Il design della piazza è un progetto di [chì-na], sviluppato da Cosimo Balestri, Emanuele Barili, Olivia Gori e Alberto Gramigni

/ Sede:  via Umberto Giordano 1, piazzetta Pam
/ Inaugurazione: 26 giugno 2015, ore 18:00

Nella prima tappa di Piazza dell’Immaginario, nel 2014, abbiamo deciso di incontrare le persone e lavorato su uno dei luoghi più frequentati della nostra città, quest’anno interveniamo anche in uno spazio adibito solamente a parcheggio, tollerato ma non autorizzato.
Nell’ottica di recuperare qualsiasi porzione di territorio residua all’interno del quartiere, abbiamo chiesto la collaborazione dell’associazione culturale [chì-na] per progettare e realizzare il design di una vera e propria piazza.

Si tratta di un intervento leggero ma incisivo, in un quartiere dove l’assenza di un luogo pubblico d’incontro per i cittadini rappresenta un problema evidente.
Lo spazio comune è realizzato esclusivamente con i materiali impiegati nella gestione ordinaria delle strade della città. La segnaletica a terra disegna una maiolica restituendo dignità a uno spazio, i tronchi degli alberi abbattuti durante la tempesta di vento dello scorso 5 marzo divengono sedute, la collocazione di alcuni alberi e la realizzazione di una copertura garantiscono ombra e ristoro alle persone. Un nuovo luogo d’incontro per i cittadini, un nuovo spazio pubblico per il quartiere.

La proposta convive con l’esposizione – nella piazzetta Pam sono installate le opere di Bert Theis, Francis Alÿs e Pantani-Surace – e continua a moltiplicare l’immaginario del Macrolotto Zero, i modi di raccontare com’è vivere lì e chi ci vive.

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[chì-na] è un’associazione culturale fondata nel 2014 da Cosimo Balestri, Emanuele Barili, Luca Ficini, Alberto e Guido Gramigni, con sede a Prato. Nasce con l’intento di studiare e approfondire tematiche legate alla cultura, nella sua accezione più ampia, promuovendole in modo creativo e multidisciplinare.

 

Laboratori didattici e visite guidate gratuiti

/ Sede: Piazzetta Pam
/ Realizzati da Prato Didattica. Coordinatore Alessio Zipoli con Ambra Nardini e Emanuel Carfora (in collaborazione con cooperativa Keras)
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea

La sezione didattica è un organo di formazione flessibile con base in Piazza dell’Immaginario e un programma di attività lungo l’intero percorso espositivo. Nei mesi di luglio e agosto sono previsti laboratori didattici per bambini e famiglie, finalizzati ad avvicinare i bambini e i ragazzi alle tecniche e alle ricerche intraprese da ciascuno degli artisti presenti nel percorso espositivo, e visite guidate che introdurranno alle opere e agli artisti presenti, fornendo anche un orientamento e una conoscenza del peculiare contesto urbano che integra e ospita il progetto.

L’immagine parla, induce alla riflessione e interagisce con il contesto nel quale è stata collocata. La fotografia e l’opera d’arte che reinventano un luogo. L’arte come espressione che si coniuga a decoro, arredo urbano e alla convivenza civile.

/ Laboratori didattici per bambini e famiglie
Date previste:
luglio nei giorni di sabato 4-11-18-25
agosto nei giorni di sabato 1-8-22-29
Orario: 10:00-12:00

/ Visite guidate per adulti
Date previste:
luglio nei giorni di sabato 4 e 18
agosto nei giorni di sabato 1 e 22
Orario: 18:45-20:15

Per informazioni e iscrizioni:
Dryphoto arte contemporanea
via delle Segherie 33a, Prato
email: info@dryphoto.it
tel: +39 0574 603186
mob: +39 347 2297801

+ info sulla mostra

volantino didattica ok

 

 

/ Convegno
/ Sede: Camera di Commercio di Prato, via del Romito 71
/ Date: venerdì 19 giugno 2015, dalle ore 16:00
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Relatori: Gary W. McDonogh, Massimo Bressan, Valentina Pedone, Giorgio Bernardini, Marco Wong
/ Coordina: Alba Braza

ENGLISH BELOW

Il convegno Immaginare le Chinatown – Letteratura della diaspora rappresenta un’occasione per guardare alla diaspora cinese ampliando il campo di osservazione e provando a contestualizzare la situazione locale attraverso una riflessione di più ampio respiro che prenda in considerazione il fenomeno su scala globale.
Nella convinzione che una visione multidisciplinare sia fondamentale per la comprensione della nostra epoca, il nostro lavoro non si è limitato a un unico campo di studio ma ne ha compresi diversi e svariate sono state le nostri fonti. Il convegno stesso è per noi una fonte alla quale attingere per realizzare i nostri obiettivi, una condivisione di conoscenza attraverso l’arte contemporanea.
Il convegno non intende dare risposte definitive ma piuttosto aprire questioni, alternando la prospettiva locale a quella globale in un fertile dialogo che correrà sul doppio binario delle questioni socioculturali da un lato e letterarie e giornalistiche dall’altro. Tra gli intellettuali e le personalità nazionali e internazionali invitati ci sono gli antropologi Massimo Bressan, Gary W. McDonogh; Giorgio Bernardini, Valentina Pedone e Marco Wong.
Il convegno, dopo i saluti istituzionali, partirà dalla presentazione della nuova edizione di Piazza dell’Immaginario.

PROGRAMMA

Saluti di accoglienza: Luca Giusti, Presidente della Camera di Commercio di Prato
Saluti istituzionali: Valerio Barberis, Assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici, Comune di Prato

Relatori invitati (per ordine d’intervento)
Gary W. McDonogh: Cronotopi e Caleidoscopi: le Chinatowns globali
Massimo Bressan: Diversità e separazione nel Macrolotto 0di Prato

Pausa

Valentina Pedone: Immaginari stratificati: verso una cultura sinoitaliana
Giorgio Bernardini: I motivi di un conflitto (generazionale) destinato a modificare gli spazi
Marco Wong: La letteratura e l’identità delle seconde generazioni

Interventi dal pubblico

 

VIDEO

Presenta: Valerio Barberis, Assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici, Comune di Prato. Vittoria Ciolini, Dryphoto arte contemporanea. Alba Braza, curatrice del progetto.

Relatori: Gary W. McDonogh: Cronotopi e Caleidoscopi: le Chinatowns globaliMassimo Bressan: Diversità e separazione nel Macrolotto 0” di Prato

Relatori: Valentina Pedone: Immaginari stratificati: verso una cultura sinoitaliana. Giorgio Bernardini: I motivi di un conflitto (generazionale) destinato a modificare gli spazi. Marco WongLa letteratura e l’identità delle seconde generazioni

 

Interventi dal pubblico

 

SINTESI DEGLI INTERVENTI

Gary W. McDonogh
Cronotopi e Caleidoscopi: le Chinatowns globali

Le Chinatown sono dovunque nel mondo, le città e nazioni che le ospitano hanno percepito in modi differenti la formazione di queste complesse enclavi, come esotiche reliquie, centri di modernità, minacce invasive o luoghi misteriosi. La varietà delle Chinatown in Europa, Nord America, America Latina, Australia, Asia e Africa dimostra che mentre gli immigrati di origine cinese si relazionano nello spazio e nel tempo con la loro patria e le altre Chinatown, col tempo persone e comunità complesse si sono adattate in maniera creativa alle opportunità offerte dalla città, producendo nuove forme di cittadinanza e cultura che vanno dalle stripmall Chinatown suburbane degli Stati Uniti meridionali alla rinascita di antiche aree industriali urbane in Europa, alle comunità commerciali e recintate del Global South. Apprezzando la varietà e la capacità di adattamento al contesto dei cronotopi cinesi culture dello spazio/tempo approfondiamo la conoscenza delle nostre città e dei cambiamenti avvenuti a livello globale. La ricerca sul campo, in settanta Chinatown del mondo di trenta diverse nazioni, vuole dimostrare come lo studio delle Chinatown sia sempre più importante nella riflessione sulle città.

/ Gary W. McDonogh è direttore del dipartimento di Sviluppo e struttura delle città presso il Bryn Mawr College in Pennsylvania (USA). Come antropologo, si è occupato a lungo delle Chinatown del mondo, conducendo ricerche in Europa, America Latina, Stati Uniti, Australia e Asia. Su questo tema ha pubblicato diversi articoli in riviste e volumi, tra i quali ricordiamo “Chinatowns: Social Movements, Urban Conflict, and Global Scalein Quaderns-E (Institut Català dAntropologia, Barcellona, 2014); Negotiating Global Chinatowns: Difference, Diversity and Connectionin Cambio. Rivista sulle trasformazioni sociali (Università di Firenze, 2013) con Cindy Wong; Beside Downtown: Chinatowns and Global Downtownscon Cindy Wong in G. McDonogh e M. Peterson, Global Downtowns (University of Pennsylvania, 2012); Haunting Places: Chinatowns, Suburbs and Citiesin Bulletin of the Society of Comparative Literature (Hong Kong University, 2006).

Massimo Bressan
Diversità e separazione nel Macrolotto 0di Prato

Le immagini più popolari della Chinatown pratese nello spazio dellopinione pubblica italiana e internazionale sono riconducibili a una forma di malinconia che si innesta su uno dei cambiamenti più radicali della nostra società: la progressiva scomparsa dellindustria e del lavoro manifatturiero. In questo quadro la presenza cinese nella città è stata descritta come un pericolo incombente, l’“assedio cinese, oppure come unentità incompatibile con la cultura locale, il distretto parallelo.
Se la retorica politica locale aveva promosso nel secolo scorso una rappresentazione dinamica della citt
à, orientata al futuro e allinnovazione – capace di coinvolgere in questa operazione importanti intellettuali, studiosi e artisti internazionali -, il decennio che abbiamo alle spalle ha proiettato allesterno limmagine di un distretto industriale privo di intenzionalità, vittima di processi eterodiretti, bisognoso di assistenza e privo di una chiara prospettiva di sviluppo.
Queste rappresentazioni dei fenomeni sociali ed economici sono parziali e fortemente
connotate dagli orientamenti ideologici dominanti. La società locale è assai più creativa e si confronta quotidianamente con la diversità producendo strategie di gestione del cambiamento che lasciano intravedere prospettive alternative a quella della separazione tra i gruppi sociali.

/ Massimo Bressan, antropologo, è presidente di IRIS e tra i fondatori della SIAA (Società Italiana di Antropologia Applicata). Le sue specializzazioni sono lantropologia economica e urbana applicata ai processi di cambiamento delle città e dei sistemi economici locali. È autore, con Sabrina Tosi Cambini, del volume Zone di transizione. Etnografia nei quartieri e nello spazio pubblico (Mulino, Bologna, 2011). Nel 2013 ha curato il numero 6 della rivista Cambio: Città e quartieri in trasformazione (http://www.cambio.unifi.it/CMpro-v-p-83.html). Insieme allantropologa americana Elizabeth Krause ha pubblicato nel numero 1/2014 della rivista Mondi Migranti larticolo Ho un luogo dove lavoro e un luogo dove abito. Diversità e separazione in un distretto industriale in transizione. Insieme a Loretta Baldassar, Graeme Johanson e Narelle McAuliffe ha curato il volume Chinese migration to Europe. Prato, Italy and Beyond (Palgrave, 2015).

Valentina Pedone
Immaginari stratificati: verso una cultura sinoitaliana

Con questo intervento si vuole presentare il contributo alla cultura contemporanea italiana da parte delle persone di origine cinese che abitano e lavorano in Italia. Spesso marginalizzate, larte e la letteratura dei migranti o delle seconde generazioni sono in realtà parte integrante dello sfaccettato patrimonio culturale dellItalia di oggi. Durante lincontro si presenteranno i principali scrittori di origine cinese in Italia, così come i registi, i musicisti, gli attori e i drammaturghi di origine cinese che esprimono la loro creatività in Italia, sfatando così il mito che la presenza cinese in Italia sia interessata solo a lavoro e guadagno.

/ Valentina Pedone è ricercatore presso lUniversità di Firenze, dove insegna Lingua e Letteratura Cinese. Da anni si occupa di bilinguismo, seconde generazioni e migrazione cinese. Su questi temi ha pubblicato diversi articoli e volumi in Italia e allestero, tra i quali ricordiamo Filosofare randagio (Hoepli, 2010) con Wang Shou, A Journey to the West. Observations on the Chinese Migration to Italy (Firenze University Press, 2013) e Letteratura cinese contemporanea (Hoepli, 2015) con Serena Zuccheri.

Giorgio Bernardini
I motivi di un conflitto (generazionale) destinato a modificare gli spazi

Si pensa alla comunità cinese di Prato come ad un’unità, in realtà al suo interno ci sono notevoli differenze e conflitti. Uno scontro decisivo è quello fra padri e figli. Da una parte quelli arrivati in Italia per sfuggire alla povertà. Il “periodo Prato” è il loro prezzo per un premio da riscuotere in Patria, dove intendono tornare. Dall’altra quelli nati qui, i loro figli, che chiedono ai rivali (i genitori) di rinunciare al proprio sogno per il loro, quello di restare. Gli eserciti non parlano nemmeno la stessa lingua: la seconda generazione ha imparato l’italiano. Chi vince impone un modello. Il futuro economico e sociale della città, la direzione del suo sviluppo, dipendono dai risultati di questo conflitto.

/ Giorgio Bernardini, giornalista e scrittore, laureato in Sociologia, ha scritto per Il Sole 24 Ore, l’Agi, Il Messaggero, attualmente scrive per il Corriere della Sera ed è corrispondente dell’Ansa. Come scrittore ha pubblicato Chen contro Chen, la guerra che cambierà Prato (Round Robin Editrice, 2014).

Marco Wong
La letteratura e l’identità delle seconde generazioni

La letteratura migrante ha l’importante funzione di far conoscere le comunità straniere al resto della società attraverso la propria autorappresentazione. Nei paesi in cui i fenomeni migratori sono più recenti, come l’Italia, questo sforzo rappresenta anche un momento identitario non solo per il messaggio contenuto nella letteratura eventualmente prodotta, ma anche perché si costruiscono modelli alternativi agli stereotipi che vogliono i cinesi esclusivamente legati a particolari situazioni, di lavoro e di vita sociale. In altri paesi europei, come in Francia, i cinesi della diaspora riescono a costituire un movimento letterario importante che esprime addirittura un premio Nobel per la letteratura mentre in Italia l’immagine dei cinesi rimane ancora ferma agli stereotipi oppure avvolta ancora nel mistero più profondo.

/ Marco Wong è Presidente Onorario di Associna (Associazione seconde generazioni cinesi) ed è stato direttore editoriale del mensile bilingue It’s China. Come scrittore ha pubblicato nel 2010 il suo libro di esordio Nettare rosso (Compagnia delle lettere) e nel 2012 il racconto Appuntamento olimpico (Lite Editions).

ENGLISH VERSION

/ Conference
/ Location: Camera di Commercio di Prato, via del Romito 71
/ Date: venerdì 19 giugno 2015, dalle ore 16:00
/ Organization: Dryphoto arte contemporanea
/ Speakers: Gary McDonogh, Massimo Bressan, Valentina Pedone, Giorgio Bernardini, Marco Wong
/ Coordination: Alba Braza

The conference will constitute an opportunity to talk about the Chinese diaspora, broadening perspectives in order to reflect on the local context with a view to the global situation. In the firm belief that multidisciplinarity is necessary to understand our time, our work is not limited to a specific field but extended to several ones, using a range of sources. The conference itself represents a source for our work, a tool for the achievement of our goal and an occasion to share knowledge through contemporary art. The conference doesnt claim to give any definitive answers, but rather to raise questions instead. It will consider the local and global situation in a fertile dialogue focused on both social/ cultural issues and literary/journalistic ones. The national and international intellectuals and personalities invited include the anthropologists Gary W. McDonogh, professor at Bryn Mawr College, Pennsylvania (USA) and Massimo Bressan, president of Istituto di Ricerca IRIS (Prato); Valentina Pedone, professor of Chinese language and literature at the University of Florence, Marco Wong, writer and honorary president of Associna, Giorgio Bernardini, journalist and writer. After the institutional greetings, the conference will get underway with a presentation of the new edition of Piazza dellImmaginario.

SCHEDULE

Greetings: Luca Giusti, President of Camera di Commercio di Prato
Institutional greetings: Valerio Barberis, Assessore allUrbanistica e ai Lavori Pubblici, Comune di Prato
Presentation of Piazza dell
Immaginario project: Vittoria Ciolini, Dryphoto arte contemporanea and Alba Braza, curator

Speakers:
Gary W. McDonogh, Chronotopes and Kaleidoscopes: Global Chinatowns
Massimo Bressan, Diversity and separation in the Macrolotto 0district in Prato

Break

Valentina Pedone, Stratified imaginaries: towards a Chinese-Italian culture
Giorgio Bernardini, The reasons of a (generation) conflict and its consequences
Marco Wong, Literature and identity of the second-generations

Comments from public

SPEECHES

Gary McDonogh
Chronotopes and Kaleidoscopes: Global Chinatowns

Chinatowns are ubiquitous in the modern world, yet host cities and nations have experienced the formation of these complex enclaves differently reading them as exotic relics, centers of modernity, invasive threats and places of mystery. Yet, the sheer variety of Chinatowns in Europe, North America, Latin America, Australia, Asia and Africa shows that while Chinese immigrants do negotiate relations of space and time with their homeland and other Chinatowns, over time, people and more complex communities adapt creatively to urban opportunities producing new forms of citizenship and culture ranging from the suburban stripmall Chinatowns of the U.S. Sunbelt to the rebirth of older urban industrial areas in Europe to malls and gated communities across the Global South. By appreciating the variety and adaptation of Chinese chronotopes cultures of place and time we learn about our own cities as well as changing global connections. This draws on fieldwork in 70 Chinatowns worldwide in 30 countries as well as a renaissance in film and studies that make Chinatowns ever more important in urban thinking.

/ Gary W. McDonogh is an anthropologist and professor at Bryn Mawr College in Pennsylvania (USA). He has been studying Chinatowns of the world for a long time. He has published several articles about Chinatowns: Chinatowns: Social Movements, Urban Conflict, and Global Scale in Quaderns-E(Institut Català dAntropologia, Barcellona, 2014) and Negotiating Global Chinatowns: Difference, Diversity and Connection in “Cambio. Rivista sulle trasformazioni sociali” (University of Florence, 2013) with Cindy Wong.

Massimo Bressan
Diversity and separation in the Macrolotto 0district in Prato

The most popular images of Prato Chinatown in the international and national public opinion is referable to a nostalgic vision of the city, related to the progressive crisis of manifacturing industry. So Chinese people has been described as a threat and their presence as the Chinese siegeor the parallel district, something incompatible with local culture. In the last century local politics promoted a dynamic representation of Prato as a city oriented towards future and innovation and capable of involving important international intellectuals and artists. In the last decade, on the other hand, Prato seemed to be an industrial district without any intentionality and perspective of development. This kind of social and econimic representation is strictly connected to politics and dominant ideological orientations. Local society is more creative and daily faces with diversity and changes producing alternative strategies to social separation.

/ Massimo Bressan, anthropologist, is the president of IRIS and one of the founders of SIAA (Società Italiana di Antropologia Applicata). His specializations are economic and urban anthropology applied to local districts and economic systems. He published the volume Zone di transizione. Etnografia nei quartieri e nello spazio pubblico (Mulino, Bologna, 2011) together with Sabrina Tosi Cambini. In 2013 he edited issue 6 of the magazine “Cambio: Città e quartieri in trasformazione” (http://www.cambio.unifi.it/CMpro-v-p-83.html). Together with the American anthropologist Elizabeth Krause he published in issue 1/2014 of the magazine “Mondi Migranti”, the article Ho un luogo dove lavoro e un luogo dove abito. Diversità e separazione in un distretto industriale in transizione. Together with Loretta Baldassar, Graeme Johanson and Narelle McAuliffe he published the volume Chinese migration to Europe. Prato, Italy and Beyond (Palgrave, 2015).

Valentina Pedone
Stratified imaginary: towards a Chinese-Italian culture

The focus of the speech will be on the contribution to Italian contemporary culture that comes from Chinese people who live and work in Italy. Art and literature by immigrants and second-generations are often marginalized but, nowadays, they represent an integral part of Italian culture. So we will talk about the most important writers, directors, musicians, actors and dramatists of Chinese origin that express their creativity here in Italy, demonstrating that Chinese presence in Italy is not only related to business.

/ Valentina Pedone is a researcher at the University of Florence, where she teaches Chinese language and literature. She works on bilinguism, second-generations and Chinese migration. She has published several articles and books on these issues: Filosofare randagio (Hoepli, 2010), A Journey to the West. Observations on the Chinese Migration to Italy (Florence University Press, 2013) and Letteratura cinese contemporanea (Hoepli, 2015) with Serena Zuccheri.

Giorgio Bernardini
The reasons of a (generation) conflict and its consequences

We use to think that Chinese people of Prato form a united community, but there are many conflicts inside it, actually. A decisive one is that between fathers and sons. For the fathers, who arrived in Italy to run away from poverty, the Prato periodis the price they pay for a reward to be gathered in China, where they want to come back. The sons ask fathers to give up on their dream because they have a dream too, stay. The two armies do not speak the same language neither: the second generation can speak Italian. Who wins imposes his choices. The economic and social future of the city and its development dipend on the results of that conflict.

/ Giorgio Bernardini, a Sociology graduate, is now a journalist and writer. He has written for Italian daily newspapers such as Il Sole 24 Ore, Il Messaggero and Agi. At the moment he writes for Corriere della Sera and he is a correspondent for the news agency Ansa. As a writer he has published Chen contro Chen, la guerra che cambierà Prato (Round Robin Editrice, 2014).

Marco Wong
Literature and identity of the second-generations

Literature of diaspora plays an important role in immigrants communities because it may help them to be known by the rest of society through their self-representation. In those countries where migration is a recent phenomenon, this effort represents a moment of affirmation of identity because of the messages that literature contains and also because the stereotype of Chinese people can be upset through literature. In some European countries, such as France, Chinese immigrants manage to constitute a literary movement that includes even a Nobel Literature Prize. In Italy, on the other hand, the imaginary of Chinese people is still connected to stereotypes.

/ Marco Wong honorary president of Associna (second-generation Chinese association). He has served as the editorial director of the bilingual monthly magazine Its China. As a writer, he published his first book Nettare rosso (Compagnia delle lettere) in 2010 and the short story Appuntamento olimpico (Lite Editions) in 2012.

Progetto a cura di Alba Braza
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea

Comunicato stampa

/ Convegno + info
Immaginare le Chinatown – Letteratura della diaspora
/ venerdì 19 giugno 2015

Mostra

Piazza dell’Immaginario
venerdì 26 giugno 2015
ore 18:30

sede: via Bonicoli, via Filzi, via Mameli, via Giordano, via Pistoiese, Prato
artisti: Francis Alÿs, Olivo Barbieri, Bianco-Valente, Pantani-Surace, Bert Theis

piazza: progetto [chì-na], sviluppato da Cosimo Balestri, Emanuele Barili, Olivia Gori, Alberto Gramigni

Partner del progetto
Associna e Prato Didattica

In collaborazione con:
Regione Toscana
Comune di Prato
Camera di Commercio di Prato
Associazione d’Amicizia dei Cinesi di Prato
ASM Ambiente Servizi Mobilità, Prato
Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto
regionale: “Cantiere Toscana Contemporanea”
Ordine degli Architetti di Prato
Circolo Curiel
Supermercati Pam Panorama
Vannucci Piante
Endiasfalti S.p.A.

ARCHIVIO

Il fotoromanzo Galeotto fu il libro è stato realizzato da Andrea Abati nell’ambito di un laboratorio in convenzione tra Azienda USL Toscana Centro e Dryphoto arte contemporanea.

Storie e dialoghi dei partecipanti.

Hanno coprogettato e organizzato il progetto “fotoromanzo” Sabra Manetti e Francesca Frau.

Andrea Abati ringrazia per la collaborazione: Istituto Culturale di Documentazione Lazzerini, Museo del Tessuto, Camera di Commercio di Prato, Cammina in Salute Prato, Azienda Furpile Idea, bar Maddalena, Uscio e Bottega, ass. Fonderia Culturart, Polisportiva Aurora. Un particolare ringraziamento a Roberto Poggiolini, Andrea Cavicchi oltre che Vittoria Ciolini e Luca Sguanci. Stampato a Prato nel 2017.

Pdf del fotoromanzo

 

Piazza dell’Immaginario si prende cura, a modo suo, del quartiere. Ma chi si prende cura di Piazza dell’Immaginario?
Dopo qualche mese dalla sua inaugurazione, un utile bando interprovinciale si propone di finanziare, grazie a consistenti fondi messi a disposizione dal Governo, lavori di utilità collettiva da assegnare ai soggetti colpiti dalla crisi industriale del distretto di Prato. Ed ecco che a prendersi cura di Piazza dell’Immaginario arriva Vincenzo De Caro.
Vincenzo tiene la piazza pulita e in ordine, fa piccoli lavori di manutenzione, ha piantato anche le rose nelle aiuole che si affacciano su via Pistoiese. Ma soprattutto Vincenzo è da subito entrato nello spirito del progetto e si è avvicinato a coloro che vivono Piazza dell’Immaginario, per primi gli esercenti che gestiscono e lavorano nelle diverse attività commerciali che su di essa si affacciano. Vincenzo cerca e coltiva il dialogo con gli altri abitanti della piazza coinvolgendoli per stabilire regole condivise che permettano a tutti, ognuno per la sua piccola parte e ognuno con la sua piccola dose di attenzione quotidiana, di contribuire alla cura di Piazza dell’Immaginario e quindi della parte di quartiere che loro abitano.


a cura di Vittoria Ciolini

/ Sede: Sale affrescate Palazzo di Giano, Pistoia
/ Inaugurazione: lunedì 10 novembre ore 16:30
/ Date: 10 novembre – 8 dicembre 2014

/ Organizzazione: Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Pistoia, Dryphoto arte contemporanea

ENGLISH BELOW

 

I Luoghi del Mutamento è il titolo di uno dei lavori di Andrea Abati e al contempo è anche il titolo di questa mostra, che è l’evento espositivo che accompagna Comunicare la trasformazione, tre giornate organizzate dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Pistoia che prevedono incontri seminariali e workshop sperimentali in multisessione e affrontano le questioni della trasformazione urbana e territoriale ponendo l’accento sull’importanza di registrare la processualità trasformativa, nonché sul ruolo determinante degli strumenti e dei metodi comunicativi della stessa.

I Luoghi del Mutamento è indubbiamente il progetto di maggiore complessità di Andrea Abati e anche il più noto. Iniziato nel 1988, e tuttora in corso, ben riassume l’evoluzione del suo percorso artistico. Per questo è stato scelto anche come titolo della mostra che racchiude opere appunto dal 1988 ad oggi e ripercorre tutto l’iter del lavoro di Abati.

Il nucleo iniziale della serie I Luoghi del Mutamento è composto da immagini di grande formato dove urgente è l’attenzione al paesaggio industriale contemporaneo e ai mutamenti della realtà sociale. In questo lavoro Abati ha scelto come luogo di indagine Prato, la sua città natale, nella quale l’intrusione dell’industria nel contesto cittadino è forte e evidente. Abati ha fotografato la demolizione e ricostruzione di edifici industriali di Prato, dandone una visione lucida, serena e apocalittica, quasi rovine di guerra, creando immagini dai colori stridenti, che fanno emergere i contrasti dei volumi. “Abati applica…il disagio del colore, dalle acidità virate in toni ansimanti e perplessi”, afferma il critico d’arte Flaminio Gualdoni, sono infatti proprio i colori a caratterizzare i luoghi del mutamento. La rapidità che la società contemporanea impone alla produzione e al ritmo del lavoro fa sì che la realtà industriale sia uno specchio fedele dei cambiamenti in atto. Gli stabilimenti, colti nella dimensione di cantieri aperti o di architetture allo stato di abbandono, acquistano in tal senso una valenza particolare, sono espressione di uno stato nel quale passato, presente e futuro si intrecciano e velocemente si danno il passo. L’avvicendarsi delle genti, il tessuto sociale di una realtà sempre più globalizzata e multiculturale, sono un altro dei punti nodali della ricerca artistica di Abati che si esprime sia con lavori su commissione, Orizzonti (1995) per il Gruppo Giovani Industriali di Prato e Verso la città che cambia (1998) per Assessorato alla cultura del Comune di Prato, sia in lavori di ricerca. A I Luoghi del Mutamento appartiene infatti anche una serie di immagini, volta a individuare i cambiamenti in atto nel tessuto sociale. In Viaggi di Emigranti (1995) viene chiesto ad un numero di migranti, corrispondente al numero delle comunità presenti in Prato, di portare una fotografia che li rappresenti. Ogni fotografia è composta unitamente ad una frase, estrapolata dalla conversazione intrattenuta con ciascuno di essi, complessivamente formano una sorta di ritratto collettivo dei nuovi migranti. Ancora frutto dell’attenzione di Abati verso i temi sociali sono Identificazioni multiple: cartoline da Prato (2004), una serie di cartoline che, invece dei soliti luoghi monumentali, ritraggono una parte della città dove l’arrivo consistente di nuovi cittadini di origine cinese ha prodotto cambiamenti evidenti e Prato China Guide (2005) del gruppo Renshi.org, del quale ha fatto parte, che oltre ad indirizzi e descrizioni di negozi, ristoranti e servizi gestiti dalla comunità cinese, accoglie microstorie di giovani nuovi cittadini e contributi di gruppi di artisti a livello internazionale. Nel suo percorso artistico, Abati ha talvolta scelto di privilegiare l’innesco di riflessioni e l’attivazione di processi creativi nella sfera pubblica piuttosto che la produzione materiale dell’opera come nel 2006 quando attiva nella zona di Prato denominata Macrolottozero un laboratorio permanente sul rapporto fra pratiche artistiche e contesto urbano, un punto di partenza per disegnare una mappa della città dei molti: SenzaDimoraFissa si costituisce come gruppo di artisti e interviene con pratiche di ascolto, relazionali, conviviali, compie operazioni di osservazione e interpretazione interagendo con l’ambiente investigato e con i suoi abitanti. Nel 2008 riprende una riflessione iniziata nel 1982, ma mentre allora analizzava gli aspetti culturali ed economici del fotoromanzo, ora si interessa principalmente alle capacità espressive del mezzo sfruttandone tutte le sue caratteristiche tradizionali sia nei contenuti che nell’immagine. La Prole del Drago (2012) è una sceneggiatura apparentemente semplice che parla di una storia d’amore a lieto fine, dove inserisce temi attuali come la crisi economica, l’incertezza del lavoro e del futuro, la paura del razzismo, la diffidenza verso l’altro. Negli anni, rivolgendosi a pubblici diversi e non necessariamente al mondo dell’arte, ha utilizzato la fotografia come strumento di analisi e riflessione sulla città e le sue contraddizioni, con un’attenzione particolare alle dinamiche sociali e agli ultimi. L’iniziativa è stata realizzata con la collaborazione di Fondazione architetti e ingegneri inarcassa, Comune di Pistoia; il patrocinio di Università degli Studi di Firenze-Dipartimento di Architettura, Regione Toscana, CNAPPC, INU, Federazione Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori Toscani, Provincia di Pistoia, CICOP NET, AIAP, Consiglio Nazionale Ingegneri;il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, CAPAROL, Cambielli Edilfriuli, Staino & Staino, Kloronede3D, Torrigiani sicurezza, Neostudio, Demo Ponteggi;il sostegno organizzativo di Locanda San Marco, Hotel Patria, CNA, Provincia di Pistoia, Servizi Informatici e Sistemi, ACCA software; media partner: AND. Scheda artista Andrea Abati Nasce a Prato nel 1952, dove vive e lavora. Inizia a fotografare alla fine degli anni Settanta inserendosi in quel movimento, definito anche “scuola italiana di paesaggio”, che ha caratterizzato la fotografia in Italia negli anni Ottanta e Novanta. Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi del paesaggio contemporaneo e delle sue trasformazioni e le riflessioni sulla meccanicità del mezzo fotografico, strumento privilegiato di indagine e svelamento dei rapporti fra il sé e il mondo. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, in Italia, Francia, Austria, Belgio, Germania, USA, Canada.

ENGLISH VERSION
Andrea Abati, I luoghi del mutamento (Places of Change)
curated by Vittoria Ciolini

Venue: Sale affrescate Palazzo di Giano, Pistoia
Opening: Monday 10 November 2014, 16:30 10
Date: 10 November – 8 December

Organization: Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Pistoia, Dryphoto arte contemporanea.

Places of Change is the title of one of the works by Andrea Abati, and at the same time it is also the title of this exhibition, the event that accompanies Comunicare la trasformazione (Communicating Transformation), three days of multi-session seminars and experimental workshops organized by the Architects’ Association of the Province of Pistoia, to examine questions of urban and territorial transformation, with an accent on the importance of recording processes of transformation, while focusing on the decisive role of the tools and methods of its communication. Places of Change is undoubtedly the most complex of Andrea Abati’s projects, and the best known. It is still in progress after having begun in 1988, and sums up the evolution of his artistic career. This is why it has been chosen as the title of the exhibition that includes works made from 1988 to the present. The initial nucleus of the Places of Change series is composed of large images that convey the urgency of investigation of the contemporary industrial landscape and changes in social reality. In this work, Abati has chosen to examine the case of Prato, his native city, in which the intrusion of industry in the urban context is forceful and clearly evident. Abati has photographed the demolition and reconstruction of the industrial buildings of Prato, offering a lucid, serene, apocalyptic vision, almost of war ruins, creating images with strident colors that make the contrasts of the volumes come to the surface. “Abati applies … the discomfort of color, acid hues shifted towards gasping, perplexed tones,” says the art critic Flaminio Gualdoni. Colors, in fact, are precisely the factors that determine the character of the places of change. The fast pace contemporary society imposes on production and the rhythm of labor makes industrial reality an accurate reflection of the changes in progress. The factories, glimpsed in their condition as open worksites or in a state of abandon, take on a particular impact as the expression of a state in which past, present and future intertwine and rapidly proceed in step. The alternation of different peoples, the social fabric of an increasingly globalized and multicultural reality, form another central point of the artistic research of Abati, expressed through commissioned works, such as Orizzonti (Horizons, 1995) for Gruppo Giovani Industriali of Prato, and Verso la città che cambia (Towards the Changing City, 1998) for the Department of Culture of the City of Prato, and in projects of personal research. Places of Change also includes a series of images that attempt to identify the changes in progress in the social fabric. In Viaggi di Emigranti (Journeys of Emigrants, 1995) a number of persons who have come to Prato, corresponding to the number of communities now existing there, were asked to contribute one photograph they felt could represent them. Each photograph is combined with a phrase taken from the conversations between the artist and these individuals, to form a sort of collective portrait of the new immigrants. Abati’s focus on social themes can also be seen in Identificazioni multiple: cartoline da Prato (Multiple Identifications: postcards from Prato, 2004), a series of postcards that instead of the usual monumental sights show a part of the city where the arrival of new residents of Chinese origin has produced evident changes, and in the Prato China Guide (2005) of the group Renshi.org, of which Abati was a part, which provides addresses and descriptions of stores, restaurants and services run by members of the Chinese community, while gathering micro-histories of young new residents, and the contributions of groups of artists on an international level. Along his artistic path Abati has at times chosen to focus on triggering reflections and activating creative processes in the public sphere, rather than in the material production of the work. This happened in 2006 when he activated, in the zone of Prato known as Macrolottozero, a permanent workshop on the relationship between artistic practices and the urban context, a starting point to draw a map of the city of the many. SenzaDimoraFissa took form as a group of artists engaged in practices of listening, relations and socializing, conducting operations of observation and interpretation, interacting with the investigated environment and its inhabitants. In 2008 returned to reflections that began in 1982, but while in the past he analyzed the cultural and economic aspects of photographic romance tales, now he pays closer attention to the expressive potential of the medium, exploiting all its traditional characteristics, both in terms of content and of image. La Prole del Drago (The Dragon’s Brood, 2012) is an apparently simple screenplay that narrates a love story with a happy ending, while approaching timely themes like the economic recession, the uncertainty of employment and the future, the fear of racism, and distrust of those who differ. Over the years, addressing different audiences, not necessarily in the art world, Abati has used photography as a tool of analysis and reflection about the city and its contradictions, with a particular focus on social dynamics and the lowest rungs of the ladder. Andrea Abati was born in Prato in 1952, where he lives and works. He began to work with photography towards the end of the 1970s, becoming part of the movement that has also been defined as the “Italian landscape school,” a characteristic part of photography in Italy in the 1980s and 1990s. The starting point of his work has been analysis of the contemporary landscape and its transformations, and reflections on the mechanical aspects of the photographic medium, his preferred tool of investigation and revelation of relationships between the self and the world. His work has been presented in many solo and group shows in Italy, France, Austria, Belgium, Germany, the USA and Canada.

© Andrea Abati, Prato, viale Galilei#1, dalla serie I Luoghi del Mutamento

 

andreaabati.it

 

 

a cura di Chiara Ruberti

/ Sede: Spazio espositivo di via Firenzuola 8, Prato
/ Inaugurazione: venerdì 24 ottobre ore 17:00
/ Date: 24 ottobre – 15 novembre 2014
/ Organizzazione: Drypphoto arte contemporanea

Riscatti è un lavoro collettivo che Andrea Abati ha sviluppato all’interno della Casa Circondariale di Prato La Dogaia e costituisce l’ultima tappa di un percorso iniziato nel 2013, nel quale si è scelto di concentrarsi sul ritratto come forma espressiva, manifestazione del sé e specchio privilegiato delle condizioni mentali e ideologiche che sono il frutto delle contingenze temporali e della cultura della società di appartenenza. Punto di partenza del lavoro è la citazione di un aneddoto, poco noto ai più, della storia dell’invenzione della fotografia. Nel 1839 Louis Daguerre, artista chimico e fisico ben inserito nella borghesia francese, viene universalmente riconosciuto come l’inventore del processo fotografico, grazie all’intervento di François Arago, membro della camera dei deputati del governo francese, che rende pubblico il procedimento del dagherrotipo. Tra gli altri pionieri della fotografia, il più sfortunato è sicuramente Hippolyte Bayard, oscuro impiegato governativo, che nel ’39 espone a Parigi i primi trenta positivi diretti su carta della storia della fotografia che però, nello scalpore suscitato dal dagherrotipo, vengono completamente ignorati. A Bayard non resta, come segno di protesta, che la denuncia dell’ingiustizia subita attraverso il celebre Autoritratto come un annegato (1840), citazione del Marat assassiné (1783) di Jacques-Louis David.
La riflessione sui meccanismi di identificazione e di riconoscimento sociale, sulla ricerca di sé e sulla fragilità dell’io, e la rivendicazione della fotografia come narrazione e non solo come mero documento sono dunque al centro di Riscatti. Da un ciclo di incontri laboratoriali nel carcere di Prato nasce questo lavoro nel quale Abati condivide la propria autorialità con i detenuti. Una serie di dipinti, alcuni dei quali molto noti, realizzati in un ampio periodo che va dal XV al XIX secolo, diventa la base per un’attività di interpretazione e sostituzione. Nasce così un lavoro a più mani: i detenuti ritraggono se stessi nella stessa posa e con la stessa luce usata per il personaggio nel dipinto da loro scelto, Abati interviene in post-produzione inserendo il volto dei detenuti nella riproduzione fotografica del dipinto originale.
Oggi le nuove tecnologie permettono a tutti di fare fotografie e si assiste a una bulimica produzione/diffusione delle immagini, che diventano spesso mere dilatazioni dell’esperienza, istantanee esclamazioni di vitalità senza nessuna attenzione alla composizione, alla ripresa e al racconto. Riscatti recupera l’importanza del processo creativo, concentrandosi su di esso prima che sul concetto di opera, e utilizza il mezzo fotografico sia come dispositivo concettuale sia come strumento tecnico.

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Andrea Abati, Riscatti, Cristo Redentore benedicente

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Andrea Abati, Riscatti, Leone X

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Andrea Abati, Riscatti, Noli me tangere

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Andrea Abati, Riscatti, La conversione di San Paolo

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Andrea Abati, Riscatti, Napoleone Bonaparte

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Andrea Abati, Riscatti, Pietro Leopoldo

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Andrea Abati, Riscatti, Annunciazione

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Andrea Abati, Riscatti, Ritratto di Giovinetto

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Andrea Abati, Riscatti, San Bernardo

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Andrea Abati, Riscatti, Marat

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Andrea Abati, Riscatti, Ritratto

Nell’introduzione della pubblicazione Piazza dell’Immaginario Alba Braza scriveva che l’operazione che andavamo a fare “… non solo cambierà quello che immaginiamo accada nella piazza ma aprirà nuove possibilità d’immaginarla e ricordarla.”
Già, a soli cinque mesi dall’apertura, in Piazza dell’Immaginario, sono avvenuti sostanziali cambiamenti, alcuni assolutamente imprevedibili e impensabili. Fra questi sottolineiamo l’uso di una parte della piazza che per alcune ore del giorno viene sottratta alla macchine e diventa luogo di incontro ed intrattenimento, di interazione e socializzazione. Per queste ragioni e in vista della continuazione del progetto desideriamo informare su ciò che accade in Piazza dell’Immaginario.

/ Data: 30 settembre 2014
/ Organizzazione Circolo E. Curiel
Concerto di Gong di Enzo Milone.

/ Data: 11 settembre 2014
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
Uninspired Architecture Marco Mazzi, Emanuele Porcinai. Lettura e musica per presentare il libro di Marco Mazzi Uninspired Architecture, spazio e memoria pubblica in Albania. 

ENGLISH VERSION

In the introduction to the publication Piazza dell’Immaginario Alba Braza wrote that the operation we were about to do would “not only change what we imagine will happen in the Piazza, but also open up new possibilities for imagining it and remembering it.” Already, just five months after the opening, substantial changes have indeed taken place in Piazza dell’Immaginario, some of them absolutely unpredictable and unthinkable. Among them, we can emphasize the use of part of the square, that for several hours of the day has been freed of cars and has become a place of encounter and entertainment, interaction and socializing. For these reasons, and with the continuation of the project in mind, we would like to inform you about what is happening at Piazza dell’Immaginario.

/ Date: 30 September 2014
/ Organized by: Circolo E. Curiel
Concerto di Gong di Enzo Milone.

/ Date: 11 September 2014
/ Organized by: Dryphoto arte contemporanea
Uninspired Architecture Marco Mazzi, Emanuele Porcinai. Reading and music to present the book by Marco Mazzi Uninspired Architecture, spazio e memoria pubblica in Albania. 

 

Dal 10 Aprile 2014 al 30 Giugno 2014, PRATO

artisti:

Francesca Banchelli, Lana Čmajčanin, Gaetano Cunsolo, Emma Grosbois, Lori Lako, Valentina Lapolla, Giacomo Laser e Giulia Del Piero, Olga Pavlenko, Bojan Stojčić, Virginia Zanetti

Progetto di residenza per giovani artisti attivi in Toscana e Bosnia, nell’ambito di TOSCANAINCONTEMPORANEA2013, promosso da REGIONE TOSCANA e PROVINCIA DI PRATO. Gli artisti sono invitati a intervenire fra aprile e giugno 2014 a Prato con un’invasione, incursione e penetrazione dell’arte nella città e nei suoi luoghi di diffusione.

Progetto è a cura del Centro Pecci con le associazioni Dryphoto arte contemporanea e Kinkaleri, in collaborazione con Comune di Prato, Comune di Carmignano, Spazio d’arte Alberto Moretti e in collegamento con ARS AEVI – Museo d’arte contemporanea di Sarajevo.

Coordinamento Barbara Saura. Ufficio stampa: Ivan Aiazzi (Centro Pecci). Serena Becagli, Caterina Fanfani (Provincia di Prato). Comunicazione Qahwa. Grafica Fabiana Bonucci con Angela Manetti. Foto di Andrea Abati e Margherita Nuti

 

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Lana ČmajčaninLana Čmajčanin


Gaetano Cunsolo Gaetano Cunsolo Gaetano Cunsolo

Emma Grosbois Emma Grosbois 10426781_766571250030584_1564580864756148816_n 10423883_766572463363796_5071756876702310326_n

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10409734_766587383362304_7334932865961360855_n Giacomo Laser e Giulia Del Piero

Olga Pavlenko Olga Pavlenko

Virginia Zanetti

Bojan Stojčić Bojan Stojcic

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Durante la prima tappa di Piazza dell’Immaginario abbiamo posto la domanda “Cosa è per te una piazza?”, cercando attraverso conversazioni e testimoni diversi di individuare le priorità delle persone che abitano nella zona, lasciando una documentazione video di alcune risposte. Parte di queste risposte sono state riprese durante l’azione di Pantani-Surace La responsabilità dei cieli e delle altezze, altre durante le successive tappe del progetto.

Risponde: Marco Lai, Laura Meffe, Alessio Fioravanti, Andrea Sansoni, Tatiana Villani, Rosaria Iazzetta, Valentina Lapolla, Raffaele Di Vaia, Gea Casolaro, Leonora Bisagno, Virginia Zanetti, Malia Zheng, Angelo Formichella, Davide Rivalta e Virginia López.

Risponde Marco Lai    
Risponde Laura Meffe    
Risponde Alessio Fioravanti    
Risponde Andrea Sansoni    
Risponde Tatiana Villani  
Risponde Rosaria Iazzetta    
Risponde Valentina Lapolla    
Risponde Raffaele Di Vaia    
Risponde Gea Casolaro    
Risponde Leonora Bisagno    
Risponde Virginia Zanetti    
Risponde Malia Zheng    
Risponde Angelo Formichella   
Risponde Davide Rivalta    
Risponde Virginia López

 

/ Sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 42/1-33a, Prato
/ Date: 14 dicembre 2013 ore 19:00–22:00
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Artisti: Andrea Abati, Chiara Bettazzi, Stella Carbone, Luca Carradori, Leone Contini, Raffaele Di Vaia, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Marco Mancini, Franco Menicagli, Margherita Nuti, Margherita Verdi, Pantani-Surace, Virginia Zanetti

ENGLISH BELOW

L’economia di mercato è sempre più traballantee pone ogni giorno con urgenza la questione di ripensare ad una logica diversa da quella del profitto. La crisi è così profonda che genera al suo interno germi di forme di libertà. Fra questi la pratica del dono, senza cadere nell’imbroglio dell’altruismo, del sacrificio di sé, può avere un aspetto rilevante. Sappiamo quale importanza l’economia del dono ha avuto in passato nelle società cosiddette primitive, ma si può e come, oggi, delineare un agire che abbraccia la logica del dono al posto di quella del profitto?
L’economia di mercato si basa sul valore di scambio o valore commerciale, l’economia del dono sul valore d’uso degli oggetti e delle azioni. Il dono non è regolato da leggi, implica l’obbligo morale della restituzione ma non prevede nessuna sanzione se questa non avviene, contiene pertanto una forte dose di libertà, è un’azione che crea un legame tra individui che va al di là del puro scambio economico e contribuisce a formare una comunità. L’occasione del dono è un momento in cui il gruppo può trovare un punto di incontro nello stabilire dei parametri di socializzazione che si rivelano fondamentali per riuscire a formare una comunità. E’ all’interno di queste riflessioni che abbiamo chiesto ad Andrea Abati, Chiara Bettazzi, Stella Carbone, Luca Carradori, Leone Contini, Raffaele Di Vaia, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Marco Mancini, Franco Menicagli, Margherita Nuti, Margherita Verdi, Pantani-Surace, Virginia Zanetti di partecipare a L’economia del dono, una mostra che parla della relazione fra artista e pubblico e di qual è l’oggetto di scambio fra questi due attori. Gli artisti invitati, che porteranno ciascuno un’opera e se stessi, con la loro presenza, con il loro dono, si adoperano per costruire un percorso di senso, formando in questa occasione, in questo momento, una comunità. La mostra è inserita all’interno di un contesto che vede nell’organizzazione della serata la partecipazione attiva del vicinato, i residenti di via delle Segherie. Con il contributo di Provincia e Comune di Prato.

Andrea Abati, nato a Prato nel 1952, dove vive e lavora. Si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta.  Fino dagli anni Ottanta interviene attivamente nel dibattito culturale italiano, partecipando a mostre, organizzando seminari e incontri. Parallelamente insegna fotografia in diversi istituti privati. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, in Italia, Francia, Austria, Belgio, Germania, USA, Canada.
I doni scambiati, fiaba africana, 2013, installazione site specific, monitor cm 32×38, audio 15”12”, gesso, coperta, libro. Installato all’interno e all’esterno della galleria parla della difficoltà e della necessità del guardare, ascoltare, raccontare: un monitor spento, una sagoma disegnata in gesso seduta sulla panchina, un libro, una fiaba da leggere. La fiaba con il suo intento formativo è in questo caso anche un pretesto per godere del giardino Melampo da lui stesso creato nel 2012.

Chiara Bettazzi, vive e lavora a Prato. Dal 2005 apre il suo studio SC17, in via Genova con la precisa scelta di riqualificare la corte ex industriale. In tutti i suoi lavori persiste la necessità di camuffare l’identità delle cose, mutando l’oggetto attraverso installazioni, foto e video. Un lavoro sulla memoria personale e collettiva che la circonda, sulla registrazione e l’archiviazione d’immagini, che nascono assemblando oggetti reperiti sul suo territorio e provenienti dalla sua vita personale.
DIARY #01/02, 2013, libri, tavolo, marmo, ferro, cm 102x45x88. Il lavoro si compone di due libri/diario, appoggiati su un tavolo formato da marmo e ferro. I diari, 01 e 02 relativi al lavoro Wonder Object (2013), fanno parte di una serie di lavori in progress che nascono dall’esigenza di registrare la memoria personale e intima dell’atto creativo, che avviene all’interno della parte destra dello studio, luogo in cui l’opera prende sempre forma.

Stella Carbone, nata a Prato, dove vive e lavora, ha frequentato vari workshop e fatto parte del gruppo SenzaDimoraFissa, laboratorio permanente di arte urbana, attivato da Andrea Abati nel 2006. Focalizza la sua attenzione sulla pluralità delle culture presenti in città, sull’evoluzione degli spazi urbani e la rappresentazione dell’ambiente. Fra i suoi lavori più recenti Affittasi, Fonderia Cultart, Prato; BADAIR,  vincitrice del premio ImaginAIR indetto da EEA; Scambi, “La città contemporanea”, menzione speciale al Social Photo Fest 2012 di Piombino;  Prato, giardini di Via Colombo, ore 9, ORTiurbani.
Ogni volta che mi guardo intorno, 2008-2009, fotografia bianco e nero, cm 40×49,50. L’immagine presentata è parte di un portfolio di quattordici fotografie aventi come didascalia alcune frasi del testo di Ogni volta di Vasco Rossi. “L’intero lavoro è stato realizzato nel corso di circa due anni (2008-2009), ritratti di amiche che parlano dei miei sentimenti e delle mie sensazioni. In questo caso il guardarsi intorno, magari sollecitati da un evento improvviso, è  indice di curiosità, conseguenza di disponibilità, segno di attenzione verso la realtà che ci circonda.”

Luca Carradori, nato a Firenze nel 1981, vive e lavora a Pistoia. Si forma come fotografo attraverso un serie di workshop con i più importanti fotografi italiani, nel 2010 frequenta l’Istituto Riccardo Bauer di Milano. Partecipa ad alcune collettive di fotografia contemporanea in diverse città italiane. Il suo lavoro all’inizio si incentra principalmente sulle trasformazioni urbane per arrivare infine a spostarsi su una ricerca più intima, personale, che esprime attraverso l’uso del video.
Senza titolo, 2013, video. Negli ultimi sei anni, si è trovato spesso a fare e disfare valigie spostandosi da un luogo all’altro, compiendo alla fine e all’inizio di ogni trasferimento gli stessi gesti. Attraverso il video mostra uno di questi gesti e lo rende quasi un rituale di riappacificazione con se stesso.

Leone Contini, la sua ricerca si colloca lungo il margine di contatto tra pratiche creative e lavoro etnografico. Il conflitto, la frizione interculturale e le relazioni di potere sono gli ambiti che investiga. Le sue pratiche spesso includono letture, performances, interventi nello spazio pubblico, narrazioni testuali e audio-visuali, blogging e auto-pubblicazioni.
Bestiario, 2013. Nuove forme di vita animale popolano i nostri quartieri: pesci gatto, carpe, anguille e altre specie a noi sconosciute vivono esistenze transitorie in vasche e acquari tra via Filzi e via Pistoiese prima di finire, attraverso le procedure culinarie della millenaria cucina cinese, sulle tavole di ristoranti e case private. “La mia onnivora curiosità ha sempre determinato dinamiche non-solo-economiche nelle mie interazioni con i commercianti cinesi. Fruttivendoli, ristoratori e pescivendoli hanno sempre espresso attraverso piccoli regali il loro apprezzamento per la mia entrante voracità: un nuovo tipo di infuso appena arrivato dalla Cina, un tubero simile al rafano o un Níqiū/泥鳅, un piccolo pesce il cui nome scientifico è Misgurnus e che pare sia molto buono in brodo, ma che io ho “tradotto”, trasformandolo in animale domestico.”

Raffaele Di Vaia, nato a Torino nel 1969, vive e lavora a Prato. Mostre recenti: The Summer Issue, a cura di Lucia Giardino, F_AIR Florence, Firenze (2011); La fuga non è la risposta, a cura di Chiara Galbusera e Serena Trinchero, PRIVATE FLAT #7, Firenze (2011); Senzacornice 2011|2011, a cura di Alessandra Acocella e Caterina Toschi, Galleria CO2, Firenze; Senza, a cura di Giuliano Serafini, C2 Contemporanea, Firenze (2013); Effimera presenza, a cura di Serena Trinchero, La Bottega Instabile, Bologna (2013).
Performance per la realizzazione del “quarto tentativo di circuito completo su superficie definita”, 14 dicembre 2013, grafite su carta quadrettata, cm 27,5×21. “È un indagine grafica sul mio fare arte. Scelto/trovato un campo di azione, cerco di analizzarne e percorrerne ogni parte ma, le mie competenze, le mie aspirazioni, le mie necessità, le mie distrazioni, i miei pregiudizi, faranno sì che alcuni aspetti risultino inaccessibili. Questo genera in me la necessità di completare queste mancanze affrontando nuovamente il percorso ma da un punto diverso. Probabilmente riuscirò a coprire quei vuoti ma, inevitabilmente, aprendone di nuovi. La falsa percezione del labirinto nasconde in realtà un circuito completamente percorribile senza ingresso ne uscita, quindi di ambito esclusivo del “costruttore”.

Kinkaleri, nasce a Firenze nel 1995. Kinkaleri opera fra sperimentazione teatrale, ricerca sul movimento, performance, installazioni, allestimenti, produzioni video, materiali sonori. I lavori del gruppo hanno ricevuto ospitalità presso numerose programmazioni in Italia e all’estero. Da gennaio 2001 la sede operativa si è trasferita nello spazioK, nel centro storico di Prato. Il gruppo è formato attualmente da Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco.
Found Dance  |  All!, 2013, stampa laser su carta. Partendo dall’alfabeto gestuale concepito per il progetto All!, Kinkaleri propone un foglio di istruzioni per costruire la propria danza. Connesso agli Instruction paintings del periodo Fluxus, l’istallazione si compone di un piccolo poster da prendere e portare via contenente le indicazioni per realizzare una personale danza trovata.

Valentina Lapolla, vive e lavora a Prato. Recentemente ha esposto il suo lavoro nelle mostre Mulier Mulieris 13, Alicante, Spagna; Minimum, Dryphoto arte contemporanea, Prato; Anno del Drago, Centro arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Tra i premi i Portali dello Scompiglio 2012, il premio Special Italia 2010 della Fondazione Fotografia Modena, menzione speciale al premio Un’opera per il castello 2012, Castel Sant’Elmo, Napoli.
In Fuga, 2013, fotografia a colori, cm 20×25, cornice legno cm 20×25, vetro rotto cm 20×25. In Fuga è una fotografia in fuga. A fuggire é un Ailanto, o “albero così alto da raggiungere il cielo”. A dispetto del nome si tratta di un brutto ceffo: pianta infestante, molto aggressiva, lo si ritrova spesso negli incolti, lungo i torrenti, in terreni ingrati e nelle boscaglie. Da segnalare immediatamente in caso di avvistamento alle pubbliche autorità.

Marco Mancini, nato a Northampton, Gran Bretagna, nel 1977, vive e lavora a Prato dal 2004. Studia lingue e letteratura tedesca e giapponese presso l’Università di Firenze e l’Università di Bonn (Germania). Comincia ad avvicinarsi alla storia della fotografia e alla ricerca fotografica nel 2005 e si forma frequentando workshop e laboratori condotti da Sergio Buffini, Andrea Abati, Marco Signorini, Franco Vaccari, Vittore Fossati, John Gossage, Guido Guidi, Walter Niedermayr, Giacomo Costa, Giovanni Ozzola e Olivo Barbieri.
Screenshots – Xmas Economy, 2013, serie di 4 dittici, stampa inkjet su carta fotografica e su cartoncino, cm 20×30. L’autore investiga l’economia del Natale attraverso alcuni dei suoi simboli. Il lavoro è realizzato completamente off-camera, le immagini, individuate in rete e tratte quasi esclusivamente da materiale pubblicitario, sono decontestualizzate, ingrandite a dismisura e destrutturate a tal punto da mostrare il pixel, la macchia di colore, la materia fotografica. La serie è articolata in dittici per porre l’accento tramite la contrapposizione delle due immagini gemelle l’una stampata su carta fotografica, l’altra su cartoncino, sul tema dell’inconscio tecnologico e sull’illusorietà.

Franco Menicagli,  nato a Campiglia Marittima (LI), vive e lavora a Prato La sua ricerca percorre in maniera trasversale le varie discipline artistiche: dall’installazione alla performance, al video, all’oggetto “scultoreo”. Nel 2009 espone alla Galleria DOB di Belgrado e alla Galeries-Dudelange del  Lussemburgo, nel 2011 alla mostra Suspense-Sculture sospese presso EX3 di Firenze, nel 2012  a MARS, Milan Artist Run Space di Milano, nel 2013 al Centro Cultural Borges di Buenos Aires, all’ Espacio De Arte a Montevideo, e alla mostra Uno sguardo Laterale per la 5° Biennale di Arte Contemporanea di Mosca.
Quel che resta, 2013, fascette di plastica usate. Quel che resta dell’opera dopo che è finita una mostra. Smontata, decostruita, in attesa di essere nuovamente esposta o trasformata in un nuovo lavoro. Nulla è perso, eppure tutto appare così fragile, invisibile o inesistente.

Margherita Nuti, nata a Fiesole nel 1986. Fotografa e curatrice, dopo la laurea in Operatore dei Beni Culturali conseguita presso l’Università degli Studi di Firenze, si forma a Roma presso il Centro Sperimentale di Fotografia CSF-Adams. Durante l’eperienza romana diventa assistente del fotografo Marco Delogu con il quale collabora a FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma come responsabile dello spazio di editoria fotografica. Nel 2013 inizia a scrivere per la sezione fotografia della rivista indipendente “Artnoise”, e con l’amico Rocco Poiago apre Qahwa, uno spazio d’incontro tra arti visive, performative ed editoria dove mostrare arte senza limiti di disciplina o mercato.
Via Ortigara, 2009, stampa inkjet su carta Hahnemuhle, cm 38×55. La sua ricerca muove intorno al corpo inteso come paesaggio. Sono donne, uomini, profili, parti o piccoli oggetti quotidiani, senza tempo, modellatori di luce. Sceglie gli ambienti, prediligendo spazi scarni e scorci urbani dove sentire l’interazione armoniosa tra il corpo e lo spazio fisico che lo circonda.

Margherita Verdi, vive e lavora a Firenze. Inizia a fotografare all’inizio degli anni ’80, la sua ricerca artistica spazia in varie tematiche, dal paesaggio (urbano o archeologico) al mondo animale e vegetale, e utilizza mezzi sia analogici che digitali. Ha esposto in spazi pubblici (Museo di storia naturale La Specola, Firenze, Museo Marino Marini, Firenze; Museum National d’Histoire Naturelle, Parigi, Museum Centre Va priikki, Tampere, Finlandia, City art Gallery, Plovdiv, Bulgaria) e privati in Italia e all’estero. Collabora con enti pubblici e privati nell’insegnamento, nell’organizzazione di mostre, attività culturali, e letture portfolio in vari festival di fotografia.
Soul’s habitats, 2010-2011, stampa a colori, cm 50×50. Le fotografie riprendono interni di edifici sacri di varie religioni di diverse città europee. Lo scatto cerca di catturare l’anima, l’aura che abita negli spazi andando oltre al motivo religioso per cui sono stati costruiti e rendendo questi luoghi universali. Soul’s habitats: interiorità del luogo che viene percepito dai nostri sensi, dal nostro corpo attraverso i sensi.  La scelta dei luoghi di diverse religioni non riconoscibili nelle immagini: mischiare i luoghi per significare che l”anima” si avverte ovunque.

Pantani-Surace, Lia Pantani e Giovanni Surace vivono e lavorano a Calenzano (Fi) e collaborano dal 1996. Tra le ultime partecipazioni: Au Pair , coppie di fatto nell’arte contemporanea, a cura di Giacinto Di Pietrantrantonio e Francesca Referza, Fondazione MalvinaMenegaz per le Arti e le Culture, Borgo Medievale di Castelbasso, Teramo, 2010; Così lontano così vicino #2, a cura di Ilaria Mariotti, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno,Pisa, 2012.
Bunch, 2006, Lambda, capafix, cm 100×150. Un mazzo di fiori si muove con rumore assordante ed estraniante. I suoi fragili petali vanno in frantumi…, piccoli frammenti di colore e inconsistenti caccole di natura…, tirate in faccia, forti, con amore dolci calci e cazzotti in bocca come pesanti profumi poco elaborati, poco sofisticati, coltellate dipinte da un alito piacevole e fresco. Un mazzo di fiori sostituisce la palla sulla corda di un gioco degli anni settanta. I due giocatori allargano con forza le maniglie del filo spingendo il mazzo mirando il volto dell’avversario.

Virginia Zanetti, vive e lavora tra la Toscana e l’estero. Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche come il Mac di Lissone. Tra le recenti mostre: Personali: 2013/Gli occhi del mondo, opera permanente, a cura di Bianco Valente – Campanella, A Cielo Aperto, Latronico (PZ); Walking on the water. Miracle & Utopia, a cura di Davorka Peric, Campanile San Servolo, Buje, Croatia; Curare il curatore, a cura di Ermanno Cristini, Riss(e), Varese.
Walking on the water. Miracle & Utopia, 2013, manifesti fronte retro, cm 59,4×42, testi stampati su fogli A4. Il miracolo e l’utopia sono relazionati da un identico grado di “erroneità, poiché entrambi rappresentano estremi irrealizzabili e irraggiungibili. La performance Walking on the water  nella sua im/possibile realizzazione è appunto un tentativo di confronto e di superamento di limiti evidenti. Nel Parco del Conero c’è un particolare scoglio chiamato Il Trave, una  formazione geologica che si prolunga per circa un chilometro verso il mare; leggenda vuole che un tempo tale scoglio si estendesse sino all’altra sponda dell’Adriatico quale simbolo di fratellanza, e che poi la furia degli elementi lo avesse distrutto lasciandogli l’aspetto di un ponte crollato. Proprio qui è avvenuta, aprendosi a tutte le possibilità d’esito – quindi anche all’errore – l’azione collettiva di procedere sugli scogli sommersi dando l’impressione di camminare sull’acqua. Un’interpretazione insieme concreta e ideale, del miracolo e dell’utopia.

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Winter Garden The Gift Economy

/ Date: 14 December 19:00-22:00
/ Location: Giardino Melampo, Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 42/1-33a, Prato.
/ Organization: Dryphoto arte contemporanea
/ Artists: Andrea Abati, Chiara Bettazzi, Stella Carbone, Luca Carradori, Leone Contini, Raffaele Di Vaia, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Marco Mancini, Franco Menicagli, Margherita Nuti, Margherita Verdi, Pantani-Surace, Virginia Zanetti.

The market economy is increasingly shaky, constantly raising the urgent question of rethinking based on a logic other than that of profit. The crisis is so deep that it generates the seedlings of forms of freedom from the roots. One such form is the practice of the gift, which can play an important role if we avoid the traps of charity and self-sacrifice. We know about the importance of the gift economy in the past, in so-called primitive societies. But is it still possible, today, to develop a way of acting based on the logic of the gift, instead of that of profit? The market economy is based on trade value or commercial value, while the gift economy is based on the usage value of objects and actions. The gift is not regulated by laws. It implies the moral obligation of restitution, yet it demands no sanctions should this not occur. Therefore it contains a great amount of freedom, as an action that creates a link between individuals that goes beyond pure economic exchange to form a community. The occasion of the gift is a moment in which the group can find a meeting point, setting the parameters of socialization that are fundamental for the formation of a community. With such reflections in mind, we have asked Andrea Abati, Chiara Bettazzi, Stella Carbone, Luca Carradori, Leone Contini, Raffaele Di Vaia, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Marco Mancini, Franco Menicagli, Margherita Nuti, Margherita Verdi, Pantani-Surace, Virginia Zanetti to take part in The Gift Economy, an exhibition that addresses the relationship between the artist and the audience, examining the object of exchange between these two counterparts. The invited artists will each bring one work and themselves. With their gift, they will attempt to construct a path of meaning, forming a community on this occasion, in this moment. The exhibition is inserted in a context of active participation on the part of the neighborhood – the residents of Via delle Segherie – in the organization of the evening event. Event supported by Provincia di Prato, Comune di Prato assessorato all’integrazione. Artists and works.

Andrea Abati, born in Prato in 1952, where he lives and works, has concentrated on photography since the late 1970s. Since the 1980s he has played an active role in the Italian cultural debate, participating in exhibitions and organizing seminars and encounters, while teaching photography in a range of private institutes. His work has been featured in many solo and group shows in Italy, France, Austria, Belgium, Germany, the USA and Canada.
The Exchanged Gifts: an African fable, 2013, site-specific installation, monitor, sound plaster, blanket, book, 32×38 cm. Installed inside and outside the gallery, this work addresses the difficulty and the need to observe, listen and narrate: a monitor, turned off, a plaster profile seated on a bench, a book, a fable to read. The fable, with its formative intent, in this case is also a pretext to enjoy the Melampo garden Abati created in 2012.

Chiara Bettazzi, lives and works in Prato. In 2005 she opened her studio SC17, on Via Genova, with the precise choice of renovating a former industrial courtyard. All her works reflect the need to disguise the identity of things, changing objects through installations, photographs and videos. A work on the personal and collective memory that surrounds us, on the recording and archiving of images that are formed by assembling objects found in her territory and pertaining to her personal life.
DIARY #01/02, 2013, books, table, marble, iron, 102x45x88 cm. The work is composed of two diary/books, resting on a table made of marble and iron. The diaries, 01 and 02, connected with the work Wonder Object (2013), are part of a series of works in progress based on the need to record the personal, intimate memory of the creative act, which happens inside the part of the studio to the right, the place in which the work always takes form.

Stella Carbone, born in Prato, where she lives and works, has attended many workshops and been part of the group SenzaDimoraFissa, the permanent laboratory of urban art activated by Andrea Abati in 2006. She focuses on the multiplicity of the cultures existing in the city, the evolution of urban spaces and the representation of the environment. Recent works include Affittasi, Fonderia Cultart, Prato; BADAIR, winner of the ImaginAIR award promoted by EEA; Scambi, “The Contemporary City,” special mention at the Social Photo Fest 2012 of Piombino; Prato, giardini di Via Colombo, ore 9, ORTiurbani.
Every time I look around me, 2008-2009, black and white photograph, 40×49.5 cm. The image is part of a portfolio of fourteen photographs whose captions are phrases from the lyrics of Ogni Volta by Vasco Rossi. The whole work was made over the course of about two years (2008-09), and is composed of portraits of friends that reflect the artist’s sentiments and sensations. In this case the act of looking around, perhaps stimulated by an unexpected event, is a sign of curiosity, the consequence of openness, a sign of attention to the reality that surrounds us.

Luca Carradori, born in Florence in 1981, lives and works in Pistoia. His training as a photographer came from a series of workshops with the most important Italian photographers, and studies at the Istituto Riccardo Bauer in Milan in 2010. His works have been shown in group shows of contemporary photography in a number of Italian cities. At first he concentrated mostly on urban transformations, then shifting towards more intimate, personal research involving the use of video.
Untitled, 2013, video. Over the last six years, the artist has often found himself packing or unpacking suitcases, traveling from one place to another, making the same gestures at the start and finish of each journey. The video shows one of these gestures, making it almost into a ritual of pacification with the self.

Leone Contini, his research lingers along the line of contact between creative practices and ethnographic research. He concentrates on questions of conflict, intercultural friction and relationships of power, and his practice often extends to lecture/performances, interventions in public space, textual and audio-visual narratives, blogging and independent publications.
Bestiary, 2013. New forms of animal life exist in our neighborhoods: catfish, carp, eels and other species unknown to us live transient lives in ponds and aquariums between Via Filzi and Via Pistoiese before ending up, through the age-old culinary procedures of Chinese cuisine, on the tables of restaurants and private homes. The artist’s omnivorous curiosity has always led to dynamics in his interactions with Chinese merchants that go beyond the plane of economics. Produce vendors, restaurant owners and fishmongers have always expressed their appreciation of his outgoing voracity, giving him small gifts: a new type of herb tea that just arrived from China, a tuber similar to horseradish, or a Níqiū/泥鳅, a small fish whose scientific name is Misgurnus, which is evidently very good when served in soup, but which Contini has “translated” into a pet.

Raffaele Di Vaia, born in Turin in 1969, lives and works in Prato. Recent exhibitions: The Summer Issue, curated by Lucia Giardino, F_AIR Florence (2011); La fuga non è la risposta, curated by Chiara Galbusera and Serena Trinchero, PRIVATE FLAT #7, Florence (2011); Senzacornice 2011|2012, curated by Alessandra Acocella and Caterina Toschi, Galleria CO2, Florence; Senza, curated by Giuliano Serafini, C2 Contemporanea, Florence (2013); Effimera presenza, curated by Serena Trinchero, La Bottega Instabile, Bologna (2013).
Performance for the making of the “fourth attempt of a complete circuit on a defined surface”, 14 December 2013, graphite on graph paper, 27.5×21 cm. “It is a graphic investigation of my way of making art. Having chosen/found a field of action, I try to analyze and trace through its every part, but my abilities, needs, distractions and prejudices make certain aspects inaccessible. This generates the need inside me to complete these gaps, approaching the path again, but from a different point. I will probably be able to cover those gaps, but new ones will inevitably appear. The false perception of the labyrinth actually conceals a circuit that can be completely followed, without an entrance or an exit, and thus exclusively pertaining to its ‘builder.’”

Kinkaleri was given birth in 1995. In its work, the company has always sought to privilege innovative practices, with the interaction between original languages through experimentation with different modes of expression. The works of Kinkaleri received hospitality from numerous programs in Italy and abroad. Since 2001 Kinkaleri is based in SpazioK, in the historic centre of Prato. The group is currently formed by Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco.
Found Dance  |  All!, 2013, laser print on paper. Starting with the alphabet of gestures created for the project All!, Kinkaleri propose a sheet of instructions with which to construct your own dance. Connected with the “instruction paintings” of Fluxus, the installation is composed of a small poster visitors can take home with them, containing the indications for the creation of a personal found dance.

Valentina Lapolla lives and works in Prato. Her work has recently been shown in the exhibitions Mulier Mulieris 13, Alicante, Spain; Minimum, Dryphoto arte contemporanea, Prato; Anno del Drago, Centro arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Prizes include the Portali dello Scompiglio 2012, the Special Italia award 2010 of the Fondazione Fotografia Modena, a special mention for Un’opera per il castello 2012, Castel Sant’Elmo, Naples.
In Flight, 2013, color photograph, 20×25 cm, wooden frame 20×25 cm, broken glass 20×25 cm. In Flight is a fleeing photograph. What is escaping is an Ailanthus, or “tree of heaven.” In spite of its name, this is one tough customer, and still at large: invasive, very aggressive, often found in untended places, along streams, on rugged land and in impervious woods. If sighted, please alert the local law enforcement agencies.

Marco Mancini, born in Northampton, England, in 1977, lives and works in Prato since 2004. He studied languages and German and Japanese literature at the University of Florence and the University of Bonn (Germany). He began to approach the history of photography and photographic research in 2005, attending workshops conducted by Sergio Buffini, Andrea Abati, Marco Signorini, Franco Vaccari, Vittore Fossati, John Gossage, Guido Guidi, Walter Niedermayr, Giacomo Costa, Giovanni Ozzola and Olivo Barbieri.
Screenshots – Xmas Economy, 2013, series of four diptychs, inkjet print on photographic paper and cardboard,  20×30 cm. The artist investigates the holiday economy through some of its symbols. The work is done completely off-camera; the images, found on the Internet and taken almost exclusively from advertisements, are removed from their context, enlarged and broken down to the point of showing their pixels, marks of color, the photographic material. The series is organized in diptychs to put the accent – through the juxtaposition of two twin images, one printed on photographic paper, the other on cardboard – on the theme of the technological unconscious and illusion.

Franco Menicagli, born in Campiglia Marittima (LI), lives and works in Prato. His research crosses over a range of artistic disciplines: from installation to performance, video to “sculptural” objects. In 2009 he showed at the DOB Gallery of Belgrade and the Galeries-Dudelange of Luxembourg; in 2011 in the exhibition Suspense-Sculture sospese at EX3 in Florence; in 2012 at MARS, Milan Artist-Run Space, in Milan; in 2013 at the Borges Cultural Center of Buenos Aires, the Espacio de Arte in Montevideo, and in the exhibition Uno sguardo Laterale for the 5th Contemporary Art Biennial of Moscow.
What Remains, 2013, used plastic cable ties. What remains of the work after an exhibition is over. Dismantled, broken up, waiting to be displayed again or transformed into a new work. Nothing is lost, yet everything looks so fragile, invisible or non-existent.

Margherita Nuti, born in Fiesole in 1986. A photographer and curator, after taking a degree in Management of Cultural Assets at the University of Florence, she studied in Rome at the Centro Sperimentale di Fotografia CSF-Adams. During the time in Rome she became the assistant of the photographer Marco Delogu, with whom she has worked at FOTOGRAFIA – the International Festival in Rome, in charge of the space on photographic publications. In 2013 she began writing for the photography section of the independent magazine “Artnoise,” and with her friend Rocco Poiago she opened Qahwa, a space of encounter between the visual and performing arts and publishing, to show art without limitations of disciplines or markets.
Via Ortigara, 2009, inkjet on Hahnemuhle, 38×55 cm. Her research moves around the body, seen as a landscape. Women, men, profiles, parts, small everyday objects, timeless, shapers of light. She chooses the settings, opting for bare spaces and urban glimpses in which to sense the harmonious interaction between the body and the physical space that surrounds it.

Margherita Verdi lives and works in Florence. She began taking photographs at the start of the 1980s, ranging across different themes in her artistic practice, from the landscape (urban or archaeological) to the animal and vegetable world, using both analog and digital media. She has shown work in public institutions (La Specola Museum of Natural History, Florence, Museo Marino Marini, Florence, Museum National d’Histoire Naturelle, Paris, Museum Centre Vapriikki, Tampere, Finland, City Art Gallery, Plovdiv, Bulgaria) and private spaces in Italy and abroad. She works with public and private institutions as a teacher, organizing cultural activities, exhibitions and portfolio readings at various photography festivals.
Soul’s Habitats, 2010-2011, color print, 50×50 cm. The photographs show interiors of sacred buildings of different religions in a range of European cities. The shots attempt to capture the soul, the aura that inhabits the spaces, going beyond the religious purposes for which they were built and making them into universal places. Soul’s Habitats: the inner life of the place that is perceived by our senses, by our bodies through the senses. The choice of places of different religions, that cannot be recognized in the images: mixing places to indicate that the “soul” can be sensed everywhere.

Pantani-Surace – Lia Pantani and Giovanni Surace live and work in Calenzano (FI) and have worked together since 1996. Their works have recently been shown at: Au Pair, coppie di fatto nell’arte contemporanea, curated by Giacinto Di Pietrantrantonio and Francesca Referza, Fondazione MalvinaMenegaz per le Arti e le Culture, Borgo Medievale di Castelbasso, Teramo, 2010; Così lontano così vicino #2, curated by Ilaria Mariotti, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno, Pisa, 2012.
Bunch, 2006 Lambda, Kapafix, 100×150 cm. A bunch of flowers moves with deafening, disorienting noise. The fragile petals disintegrate… little fragments of color, little boogers of nature, without consistency… thrown in your face, hard, with love, gentle kicks and punches on the mouth like heavy unrefined odors, knife thrusts depicted by a charming, fresh breath. A bunch of flowers takes the place of the ball on a cord of a game from the Seventies. The two players forcefully pull the handles of the cord pushing the bouquet aiming at the opponent’s face.

Virginia Zanetti, lives and works in Tuscany and abroad. Her works are included in public and private collections, like the MAC of Lissone. Among recent exhibitions: solo shows: 2013/Gli occhi del mondo, permanent work, curated by Bianco Valente – Campanella, A Cielo Aperto, Latronico (PZ); Walking on the water. Miracle & Utopia, curated by Davorka Peric, Campanile San Servolo, Buje, Croatia; Curare il curatore, curated by Ermanno Cristini, Riss(e), Varese.
Walking on the water. Miracle & Utopia, 2013, front and back posters, 59.4×42 cm, texts printed on A4 paper. Miracle and utopia are related by an identical degree of “erroneousness” because both of them represent systems that cannot be achieved. The performance Walking on the water, in its im/possible enactment, is precisely an attempt to come to grips with evident limitations, and to overcome them. In the Parco del Conero there is a particular cliff called “Il Trave,” a geological formation that extends towards the sea for about one kilometer; legend has it that this cliff once reached the other side of the Adriatic, as a symbol of brotherhood, and that then the fury of the elements destroyed it, leaving the image of a collapsed bridge. It was precisely here, opening to all the possible results – and therefore to error – that the collective action happened, of walking on the rocks under the surface, conveying the impression of walking on water. Both a concrete and an ideal interpretation of miracle and utopia.

Franco Menicagli, Quel che resta, 2013- fascette di plastica usate – video di Mario Guidi
http://www.youtube.com/watch?v=lCPOfm-yRoM

Luca Carradori, Senza titolo, 2013. Video 1”52′
http://vimeo.com/82584344

/ Sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a, Prato
/ Date: settembre e ottobre 2013
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Relatori: Luca Panaro, Stefano Boccalini, Stefano Taccone, Paolo Meoni

Nei mesi di settembre e ottobre Dryphoto arte contemporanea organizza una serie di incontri su temi specifici riguardanti l’arte contemporanea attraverso le riflessioni di curatori e artisti. Un punto di incontro, dove è possibile tramite il racconto e l’esperienza di altri interagire, formarsi e informarsi. Gli incontri sono accompagnati da assaggi di “vini da meditazione”. “Vino da meditazione” è una tipologia di vino adatta al consumo fuori pasto, senza abbinamento al cibo. Gradevoli da soli, grazie a forti sapori e profumi. Adatti per essere gustati nella calma e alla ricerca di relax oppure per accompagnare conversazioni. Vini propizi al filosofare.

/ lunedì 16 settembre, ore 21:30: Conversazioni sull’immagine, Luca Panaro. Presentazione del libro Conversazioni sull’immagine Olivo Barbieri | James Casebere | Mario Cresci | Andrea Galvani | Nan Goldin | Sandy Skoglund | Alessandra Spranzi | Franco Vaccari. Otto conversazioni intrattenute dall’autore con artisti dai differenti approcci ma ugualmente interpreti della più stretta contemporaneità. La fotografia è il loro mezzo preferenziale, ma è l’arte l’ambito culturale in cui si collocano. La riflessione sull’immagine e il suo più recente utilizzo rende questa breve raccolta di interviste un utile strumento per decodificare il presente.

/ lunedì 30 settembre, ore 21:30: PubblicaPrivata, Stefano Boccalini. Arte pubblica: il ruolo dell’arte nella società contemporanea. Attraverso la presentazione delle opere e dei progetti di Stefano Boccalini riproponendo anche l’esperienza Wild Island, costruzione di un orto-giardino pubblico nel 2002 al Quartiere Isola di Milano fino al suo ultimo lavoro sull’acqua prodotto per aperto_2013 art on the border in Val Camonica, andremo ad analizzare alcuni dei contenuti del suo lavoro come l’importanza del processo, il legame che esiste fra il territorio e chi lo abita, l’attenzione ai temi dell’economia e della politica.

/ lunedì 14 ottobre, ore 21:30: La contestazione dell’arte, Stefano Taccone. Presentazione del libro La contestazione dell’arte – La pratica artistica verso la vita in area campana. Uno studio che mira a ricostruire e mettere a fuoco una serie di esperienze artistiche tra la metà del decennio sessanta e i primi anni del decennio settanta a Napoli ed in altri centri limitrofi. Esperienze che, rinvenendo nella contestazione il loro “motore concettuale”, tendono ad eccedere il conchiuso spazio tradizionalmente deputato al fenomeno artistico per invadere la vita ed identificarsi il più possibile con essa, riprendendo il progetto delle avanguardie di inizio secolo. L’arte diviene così strumento di contestazione della società, della politica, dell’economia, ma anche di se stessa, del suo statuto mercantile, della sua stessa fondazione come disciplina finalizzata alla separazione.

/ lunedì 28 ottobre, ore 21:30: Dusty landscape, Paolo Meoni. L’identità del paesaggio industriale che nel tempo si modifica grazie alle nuove migrazioni, alle nuove prospettive di lavoro e all’architettura che cambia sono alla base della ricerca artistica di Paolo Meoni. Nell’incontro, insieme alla presentazione del proprio lavoro, l’artista porrà l’accento su come queste modificazioni si riflettono sul suo modo di lavorare e sulle immagini che crea. Fotografia e video sono gli strumenti che usa non semplicemente per catturare immagini, ma per lavorare su di esse e trasformare il preesistente in nuove immagini-metafore della vita contemporanea.

Schede relatori
Luca Panaro (Firenze, 1975). Laureato in Arte al Dams dell’Università di Bologna, dal 2007 insegna al Biennio specialistico di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e dal 2005 collabora al Laboratorio Arti e Comunicazione Visiva del Politecnico di Milano, sede di Piacenza. Ha tenuto conferenze e seminari al Musée de l’Elysée di Losanna, al Castello Sforzesco di Milano, al Master in Photography e Visual Design presso la Naba di Milano, al Milan Image Art Fair, all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Bergamo. Ha pubblicato i libri L’occultamento dell’autore. La ricerca artistica di Franco Vaccari (Apm 2007) e Tre strade per la fotografia (Apm 2011). Tra i suoi saggi più recenti: Realtà e finzione nell’arte contemporanea (XXI secolo, vol. 4, Enciclopedia Treccani 2010) e Voglia di comunità (Community, Electa 2010). Ha inoltre curato le monografie Olivo Barbieri selected works 1978-2010 e Mario Cresci dentro le cose. Ha scritto per le riviste “Around Photography”, “Arskey”, “Bôite”, “De-Sign”, “Exibart”, “Eyemazing”, “Flash Art”, “Op. cit”, “Segno”. Dal 2010 è direttore artistico della rassegna annuale Centrale Fotografia di Fano. Ha curato varie mostre personali di autori italiani e stranieri, fra le esposizioni collettive ricordiamo Immagini a contatto (Fotomuseo Panini, Modena 2004 e 2006), Rereading the Image (Prague Biennale 2009) e City Limits (Expo Shanghai 2010).

Stefano Boccalini (Milano, 1963). Vive e lavora a Milano, insegna Arte Pubblica alla NABA di Milano ed è consulente dell’Archivio Gianni Colombo, lavora con istituzioni pubbliche e gallerie private in Italia e all’estero. Ha attivato una serie di progetti nello spazio e per lo spazio pubblico, dove il rapporto con chi abita il territorio è fondamentale per la costruzione del lavoro. Mostre selezionate: 2013, PubblicaPrivata, opera permanente, a cura di Giorgio Azzoni per Aperto 2013, art on the border, Saviore Dell’Adamello (Brescia); 2012, Pronto moda, a cura di Dryphoto e Centro per l’arte contemporanea L. Pecci, Prato; 2011, Una parola su Latronico, opera permanente, Latronico (Potenza); 2010: Melting Pot 3.0, a cura di Chiara Bertola, HangarBicocca, Milano; 2009, We Do It, a cura di M. Scotini, Kunstraum Lakeside, Klagenfurt (Austria); 2008, Economia Politica/Geografie Umane, a cura di A. von Fürstenberg, Studio Dabbeni, Lugano, CH, (personale) e 15ª Quadriennale d’Arte di Roma, a cura di C. Bertola, Palazzo delle Esposizioni,Roma; 2007, Mulher mulheres a cura di A.von Furstenberg, Sesc Paulista, Sao Paul, Brasil; 2003, Fragments d’un discurs italien, a cura di C. Bernard, Musée d’art moderne et conteporain Mamco, Genève, Switzerland; 2002, Percorrenze 2.0, a cura di M. Bazzini, Serravalle Pistoiese (Pistoia), Ouverture, a cura di G. Scardi, Galleria Care/Of, Milano; 2000, Homo Ludens, a cura di L. Acevedo, Centro Cultural Parque de Espaňa, Rosario, Argentina, Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, Argentina.

Stefano Taccone (Napoli, 1981). Critico e curatore indipendente e studioso dei rapporti tra pratica artistica e dimensione socio-politica, ha al suo attivo numerose pubblicazioni, cataloghi e curatela di mostre personali e collettive. Dal 2007 collabora stabilmente con la rivista Segno. Nel 2010 apre il blog www.cominciaadessoblog.blogspot.it. Nel 2012 è tra i fondatori dello spazio indipendente Di.St.Urb (distretto di studi e relazioni urbane) di Scafati (Salerno). Ha pubblicato il libro Hans Haacke. Il Contesto politico come materiale (Plectica, Salerno, 2010).

Paolo Meoni (Prato, 1967). Vive e lavora a Prato, ha esposto in spazi pubblici e privati sia in Italia che all’estero. Ultime mostre selezionate: 2013, L’altro ritratto, Mart Rovereto, a cura di Jaen-Luc Nancy; Oltre il pensiero Quattordici ricerche attraverso la materia, Brescia, a cura di A+B; 2012, La Magnifica Ossessione, Mart Rovereto a cura di Cristiana Collu, Mondi, Die Mauer, Prato, progetto a cura di Pier Luigi Tazzi, Fuori fuoco, Berchidda (Olbia-Tempio), a cura di Marco Senaldi, 03 Ho fatto Terna!, MAMM, Miltimedia Art Museum, Mosca, L’evento immobile 2012, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (Arezzo), Dèjà Made/Ready Vu – Visioni, Vertigini e Ritorni, Palazzo Appiani, Piombino, L’evento immobile _ Sfogliare il tempo, MAN, Museo d’arte Provincia di Nuoro; 2011, Sei gradi di separazione, Centro di Attività Espressive Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno (Pisa), L’evento immobile 2011 Sfogliare il tempo, Galleria Gentili, Prato e Passaggio a Prato, Die Mauer Gallery, Prato, a cura di Piero Gaglianò; 2010, Premio Terna03, vincitore nella categoria Megawatt, Roma, Palinsesti 2010 – Storyboard, a cura di Roberto del Grande e Denis Viva, 32° Film festival mediterraneo, sezione sperimentale, Montpellier e Il Caos 2# Le migrazioni, Isola San Servolo, Venezia a cura di Raffaele Gavarro.

/ Sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a
/ Date: 10 luglio 2013
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Poesie di Franca Rosati, Massimo, Bragagni, Gisella Curti
/ Lette da Massimo Pierattini

Una nostra vicina ha scritto un libro di poesie e organizza una serata di lettura insieme ad alcuni amici.

 

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/ Sede: Dryphoto arte contemporanea / Giardino Melampo, via delle Segherie 33a, Prato
/ Inaugurazione venerdì 14 giugno dalle ore 20:00
/ Date: 14 giugno – 12 luglio 2013
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea

ENGLISH BELOW

L’apertura del Giardino Melampo all’interno del progetto Mandela Garden diventa insieme alla mostra I luoghi del mutamento (1988/2012) di Andrea Abati un’occasione di riflessione sul rapporto fra arte/fotografia e territorio e sul ruolo dello spazio d’arte all’interno del contesto urbano. Questa volta abbiamo invertito i ruoli: invece di presentare un intervento artistico che promuove azioni positive, lo spazio d’arte aderisce a un progetto di riqualificazione del territorio nato dal basso, da un’abitante del quartiere che desidera rendere migliore il contesto nel quale vive.

Mandela Garden è un progetto che si ispira alla esperienza di Nelson Mandela quando era in carcere e auspicava di creare un giardino, un orto, in ogni angolo degradato della città. Noi abbiamo accolto il suo appello e ci siamo presi cura di uno spazio abbandonato posto sul retro della nostra sede facendone un giardino aperto a tutti.

“…a Pollsmoor, dove impiantai un orto che sarebbe diventato uno dei miei passatempi preferiti, e un modo per evadere dal monolitico mondo di cemento nel quale eravamo rinchiusi. Dopo aver osservato per qualche settimana lo spazio vuoto sul terrazzo dell’edificio, che era inondato dal sole tutto il giorno, decisi di impiantare un orto e ne ebbi il permesso dal comandante del carcere. Richiesi che mi fossero forniti sedici barili vuoti dell’olio da centocinquanta litri, che tagliai a metà e riempii con terriccio fertile, ricavandone così trentadue vasi di proporzioni gigantesche. Coltivavo cipolle, melanzane , cavolfiori, lattuga, pomodori, peperoni, fragole e altri ortaggi . Nel momento di massimo splendore la mia azienda agricola contava quasi novecento piantine ed era molto più grande dell’orto che avevo a Robben Island. Una parte dei semi la acquistavo e altri – per esempio quelli dei broccoli e delle carote – mi venivano forniti dal comandante Munro, che apprezzava particolarmente i miei ortaggi. Anche i guardiani mi davano i semi delle verdure che preferivano, insieme con ottimo letame che utilizzavo come fertilizzante. Al mattino mi mettevo un cappello di paglia, un paio di guanti robusti, e andavo a lavorare nell’orto per un paio di ore. La domenica portavo verdure in cucina perché le usassero per preparare un pasto speciale per i detenuti. Ne davo molte anche ai guardiani, che portavano apposta delle borse per riempirle di verdura…” [Lungo cammino verso la libertà, autobiografia, Nelson Mandela, Feltrinelli, 1995]

Dryphoto accoglie questa proposta, Andrea Abati se ne fa carico in prima persona e la sua opera Giardino Melampo è la costruzione del primo Mandela Garden nella nostra città. Per questo in occasione dell’apertura di Giardino Melampo/Mandela Garden 1 abbiamo deciso di esporre anche uno dei lavori fra i più significativi di Abati: I luoghi del mutamento. Una serie iniziata nel 1988 e ancora in corso, indubbiamente il suo progetto di maggiore complessità e anche il più noto: una serie di immagini di grande formato dove urgente è l’attenzione al paesaggio industriale contemporaneo e ai mutamenti della realtà sociale. In questo lavoro Abati ha voluto come luogo d’indagine Prato, la sua città natale, nella quale l’intrusione e, ora, esclusione dell’industria nel contesto cittadino è forte e evidente. Ha fotografato la demolizione e ricostruzione di edifici industriali dandone una visione lucida, serena, talvolta apocalittica, quasi rovine di guerra, creando immagini dai colori stridenti, che fanno emergere i contrasti dei volumi e danno nuova linfa agli spazi industriali. “Abati applica [..] il disagio del colore, dalle acidità virate in toni ansimanti e perplessi”, afferma il critico d’arte Flaminio Gualdoni, sono infatti proprio i colori a caratterizzare i luoghi del mutamento. Colori notturni, acidi e abbaglianti, apparentemente artificiali. La rapidità che le necessità della società contemporanea impongono alla produzione e al ritmo del lavoro, fa sì che la realtà industriale diventi talvolta uno specchio fedele dei cambiamenti in atto. Gli stabilimenti, colti nella dimensione di cantieri aperti o di architetture allo stato di abbandono, acquistano in tal senso una valenza particolare, sono espressione di uno stato nel quale, velocemente, passato, presente e futuro si intrecciano e si danno il passo.

Un ringraziamento a Fabio Bartolini, Paola Ballerini e Gisella Curti e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di Giardino Melampo/Mandela Garden 1.
Con il contributo del Centro di Scienze Naturali di Prato, di Italia Nostra Sezione di Prato e il patrocinio di Provincia e Comune di Prato.

ENGLISH VERSION
The opening of the Giardino Melampo inside the project Mandela Garden offers, together with the exhibition I luoghi del mutamento (1988/2012) by Andrea Abati, an opportunity for reflection on the relationship between art/photography and the territory, and on the role of art spaces inside the urban context. This time we have switched roles: instead of presenting an artistic intervention that promotes positive actions, the art space takes part in a project of territorial renewal, a project “from the bottom up” generated by a neighbor that wants to improve its living conditions.

Mandela Garden is a project that draws inspiration from the experience of Nelson Mandela when he was in prison, and urged the creation of a garden in every neglected corner of the city. We have responded to his appeal and taken care of an abandoned space behind our headquarters, making it into a garden open to everyone.

“…in Pollsmoor, I planted a garden that was to become one of my favorite pastimes, and a way to escape from the monolithic world of concrete in which we were imprisoned. After having observed the empty space on the terrace of the building for several weeks, flooded with sunlight in the daytime, I decided to plant vegetables there, and obtained permission to do so from the chief warden. I asked for sixteen empty 150-liter oil barrels, which I cut in half and filled with fertile soil, thus obtaining 32 very large pots. I planted onions, eggplant, cauliflower, lettuce, tomatoes, bell peppers, strawberries and other things. At the height of its splendor my farm had almost 900 plants, and it was much bigger than the garden I had had on Robben Island. I purchased some of the seeds, and others – like those for the broccoli and the carrots – were supplied by Warden Munro, who particularly appreciated my produce. The guards also gave me seeds for their favorite vegetables, together with excellent manure which I used as fertilizer. In the morning I would put on my straw hat and sturdy gloves, and go out to work in the garden for a couple of hours. On Sundays I brought the vegetables to the kitchen, to prepare a special meal for the inmates. I gave a lot of produce to the guards as well, who brought sacks to fill with vegetables”. [From Long Walk to Freedom. The Autobiography of Nelson Mandela, Back Bay Books, 1995]

Dryphoto embraces this vision, and Andrea Abati has taken responsibility for it; his work Giardino Melampo is the construction of the first Mandela Garden in our city. For the occasion of the opening of Giardino Melampo/Mandela Garden 1 we have also decided to show one of Abati’s most significant works: I luoghi del mutamento. This series began in 1988 and is still in progress. It is undoubtedly his most complex and also his most famous project: a series of large images that take an urgent look at the contemporary industrial landscape and changing social realities. In this work Abati has explored Prato, his native city, where the intrusion – and now the exclusion – of industry in the urban context is strong and evident. Abati has photographed the demolition and reconstruction of industrial buildings, offering a lucid, serene, at times apocalyptic vision, almost like war ruins, creating images with strident colors that bring out the contrasts of the volumes and give new life to industrial spaces. “Abati applies [..] the discomfort of color, acid hues shifted into gasping, perplexed tones”, says the art critic Flaminio Gualdoni; and indeed the colors are the characteristic features of these places of change. Nocturnal, sharp and glaring colors, apparently artificial. The fast pace the needs of contemporary society impose on production and the rhythm of labor makes industrial reality, at times, become an accurate reflection of the changes in progress. The factories seen as open worksites or works of architecture in a state of abandon take on a particular value, in this sense, as the expression of a state in which past, present and future are rapidly yielding and intertwining.

un progetto di Pier Luigi Tazzi

/ Sede: Monash University Prato Centre, via Pugliesi 26; Galleria die Mauer, via Pomeria 71; Galleria Vault, via Genova 17/15; Dryphoto arte contemporanea,via delle Segherie 33a, Prato
/ Aperture: Venerdì 19 ottobre 2012 dalle 18:00 alle 21:00
/ Date: 20 ottobre – 6 dicembre 2012
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea

/ ENGLISH BELOW

Una conferenza illustrata sul lavoro degli artisti Ahlam Shibli (Palestina), Deanna Templeton (USA), Kornkrit Jianpinidnan (Tailandia), Jirayu Rengjaras (Tailandia), Hanayo (Giappone), Dollar Han (Cina), Eiki Mori (Giappone), Khvay Samnang (Cambogia), Yazan Khalili (Palestina), Paolo Meoni (Italia).

Conduce Pier Luigi Tazzi, intervengono Kornkrit Jianpinidnan, Hanayo, Dollar Han, Jia Gao e Paolo Meoni.

Mostra di Eiki Mori accompagnata dalla presentazione del suo libro tokyo boy alone, Revolution Star Publishing and Creation Co., Ltd., Taiwan, 2011.
Presentazione del libro EMO di Kornkrit Jianpinidnan.

Con il contributo della Regione Toscana nell’ambito del progetto d’iniziativa regionale “TOSCANAINCONTEMPORANEA2011”


Il progetto si articola nella presentazione del lavoro di dieci artisti, provenienti perlopiù dall’Asia e fra i 30 e i 45 anni, attraverso una conferenza illustrata, in cui oltre all’ideatore e curatore del progetto interverranno alcuni degli artisti partecipanti, e una serie di mostre di alcuni di essi in gallerie e altri spazi espositivi della città. MONDI intende mostrare, discutere, indagare quel territorio dove la fotografia invece che strumento di documentazione del Mondo è un’apertura sui Mondi, dove il riflesso cede all’apertura e allo svelamento. La fotografia nella sua storia e nella sua tradizione ha sempre comportato l’assunzione di una contrapposizione operativa: da una parte il soggetto operante, l’operator di Roland Barthes, e dall’altra, a fronte, il mondo nella propria realtà visibile, un mondo concepito nella sua monolitica ed esclusiva unità. Nel momento in cui gli artisti, a partire dagli anni 1970, e quindi nel corso del decennio successivo, affrancano la fotografia dalla sua specificità e dalla sua storia di mezzo di rappresentazione distinto dagli altri – pittura, scultura, disegno -, e la assumono a pieno titolo a strumento dell’arte al pari degli altri, sia tradizionali che nuovi, quali la performance, l’installazione, il cinema, il video, e successivamente quando viene introdotta e sviluppata la tecnologia digitale, la fotografia viene resa disponibile ad operazioni espressive molteplici e, insieme, la liberano dal modello dicotomico che l’aveva segnata fin dalle sue origini: Soggetto versus Mondo. Quando infine il modello dell’arte occidentale si estende a tutto il pianeta e contemporaneamente entra in crisi, il nuovo artista planetario trova a disposizione un ricco armamentario di strumenti che tecnologia e cultura dell’arte, seguendo quel modello, avevano messo a punto e fra questi la fotografia. Ecco che allora le minoranze periferiche rispetto alla centralità dell’impero – politico economico sociale culturale -, nel momento in cui si apprestano a produrre arte, utilizzano questo strumento user friendly, affrancato dalla propria storia ed estetica tradizionale, Operator versus Mondo, per aprire a quei mondi, al plurale, da cui ciascuno dei singoli artisti scaturisce e che guarda. Si tratterà allora di Mondi. Mondi di margini, di periferie, differenti ma non contrapposti al Mondo unico e centralizzato che gli artisti del centro continuano a guardare e ad operarvi seguendo le metodologie storiche e tradizionali.


Ahlam Shibli (1970), nata in Palestina, vive e lavora ad Haifa. Nel suo lavoro esplora prevalentemente la vita quotidiana e il paesaggio palestinese. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive e ha partercipato inoltre nel 2006 alla 2a Biennale Internazionale di Arte Contemporanea di Siviglia, nel 2007 alla 27a Biennale di San Paolo e nel 2008 a documenta 12, Kassel.

Deanna Templeton (1969), vive e lavora a Huntington Beach (CA). Proviene dalla tipica vita suburbana americana, famiglia problematica, adolescenza tumultuosa; documenta le persone e luoghi che fanno della Orange County un osservatorio sulla cultura giovanile di questo territorio così come dei suoi omologhi in tutto il mondo.

Kornkrit Jianpinidnan (1975), nato a Chiang Rai, Thailandia, vive e lavora a Bangkok. Conosciuto in Thailandia anche come fotografo di moda, ha esposto in numerose personali e collettive, anche fuori dal suo paese: Singapore, Giappone, Spagna, Belgio e Italia.

Jirayu Rengjaras (1980), è nato nella provincia di Kalasin, Thailandia, dove da poco è tornato a vivere. Pittore autodidatta, ha sviluppato negli ultimi anni lavori fotografici. Ha al proprio attivo numerose mostre fuori dalla Thailandia: in Olanda, in Italia e in Giappone, dove in particolare ha partecipato nel 2010 alla prima Aichi Triennale a Nagoya.

Hanayo (1970) musicista e artista giapponese, è conosciuta per le sue opere giocose e sovversive e per il libro sulla sua vita da geisha, attività profondamente radicata nella cultura giapponese. Attualmente vive e lavora a Tokyo.

Dollar Han (1985) nato a Liaoning in Cina, vive e lavora a Pechino. Si laurea nel 2005 alla Secondary Art School della LuXun Academy of Fine Arts e nel 2009 si specializza in fotografia presso lo stesso istituto. Attualmente lavora come fotografo e redattore nel settore dell’editoria d’arte.

Eiki Mori (1976) vive e lavora a Tokyo. Laureato presso la Parsons School di New York, attualmente è uno dei talenti emergenti nel mondo della fotografia di Tokyo. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Giappone e all’estero, in Germania, Austria, Grecia, Regno Unito, Taiwan.

Khvay Samnang (1982) è nato a Svay Rieng, Cambogia, vive e lavora a Phnom Penh. Ha studiato presso la Royal University of Fine Arts (RUFA), Phnom Penh, e ha partecipato a mostre collettive e personali in Cambogia.

Yazan Khalili (1981) vive e lavora in Palestina. Ha partecipato a numerose mostre collettivea livello internazionale ed è stato uno dei partecipanti a Sandi Hilale Alessandro Petti’s project Ramallah Syndrome alla 53a Biennale di Venezia (2009).

Paolo Meoni (1967) è nato a Prato, città alla quale deve l’origine della propria traiettoria poetica. Fin dall’inizio della sua ricerca privilegia l’interiorità semantica della fotografia come anche quella del video esplorando la propria città e rivelandone le invisibili epifanie che la animano. I suoi lavori sono stati esposti in spazi pubblici e privati sia in Italia che all’estero.

Deanna Templeton, Las Vegas, Nevada, 2012


ENGLISH VERSION

The project consists in presenting the works of ten artists, the most of which coming from Asia and in their thirties and early forties, in the form of an illustrated conference run by the curator and with the participation of some of the selected artists, and of four exhibitions in galleries and other exhibition spaces in the city.   MONDI wants to show, discuss, and dig into that territory where photography, instead of a way to document the World, is an aperture the Worlds, where the reflection gives up to openness and revealing. Photography in its history and tradition has always entailed the assumption of an operational polarity: on one side the operating subject, the Roland Barthes’ “operator”, on the other side the visible reality of the world, a world conceived in its monolithic and sole unity. When the artists, starting from the 1970s and during the 1980s, free photography from its specificity and its history of a medium different from the others – painting, sculpture, drawing – and adopt it as an art tool of the same dignity of the others, old, or new such as performance, installation, film, video, and later on when digital photography is introduced and developed, photography becomes available to many and different expressive intents, and together they free it from the dichotomy that has marked it since its beginning: Subject vs World. When the model of western art spreads on a planetary scale and at the same time comes into crisis, the new planetary artist finds available a rich set of tools that technology and culture have been tuning following that model: photography is among these tools. So the minorities away from the centre of the – political, economic, social and cultural – empire, use this “friendly” medium, liberated from its history and traditional aesthetics, operator vs world, to open to those worlds, plural, from whom each of these artists comes from and looks at. It is about “worlds”. Worlds on the edges, peripheral, different but not in antagonism toward the sole and centralized World that artists from the centre go on looking at and working in by means of traditional methods.

Ahlam Shibli (1970), was born in Palestine, lives and works in Haifa, Palestine. In her work she explores the daily lives of the Palestinian population. She has had numerous solo and group exhibitions and has also participated at the 2nd International Biennial of Contemporary Art of Seville (2006), the 27th Sao Paulo Biennale (2007) and documenta 12, Kassel (2008).

Deanna Templeton (1969) lives and works in Huntington Beach (CA). She comes from the typical life of the American suburbs, with a problematic family and a troubled adolescence. She portrays people and places that make the Californian mega-suburb of Orange County an observatory on youth culture and architecture.

Kornkrit Jianpinidnan (1975), was born in Chiang Rai, Thailand, lives and works in Bangkok. Very popular in Thailand where he has participated in many group and solo exhibitions. He has also exhibited in Singapore, Tokyo, Spain, Belgium, Italy.

Jirayu Rengjaras (1980), was born in the province of Kalasin, Thailand, where he went back to live in 2010. Self-taught he started to work as an artist in 2008 in Bangkok. His works are included in several collections in Thailand, Hong Kong, Italy, England, Japan and the United States. He has participated in many group shows outside Thailand as Rites de passage, Schunck-Glaspaleis, Herleen, Holland (2009), and Aichi Triennale 2010, Nagoya, Japan.

Hanayo (1970) is a Japanese musician and artist known for her playful, subversive works, and for her book on her life as a geisha. With strong ties to Japanese culture, she presently lives and works in Tokyo.

Dollar Han (1985), was born in Liaoning, China, lives and works in Beijing. He graduated in 2005 at the Secondary School of Art Luxun Academy of Fine Arts and in 2009 has specialized in photography at the same institution. He currently works as a photographer and editor in the publishing business of art.

Eiki Mori (1976) lives and works in Tokyo. He has graduated in 2005 from the Photography Dept., Parsons The New School for Design (U.S.). He has participated in many group and solo exhibitions in Japan, Germany, Austria, Greece, United Kingdom, Taiwan.

Khvay Samnang (1982), was born in Svay Rieng, Cambodia, lives and works in Phnom Penh. He studied at the Royal University of Fine Arts (RUFA), Phnom Penh, and has had work featured in group and solo shows in Cambodia, China, Japan, Canada, France, Singapore.

Yazan Khalili (1981) lives and works in Palestine. He has participated in many group shows on an international level, and was included in Sandi Hilal and Alessandro Petti’s project Ramallah Syndrome at the 53rd Venice Biennial(2009).

Paolo Meoni (1967), was born in Prato, city that gave rise to his poetic path. Since the beginning of his artistic research inner semantics of photography and video had played a central role, by exploring the city and revealing the invisible epiphanies animating it. His works have been exhibited in public and private spaces in Italy and abroad.

Kornkrit Jianpinidnan, Uganda drafted anti-homosexual bill

 

Eiki Mori, Tokyo boy alone, 2011

 

Khvay Samnang, Human Nature, 2010 – 2011

a cura di Vittoria Ciolini
/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ Date: 6 ottobre 2012, dalle 17:00 alle 22:00, aperitivo ore 19:30
/ Artisti: Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Da Wing, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Robert Pettena

ENGLISH BELOW

Ancora oggi la tendenza comune è pensare che si deve vivere al massimo. Diversi di noi sono invece convinti che si può e si deve vivere alla meno, fare di meno, possedere di meno, produrre di meno, consumare di meno con relative personali articolazioni. A volte non si riesce a capire se vivere con meno sia dettato dalla necessità, a volte scelta e necessità combaciano, ma questo non è importante, rimane l’essenza del fatto.
Potrebbe sembrare più semplice, in realtà vivere con meno richiede molta attenzione. Gli eventi e le mostre che si organizzano devono sempre urlare, produrre effetti fantasmagorici, essere facilmente fruibili e di grande impatto. Devi creare sinergie, metterti in rete, avere ampi spazi, mostrare  grandi opere, devi produrre a distanza ravvicinata, non puoi sederti e riflettere altrimenti il mondo si dimentica di te, devi sempre essere sulla breccia. Ci si organizza per inaugurare insieme ad altri spazi per offrire più possibilità, correre da un posto all’altro per gustare tutte le opportunità che ci vengono segnalate. Inserire questa mostra nella Giornata del Contemporaneo è porre l’accento su queste contraddizioni.
Potete trovare i video presentati a minimum alla pagina minimum – i video

ENGLISH VERSION  
curated by Vittoria Ciolini
/ Location: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ Dates: October 6, 2012, 5 pm/10 pm, 19:30 coktail
/ Artists: Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Da Wing, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Robert Pettena

Even today, the current way of thinking is you have to live it up. Many of us believe we can and must live with less, do less, have less, produce less and consume less, everyone with his/her personal attitude. Sometimes you can’t unterstand if living with less is dictated by necessity, sometimes choice and necessity match, but this is not important, the fact remains the essence. It might seem easier, live on less requires a lot of attention. The events and exhibitions we organize, have to scream, produce phantasmagoric effects, to be catchy and create a strong impression. You have to create synergies, to have wide exhibition spaces, to display big works, you need to have a no-stop production, you cannot sit and reflect otherwise the world forgets about you, you have always to be on the go. You may find the videos on display in minimum in the page minimum – i video Different expositive spaces join together in concurrent openings to offer more, people running from place to place to enjoy all the opportunities they know about. By including this exhibition in the Giornata del contemporaneo we aim at highlighting these contradictions.

/ Sede: Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, viale della Repubblica 277, Prato
/ Inaugurazione: 30 maggio ore 19:00
/ Date: 31 maggio – 29 luglio 2012
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea e Associazione Buddista della Comunità Cinese

/ Artisti: Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Da Wing, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Robert Pettena

Per la ricorrenza del Capodanno secondo il calendario cinese nella Città di Prato Dryphoto arte contemporanea e l’Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia hanno chiamato nove artisti italiani e cinesi a lavorare in città partendo dai festeggiamenti che si sono tenuti nei giorni 4 e 5 febbraio di questo anno. I lavori sono confluiti in una mostra presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Nel 2007 l’amministrazione comunale di Prato non intendeva concedere il permesso per lo svolgimento della tradizionale sfilata Danza del Drago per i festeggiamenti del capodanno secondo il calendario cinese, consigliando ai suoi uffici di non rilasciare l’autorizzazione con la motivazione che “il clima” in città non lo permetteva. Dopo qualche giorno e ulteriori incontri con i rappresentanti delle associazioni della comunità cinese l’amministrazione faceva parziale marcia indietro concedendo lo spazio dell’anfiteatro del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci per lo svolgimento della sfilata della domenica mattina e autorizzando quella pomeridiana nella zona del macrolotto, ma continuando a negare il cuore della manifestazione che nella mattinata avrebbe disegnato il percorso che conduce da via Pistoiese, centro della comunità cinese, a piazza del Comune nel centro storico della città. SenzaDimoraFissa, un laboratorio permanente sul rapporto tra pratiche artistiche e contesto urbano, formatosi fra il 2005 e il 2006 come progetto dell’artista Andrea Abati e dello spazio Dryphoto arte contemporanea, prende spunto da questo fatto e durante il mese dei festeggiamenti organizza uno spazio di discussione capodannocinese@gmail.com e una serie di azioni per far emergere il dissenso di quella parte di società civile che non si riconosceva nella linea adottata dall’amministrazione della città e che invece quotidianamente portava avanti microstorie di interazione tra nuovi e vecchi cittadini, contribuendo all’affermarsi di un nuovo concetto di cittadinanza reale, basato sulla condivisione di uno spazio vissuto.
Nel 2008 l’Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia chiede a Dryphoto di fare da mediazione con l’amministrazione pubblica per lo svolgimento della Danza del Drago durante i festeggiamenti del capodanno. Nasce così la collaborazione per l’organizzazione di tale evento. Da allora ogni anno il Drago mostra la sua irriducibilità, la Danza del Drago diventa spazio di resistenza, simbolo della volontà della comunità cinese di interagire con il territorio che abita.

Il Drago è potente ma non incute timore, quando danza incontra tutti i residenti nella nostra città, e istituisce una narrazione che innesca nuovi processi, conferisce senso e significato componendo nuove coordinate interpretative e prefigurative di azioni e situazioni e su queste basi costruisce nuove forme di conoscenza che orientano il nostro agire.Le opere in mostra sono frutto del lavoro individuale dei singoli artisti ma anche di una serie di confronti collegiali durante i quali ci siamo scambiati informazioni e opinioni. Diversi sguardi, diversi approcci mostrano le differenze fra chi da tempo si occupa di tematiche legate alla comunità cinese ma fondamentalmente l’insieme dei lavori indicano artisti che partono da sé, dal proprio isolamento necessario per creare, e allo stesso tempo sono consapevoli dei mondi che li circondano e interagiscono con loro. Una giuria formata da Marco Bazzini direttore del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Lorenzo Giusti direttore di EX3 Contemporary Art Project di Firenze, Saretto Cincinelli curatore indipendente, Fabio Gori collezionista, selezionerà il lavoro migliore.

La Prole del Drago è il titolo del fotoromanzo prodotto da Andrea Abati che usa uno strumento narrativo popolare, nato in Italia a metà degli anni Quaranta, per parlare, attraverso la storia d’amore fra una ragazza cinese e un ragazzo italiano, di temi attuali come la crisi economica, l’incertezza del lavoro e del futuro, la paura del razzismo, la diffidenza verso l’altro, con la particolarità di inserire nelle immagini di reportage l’uso della finzione e della messa in scena, girando le scene con i due attori principali in diretta. 

Stefano Boccalini presenta un abito di alta moda confezionato con buste contenenti denaro. Fra i cinesi lo scambio di buste rosse è tipico nelle festività per il nuovo anno, le buste contengono sempre e solo denaro, ma Pronto Moda rimanda anche ad una serie di leggi che definiscono le regole del lavoro e al lavoro nero che come ben sappiamo modifica significativamente il mercato. 

8 di Michelangelo Consani prende spunto da una tabella situata nel Tempio Buddista a Prato che raccoglie le offerte per il Tempio. Molti degli importi indicati contengono il numero otto considerato dai cinesi un numero fortunato. Il lavoro di Consani si svolge fra il Tempio Buddista e il Museo Pecci metafora anche fra la nostra Europa decadente e la Grande Cina.

Km.0 di Leone Contini una installazione sull’agricoltura di sussistenza cinese nel pratese, oggi tendenzialmente invisibile, ma in grande espansione inoltre altamente significativa perché il fatto di coltivare ortaggi che fanno parte del proprio background tradizionale in una nuova terra, racconta letteralmente un nuovo radicamento.

Da Wing, artista cinese residente a Prato, mette a confronto strumenti e tecniche antiche per parlare di simboli e archetipi della Cina contemporanea. Con Tre angoli trasporta dalla carta alla plastica l’antica tecnica del ritaglio.

Mentre il drago danza, è una serie di fotografie a colori di Valentina Lapolla. Durante la danza del drago e nei luoghi attraversati da questo, succedono tante piccole azioni, Valentina Lapolla ha sommato a tutti questi gesti anche i suoi, cercando di mettersi fianco a fianco, di essere co-presente, condividendo spazio e tempo.

Sta volando – Sta pensando – Sta aspettando sono i titoli delle tre sculture presentate da Shou Li. Un buddista che prega, una rana animale molto caro ai cinesi, una serie di bottiglie contenenti ciascuna una foto di un bambino che abita a Prato, rappresentano per l’artista le sue origini e il futuro che consegna nelle mano dei bambini.

Franco Menicagli rielabora la scrittura, principale strumento di trasmissione dei saperi e della storia, partendo dall’insegna di un negozio cinese, che persa la sua funzione originaria, è stata dimenticata e abbandonata rotta e incopleta. Yo – Yo è una scultura; un geoide, una lanterna, qualcosa di gioioso e scintillante, metafora di nuovi legami e connessioni.

The Dragon and Saint George è invece l’azione che Robert Pettena ha fatto nella città di Prato nei primi giorni di marzo. Un banner con riprodotto un particolare di un’incisione di Joseph Edgar Boehm che rappresenta San Giorgio che uccide il drago è stato esposto in Piazza del Duomo e in Piazza del Comune, luoghi dove il Drago non può danzare per divieto dell’amministrazione comunale.

/ Sede: Die Mauer arte contemporanea, via Pomeria 71 e Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ Inaugurazione: ore 18:00 e ore 20:00
/ Date: 19 aprile – 19 giugno 2012

La doppia personale di Paolo Meoni si snoda in due Gallerie con sede a Prato, Die Mauer e Dryphoto arte contemporanea. L’artista, attraverso alcuni lavori prodotti per l’occasione e alcuni lavori recenti e meno recenti, mette a fuoco un percorso complesso legato sia al video che alla fotografia in un gioco di rimandi interni che tentano di evidenziare i nodi essenziali della sua ricerca degli ultimi anni.

Nella Galleria Dryphoto presenta il lavoro En plein air che dà titolo alla mostra. Si tratta di un video con protagonista il padre dell’artista il quale descrive una serie di fotografie scelte nell’archivio di famiglia. Le immagini che sono guardate e quindi descritte una ad una risultano negate allo spettatore creando una tensione fra immagine fotografica e immagine in movimento.

Nella Galleria Die Mauer invece espone una serie di opere fotografiche che circoscrivono la poetica dell’artista degli ultimi cinque anni: un’indagine che trova il suo fondamento nel margine profondo che lega l’immagine alla sua perdita.

In occasione delle due mostre verrà presentato un nuovo catalogo edito da GLI ORI che compendia in maniera esaustiva l’opera dell’artista con testi di Roberta Valtorta, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri.

 

Abati raccoglie le domande intime di un giovane, Lorenzo, che decide di condividerle in un dialogo interiore, attraverso una breve salita e discesa solitaria su un tratto della cava abbandonata di Marmo Verde di Figline, a Prato, dove sono state estratte molte delle pietre usate per la costruzione di alcuni capolavori rinascimentali, tra cui il Battistero e il campanile del Duomo di Firenze, la basilica di San Miniato, il duomo di Siena …

“Che ci faccio qui tra alberi e rocce?

C’è un silenzio naturale come fosse innaturale, lontano dalla città, da casa, dal deserto grigio e rumoroso delle formiche. Cosa ha convinto l’uomo a dividersi e separarsi dalla natura, che più di essa non c’è cura migliore? Non è meglio sentire la pioggia addosso, il vento tra i capelli, correre a piedi nudi tra l’erba, ascoltare l’anima propria che si fonde con l’acqua di un ruscello, con gli occhi che si riempiono di colori? E quando sarà inverno? Avremo ciò che ci scalda oltre al fuoco, l’unione dello spirito con il corpo, l’unione delle menti per un solo scopo: condividere ed assaporare la libertà al di fuori di ogni qualsiasi legge se non quella della natura, dove alla fine i nostri corpi diventeranno la fortezza dell’anima, dello spirito e del corpo, non avendo più bisogno di ciò che inquina le menti: il denaro.

Un unico pensiero rimane, se succedesse, vorrei essere li.”

 

https://www.youtube.com/watch?v=CHJ2aKz3WXU

 

 

 

Robert Pettena è uno degli artisti, insieme ad Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Da Wing che quest’anno sono stati invitati a lavorare sui festeggiamenti del Capodanno secondo il calendario cinese a Prato. Uno degli eventi collaterali alla Danza del Drago organizzata dall’Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia con la collaborazione di Dryphoto arte contemporanea.

il Tirreno, sabato 3 marzo 2012 – L’alba dei draghi nelle piazze pratesi

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/ Sede: Provincia di Prato, Sala Ovale, Palazzo Banci Buonamici, via Ricasoli 17, Prato
/ Date: sabato 15 ottobre 2011, ore 15:00 – 19:00
/ Relatori: Franco Vaccari, artista; Roberta Valtorta, storica e critica della fotografia; Alba Braza Boïls, curatore indipendente; Matteo Chini, storico dell’arte; Lorenzo Bruni, curatore indipendente; Pier Luigi Tazzi, curatore indipendente
/ Coordinatore: Sauro Lusini,  curatore di archivi pubblici

“…non è importante che il fotografo sappia vedere, perché la macchina fotografica vede per lui.”
[Franco Vaccari, Fotografia e inconscio tecnologico, 1979]

Fotografia e inconscio tecnologico di Franco Vaccari uscito nel 1979 è stato un testo fondamentale per la formazione della nostra associazione nata nel 1977. Franco Vaccari elabora il concetto di inconscio tecnologico già alla fine degli anni Sessanta partendo dalle problematiche dell’arte di quel periodo. Il 1979 è un anno importante per la fotografia in Italia perché vede per la prima volta un grande evento: Venezia ’79. La fotografia, una manifestazione a carattere internazionale composta da mostre, conferenze, laboratori, che ottiene una grande attenzione da parte degli operatori del settore e del pubblico e che sollecita l’avvio di numerose attività intorno alla fotografia fino ad allora, in Italia, assai esigue. La terza edizione di Fotografia e inconscio tecnologico, pubblicata da Einaudi nel 2011 a cura di Roberta Valtorta, contiene anche altri scritti di Franco Vaccari dedicati alla fotografia, scritti che hanno notevolmente influito sulla fotografia italiana. Partendo da questa introduzione i partecipanti alla tavola rotonda andranno ad evidenziare la filosofia che sottende il loro operare per andare a comporre un quadro della situazione dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla fotografia. I relatori sono stati scelti fra coloro che hanno collaborato con noi durante i nostri trentanni di attività. Alcuni di loro, ai tempi della nostra collaborazione giovani sconosciuti o quasi, ricoprono oggi cariche in enti importanti, altri già affermati continuano attivamente il loro lavoro e altri ancora sono giovani curatori già apprezzati a livello nazionale e/o internazionale. Un ampio lavoro culturale sul senso del fotografare, l’attenzione al mezzo usato e allo specifico fotografico sono stati alla base dei primi anni della nostra attività passando poi, influenzati dalle questioni artistiche e sociali del momento, a prestare attenzione al mercato, cercare nuovi moduli espositivi, uscire dagli spazi sacri dell’arte per inserire opere d’arte sotto forma di fotografie in contesti quotidiani, sperimentare nuove relazioni fra pratiche artistiche e contesto urbano, mantenendo comunque una costante attenzione alla didattica. I relatori invitati alla tavola rotonda fanno parte di questa storia e del sistema dell’arte: Franco Vaccari artista, autore di numerosi testi a carattere teorico, dei quali alcuni dedicati alla fotografia; Roberta Valtorta direttore scientifico del Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo, primo ed unico museo pubblico di fotografia in Italia; Pier Luigi Tazzi curatore permanente del progetto Spread in Prato dal 2002, Matteo Chini docente di Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Carrara; Lorenzo Bruni curatore selezionatore per l’edizione 2010/2011 del Premio Furla 2010/11 che recentemente sta curando un ciclo di mostre per AstuniPubblicStudio, Bologna; Alba Braza Boïls co-direttrice del progetto no profit Otro Espacio, Valencia, Spagna. Coordinerà il convegno Sauro Lusini che al 1980 a 2009 è stato responsabile dell’Archivio Fotografico Toscano.

Franco Vaccari, Dryphoto, 1982

Franco Vaccari, Dryphoto arte contemporanea, 1982