00 
/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato 
/ Organizzazione: inner code

«Questa è la storia di un delitto: l’uccisione della realtà […] L’immagine non può più immaginare il reale, poiché coincide con esso. Non può più sognarlo, poiché ne costituisce la realtà virtuale… per fortuna il delitto non è mai perfetto» (J. Baudrillard, Il delitto perfetto, 1995)

L’ambiguità del mezzo fotografico, il suo intrinseco oscillare tra documento e finzione, è sicuramente uno degli aspetti sui quali la fotografia contemporanea maggiormente si interroga.
La finalità del workshop, che si articolerà in tre giorni distribuiti su due weekend, è quella di esplorare le diverse tecniche di ricostruzione della realtà attraverso la fotografia e il video, dall’appropriazione di materiali d’archivio alla messa in scena, alla manipolazione digitale delle immagini.

Foto: © Moira Ricci, Dove il cielo è più vicino, 2014, still da video

/ BIOGRAFIA DOCENTE
Moira Ricci (Orbetello, 1977), nata nella campagna maremmana, è sempre rimasta fedele alla cultura della sua terra, studiandone le tradizioni più antiche e radicate, approfondendone i significati simbolici e costruendo storie immaginarie intorno ad essa. Impiegando la fotografia, il video, l’installazione come media privilegiati, Moira Ricci recupera vecchie immagini da album di famiglia e piccoli archivi privati, raccoglie testimonianze visive e sonore, riprende personali ricordi infantili per destinarli a nuovi significati. La sua opera, basata sulla attenta rielaborazione digitale di immagini esistenti e su riprese video di scene di vita quotidiana, sortisce un effetto di intenso realismo. Nelle sue storie, spesso di impronta autobiografica, intreccia la propria identità individuale a quella della comunità a cui appartiene, studia il legame originario con il territorio, unisce l’invenzione tecnologica alla rivisitazione delle immagini popolari.
Tra le sue mostre personali: Capitale terreno, Museo di Fototografia Contemporanea – Spazio Oberdan, Milano, 2015; Per sempre con te fino alla morte, Galleria d’Arte Contemporanea Laveronica, Modica (RG), 2012; Da Buio da Buio, a cura di Andrea Lissoni e XING, Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara, 2009. Ha inoltre partecipato a numerose collettive, tra le altre: We have never been modern, a cura di Maria Rosa Sossai e Angelo Gioè, Song Eun Art Space, Seoul (ROK), 2015; Autoritratti. Iscrizione del femminile nell’arte italiana contemporanea, Mambo. Museo d’arte moderna di Bologna, Bologna, 2013; Family talk, a cura di Marco Antonini, FUTURA Centre for Contemporary Art, Prague (CZ), 2012; Realtà Manipolate. Come le immagini ridefiniscono il mondo, a cura di Martino Marangoni, Franziska Nori, Brett Rogers, Luminita Sabau, Strozzina-Palazzo Strozzi, Firenze, 2009; Location1 project’s room, a cura di Nathalie Angles, Location1’s gallery, New York (NY), 2008; Invisible miracles, a cura di Anna Daneri e Roberto Pinto, XIII CSAV Fondazione Antonio Ratti, Viafarini, Milano, 2007; Netmage, a cura di Andrea Lissoni e Daniele Gasparinetti, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2007.

progetto curato e condotto da Andrea Abati

/ Data: domenica 10 aprile 2016, dalle ore 10:30 alle ore 18:00
/ Sede: Podere Castellare Eco Resort, Pelago (FI)
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ In collaborazione con: Italia Nostra Toscana; Vision Training Center Arezzo; Federazione architetti pianificatori paesaggisti conservatori toscani di Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Siena; Ordine architetti pianificatori paesaggisti conservatori di Firenze

PROGRAMMA
La visione – Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
Conosciamo la storia del paesaggio che osserviamo? – Leonardo Rombai, geografo e storico
AAM Terra Nuova: dal biologico, al biodinamico, alla permacultura; dagli ecovillaggi al movimento del cohousing – Nicholas Bawtree, caporedattore

ESPLOSIONE DEL PAESAGGIO / ESTETICA DELLA DISTRUZIONE
Andrea Botto, fotografo
Francesca Catastini, fotografa

Prenotazione obbligatoria posti limitati

Iscrizioni: inviare una e-mail a info@dryphoto.it, indicando nome e cognome, numero partecipanti; dopo la verifica della disponibilità dei posti richiesti verranno date indicazioni per il pagamento del contributo.

Costi: 26€ a persona, nel prezzo è compreso un buffet per il pranzo.
L’incontro dà diritto a n.6 crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Foto: © Andrea Botto, Kaboom #27, Gressoney, 2013 – Courtesy dell’artista

progetto curato e condotto da Andrea Abati 
/ Data: domenica 6 marzo 2016, dalle ore 10:30 alle ore 19:00 
/ Sede: Villa Ferraia Country Resort con osservatorio astronomico privato, Monticiano (SI) 
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea 
/ In collaborazione con: Italia Nostra Toscana; Vision Training Center Arezzo; Federazione architetti pianificatori paesaggisti conservatori toscani di Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pistoia,Prato, Siena; Ordine architetti pianificatori paesaggisti conservatori di Firenze


PROGRAMMA

La visione – Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
Avete detto “paesaggio”? – Goffredo Serrini, architetto e urbanista
Il Luogo: il Farma, la Merse, le Terme di Petriolo – Alessio Caporali, architetto e storico dell’architettura
Giordano Brandini, musicista

HAN SHAN – MONTAGNA FREDDA
Fulvio Ventura, fotografo
Luca Carradori, fotografo
Fotografia Astronomica, Marco Donati

Prenotazione obbligatoria posti limitati

Iscrizioni: inviare una e-mail a info@dryphoto.it, indicando nome e cognome, numero partecipanti; dopo la verifica della disponibilità dei posti richiesti verranno date indicazioni per il pagamento del contributo.

Costi: 26€ a persona, nel prezzo è compreso un buffet per il pranzo.
L’incontro dà diritto a n.6 crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Foto: © Fulvio Ventura, Isola Madre, Verbania, Novara, 1982 dalla serie Genius Loci – courtesy MUFOCO, Fondo Viaggio in Italia

Piazza dell’Immaginario

incontro con Olivo Barbieri e Andrea Abati

sabato 10 ottobre 2015 ore 18:00
sede Giardino Melampo, via delle Segherie 42/1, Prato
(in caso di maltempo si terrà all’interno dello spazio Dryphoto arte contemporanea)
Si prega di confermare la partecipazione.

Sabato 10 ottobre alle ore 18:00 in occasione della Giornata del Contemporaneo conversazione di Olivo Barbieri e Andrea Abati presso Giardino Melampo / Dryphoto arte contemporanea.

L’incontro intende mettere a confronto due figure del panorama della fotografia italiana degli anni Settanta che hanno posto al centro della propria ricerca la riflessione sulle trasformazioni del paesaggio contemporaneo, sul rapporto tra l’essere umano e i territori che abita e che hanno fatto parte negli anni Ottanta di quell’ampio movimento culturale definito in seguito “nuova fotografia italiana di paesaggio”.

L’occasione è data dalla presenza dei lavori di entrambi nel progetto Piazza dell’Immaginario. Olivio Barbieri e Andrea Abati sono rispettivamente presenti con le opere Mantova, 1980 e Borgo San Lorenzo, dalla serie La forza della natura, 2014.

Nel 1982, nello storico spazio di via Pugliesi 23, Dryphoto arte contemporanea organizza la prima personale di Olivo Barbieri, da quella data al 1994 ha ospitato i suoi lavori in diverse mostre personali e collettive. In quel periodo il rapporto dell’artista con Prato è stato molto frequente e immagini della città sono entrate a far parte della sua ricerca.

Negli anni successivi Barbieri ha poi sviluppato una sua particolare poetica che unisce alla narrazione interessanti espedienti visivi.

Attualmente è in corso una sua grande retrospettiva Olivo Barbieri. Immagini 1978-2014 presso il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma con oltre cento opere divise in sette sezioni. Nell’introduzione alla mostra la curatrice Francesca Fabiani sintetizza in queste parole una caratteristica fondamentale del lavoro di Barbieri: “…Olivo Barbieri va in giro per le città non con l’attitudine documentarista ma perché è interessato alla forma della città, a tutto ciò che della città viene scelto come icona. …”

Punto di partenza del lavoro di Abati è stata l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale della città attraverso un uso della fotografia e del video come strumento di conoscenza e di relazione tra il sé e il mondo fino ad arrivare alla necessità di intervenire nella sfera pubblica. Abati ha da sempre dedicato un’attenzione particolare alla città di Prato dove vive e lavora.

Schede

Olivo Barbieri (Carpi, MO, 1954) inizia a fotografare negli anni Settanta fino a diventare uno dei più grandi autori della fotografia contemporanea. Dal 1971 intensifica il suo interesse sul linguaggio della fotografia. Realizza Flippers 1977-1978, una serie dedicata al ritrovamento di un deposito abbandonato dove si assemblavano pinball machines. Le immagini dei flipper agiscono come deposito della cultura e dell’immaginario di un’intera epoca. Partecipa a Viaggio in Italia, Bari 1984. All’inizio degli anni Ottanta inizia il progetto sull’illuminazione artificiale nella città europea e orientale. Dal 1989 viaggia abitualmente in Oriente, soprattutto in Cina, sviluppando un progetto ancora in corso sui temi del grande cambiamento in atto. Nel 1996 il Folkwang Museum di Essen gli dedica la prima retrospettiva. Nel 2003 inizia il progetto site-specific_ che coinvolge 40 città nel mondo. Le serie site-specific_ 2003-2013, Parks 2003-2014, Real Words 2008-2013, Images 1978-2007, Virtual Truths 1996-2002 e Artificial Illuminations, 1980-2014 raccolgono le sue riflessioni più significative sul rapporto tra realtà, percezione e rappresentazione. Il suo lavoro è stato esposto presso musei, istituzioni e gallerie private in Italia e all’estero; ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

Andrea Abati (Prato, 1952) si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta. Tra i suoi lavori più noti: I Luoghi del Mutamento, una serie iniziata nel 1988, indubbiamente il progetto di maggiore complessità e anche il più noto, dove urgente è l’attenzione al paesaggio industriale contemporaneo e ai mutamenti della realtà sociale; I Luoghi della Natura (1997), una serie di visioni notturne, oniriche, dove il mare diventa luogo di riflessione sull’identità contemporanea; del 2012 è la serie La Forza della Natura. Dal 2008 si occupa anche di video. Per l’artista abbandonare il concetto di opera e pensare di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica può in certi momenti diventare prioritario, è sua la costruzione di Giardino Melampo/Mandela Garden 1, Prato, 2013. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Italia, Francia, Austria, Belgio, Germania, USA, Canada.

Piazza dell’Immaginario trasforma il tessuto urbano e con esso le aspettative, i ricordi e i desideri legati agli spazi coinvolti. É un progetto che nasce nel 2014 dalla volontà di rendere migliore e più accogliente il quartiere dove Dryphoto arte contemporanea ha sede e nel quale è condensata, in una piccola superficie, un’ampia diversità di culture, realtà, ambienti socioeconomici, interessi e necessità. Nell’edizione 2015 opere di Francis Alÿs, Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace e Bert Theis si sono aggiunte ai lavori di Andrea Abati, Gabriele Basilico, Bleda y Rosa e del gruppo R.E.P. Revolutionary Experimental Space installati nel 2014.

Maggiori informazioni su: https://www.dryphoto.it/new/portfolio/2049

Immagine: Olivo Babieri, Mantova, 1980,  Piazza dell’Immaginario, Prato

Quello che mi piacerebbe è che le persone sentissero, anche se per qualche minuto, che esiste una possibilità di cambiamento. Anche se fosse assurdo, poetico o ludico
Francis Alÿs

Abbiamo costruito una piazza e le persone la usano.

COCOMERATA
16 agosto ore 20

Piazza dell’Immaginario, via Umberto Giordano angolo via Pistoiese, Prato
Il Vicesindaco Simone Faggi porterà i saluti dell’Amministrazione Comunale.

Piazza dell’Immaginario è un progetto di Dryphoto arte contemporanea iniziato nel 2014 nel macrolotto zero che prevede insieme alla collocazione di opere d’arte e arredi urbani anche l’attivazione di buone pratiche e l’inclusione di associazioni, esercenti e cittadini che hanno a cuore lo sviluppo del quartiere.

Piazza dell’Immaginario sono anche luoghi fisici, parti del territorio della nostra città recuperati, strappati al degrado e messi a disposizione di tutti.

Quest’anno abbiamo lavorato anche in uno spazio situato in via Umberto Giordano con la collaborazione dell’associazione [chì-na] che si è occupata della realizzazione dell’arredo della piazza.

Ad avvalorare la positività di questa modalità di lavoro un gruppo di esercenti della zona si attiva e decide di organizzare nella sede Piazza dell’Immaginario di via Umberto Giordano una festa del cocomero.

Il Vicesindaco Simone Faggi porterà i saluti dell’Amministrazione Comunale.
Le associazioni [chì-na] e Dryphoto arte contemporanea collaborano all’organizzazione.

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/ progetto a cura di Alba Braza
/ organizzazione Dryphoto arte contemporanea

 / CONVEGNO
/
Immaginare le Chinatown – Letteratura della diaspora 

/ MOSTRA
/ Piazza dell’Immaginario
/ Sede: via Bonicoli, via Filzi, via Mameli, via Giordano, via Pistoiese, Prato
/ Date: venerdì 26 giugno 2015, ore 18:30

Artisti: Francis Alÿs, Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Bert Theis

Piazza: progetto [chì-na], sviluppato da Cosimo Balestri, Emanuele Barili, Olivia Gori, Alberto Gramigni

Partner del progetto: Associna e Prato Didattica
In collaborazione con: Regione Toscana; Comune di Prato; Camera di Commercio di Prato; Associazione d’Amicizia dei Cinesi di Prato; ASM Ambiente Servizi Mobilità, Prato; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale: “Cantiere Toscana Contemporanea”; Ordine degli Architetti di Prato; Supermercati Pam Panorama; Circolo Curiel, Prato, Vannucci Piante, Endiasfalti S.p.A.

Piazza dell’Immaginario è un progetto che nasce nel 2014 dalla volontà di rendere migliore e più accogliente il quartiere dove Dryphoto arte contemporanea ha sede e nel quale é condensata, in una piccola superficie, un’ampia diversità di culture, realtà, ambienti socioeconomici, interessi e necessità. Nell’edizione 2015 opere di Francis Alÿs, Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace e Bert Theis si aggiungeranno ai lavori di Andrea Abati, Gabriele Basilico, Bleda y Rosa e del gruppo R.E.P. Revolutionary Experimental Space installati nel 2014. Il percorso espositivo si estende nel quartiere e occupa nuovi spazi attraverso installazioni permanenti, interventi site-specific e azioni.
Dalla necessità di una visione multidisciplinare, fondamentale per la comprensione della nostra epoca, nasce l’idea del convegno Immaginare le Chinatown – Letteratura della diaspora che anticiperà l’inaugurazione del nuovo percorso espositivo e vedrà tra i relatori intellettuali e personalità internazionali e nazionali.
La contaminazione fra diverse discipline e l’azione al di fuori degli spazi deputati sono alcune delle caratteristiche della nostra epoca e allora può accadere, come in questo caso, che un progetto di arte contemporanea abbia come spazio di lavoro lo spazio pubblico, sia accompagnato da interventi in ordine al decoro e all’arredo urbano e intercetti quei cittadini interessati a compiere azioni che hanno come fine il miglioramento del contesto che li circonda producendo un vantaggio per tutta la città.
Interrogarsi sull’immaginario che abbiamo della cultura orientale, su quello che gli orientali hanno di quella occidentale, sull’immaginario che abbiamo della migrazione, come pensiamo le realtà altrui e come le immagini confermano queste realtà in un momento determinato, sono alcune delle sfide con le quali ci siamo misurati dalla partenza del progetto.
In questo anno, costante è stato l’interesse di offrire altri racconti possibili di quello che è il quartiere, di ciò che quotidianamente vi accade e dell’uso che gli abitanti fanno dello spazio pubblico da quando è nato il progetto: l’azione degli artisti Pantani-Surace che hanno coinvolto il pubblico/abitanti per la creazione della loro opera, la condivisione delle informazioni sulla mostra attraverso diversi video in lingua cinese raggiungibili da codici QR, l’occupazione di spazi dedicati alla pubblicità per annunciare le tappe del progetto, l’utilizzo di Piazza dell’Immaginario per concerti e presentazioni di libri.
Ora, nel 2015, dopo un anno di convivenza con le immagini degli artisti che hanno partecipato lo scorso anno, si dà continuazione al progetto attraverso la partecipazione di nuovi artisti che con le loro opere diventano parte di questa sfida per fare bellezza ma anche creare relazioni, produrre affetti, cultura, tessuto sociale, divertirsi, condividere esperienze.

 

MOSTRA
Piazza dell’Immaginario

Attraverso l’installazione permanente di opere site-specific e fotografie di grande formato stampate su PVC, il tessuto urbano si trasforma e con esso le aspettative, i ricordi e i desideri legati agli spazi coinvolti.
In questa edizione opere di Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Francis Alÿs e Bert Theis si aggiungeranno ai lavori di Andrea Abati, Gabriele Basilico, Bleda y Rosa e del gruppo R.E.P. Revolutionary Experimental Space installati nel 2014.
Il percorso espositivo si estende nel quartiere e occupa nuovi spazi in zone limitrofe al primo intervento, sviluppando i concetti proposti e indagati nella scorsa edizione.
Il racconto curatoriale è iniziato con la scelta di opere fotografiche che raccontano di spazi pubblici nei quali è l’azione diretta degli abitanti a trasformare quegli stessi spazi in luoghi di relazione e di condivisione: un ballo in piazza (Gabriele Basilico), giocare a calcio in una struttura quasi improvvisata (Bleda y Rosa), ricavare un piccolo giardino in uno luogo devastato da un terremoto (Andrea Abati). La narrazione si conclude ora con Mantova, 1980, di Olivo Barbieri: di nuovo, uno spazio che viene trasformato dall’uso che nel quotidiano ne fanno le persone che lo frequentano, la neve nasconde un campo di calcio di un oratorio a ridosso dell’argine del fiume, sullo sfondo automobiline dismesse di un autoscontro.
Si occupano poi i nuovi spazi di via Goffredo Mameli, dove Bianco-Valente realizzano Come il vento, un’opera site-specific. Un lavoro che ha richiesto un sopralluogo in città degli artisti per conoscere e visitare la realtà del quartiere Macrolotto Zero e di Piazza dell’Immaginario.
Si dà inizio inoltre a una serie di interventi che individuano una nuova piazza in via Umberto Giordano, dove saranno installate fotografie di grande formato stampate su PVC che documentano azioni e interventi che fanno parte di progetti sviluppati da artisti la cui riflessione nasce da interessi e intenti simili a quelli che hanno dato vita a Piazza dell’Immaginario.
Da una parte Growing House, di Bert Theis, che ci riporta a un suo lavoro realizzato a Shenzhen in Cina nel 2004. Theis, curatore anche del progetto Isola Art Center, realizza architetture/strutture dedicate a promuovere un’esperienza rispettosa dello spazio nel quale si trova a lavorare, tenendo sempre in considerazione il fine, mai commerciale, dello spazio stesso.
Mostrare la bellezza della città senza trucchi è anche una parte della proposta dell’opera Paradox of the Praxis I (Sometimes Doing Something Leads to Nothing) di Francis Alÿs, una fotografia che documenta l’azione svolta dall’artista nel 1997 a Città del Messico. Alÿs spinge un grande blocco di ghiaccio da un punto all’altro della città creando una situazione paradossale dovuta all’impossibilità di compiere con successo la sua azione, osservata e condivisa dalle persone che si trovano via via con lui.
Infine, Pantani-Surace propongono un’immagine di documentazione dell’azione La responsabilità dei cieli e delle altezze svoltasi in Piazza dell’Immaginario nel 2014. Un lavoro che parte dall’idea che la piazza non appartiene al luogo, ma a coloro che la vivono: l’azione, infatti, è accaduta lì, nella nostra piazza, insieme ai residenti/partecipanti che hanno prodotto il messaggio collettivo “ti amo” in lingua cinese, usando la tecnica della xilografia. Una struttura appositamente realizzata ha permesso loro di imprimere i caratteri saltellando e ballando sulla matrice. Questi tre ideogrammi stampati su carta sono appartenuti alla piazza (via Fabio Filzi) finché il passare del tempo e la meteorologia lo hanno permesso. L’immagine che presentiamo è una traccia dell’azione e ci permette di creare legami con il progetto e con il territorio dove è avvenuta, a riprova di come lo status e il valore di opera d’arte siano il momento di relazione e partecipazione creato durante l’azione.

PIAZZA

Nella prima parte del progetto nel 2014 abbiamo deciso di incontrare le persone e abbiamo lavorato su uno dei luoghi più frequentati della nostra città, quest’anno interveniamo anche in uno spazio adibito solamente a parcheggio, tollerato ma non autorizzato. Nell’ottica di recuperare qualsiasi porzione di territorio residua all’interno del quartiere, abbiamo chiesto la collaborazione di una associazione di nuova costituzione, [chì-na], per progettare e realizzare il design di una vera e propria piazza. Il progetto è sviluppato dagli architetti Cosimo Balestri, Emanuele Barili, Olivia Gori, Alberto Gramigni.

DIDATTICA

La sezione didattica è un organo di formazione flessibile con base in Piazza dell’Immaginario e un programma di attività lungo l’intero percorso espositivo. Nei mesi di luglio e agosto sono previsti walking tour, passeggiate itineranti che introdurranno alle opere e agli artisti presenti, fornendo anche un orientamento e una conoscenza del peculiare contesto urbano che integra e ospita il progetto, e laboratori didattici per bambini e famiglie, finalizzati ad avvicinare i bambini e i ragazzi alle tecniche e alle ricerche intraprese da ciascuno degli artisti presenti nel percorso espositivo.

Laboratori didattici per bambini e famiglie.
Date previste: mese di luglio nei giorni di sabato 4-11-18-25 / mese di agosto nei giorni di sabato 1-8-22-29 Orario: 10.00-12.00

Walking tour / visite guidate per adulti
Date previste: mese di luglio nei giorni di sabato 4 e 18 / mese di agosto nei giorni di sabato 1 e 22
Orario: 18.45-20.15


BIOGRAFIE ARTISTI 2015

Francis Alÿs (Anversa, Belgio, 1959) vive e lavora a Città del Messico dal 1986. Nella sua pratica artistica, che vede l’utilizzo di diversi media, è fondamentale il suo essere wanderer, viaggiatore che indaga la società mettendone in risalto valori e contraddizioni, sempre con una prospettiva altra rispetto a quella ufficiale e canonica, e sempre con coerenza tra i suoi progetti artistici e la sua condizione di vita. Tra le più importanti istituzioni internazionali che hanno esposto le sue opere ricordiamo: Wiels, Bruxelles; Tate Modern, Londra; The Renaissance Society, Chicago; Hammer Museum, Los Angeles; Portikus, Frankfurt; MALBA, Buenos Aires; Kunstmuseum Wolfsburg; Musée d’Art Contemporain, Avignone; Centro Nazionale per le Arti Contemporanee, Roma (poi alla Kunsthaus di Zurigo e al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid); MoMA, New York e Or Gallery, Vancouver, Canada. Nel 2012, in occasione di dOCUMENTA 13, Alÿs ha esposto a Kabul, tra le rovine del Cinema Behzad riaperto appositamente, il film REEL-UNREEL, fulcro anche della personale che il MADRE di Napoli ha dedicato all’artista nel 2014. Alÿs ha inoltre partecipato a numerose biennali, fra cui la Biennale di San Paolo (2010, 2004 e 1998), la Biennale di Venezia (2007, 2001 e 1999), la Biennale di Shanghai (2002), la Biennale di Istanbul (2001 e 1999) e la Biennale dell’Avana (2000 e 1994).

Olivo Barbieri (Carpi, MO, 1954) studia pedagogia all’Università di Bologna e dal 1971 intensifica il suo interesse sul linguaggio della fotografia. Realizza Flippers 1977-1978, una serie dedicata al ritrovamento di un deposito abbandonato dove si assemblavano pinball machines. Le immagini dei flipper agiscono come deposito della cultura e dell’immaginario di un’intera epoca. Partecipa a Viaggio in Italia, Bari 1984. All’inizio degli anni Ottanta inizia il progetto sull’illuminazione artificiale nella città europea e orientale. Dal 1989 viaggia abitualmente in Oriente, soprattutto in Cina, sviluppando un progetto ancora in corso sui temi del grande cambiamento in atto. Nel 1996 il Folkwang Museum di Essen gli dedica la prima retrospettiva. Nel 2003 inizia il progetto site-specific_ che coinvolge 40 città nel mondo. Le serie site-specific_ 2003-2013, Parks 2003-2014, Real Words 2008-2013, Images 1978-2007, Virtual Truths 1996-2002 e Artificial Illuminations, 1980-2014 raccolgono le sue riflessioni più significative sul rapporto tra realtà, percezione e rappresentazione. Il suo lavoro è stato esposto presso musei, istituzioni e gallerie private in Italia e all’estero; ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

Bianco-Valente, Giovanna Bianco (Latronico, PZ, 1962) e Pino Valente (Napoli, 1967), vivono e lavorano a Napoli. Bianco-Valente iniziano il loro sodalizio artistico nel 1994. La loro eterogenea ricerca si concentra sull’analisi dei processi di percezione e definizione della realtà esterna. Attraverso astrazioni visive, video e installazioni ambientali gli artisti vanno ad indagare le dualità tra corpo e mente, realtà e immaginazione, naturale e artificiale. I loro interventi si inseriscono negli spazi evidenziandone le imperfezioni e le peculiarità architettoniche e contemporaneamente traducono la pluralità di relazioni e storie ad essi connesse. Sin dai loro esordi hanno partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero e eseguito interventi installativi per importanti istituzioni museali e spazi pubblici, come MAXXI, Roma; Museo Madre, Napoli; Triennale di Milano; Museo Nacional Reina Sofía, Madrid; Kunsthaus di Amburgo; NCCA – National Centre for Contemporary Arts, Mosca. Hanno realizzato progetti site-specific in Libano, in Marocco e a New York.

Pantani-Surace, Lia Pantani (Firenze, 1966) e Giovanni Surace (Vibo Valentia, 1964), collaborano dal 1996 e insegnano all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Tra le diverse partecipazioni: N°1, Museo Laboratorio, Città Sant’Angelo, Pescara, Working Insider, Stazione Leopolda, Firenze; Allineamenti, Trinitatiskirche, Colonia; Mobili, Nosadella due, Bologna; Una giornata particolare, luogo delle possibilità, Teatro Sant’Andrea, Pisa; Au Pair, coppie di fatto nell’arte contemporanea, Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture, Borgo Medievale di Castelbasso, Teramo; Start Point, Sun Studio 74rosso, Firenze; Inventing the memorable, Le Murate, Firenze; La responsabilità dei cieli e delle altezze, Piazza dell’Immaginario, Prato. Tra le mostre personali: Se la memoria mi dice il vero, Certosa Monumentale di Calci, Pisa; Eco e Narciso, Villar Pellice, Torino; Non spiegatemi perché la pioggia si trasforma in grandine, Galleria Nicola Fornello, Prato; Ti amo, Galleria Madder, Londra.

Bert Theis (Lussemburgo, 1952) fa parte di quella generazione di artisti, emersi nel corso degli anni Novanta, che attraverso i loro lavori hanno creato nuove possibilità per le pratiche nello spazio pubblico. I suoi lavori hanno una dimensione filosofica, sociale e politica; la maggior parte di essi è stata creata a partire da spazi specifici della città. Nel corso degli ultimi dieci anni, è stato tra gli organizzatori di due progetti a lungo termine, Isola Art Center e out-Office for Urban Transformation, entrambi riconducibili all’ambito del conflitto urbano tra gli abitanti del quartiere di Isola, il governo della città di Milano e una compagnia multinazionale statunitense. Ha partecipato a numerose manifestazioni internazionali, come la Biennale di Venezia (1995); Sculptur. Projects a Münster (1997); Arte all’Arte (1998); Manifesta (1998); Biennale di Gwangju (2002); Biennale di Tirana (2003); Biennale di Busan (2006) e Biennale di Tapei (2008).

BIOGRAFIE ARTISTI 2014

Andrea Abati (Prato, 1952) si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta. Punto di partenza del suo lavoro è l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale della città attraverso un uso della fotografia come strumento di conoscenza e di relazione tra il sé e il mondo. Tra i suoi lavori più noti: I Luoghi del Mutamento, una serie iniziata nel 1988, indubbiamente il progetto di maggiore complessità e anche il più noto, dove urgente è l’attenzione al paesaggio industriale contemporaneo e ai mutamenti della realtà sociale; I Luoghi della Natura (1997), una serie di visioni notturne, oniriche, dove il mare diventa luogo di riflessione sull’identità contemporanea; del 2012 è la serie La Forza della Natura. Dal 2008 si occupa anche di video. Per l’artista abbandonare il concetto di opera e pensare di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica può in certi momenti diventare prioritario, è sua la costruzione di Giardino Melampo/Mandela Garden 1, Prato, 2013. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Italia, Francia, Austria, Belgio, Germania, USA, Canada.

Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013) inizia interessandosi alla fotografia sociale ma i suoi campi d’azione privilegiati sono il paesaggio industriale e post industriale, le trasformazioni e l’urbanizzazione del territorio. In tal senso il suo primo progetto è Milano. Ritratti di fabbriche, un lavoro condotto nella periferia ex-industriale di Milano, tra il 1978 e il 1980. Nel 1984 viene invitato a partecipare alla Mission Photographique de la D.A.T.A.R., la più vasta campagna fotografica realizzata in Europa nel XX secolo, organizzata dal governo francese. Nello stesso periodo realizza Porti di mare (1982-88) e nel 1991 la campagna fotografica su Beirut, completamente distrutta dalla guerra. Continua anche la sua ricerca su Milano insieme a indagini su altre città in tutto il mondo, convinto “che in tutte le città ci sono presenze, più o meno visibili, che si manifestano per chi le vuole vedere”. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private internazionali e il suo lavoro è stato esposto presso musei, istituzioni, gallerie private in Italia e all’estero.

Bleda y Rosa, María Bleda (Castellón, Spagna, 1969) e José María Rosa (Albacete, Spagna, 1970), lavorano in coppia dal 1992. Vivono e lavorano a Valencia. Secondo il critico Alberto Martin, il nucleo fondamentale del loro lavoro è la rappresentazione del territorio, con la quale cercano di sottolineare la complessa unione di culture e tempi che la conformano. Così trasformano il genere di paesaggio in immagini con un alto potere evocativo nelle quali si manifesta la loro esperienza dei luoghi fotografati. Il passare del tempo, la traccia e la memoria sono gli elementi che fondano il loro lavoro. Fra le loro mostre individuali più recenti: Galería Fúcares, Madrid; Real Jardín Botánico, Fundación Telefónica e PHE’10 a Madrid; Centro Andaluz de Arte Contemporáneo, Siviglia; Galería Elba Benitez, Madrid; Galería Visor, Valencia; Rosenthal Fine Art, Chicago; Galeria Pedro Oliveira, Porto. Fra le collettive: Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto MART, Centro Andaluz de Arte Contemporáneo CAAC, Sevilla; ForoSur ‘14, Cáceres; Fundació Antoni Tàpies, Barcellona; Fundación Marcelino Botín, Santander; Museo Nacional Reina Sofia MNRS, Madrid; Museu d’Art Contemporani de Barcelona MACBA e Fundación Joan Miró, Barcellona; AA Architectural Association, Londra; Centro Cultural Gabriela Mistral, Santiago de Cile; Musée d’art moderne di Ceret, Francia; Stenersenmuseet, Oslo; Kulturhuset, Stoccolma. Hanno inoltre partecipato a Manifesta 4 e alla 12th International Cairo Biennale.

R.E.P. Revolutionary Experimental Space è un gruppo fondato nel 2004, e attualmente composto da Ksenia Gnilitskaya (Kiev, Ucraina, 1984), Nikita Kadan (Kiev, Ucraina, 1982), Zhanna Kadyrova (Brovary, Ucraina, 1981), Vladimir Kuznetsov (Lutsk, Ucraina, 1976), Lada Nakonechnaya (Dnepropetrovsk, Ucraina, 1982) e Lesia Khomenko (Kiev, Ucraina, 1980). Al momento della costituzione del gruppo tutti i suoi componenti avevano già sviluppato un loro percorso individuale che continuano a portare avanti. Allo stesso tempo in tutti questi anni si sono impegnati in pratiche artistiche collettive, mantenendo viva la loro piccola comunità artistica. Gli eventi politici legati alla Rivoluzione Arancione sono stati gli elementi determinanti per la costituzione del gruppo. Le prime azioni collettive del gruppo si sono svolte in mezzo alla folla di manifestanti in piazza Miadan a Kiev: è stato il vedere le grandi masse che lottavano all’unanimità per una causa comune che li ha portati a lavorare insieme. Un’altra ragione per mantenere vivo il gruppo ancora oggi è la debolezza della scena artistica di Kiev, dove in mancanza di un supporto istituzionale che sostenga l’arte sperimentale, gli artisti formano associazioni che suppliscono a questa assenza. Dal 2007 coinvolgono altri gruppi in progetti comuni proponendo varie forme di collaborazione in unico spazio.


Per informazioni
Dryphoto arte contemporanea
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| email: info@dryphoto.it
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Ufficio stampa
Silvia Bacci
email: silviabaccistampa@gmail.com
mob: +39 338 6660784


ENGLISH VERSION

/ project curated by Alba Braza 
/ organized by Dryphoto arte contemporanea

/ CONFERENCE
/ Imagine the Chinatowns – Literature of diaspora

/ MOSTRA
/ Piazza dell’Immaginario
/ Location: via Bonicoli, via Filzi, via Mameli, via Giordano, via Pistoiese, Prato
/ Date: 26 June 2015, 6.30 p.m.

Artists: Francis Alÿs, Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Bert Theis

Square: project [chì-na], developed by Cosimo Balestri, Emanuele Barili, Olivia Gori, Alberto Gramigni

Partners: Associna and Prato Didattica
In collaboration with: Regione Toscana; Comune di Prato; Camera di Commercio di Prato; Associazione d’Amicizia dei Cinesi di Prato; ASM Ambiente Servizi Mobilità, Prato; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale: “Cantiere Toscana Contemporanea”; Ordine degli Architetti di Prato; Supermercati Pam Panorama; Circolo Curiel, Prato, Vannucci Piante, Endiasfalti S.p.A.

Piazza dell’Immaginario is a project founded in 2014 and is designed to meet the need to improve one of Prato’s districts, home to a wide range of cultures, realities, socioeconomic situations, interests and needs in a small area, where Dryphoto arte contemporanea is also based. In the upcoming edition (2015), works by Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Francis Alÿs and Bert Theis will be added to those by Andrea Abati, Gabriele Basilico, Bleda y Rosa and R.E.P. Revolutionary Experimental Space, installed in 2014. The exhibit will spread through the district and occupy new spaces with permanent installations, site-specific works and actions. The conference Imagine the Chinatowns – Literature of diaspora, scheduled for the weekend before the exhibition opening, is based on the belief that multidisciplinarity is necessary to understand our era. Speeches will be given by both national and international intellectuals and personalities.
The contamination between different disciplines and the act of moving out of conventional spaces are some of the characteristics of our time. So it may happen, as in this case, that a contemporary art project works on public space and is accompanied by interventions on urban furniture and decoration, engaging citizens interested in doing things aimed at improving the public space around them, offering advantages for the entire city. One of the main challenges is to question the imaginary we have of Oriental culture, and also the imaginary that Eastern culture has of the West; to question ourselves about the imaginary we have of migration, how we imagine realities that are not our own, and how, in any given moment, these realities can actually be shaped by images.
Over the past year, we have tried to offer other possible versions of what the district is, what happens there every day and how citizens make use of public spaces through a range of interventions such as the action by Pantani-Surace involving the public/citizens in the creation of their work, the production of a number of videos in Chinese (visible using QR codes) that describe the exhibition and give information about it, the occupation of spaces dedicated to advertising for the publicizing of the exhibition, the organization of concerts and book presentations in the area around the Piazza dell’Immaginario.
Now, in 2015, a year after the installation of the first works by artists involved in the project, the project will continue with the participation of other artists and their works, destined to become part of that challenge to bring beauty but also create relationships, culture, social networking, enjoyment and the sharing of experiences.

EXHIBITION
Piazza dell’Immaginario

Through the permanent installation of large-format photographs printed on PVC and site-specific works, the district changes along with all the expectations, memories and desires related to the spaces involved. In this edition, works by Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Francis Alÿs and Bert Theis will be added to those by Andrea Abati, Gabriele Basilico, Bleda y Rosa and R.E.P. Revolutionary Experimental Space installed in 2014. The exhibit will spread through the district and occupy new spaces with permanent installations, site-specific works and actions that develop the concepts proposed last year. The curatorial narrative began with a selection of photographic works representing public spaces that citizens themselves have turned into spaces to share and in which to cultivate relationships: couples dancing in a square (Gabriele Basilico), playing football in an makeshift field; tending to a little garden in an earthquake-struck area (Andrea Abati). The narrative now ends with Mantova, 1980, by Olivo Barbieri. Once again, a space changed by people who live it: the snow hides a parish football pitch near the river, some dodgem cars in the background. Bianco-Valente will create a site-specific work in via Mameli: the two artists came in Prato in April to visit and experience life in the Macrolotto Zero district and Piazza dell’Immaginario. Large-format photographs printed on PVC will be installed in via Umberto Giordano: the images document actions and interventions by artists reflecting on concepts similar to the ones which first generated Piazza dell’Immaginario. Firstly, Growing House, 2004, by Bert Theis, documents his work produced in Shenzhen, China, in 2004. Theis, who also curated the Isola Art Center project, created specific architectural structures to promote a respectful experience of the space he works in, always bearing in mind the non-commercial use of the space. Secondly, the work Paradox of the Praxis I (Sometimes Doing Something Leads to Nothing) by Francis Alÿs, a photograph that documents the action carried out by the artist in Mexico City in 1997 and that aims to show the beauty of the city without the use of filters. Alÿs pushes a big ice block from one point to another of the city, performing a paradoxical situation based on the impossibility of successfully completing his action, as seen and shared by all the people he meets along the streets. Lastly, Pantani-Surace propose an image from the documentation of their action La responsabilità dei cieli e delle altezze staged in Piazza dell’Immaginario in 2014. This is a work that comes from the idea that a square doesn’t belong to the space but to the people who live there: the action took place there, in our square, together with citizens/participants who produced the collective message “I love you” in Chinese, using woodcutting techniques. A structure created especially for the purpose allowed participants to impress the characters while jumping and dancing on a matrix. These three ideograms printed on paper were installed in the square (via Fabio Filzi) and they remained visible as long as time and weather permitted. The image selected is a trace of that action and allows us to create a link with the place where it happened, to demonstrate that the status and the value of an artwork fits in with the participation during the action.

SQUARE
In the first stage the place selected with a private space for public use, with the highest visitor traffic in the city. In this edition, a private space used only for parking is added. We asked the collaboration of [chì-na], a newly formed association located in the zone, that has supported the project for the design and furnishings of the new Piazza. The project was by the architects Cosimo Balestri, Emanuele Barili, Olivia Gori, Alberto Gramigni.


EDUCATION
The educational section is a flexible structure based in Piazza dell’Immaginario with an activity programme staged throughout the district. The project includes walking tours to introduce artists and works, but also to describe the specific urban context in which the exhibition takes place. The creative workshop for children will focus on contemporary art, starting from the various media used and and issues addressed by the artists involved in the project.

Workshop for children and families:
July: on Saturdays 4-11-18-25 | 10 am – 12 am
August: on Saturdays 1-8-22-29 | 10 am – 12 am

Walking tours for adults:
July: on Saturdays 4 and 18 | 6.45 pm – 8.15 pm
August: on Saturdays 1 and 22 | 6.45 pm – 8.15 pm

2015 ARTISTS’ BIOGRAPHIES
Francis Alÿs (Antwerp, Belgium, 1959) lives and works in Mexico City. He creates works that encompass many media, often involving the participation and presence of the artist. Being a “wanderer”, a traveller exploring society by putting the emphasis on its values and contradictions, is a fundamental element of Francis Alÿs’ artistic development. He always offers a perspective that differs from the official and canonical one, maintaining a coherence between his artistic projects and his own living conditions. Alÿs’ work has been shown in many international institutions, including Wiels, Brussels; The Tate Modern, London; The Renaissance Society, Chicago; Hammer Museum, Los Angeles; Portikus, Frankfurt; MALBA, Buenos Aires; Kunstmuseum Wolfsburg; Musée d’Art Contemporain, Avignon; Centro Nazionale per le Arti Contemporanee, Rome; Kunsthaus, Zurich; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid; MoMA, New York; Or Gallery, Vancouver, and the MADRE, Naples. In 2012, on the occasion of dOCUMENTA 13, Alÿs showed his film REEL-UNREEL in Kabul. Alÿs has participated in several biennials: San Paolo (2010, 2004 and 1998), Venice (2007, 2001 and 1999), Shanghai (2002), Istanbul (2001 and 1999) and Havana (2000 and 1994).

Olivo Barbieri (Carpi, province of Modena, 1954) studied pedagogy at University of Bologna, and in 1971 he intensified his interest in photography. He produced Flippers 1977-1978, a work dedicated to an abandoned warehouse used as a pinball machine factory. The images in this series may be considered the storage of culture and the imaginary of an era. He participated in Viaggio in Italia, Bari 1984. In the early 80s, he started working on the artificial illumination of the cities of Europe and the Far East. Since 1989 he has travelled throughout the Far East, especially China, developing his ongoing project about the themes of environmental changes and their representation. In 1996 the Folkwang Museum, Essen, organized his first retrospective. In 2003 he started a new site-specific_ project in 40 cities all over the world. The series site-specific_ 2003-2013, Parks 2003-2014, Real Worlds 2008-2013, Images 1978-2007, Virtual Truths 1996-2002 and Artificial Illuminations 1980-2014 explore the relationship between reality, perception and representation. Barbieri’s work has been shown in many international institutions and galleries, and he has published a great number of photobooks.

Bianco-Valente, Giovanna Bianco (Latronico, PZ, 1962) and Pino Valente (Naples, 1967) live and work in Naples. Bianco-Valente started to work together in 1994. Their artistic practice is focused on the processes of the perception and definition of reality. Through visual abstractions, videos and environmental installations they aim to explore the relationship between body and mind, reality and imagination, nature and artifice. Bianco-Valente’s works underline the imperfections and the architectonical peculiarities of places and fabrics while reproducing stories and relationships connected to them. Their works have been shown in many group and solo shows in Italy and abroad, and they have held installations in many international museums and public spaces, such as the MAXXI, Rome; Museo MADRE, Naples; the Milan Triennial; Museo Nacional Reina Sofia, Madrid; Kunsthaus, Hamburg; NCCA – National Centre for Contemporary Arts, Moscow. They have produced site-specific projects in Lebanon (Becharre), Morocco (Marrakech) and New York (The Kitchen-ISP 2014, Whitney Museum).

Pantani-Surace, Lia Pantani (Florence, 1966) and Giovanni Surace (Vibo Valentia, 1964) have worked together since 1996, and teach at the Fine Arts Academy of Florence. Selected group shows include: N°1, Museo Laboratorio, Città Sant’Angelo, Pescara; Working Insider, Leopolda Station, Florence; Allineamenti, Trinitatiskirche, Cologne; Mobili, Nosadella due, Bologna; Una giornata particolare, luogo delle possibilità, Teatro Sant’Andrea, Pisa; Au Pair, coppie di fatto nell’arte contemporanea, Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture, Borgo Medievale di Castelbasso, Teramo; Start Point, Sun Studio 74rosso, Florence; Inventing the memorable, Le Murate, Florence; La responsabilità dei cieli e delle altezze, Piazza dell’Immaginario, Prato. Selected solo shows: Se la memoria mi dice il vero, Certosa Monumentale di Calci, Pisa; Non spiegatemi perché la pioggia si trasforma in grandine, Galleria Nicola Fornello, Prato; Ti amo, Madder 139, London; The other party (who’s next, dovrebbe piovere su di voi e non su di me), Galleria Die Mauer and enclosure wall of Via Pomeria (playground), Prato.

Bert Theis (Luxembourg, 1952) is one of those artists who stood out in the Nineties for his work in public spaces. His works explore philosophical, social and political issues; most of them are produced on the basis of specific spaces of cities. Over the last ten years, he has organized two long-term projects: Isola Art Center and OUT – the Office for Urban Transformation, working on the urban conflicts between citizens, city government and a multinational company in a district of Milan known as Isola. He has participated in several international artistic events, such as the Venice Biennale (1995); Sculptur. Projects in Münster (1997), Arte all’Arte (1998); Manifesta (1998); Gwangju Biennial (2002); Tirana Biennial (2003); Busan Biennial (2006) and Taipei Biennial (2008).

2014 ARTISTS’ BIOGRAPHIES
Andrea Abati (Prato, 1952) has worked on photography since the late 1970s. The starting point for his work is his analysis of the transformations in the industrial architectural landscape, the symbolic observation of man-impacted nature, the behaviour of people and changes in the social fabric of the city, through the use of photography as a tool of knowledge and relation between oneself and the world. His most famous works include: I Luoghi del Mutamento (Places of Change), a series he began in 1988, undoubtedly his most complex project and also the best known, concentrating on the contemporary industrial landscape and the changes in social reality; the series I Luoghi della Natura (Places of Nature, 1997), nocturnal, dream-like visions and the sea become the place of reflection on contemporary identity, the mutant imaginary suspended between nature and artifice; in 2012 he created the series La Forza della Natura (The Force of Nature). Since 2008 he has also worked on video. For Abati, abandoning the concept of the work and instead triggering artistic practices in the public sphere can become a priority in certain moments, as in the case of his construction of Giardino Melampo/Mandela Garden 1. He has held many solo and group shows in Italy, France, Austria, Belgium, Germany, the USA and Canada.

Gabriele Basilico (Milan, 1944-2013) began his career in the area of social photography, but his main fields of activity were the industrial and post-industrial landscape, the transformations and urbanization of the territory. In this sense, his first project was Milano. Ritratti di fabbriche (Milan, Factory Portraits), shot on the former industrial outskirts of Milan in 1978-80. In 1984 he was invited to take part in the Mission Photographique de la D.A.T.A.R., the largest photographic campaign to be conducted in Europe in the 20th century, organized by the French government. In that same period, he completed Porti di mare (Seaports, 1982-88), and in 1991 he took many photographs in Beirut, which had been completely destroyed by war. He continued his research on Milan and other Italian and European cities, aware of the fact “that in all cities there are more or less visible presences that show themselves to those who want to see them.” His works are included in many international public and private collections, and have been shown in many museums, institutions and private galleries in Italy and abroad.

Bleda y Rosa, María Bleda (Castellón, 1969) and José María Rosa (Albacete, 1970) have worked as a duo since 1992. They live and work in Valencia, Spain. According to the critic Alberto Martin, the fundamental nucleus of their work is the representation of the territory, with which they attempt to underline the complex union of cultures and times that shape the territory. They thus transform the landscape genre into images of great evocative impact, manifestations of their direct experience of the places photographed. The passing of time, traces and memory are the main features of their work. Recent solo shows include: Real Jardín Botánico, Fundación Telefónica and PHE’10 in Madrid; Centro Andaluz de Arte Contemporáneo, Seville; Galería Elba Benitez, Madrid; Galería Visor, Valencia; Rosenthal Fine Art, Chicago; Galeria Pedro Oliveira, Oporto. Group shows: Fundació Antoni Tàpies, Barcelona; Fundación Marcelino Botín, Santander; Museo Nacional Reina Sofia MNRS, Madrid; Museu d’Art Contemporani de Barcelona MACBA and Fundación Joan Miró, Barcelona; AA Architectural Association, London; Centro Cultural Gabriela Mistral, Santiago, Chile; Musée d’art moderne, Ceret, France; Stenersenmuseet, Oslo; Kulturhuset, Stockholm. They took part in MANIFESTA 4 and the 12th International Biennial of Cairo.

 
R.E.P. Revolutionary Experimental Space is a group established in 2004 in Kiev, Ukraine: Ksenia Gnilitskaya (Kiev,Ukraine, 1984), Nikita Kadan (Kiev, Ukraine, 1982), Zhanna Kadyrova (Brovary, Ukraine, 1981), Vladimir Kuznetsov (Lutsk, Ukraine, 1976), Lada Nakonechnaya (Dnepropetrovsk, Ukraine, 1982) and Lesia Khomenko (Kiev, Ukraine, 1980). By the time the R.E.P. group was founded in 2004, all of its members had already developed an artistic personality of their own. They have continued along the same lines ever since. However, for all these years the artists have been engaged in collective art practices, thus maintaining their small art community. The political events of the “Orange Revolution” were a key element in the group’s establishment. The first collective actions of the R.E.P group were carried out in the crowd of protesters in Kiev’s Maidan square: it was the unanimity of broad masses of society struggling for a common political cause that prompted these Ukrainian artists to work together. Another reason to maintain the group, which still counts today, is the weak infrastructure of the Kiev art scene. Lacking an extensive institutional network capable of supporting experimental art, artists form associations to make up for the absence of nonexistent institutions. Since 2007 they have been involving other groups in joint projects, presenting various forms of collaboration in a single space.

INFORMATION
Dryphoto arte contemporanea
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www.dryphoto.it
email: info@dryphoto.it
tel: +39 0574 603186
mob: +39 347 2297801


PRESS OFFICE

Silvia Bacci
email: silviabaccistampa@gmail.com
mob: +39 338 6660784

CHINESE VERSION 

理想的广
项目艺术总监: Alba Braza
: Dryphoto 当代艺术小组

讨讲座《遥想的中国城:大迁徙的故事》
普拉托市, 2015619日,星期五
16:00/20:00

特邀嘉: Valerio Barberis, 城市建设规划厅厅长
讲嘉宾: Giorgio Bernardini, Massimo Bressan, Gary W. McDonogh, Valentina Pedone, Marco Wong

地点: Camera di Commercio, via del Romito 71, Prato

览《理想的广场》
普拉托市, 2015626, 星期五,18:30
参展艺术家 : Francis Alÿs, Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Bert Theis
地点: via Filzi, via Mameli, via Giordano, via Pistoiese, Prato

项目合作方
Associna, Prato Didattica

项目支持方
Regione Toscana
Comune di Prato
Camera di Commercio di Prato
普拉托市商会
ASM Ambiente Servizi Mobilità, Prato
Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale: “Cantiere Toscana Contemporanea”
Ordine degli Architetti di Prato
Circolo Curiel, Prato
Vannucci Piante, Pistoia
Endiasfalti S.p.A.

这块被叫做Macrolotto  Zero的区里,人口密度很大。其中尤为突出的是来自中国的移民,他们来
这里的同时也带来了他们的生活习惯与风俗。
这块城区尽管是普拉托市最具有活力的地区,但是她一直被视作城市里凌乱肮脏的角落。通过我们
项目这里逐步开始融入到城市圈,通过不同阶段的工作来改善该地区。
这片城区慢慢开始变得干净,同时在其一块块被遗弃荒废的角落里树立起了具有国际影响力的艺术
家的作品。
在本届项目活动期间在Umberto  Giordano大道将竖立一座广场,一座由诸多艺术品环绕的的特殊广
场。广场的休闲元素将由一组建筑师来进行设计,他们的设计目的以及设计源泉均来自于这片城区。

《理想的广场》是一个产生于2014年的艺术项目。自它诞生之日起便期望可以将Dryphoto当代艺术
组所在的城区进行优化,使其更加受人欢迎。这块城区有着厚重的文化多元化特征,其中集聚交
织着不同的社会经济现况,价值与需求。在2015年本届项目展期间,我们将展出例如Francis   Alÿs,
Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace以及 Bert Theis艺术家的作品。他们的作品将联
2014Andrea Abati, Gabriele Basilico, Bleda y Rosa以及REP(革命实验小组)经展出过的作品一
进行展示。本次展览将扩大展出地段面积,展览内容包括永久展示以及场域特定艺术展示。
是否拥有跨领域的视角对于能否深刻领会我们现今所处的时代至关重要,为此我们将主办一场题为
《遥想的中国城:大迁徙的故事》的研讨讲座,期间邀请来自国内外的嘉宾前来演讲并以此拉开本
次展览的序幕。

在今年我们着重将焦点聚集在其它向我们讲述这块城区过往的故事,每天都在这里上演的一幕又一
幕以及城区里的人们是如何使用它的公共区域。还记得Pantani-Surace艺术家们如何号召公众以
及居民参与到他们的艺术创作吗?虽然这已经成为了我们的回忆,但是我们还可以通过扫描在广场
悬挂的QR码来观看用中文录制的影像资料。此外通过QR码我们还可以了解不同的展览信息,不
阶段的展览的广告海报信息以及在这片理想的广场上上演的音乐会以及图书推介会等信息。
现在是2015年,我们已经与参与首届展览的艺术作品共同生活了一年,同时我们将继续介绍新的艺
术家加盟。他们的作品同样将参与到向美丽发起的挑战中,引入新的形式来联系彼此,激发情感,
创造文化与社会组织网,分享经历,享受彼此的愉悦。

讨讲座
《遥想的中国城:大迁徙的故事》
本次研讨讲座将从更加宽广的视角,提供一次重新审视中国人迁徙进程的机会。从而能够从全球的
大背景下来将普拉托市这一具体的例子融入其中进行考察。
该研讨讲座宗旨不在于提供任何最终的答案,而是提出开放性的问题来将本土视角提升至全球视
角,期间还将讨论一系列社会文化,文学以及新闻等问题。
应邀参与本次研讨讲座的国内外文化专家人士异彩纷呈,包括了美国宾夕法尼亚布林莫尔学院教师
人类学家Gary W. McDonogh,普拉托IRIS研究中心主席,人类学家Massimo Bressan;佛罗伦萨大
学中国文学文化教Valentina  Pedone以及Associna,  Giorgio  Bernardini荣誉主席、记者、作家
Marco Wong
在致辞仪式结束后,将介绍本届《理想的广场》,与此同时拉开本次研讨会的序幕。


《理想的广场》
过在场域特定艺术展示区设置永久展示作品以及大幅PVC印刷摄影作品,城市的面貌将焕然一
新。在这些展示区域内将唤起人们与之相关的期待,回忆以及期许。
本届参展艺术家Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Francis Alÿs以及Bert Theis的作品
联同2014设置的展品一道进行展出。去年参与创作的艺术家包括了Andrea Abati, Gabriele Basilico, Bleda y Rosa 以及REP革命实验小组。
本届展览的面积将扩大,范围增加至上届展览毗邻区域,从而更好地延续宣传展览会的理念。
新增的展览区域包括了Mameli大道以及Giordano大道。

教育项目
教育组是本次《理想的广场》展览所专设的一个部门,目的在于与大众以及前来参观的观众在展览
间开展一系列互动活动。
们将组织一系列步行参观路线,期间向观众介绍本次展览的各项作品以及参与本次展览的艺术
家,从而让观众可以更好理解我们本次展览所在地的周边环境以及特点。
此外本次展览期间还将开设专为青少年儿童举办的教育工作坊,通过操作与创作使用不同的元素来
共同完成本次展览教育的两大目的:
发现并学习当代艺术语言,充分与展品所表达的当代艺术主题与技巧进行互动;
积极参与到展览参观路线中,充分体验艺术知识并了解所居住的城区。在参观期间可以愉悦欣赏这
开放式博物,第一次探索所居住城区的结构以及社会特征。

Dryphoto arte contemporanea
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Silvia Bacci
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