Durante la prima tappa di Piazza dell’Immaginario abbiamo posto la domanda “Cosa è per te una piazza?”, cercando attraverso conversazioni e testimoni diversi di individuare le priorità delle persone che abitano nella zona, lasciando una documentazione video di alcune risposte. Parte di queste risposte sono state riprese durante l’azione di Pantani-Surace La responsabilità dei cieli e delle altezze, altre durante le successive tappe del progetto.

Risponde: Marco Lai, Laura Meffe, Alessio Fioravanti, Andrea Sansoni, Tatiana Villani, Rosaria Iazzetta, Valentina Lapolla, Raffaele Di Vaia, Gea Casolaro, Leonora Bisagno, Virginia Zanetti, Malia Zheng, Angelo Formichella, Davide Rivalta e Virginia López.

Risponde Marco Lai    
Risponde Laura Meffe    
Risponde Alessio Fioravanti    
Risponde Andrea Sansoni    
Risponde Tatiana Villani  
Risponde Rosaria Iazzetta    
Risponde Valentina Lapolla    
Risponde Raffaele Di Vaia    
Risponde Gea Casolaro    
Risponde Leonora Bisagno    
Risponde Virginia Zanetti    
Risponde Malia Zheng    
Risponde Angelo Formichella   
Risponde Davide Rivalta    
Risponde Virginia López

 

/ Sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 42/1-33a, Prato
/ Date: 14 dicembre 2013 ore 19:00–22:00
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Artisti: Andrea Abati, Chiara Bettazzi, Stella Carbone, Luca Carradori, Leone Contini, Raffaele Di Vaia, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Marco Mancini, Franco Menicagli, Margherita Nuti, Margherita Verdi, Pantani-Surace, Virginia Zanetti

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L’economia di mercato è sempre più traballantee pone ogni giorno con urgenza la questione di ripensare ad una logica diversa da quella del profitto. La crisi è così profonda che genera al suo interno germi di forme di libertà. Fra questi la pratica del dono, senza cadere nell’imbroglio dell’altruismo, del sacrificio di sé, può avere un aspetto rilevante. Sappiamo quale importanza l’economia del dono ha avuto in passato nelle società cosiddette primitive, ma si può e come, oggi, delineare un agire che abbraccia la logica del dono al posto di quella del profitto?
L’economia di mercato si basa sul valore di scambio o valore commerciale, l’economia del dono sul valore d’uso degli oggetti e delle azioni. Il dono non è regolato da leggi, implica l’obbligo morale della restituzione ma non prevede nessuna sanzione se questa non avviene, contiene pertanto una forte dose di libertà, è un’azione che crea un legame tra individui che va al di là del puro scambio economico e contribuisce a formare una comunità. L’occasione del dono è un momento in cui il gruppo può trovare un punto di incontro nello stabilire dei parametri di socializzazione che si rivelano fondamentali per riuscire a formare una comunità. E’ all’interno di queste riflessioni che abbiamo chiesto ad Andrea Abati, Chiara Bettazzi, Stella Carbone, Luca Carradori, Leone Contini, Raffaele Di Vaia, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Marco Mancini, Franco Menicagli, Margherita Nuti, Margherita Verdi, Pantani-Surace, Virginia Zanetti di partecipare a L’economia del dono, una mostra che parla della relazione fra artista e pubblico e di qual è l’oggetto di scambio fra questi due attori. Gli artisti invitati, che porteranno ciascuno un’opera e se stessi, con la loro presenza, con il loro dono, si adoperano per costruire un percorso di senso, formando in questa occasione, in questo momento, una comunità. La mostra è inserita all’interno di un contesto che vede nell’organizzazione della serata la partecipazione attiva del vicinato, i residenti di via delle Segherie. Con il contributo di Provincia e Comune di Prato.

Andrea Abati, nato a Prato nel 1952, dove vive e lavora. Si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta.  Fino dagli anni Ottanta interviene attivamente nel dibattito culturale italiano, partecipando a mostre, organizzando seminari e incontri. Parallelamente insegna fotografia in diversi istituti privati. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, in Italia, Francia, Austria, Belgio, Germania, USA, Canada.
I doni scambiati, fiaba africana, 2013, installazione site specific, monitor cm 32×38, audio 15”12”, gesso, coperta, libro. Installato all’interno e all’esterno della galleria parla della difficoltà e della necessità del guardare, ascoltare, raccontare: un monitor spento, una sagoma disegnata in gesso seduta sulla panchina, un libro, una fiaba da leggere. La fiaba con il suo intento formativo è in questo caso anche un pretesto per godere del giardino Melampo da lui stesso creato nel 2012.

Chiara Bettazzi, vive e lavora a Prato. Dal 2005 apre il suo studio SC17, in via Genova con la precisa scelta di riqualificare la corte ex industriale. In tutti i suoi lavori persiste la necessità di camuffare l’identità delle cose, mutando l’oggetto attraverso installazioni, foto e video. Un lavoro sulla memoria personale e collettiva che la circonda, sulla registrazione e l’archiviazione d’immagini, che nascono assemblando oggetti reperiti sul suo territorio e provenienti dalla sua vita personale.
DIARY #01/02, 2013, libri, tavolo, marmo, ferro, cm 102x45x88. Il lavoro si compone di due libri/diario, appoggiati su un tavolo formato da marmo e ferro. I diari, 01 e 02 relativi al lavoro Wonder Object (2013), fanno parte di una serie di lavori in progress che nascono dall’esigenza di registrare la memoria personale e intima dell’atto creativo, che avviene all’interno della parte destra dello studio, luogo in cui l’opera prende sempre forma.

Stella Carbone, nata a Prato, dove vive e lavora, ha frequentato vari workshop e fatto parte del gruppo SenzaDimoraFissa, laboratorio permanente di arte urbana, attivato da Andrea Abati nel 2006. Focalizza la sua attenzione sulla pluralità delle culture presenti in città, sull’evoluzione degli spazi urbani e la rappresentazione dell’ambiente. Fra i suoi lavori più recenti Affittasi, Fonderia Cultart, Prato; BADAIR,  vincitrice del premio ImaginAIR indetto da EEA; Scambi, “La città contemporanea”, menzione speciale al Social Photo Fest 2012 di Piombino;  Prato, giardini di Via Colombo, ore 9, ORTiurbani.
Ogni volta che mi guardo intorno, 2008-2009, fotografia bianco e nero, cm 40×49,50. L’immagine presentata è parte di un portfolio di quattordici fotografie aventi come didascalia alcune frasi del testo di Ogni volta di Vasco Rossi. “L’intero lavoro è stato realizzato nel corso di circa due anni (2008-2009), ritratti di amiche che parlano dei miei sentimenti e delle mie sensazioni. In questo caso il guardarsi intorno, magari sollecitati da un evento improvviso, è  indice di curiosità, conseguenza di disponibilità, segno di attenzione verso la realtà che ci circonda.”

Luca Carradori, nato a Firenze nel 1981, vive e lavora a Pistoia. Si forma come fotografo attraverso un serie di workshop con i più importanti fotografi italiani, nel 2010 frequenta l’Istituto Riccardo Bauer di Milano. Partecipa ad alcune collettive di fotografia contemporanea in diverse città italiane. Il suo lavoro all’inizio si incentra principalmente sulle trasformazioni urbane per arrivare infine a spostarsi su una ricerca più intima, personale, che esprime attraverso l’uso del video.
Senza titolo, 2013, video. Negli ultimi sei anni, si è trovato spesso a fare e disfare valigie spostandosi da un luogo all’altro, compiendo alla fine e all’inizio di ogni trasferimento gli stessi gesti. Attraverso il video mostra uno di questi gesti e lo rende quasi un rituale di riappacificazione con se stesso.

Leone Contini, la sua ricerca si colloca lungo il margine di contatto tra pratiche creative e lavoro etnografico. Il conflitto, la frizione interculturale e le relazioni di potere sono gli ambiti che investiga. Le sue pratiche spesso includono letture, performances, interventi nello spazio pubblico, narrazioni testuali e audio-visuali, blogging e auto-pubblicazioni.
Bestiario, 2013. Nuove forme di vita animale popolano i nostri quartieri: pesci gatto, carpe, anguille e altre specie a noi sconosciute vivono esistenze transitorie in vasche e acquari tra via Filzi e via Pistoiese prima di finire, attraverso le procedure culinarie della millenaria cucina cinese, sulle tavole di ristoranti e case private. “La mia onnivora curiosità ha sempre determinato dinamiche non-solo-economiche nelle mie interazioni con i commercianti cinesi. Fruttivendoli, ristoratori e pescivendoli hanno sempre espresso attraverso piccoli regali il loro apprezzamento per la mia entrante voracità: un nuovo tipo di infuso appena arrivato dalla Cina, un tubero simile al rafano o un Níqiū/泥鳅, un piccolo pesce il cui nome scientifico è Misgurnus e che pare sia molto buono in brodo, ma che io ho “tradotto”, trasformandolo in animale domestico.”

Raffaele Di Vaia, nato a Torino nel 1969, vive e lavora a Prato. Mostre recenti: The Summer Issue, a cura di Lucia Giardino, F_AIR Florence, Firenze (2011); La fuga non è la risposta, a cura di Chiara Galbusera e Serena Trinchero, PRIVATE FLAT #7, Firenze (2011); Senzacornice 2011|2011, a cura di Alessandra Acocella e Caterina Toschi, Galleria CO2, Firenze; Senza, a cura di Giuliano Serafini, C2 Contemporanea, Firenze (2013); Effimera presenza, a cura di Serena Trinchero, La Bottega Instabile, Bologna (2013).
Performance per la realizzazione del “quarto tentativo di circuito completo su superficie definita”, 14 dicembre 2013, grafite su carta quadrettata, cm 27,5×21. “È un indagine grafica sul mio fare arte. Scelto/trovato un campo di azione, cerco di analizzarne e percorrerne ogni parte ma, le mie competenze, le mie aspirazioni, le mie necessità, le mie distrazioni, i miei pregiudizi, faranno sì che alcuni aspetti risultino inaccessibili. Questo genera in me la necessità di completare queste mancanze affrontando nuovamente il percorso ma da un punto diverso. Probabilmente riuscirò a coprire quei vuoti ma, inevitabilmente, aprendone di nuovi. La falsa percezione del labirinto nasconde in realtà un circuito completamente percorribile senza ingresso ne uscita, quindi di ambito esclusivo del “costruttore”.

Kinkaleri, nasce a Firenze nel 1995. Kinkaleri opera fra sperimentazione teatrale, ricerca sul movimento, performance, installazioni, allestimenti, produzioni video, materiali sonori. I lavori del gruppo hanno ricevuto ospitalità presso numerose programmazioni in Italia e all’estero. Da gennaio 2001 la sede operativa si è trasferita nello spazioK, nel centro storico di Prato. Il gruppo è formato attualmente da Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco.
Found Dance  |  All!, 2013, stampa laser su carta. Partendo dall’alfabeto gestuale concepito per il progetto All!, Kinkaleri propone un foglio di istruzioni per costruire la propria danza. Connesso agli Instruction paintings del periodo Fluxus, l’istallazione si compone di un piccolo poster da prendere e portare via contenente le indicazioni per realizzare una personale danza trovata.

Valentina Lapolla, vive e lavora a Prato. Recentemente ha esposto il suo lavoro nelle mostre Mulier Mulieris 13, Alicante, Spagna; Minimum, Dryphoto arte contemporanea, Prato; Anno del Drago, Centro arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Tra i premi i Portali dello Scompiglio 2012, il premio Special Italia 2010 della Fondazione Fotografia Modena, menzione speciale al premio Un’opera per il castello 2012, Castel Sant’Elmo, Napoli.
In Fuga, 2013, fotografia a colori, cm 20×25, cornice legno cm 20×25, vetro rotto cm 20×25. In Fuga è una fotografia in fuga. A fuggire é un Ailanto, o “albero così alto da raggiungere il cielo”. A dispetto del nome si tratta di un brutto ceffo: pianta infestante, molto aggressiva, lo si ritrova spesso negli incolti, lungo i torrenti, in terreni ingrati e nelle boscaglie. Da segnalare immediatamente in caso di avvistamento alle pubbliche autorità.

Marco Mancini, nato a Northampton, Gran Bretagna, nel 1977, vive e lavora a Prato dal 2004. Studia lingue e letteratura tedesca e giapponese presso l’Università di Firenze e l’Università di Bonn (Germania). Comincia ad avvicinarsi alla storia della fotografia e alla ricerca fotografica nel 2005 e si forma frequentando workshop e laboratori condotti da Sergio Buffini, Andrea Abati, Marco Signorini, Franco Vaccari, Vittore Fossati, John Gossage, Guido Guidi, Walter Niedermayr, Giacomo Costa, Giovanni Ozzola e Olivo Barbieri.
Screenshots – Xmas Economy, 2013, serie di 4 dittici, stampa inkjet su carta fotografica e su cartoncino, cm 20×30. L’autore investiga l’economia del Natale attraverso alcuni dei suoi simboli. Il lavoro è realizzato completamente off-camera, le immagini, individuate in rete e tratte quasi esclusivamente da materiale pubblicitario, sono decontestualizzate, ingrandite a dismisura e destrutturate a tal punto da mostrare il pixel, la macchia di colore, la materia fotografica. La serie è articolata in dittici per porre l’accento tramite la contrapposizione delle due immagini gemelle l’una stampata su carta fotografica, l’altra su cartoncino, sul tema dell’inconscio tecnologico e sull’illusorietà.

Franco Menicagli,  nato a Campiglia Marittima (LI), vive e lavora a Prato La sua ricerca percorre in maniera trasversale le varie discipline artistiche: dall’installazione alla performance, al video, all’oggetto “scultoreo”. Nel 2009 espone alla Galleria DOB di Belgrado e alla Galeries-Dudelange del  Lussemburgo, nel 2011 alla mostra Suspense-Sculture sospese presso EX3 di Firenze, nel 2012  a MARS, Milan Artist Run Space di Milano, nel 2013 al Centro Cultural Borges di Buenos Aires, all’ Espacio De Arte a Montevideo, e alla mostra Uno sguardo Laterale per la 5° Biennale di Arte Contemporanea di Mosca.
Quel che resta, 2013, fascette di plastica usate. Quel che resta dell’opera dopo che è finita una mostra. Smontata, decostruita, in attesa di essere nuovamente esposta o trasformata in un nuovo lavoro. Nulla è perso, eppure tutto appare così fragile, invisibile o inesistente.

Margherita Nuti, nata a Fiesole nel 1986. Fotografa e curatrice, dopo la laurea in Operatore dei Beni Culturali conseguita presso l’Università degli Studi di Firenze, si forma a Roma presso il Centro Sperimentale di Fotografia CSF-Adams. Durante l’eperienza romana diventa assistente del fotografo Marco Delogu con il quale collabora a FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma come responsabile dello spazio di editoria fotografica. Nel 2013 inizia a scrivere per la sezione fotografia della rivista indipendente “Artnoise”, e con l’amico Rocco Poiago apre Qahwa, uno spazio d’incontro tra arti visive, performative ed editoria dove mostrare arte senza limiti di disciplina o mercato.
Via Ortigara, 2009, stampa inkjet su carta Hahnemuhle, cm 38×55. La sua ricerca muove intorno al corpo inteso come paesaggio. Sono donne, uomini, profili, parti o piccoli oggetti quotidiani, senza tempo, modellatori di luce. Sceglie gli ambienti, prediligendo spazi scarni e scorci urbani dove sentire l’interazione armoniosa tra il corpo e lo spazio fisico che lo circonda.

Margherita Verdi, vive e lavora a Firenze. Inizia a fotografare all’inizio degli anni ’80, la sua ricerca artistica spazia in varie tematiche, dal paesaggio (urbano o archeologico) al mondo animale e vegetale, e utilizza mezzi sia analogici che digitali. Ha esposto in spazi pubblici (Museo di storia naturale La Specola, Firenze, Museo Marino Marini, Firenze; Museum National d’Histoire Naturelle, Parigi, Museum Centre Va priikki, Tampere, Finlandia, City art Gallery, Plovdiv, Bulgaria) e privati in Italia e all’estero. Collabora con enti pubblici e privati nell’insegnamento, nell’organizzazione di mostre, attività culturali, e letture portfolio in vari festival di fotografia.
Soul’s habitats, 2010-2011, stampa a colori, cm 50×50. Le fotografie riprendono interni di edifici sacri di varie religioni di diverse città europee. Lo scatto cerca di catturare l’anima, l’aura che abita negli spazi andando oltre al motivo religioso per cui sono stati costruiti e rendendo questi luoghi universali. Soul’s habitats: interiorità del luogo che viene percepito dai nostri sensi, dal nostro corpo attraverso i sensi.  La scelta dei luoghi di diverse religioni non riconoscibili nelle immagini: mischiare i luoghi per significare che l”anima” si avverte ovunque.

Pantani-Surace, Lia Pantani e Giovanni Surace vivono e lavorano a Calenzano (Fi) e collaborano dal 1996. Tra le ultime partecipazioni: Au Pair , coppie di fatto nell’arte contemporanea, a cura di Giacinto Di Pietrantrantonio e Francesca Referza, Fondazione MalvinaMenegaz per le Arti e le Culture, Borgo Medievale di Castelbasso, Teramo, 2010; Così lontano così vicino #2, a cura di Ilaria Mariotti, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno,Pisa, 2012.
Bunch, 2006, Lambda, capafix, cm 100×150. Un mazzo di fiori si muove con rumore assordante ed estraniante. I suoi fragili petali vanno in frantumi…, piccoli frammenti di colore e inconsistenti caccole di natura…, tirate in faccia, forti, con amore dolci calci e cazzotti in bocca come pesanti profumi poco elaborati, poco sofisticati, coltellate dipinte da un alito piacevole e fresco. Un mazzo di fiori sostituisce la palla sulla corda di un gioco degli anni settanta. I due giocatori allargano con forza le maniglie del filo spingendo il mazzo mirando il volto dell’avversario.

Virginia Zanetti, vive e lavora tra la Toscana e l’estero. Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche come il Mac di Lissone. Tra le recenti mostre: Personali: 2013/Gli occhi del mondo, opera permanente, a cura di Bianco Valente – Campanella, A Cielo Aperto, Latronico (PZ); Walking on the water. Miracle & Utopia, a cura di Davorka Peric, Campanile San Servolo, Buje, Croatia; Curare il curatore, a cura di Ermanno Cristini, Riss(e), Varese.
Walking on the water. Miracle & Utopia, 2013, manifesti fronte retro, cm 59,4×42, testi stampati su fogli A4. Il miracolo e l’utopia sono relazionati da un identico grado di “erroneità, poiché entrambi rappresentano estremi irrealizzabili e irraggiungibili. La performance Walking on the water  nella sua im/possibile realizzazione è appunto un tentativo di confronto e di superamento di limiti evidenti. Nel Parco del Conero c’è un particolare scoglio chiamato Il Trave, una  formazione geologica che si prolunga per circa un chilometro verso il mare; leggenda vuole che un tempo tale scoglio si estendesse sino all’altra sponda dell’Adriatico quale simbolo di fratellanza, e che poi la furia degli elementi lo avesse distrutto lasciandogli l’aspetto di un ponte crollato. Proprio qui è avvenuta, aprendosi a tutte le possibilità d’esito – quindi anche all’errore – l’azione collettiva di procedere sugli scogli sommersi dando l’impressione di camminare sull’acqua. Un’interpretazione insieme concreta e ideale, del miracolo e dell’utopia.

ENGLISH VERSION

Winter Garden The Gift Economy

/ Date: 14 December 19:00-22:00
/ Location: Giardino Melampo, Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 42/1-33a, Prato.
/ Organization: Dryphoto arte contemporanea
/ Artists: Andrea Abati, Chiara Bettazzi, Stella Carbone, Luca Carradori, Leone Contini, Raffaele Di Vaia, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Marco Mancini, Franco Menicagli, Margherita Nuti, Margherita Verdi, Pantani-Surace, Virginia Zanetti.

The market economy is increasingly shaky, constantly raising the urgent question of rethinking based on a logic other than that of profit. The crisis is so deep that it generates the seedlings of forms of freedom from the roots. One such form is the practice of the gift, which can play an important role if we avoid the traps of charity and self-sacrifice. We know about the importance of the gift economy in the past, in so-called primitive societies. But is it still possible, today, to develop a way of acting based on the logic of the gift, instead of that of profit? The market economy is based on trade value or commercial value, while the gift economy is based on the usage value of objects and actions. The gift is not regulated by laws. It implies the moral obligation of restitution, yet it demands no sanctions should this not occur. Therefore it contains a great amount of freedom, as an action that creates a link between individuals that goes beyond pure economic exchange to form a community. The occasion of the gift is a moment in which the group can find a meeting point, setting the parameters of socialization that are fundamental for the formation of a community. With such reflections in mind, we have asked Andrea Abati, Chiara Bettazzi, Stella Carbone, Luca Carradori, Leone Contini, Raffaele Di Vaia, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Marco Mancini, Franco Menicagli, Margherita Nuti, Margherita Verdi, Pantani-Surace, Virginia Zanetti to take part in The Gift Economy, an exhibition that addresses the relationship between the artist and the audience, examining the object of exchange between these two counterparts. The invited artists will each bring one work and themselves. With their gift, they will attempt to construct a path of meaning, forming a community on this occasion, in this moment. The exhibition is inserted in a context of active participation on the part of the neighborhood – the residents of Via delle Segherie – in the organization of the evening event. Event supported by Provincia di Prato, Comune di Prato assessorato all’integrazione. Artists and works.

Andrea Abati, born in Prato in 1952, where he lives and works, has concentrated on photography since the late 1970s. Since the 1980s he has played an active role in the Italian cultural debate, participating in exhibitions and organizing seminars and encounters, while teaching photography in a range of private institutes. His work has been featured in many solo and group shows in Italy, France, Austria, Belgium, Germany, the USA and Canada.
The Exchanged Gifts: an African fable, 2013, site-specific installation, monitor, sound plaster, blanket, book, 32×38 cm. Installed inside and outside the gallery, this work addresses the difficulty and the need to observe, listen and narrate: a monitor, turned off, a plaster profile seated on a bench, a book, a fable to read. The fable, with its formative intent, in this case is also a pretext to enjoy the Melampo garden Abati created in 2012.

Chiara Bettazzi, lives and works in Prato. In 2005 she opened her studio SC17, on Via Genova, with the precise choice of renovating a former industrial courtyard. All her works reflect the need to disguise the identity of things, changing objects through installations, photographs and videos. A work on the personal and collective memory that surrounds us, on the recording and archiving of images that are formed by assembling objects found in her territory and pertaining to her personal life.
DIARY #01/02, 2013, books, table, marble, iron, 102x45x88 cm. The work is composed of two diary/books, resting on a table made of marble and iron. The diaries, 01 and 02, connected with the work Wonder Object (2013), are part of a series of works in progress based on the need to record the personal, intimate memory of the creative act, which happens inside the part of the studio to the right, the place in which the work always takes form.

Stella Carbone, born in Prato, where she lives and works, has attended many workshops and been part of the group SenzaDimoraFissa, the permanent laboratory of urban art activated by Andrea Abati in 2006. She focuses on the multiplicity of the cultures existing in the city, the evolution of urban spaces and the representation of the environment. Recent works include Affittasi, Fonderia Cultart, Prato; BADAIR, winner of the ImaginAIR award promoted by EEA; Scambi, “The Contemporary City,” special mention at the Social Photo Fest 2012 of Piombino; Prato, giardini di Via Colombo, ore 9, ORTiurbani.
Every time I look around me, 2008-2009, black and white photograph, 40×49.5 cm. The image is part of a portfolio of fourteen photographs whose captions are phrases from the lyrics of Ogni Volta by Vasco Rossi. The whole work was made over the course of about two years (2008-09), and is composed of portraits of friends that reflect the artist’s sentiments and sensations. In this case the act of looking around, perhaps stimulated by an unexpected event, is a sign of curiosity, the consequence of openness, a sign of attention to the reality that surrounds us.

Luca Carradori, born in Florence in 1981, lives and works in Pistoia. His training as a photographer came from a series of workshops with the most important Italian photographers, and studies at the Istituto Riccardo Bauer in Milan in 2010. His works have been shown in group shows of contemporary photography in a number of Italian cities. At first he concentrated mostly on urban transformations, then shifting towards more intimate, personal research involving the use of video.
Untitled, 2013, video. Over the last six years, the artist has often found himself packing or unpacking suitcases, traveling from one place to another, making the same gestures at the start and finish of each journey. The video shows one of these gestures, making it almost into a ritual of pacification with the self.

Leone Contini, his research lingers along the line of contact between creative practices and ethnographic research. He concentrates on questions of conflict, intercultural friction and relationships of power, and his practice often extends to lecture/performances, interventions in public space, textual and audio-visual narratives, blogging and independent publications.
Bestiary, 2013. New forms of animal life exist in our neighborhoods: catfish, carp, eels and other species unknown to us live transient lives in ponds and aquariums between Via Filzi and Via Pistoiese before ending up, through the age-old culinary procedures of Chinese cuisine, on the tables of restaurants and private homes. The artist’s omnivorous curiosity has always led to dynamics in his interactions with Chinese merchants that go beyond the plane of economics. Produce vendors, restaurant owners and fishmongers have always expressed their appreciation of his outgoing voracity, giving him small gifts: a new type of herb tea that just arrived from China, a tuber similar to horseradish, or a Níqiū/泥鳅, a small fish whose scientific name is Misgurnus, which is evidently very good when served in soup, but which Contini has “translated” into a pet.

Raffaele Di Vaia, born in Turin in 1969, lives and works in Prato. Recent exhibitions: The Summer Issue, curated by Lucia Giardino, F_AIR Florence (2011); La fuga non è la risposta, curated by Chiara Galbusera and Serena Trinchero, PRIVATE FLAT #7, Florence (2011); Senzacornice 2011|2012, curated by Alessandra Acocella and Caterina Toschi, Galleria CO2, Florence; Senza, curated by Giuliano Serafini, C2 Contemporanea, Florence (2013); Effimera presenza, curated by Serena Trinchero, La Bottega Instabile, Bologna (2013).
Performance for the making of the “fourth attempt of a complete circuit on a defined surface”, 14 December 2013, graphite on graph paper, 27.5×21 cm. “It is a graphic investigation of my way of making art. Having chosen/found a field of action, I try to analyze and trace through its every part, but my abilities, needs, distractions and prejudices make certain aspects inaccessible. This generates the need inside me to complete these gaps, approaching the path again, but from a different point. I will probably be able to cover those gaps, but new ones will inevitably appear. The false perception of the labyrinth actually conceals a circuit that can be completely followed, without an entrance or an exit, and thus exclusively pertaining to its ‘builder.’”

Kinkaleri was given birth in 1995. In its work, the company has always sought to privilege innovative practices, with the interaction between original languages through experimentation with different modes of expression. The works of Kinkaleri received hospitality from numerous programs in Italy and abroad. Since 2001 Kinkaleri is based in SpazioK, in the historic centre of Prato. The group is currently formed by Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco.
Found Dance  |  All!, 2013, laser print on paper. Starting with the alphabet of gestures created for the project All!, Kinkaleri propose a sheet of instructions with which to construct your own dance. Connected with the “instruction paintings” of Fluxus, the installation is composed of a small poster visitors can take home with them, containing the indications for the creation of a personal found dance.

Valentina Lapolla lives and works in Prato. Her work has recently been shown in the exhibitions Mulier Mulieris 13, Alicante, Spain; Minimum, Dryphoto arte contemporanea, Prato; Anno del Drago, Centro arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Prizes include the Portali dello Scompiglio 2012, the Special Italia award 2010 of the Fondazione Fotografia Modena, a special mention for Un’opera per il castello 2012, Castel Sant’Elmo, Naples.
In Flight, 2013, color photograph, 20×25 cm, wooden frame 20×25 cm, broken glass 20×25 cm. In Flight is a fleeing photograph. What is escaping is an Ailanthus, or “tree of heaven.” In spite of its name, this is one tough customer, and still at large: invasive, very aggressive, often found in untended places, along streams, on rugged land and in impervious woods. If sighted, please alert the local law enforcement agencies.

Marco Mancini, born in Northampton, England, in 1977, lives and works in Prato since 2004. He studied languages and German and Japanese literature at the University of Florence and the University of Bonn (Germany). He began to approach the history of photography and photographic research in 2005, attending workshops conducted by Sergio Buffini, Andrea Abati, Marco Signorini, Franco Vaccari, Vittore Fossati, John Gossage, Guido Guidi, Walter Niedermayr, Giacomo Costa, Giovanni Ozzola and Olivo Barbieri.
Screenshots – Xmas Economy, 2013, series of four diptychs, inkjet print on photographic paper and cardboard,  20×30 cm. The artist investigates the holiday economy through some of its symbols. The work is done completely off-camera; the images, found on the Internet and taken almost exclusively from advertisements, are removed from their context, enlarged and broken down to the point of showing their pixels, marks of color, the photographic material. The series is organized in diptychs to put the accent – through the juxtaposition of two twin images, one printed on photographic paper, the other on cardboard – on the theme of the technological unconscious and illusion.

Franco Menicagli, born in Campiglia Marittima (LI), lives and works in Prato. His research crosses over a range of artistic disciplines: from installation to performance, video to “sculptural” objects. In 2009 he showed at the DOB Gallery of Belgrade and the Galeries-Dudelange of Luxembourg; in 2011 in the exhibition Suspense-Sculture sospese at EX3 in Florence; in 2012 at MARS, Milan Artist-Run Space, in Milan; in 2013 at the Borges Cultural Center of Buenos Aires, the Espacio de Arte in Montevideo, and in the exhibition Uno sguardo Laterale for the 5th Contemporary Art Biennial of Moscow.
What Remains, 2013, used plastic cable ties. What remains of the work after an exhibition is over. Dismantled, broken up, waiting to be displayed again or transformed into a new work. Nothing is lost, yet everything looks so fragile, invisible or non-existent.

Margherita Nuti, born in Fiesole in 1986. A photographer and curator, after taking a degree in Management of Cultural Assets at the University of Florence, she studied in Rome at the Centro Sperimentale di Fotografia CSF-Adams. During the time in Rome she became the assistant of the photographer Marco Delogu, with whom she has worked at FOTOGRAFIA – the International Festival in Rome, in charge of the space on photographic publications. In 2013 she began writing for the photography section of the independent magazine “Artnoise,” and with her friend Rocco Poiago she opened Qahwa, a space of encounter between the visual and performing arts and publishing, to show art without limitations of disciplines or markets.
Via Ortigara, 2009, inkjet on Hahnemuhle, 38×55 cm. Her research moves around the body, seen as a landscape. Women, men, profiles, parts, small everyday objects, timeless, shapers of light. She chooses the settings, opting for bare spaces and urban glimpses in which to sense the harmonious interaction between the body and the physical space that surrounds it.

Margherita Verdi lives and works in Florence. She began taking photographs at the start of the 1980s, ranging across different themes in her artistic practice, from the landscape (urban or archaeological) to the animal and vegetable world, using both analog and digital media. She has shown work in public institutions (La Specola Museum of Natural History, Florence, Museo Marino Marini, Florence, Museum National d’Histoire Naturelle, Paris, Museum Centre Vapriikki, Tampere, Finland, City Art Gallery, Plovdiv, Bulgaria) and private spaces in Italy and abroad. She works with public and private institutions as a teacher, organizing cultural activities, exhibitions and portfolio readings at various photography festivals.
Soul’s Habitats, 2010-2011, color print, 50×50 cm. The photographs show interiors of sacred buildings of different religions in a range of European cities. The shots attempt to capture the soul, the aura that inhabits the spaces, going beyond the religious purposes for which they were built and making them into universal places. Soul’s Habitats: the inner life of the place that is perceived by our senses, by our bodies through the senses. The choice of places of different religions, that cannot be recognized in the images: mixing places to indicate that the “soul” can be sensed everywhere.

Pantani-Surace – Lia Pantani and Giovanni Surace live and work in Calenzano (FI) and have worked together since 1996. Their works have recently been shown at: Au Pair, coppie di fatto nell’arte contemporanea, curated by Giacinto Di Pietrantrantonio and Francesca Referza, Fondazione MalvinaMenegaz per le Arti e le Culture, Borgo Medievale di Castelbasso, Teramo, 2010; Così lontano così vicino #2, curated by Ilaria Mariotti, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno, Pisa, 2012.
Bunch, 2006 Lambda, Kapafix, 100×150 cm. A bunch of flowers moves with deafening, disorienting noise. The fragile petals disintegrate… little fragments of color, little boogers of nature, without consistency… thrown in your face, hard, with love, gentle kicks and punches on the mouth like heavy unrefined odors, knife thrusts depicted by a charming, fresh breath. A bunch of flowers takes the place of the ball on a cord of a game from the Seventies. The two players forcefully pull the handles of the cord pushing the bouquet aiming at the opponent’s face.

Virginia Zanetti, lives and works in Tuscany and abroad. Her works are included in public and private collections, like the MAC of Lissone. Among recent exhibitions: solo shows: 2013/Gli occhi del mondo, permanent work, curated by Bianco Valente – Campanella, A Cielo Aperto, Latronico (PZ); Walking on the water. Miracle & Utopia, curated by Davorka Peric, Campanile San Servolo, Buje, Croatia; Curare il curatore, curated by Ermanno Cristini, Riss(e), Varese.
Walking on the water. Miracle & Utopia, 2013, front and back posters, 59.4×42 cm, texts printed on A4 paper. Miracle and utopia are related by an identical degree of “erroneousness” because both of them represent systems that cannot be achieved. The performance Walking on the water, in its im/possible enactment, is precisely an attempt to come to grips with evident limitations, and to overcome them. In the Parco del Conero there is a particular cliff called “Il Trave,” a geological formation that extends towards the sea for about one kilometer; legend has it that this cliff once reached the other side of the Adriatic, as a symbol of brotherhood, and that then the fury of the elements destroyed it, leaving the image of a collapsed bridge. It was precisely here, opening to all the possible results – and therefore to error – that the collective action happened, of walking on the rocks under the surface, conveying the impression of walking on water. Both a concrete and an ideal interpretation of miracle and utopia.

Franco Menicagli, Quel che resta, 2013- fascette di plastica usate – video di Mario Guidi
http://www.youtube.com/watch?v=lCPOfm-yRoM

Luca Carradori, Senza titolo, 2013. Video 1”52′
http://vimeo.com/82584344

/ Sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a, Prato
/ Date: settembre e ottobre 2013
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Relatori: Luca Panaro, Stefano Boccalini, Stefano Taccone, Paolo Meoni

Nei mesi di settembre e ottobre Dryphoto arte contemporanea organizza una serie di incontri su temi specifici riguardanti l’arte contemporanea attraverso le riflessioni di curatori e artisti. Un punto di incontro, dove è possibile tramite il racconto e l’esperienza di altri interagire, formarsi e informarsi. Gli incontri sono accompagnati da assaggi di “vini da meditazione”. “Vino da meditazione” è una tipologia di vino adatta al consumo fuori pasto, senza abbinamento al cibo. Gradevoli da soli, grazie a forti sapori e profumi. Adatti per essere gustati nella calma e alla ricerca di relax oppure per accompagnare conversazioni. Vini propizi al filosofare.

/ lunedì 16 settembre, ore 21:30: Conversazioni sull’immagine, Luca Panaro. Presentazione del libro Conversazioni sull’immagine Olivo Barbieri | James Casebere | Mario Cresci | Andrea Galvani | Nan Goldin | Sandy Skoglund | Alessandra Spranzi | Franco Vaccari. Otto conversazioni intrattenute dall’autore con artisti dai differenti approcci ma ugualmente interpreti della più stretta contemporaneità. La fotografia è il loro mezzo preferenziale, ma è l’arte l’ambito culturale in cui si collocano. La riflessione sull’immagine e il suo più recente utilizzo rende questa breve raccolta di interviste un utile strumento per decodificare il presente.

/ lunedì 30 settembre, ore 21:30: PubblicaPrivata, Stefano Boccalini. Arte pubblica: il ruolo dell’arte nella società contemporanea. Attraverso la presentazione delle opere e dei progetti di Stefano Boccalini riproponendo anche l’esperienza Wild Island, costruzione di un orto-giardino pubblico nel 2002 al Quartiere Isola di Milano fino al suo ultimo lavoro sull’acqua prodotto per aperto_2013 art on the border in Val Camonica, andremo ad analizzare alcuni dei contenuti del suo lavoro come l’importanza del processo, il legame che esiste fra il territorio e chi lo abita, l’attenzione ai temi dell’economia e della politica.

/ lunedì 14 ottobre, ore 21:30: La contestazione dell’arte, Stefano Taccone. Presentazione del libro La contestazione dell’arte – La pratica artistica verso la vita in area campana. Uno studio che mira a ricostruire e mettere a fuoco una serie di esperienze artistiche tra la metà del decennio sessanta e i primi anni del decennio settanta a Napoli ed in altri centri limitrofi. Esperienze che, rinvenendo nella contestazione il loro “motore concettuale”, tendono ad eccedere il conchiuso spazio tradizionalmente deputato al fenomeno artistico per invadere la vita ed identificarsi il più possibile con essa, riprendendo il progetto delle avanguardie di inizio secolo. L’arte diviene così strumento di contestazione della società, della politica, dell’economia, ma anche di se stessa, del suo statuto mercantile, della sua stessa fondazione come disciplina finalizzata alla separazione.

/ lunedì 28 ottobre, ore 21:30: Dusty landscape, Paolo Meoni. L’identità del paesaggio industriale che nel tempo si modifica grazie alle nuove migrazioni, alle nuove prospettive di lavoro e all’architettura che cambia sono alla base della ricerca artistica di Paolo Meoni. Nell’incontro, insieme alla presentazione del proprio lavoro, l’artista porrà l’accento su come queste modificazioni si riflettono sul suo modo di lavorare e sulle immagini che crea. Fotografia e video sono gli strumenti che usa non semplicemente per catturare immagini, ma per lavorare su di esse e trasformare il preesistente in nuove immagini-metafore della vita contemporanea.

Schede relatori
Luca Panaro (Firenze, 1975). Laureato in Arte al Dams dell’Università di Bologna, dal 2007 insegna al Biennio specialistico di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e dal 2005 collabora al Laboratorio Arti e Comunicazione Visiva del Politecnico di Milano, sede di Piacenza. Ha tenuto conferenze e seminari al Musée de l’Elysée di Losanna, al Castello Sforzesco di Milano, al Master in Photography e Visual Design presso la Naba di Milano, al Milan Image Art Fair, all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Bergamo. Ha pubblicato i libri L’occultamento dell’autore. La ricerca artistica di Franco Vaccari (Apm 2007) e Tre strade per la fotografia (Apm 2011). Tra i suoi saggi più recenti: Realtà e finzione nell’arte contemporanea (XXI secolo, vol. 4, Enciclopedia Treccani 2010) e Voglia di comunità (Community, Electa 2010). Ha inoltre curato le monografie Olivo Barbieri selected works 1978-2010 e Mario Cresci dentro le cose. Ha scritto per le riviste “Around Photography”, “Arskey”, “Bôite”, “De-Sign”, “Exibart”, “Eyemazing”, “Flash Art”, “Op. cit”, “Segno”. Dal 2010 è direttore artistico della rassegna annuale Centrale Fotografia di Fano. Ha curato varie mostre personali di autori italiani e stranieri, fra le esposizioni collettive ricordiamo Immagini a contatto (Fotomuseo Panini, Modena 2004 e 2006), Rereading the Image (Prague Biennale 2009) e City Limits (Expo Shanghai 2010).

Stefano Boccalini (Milano, 1963). Vive e lavora a Milano, insegna Arte Pubblica alla NABA di Milano ed è consulente dell’Archivio Gianni Colombo, lavora con istituzioni pubbliche e gallerie private in Italia e all’estero. Ha attivato una serie di progetti nello spazio e per lo spazio pubblico, dove il rapporto con chi abita il territorio è fondamentale per la costruzione del lavoro. Mostre selezionate: 2013, PubblicaPrivata, opera permanente, a cura di Giorgio Azzoni per Aperto 2013, art on the border, Saviore Dell’Adamello (Brescia); 2012, Pronto moda, a cura di Dryphoto e Centro per l’arte contemporanea L. Pecci, Prato; 2011, Una parola su Latronico, opera permanente, Latronico (Potenza); 2010: Melting Pot 3.0, a cura di Chiara Bertola, HangarBicocca, Milano; 2009, We Do It, a cura di M. Scotini, Kunstraum Lakeside, Klagenfurt (Austria); 2008, Economia Politica/Geografie Umane, a cura di A. von Fürstenberg, Studio Dabbeni, Lugano, CH, (personale) e 15ª Quadriennale d’Arte di Roma, a cura di C. Bertola, Palazzo delle Esposizioni,Roma; 2007, Mulher mulheres a cura di A.von Furstenberg, Sesc Paulista, Sao Paul, Brasil; 2003, Fragments d’un discurs italien, a cura di C. Bernard, Musée d’art moderne et conteporain Mamco, Genève, Switzerland; 2002, Percorrenze 2.0, a cura di M. Bazzini, Serravalle Pistoiese (Pistoia), Ouverture, a cura di G. Scardi, Galleria Care/Of, Milano; 2000, Homo Ludens, a cura di L. Acevedo, Centro Cultural Parque de Espaňa, Rosario, Argentina, Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, Argentina.

Stefano Taccone (Napoli, 1981). Critico e curatore indipendente e studioso dei rapporti tra pratica artistica e dimensione socio-politica, ha al suo attivo numerose pubblicazioni, cataloghi e curatela di mostre personali e collettive. Dal 2007 collabora stabilmente con la rivista Segno. Nel 2010 apre il blog www.cominciaadessoblog.blogspot.it. Nel 2012 è tra i fondatori dello spazio indipendente Di.St.Urb (distretto di studi e relazioni urbane) di Scafati (Salerno). Ha pubblicato il libro Hans Haacke. Il Contesto politico come materiale (Plectica, Salerno, 2010).

Paolo Meoni (Prato, 1967). Vive e lavora a Prato, ha esposto in spazi pubblici e privati sia in Italia che all’estero. Ultime mostre selezionate: 2013, L’altro ritratto, Mart Rovereto, a cura di Jaen-Luc Nancy; Oltre il pensiero Quattordici ricerche attraverso la materia, Brescia, a cura di A+B; 2012, La Magnifica Ossessione, Mart Rovereto a cura di Cristiana Collu, Mondi, Die Mauer, Prato, progetto a cura di Pier Luigi Tazzi, Fuori fuoco, Berchidda (Olbia-Tempio), a cura di Marco Senaldi, 03 Ho fatto Terna!, MAMM, Miltimedia Art Museum, Mosca, L’evento immobile 2012, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (Arezzo), Dèjà Made/Ready Vu – Visioni, Vertigini e Ritorni, Palazzo Appiani, Piombino, L’evento immobile _ Sfogliare il tempo, MAN, Museo d’arte Provincia di Nuoro; 2011, Sei gradi di separazione, Centro di Attività Espressive Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno (Pisa), L’evento immobile 2011 Sfogliare il tempo, Galleria Gentili, Prato e Passaggio a Prato, Die Mauer Gallery, Prato, a cura di Piero Gaglianò; 2010, Premio Terna03, vincitore nella categoria Megawatt, Roma, Palinsesti 2010 – Storyboard, a cura di Roberto del Grande e Denis Viva, 32° Film festival mediterraneo, sezione sperimentale, Montpellier e Il Caos 2# Le migrazioni, Isola San Servolo, Venezia a cura di Raffaele Gavarro.

/ Sede: Giardino Melampo, via delle Segherie 33a
/ Date: 10 luglio 2013
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Poesie di Franca Rosati, Massimo, Bragagni, Gisella Curti
/ Lette da Massimo Pierattini

Una nostra vicina ha scritto un libro di poesie e organizza una serata di lettura insieme ad alcuni amici.

 

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/ Sede: Dryphoto arte contemporanea / Giardino Melampo, via delle Segherie 33a, Prato
/ Inaugurazione venerdì 14 giugno dalle ore 20:00
/ Date: 14 giugno – 12 luglio 2013
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea

ENGLISH BELOW

L’apertura del Giardino Melampo all’interno del progetto Mandela Garden diventa insieme alla mostra I luoghi del mutamento (1988/2012) di Andrea Abati un’occasione di riflessione sul rapporto fra arte/fotografia e territorio e sul ruolo dello spazio d’arte all’interno del contesto urbano. Questa volta abbiamo invertito i ruoli: invece di presentare un intervento artistico che promuove azioni positive, lo spazio d’arte aderisce a un progetto di riqualificazione del territorio nato dal basso, da un’abitante del quartiere che desidera rendere migliore il contesto nel quale vive.

Mandela Garden è un progetto che si ispira alla esperienza di Nelson Mandela quando era in carcere e auspicava di creare un giardino, un orto, in ogni angolo degradato della città. Noi abbiamo accolto il suo appello e ci siamo presi cura di uno spazio abbandonato posto sul retro della nostra sede facendone un giardino aperto a tutti.

“…a Pollsmoor, dove impiantai un orto che sarebbe diventato uno dei miei passatempi preferiti, e un modo per evadere dal monolitico mondo di cemento nel quale eravamo rinchiusi. Dopo aver osservato per qualche settimana lo spazio vuoto sul terrazzo dell’edificio, che era inondato dal sole tutto il giorno, decisi di impiantare un orto e ne ebbi il permesso dal comandante del carcere. Richiesi che mi fossero forniti sedici barili vuoti dell’olio da centocinquanta litri, che tagliai a metà e riempii con terriccio fertile, ricavandone così trentadue vasi di proporzioni gigantesche. Coltivavo cipolle, melanzane , cavolfiori, lattuga, pomodori, peperoni, fragole e altri ortaggi . Nel momento di massimo splendore la mia azienda agricola contava quasi novecento piantine ed era molto più grande dell’orto che avevo a Robben Island. Una parte dei semi la acquistavo e altri – per esempio quelli dei broccoli e delle carote – mi venivano forniti dal comandante Munro, che apprezzava particolarmente i miei ortaggi. Anche i guardiani mi davano i semi delle verdure che preferivano, insieme con ottimo letame che utilizzavo come fertilizzante. Al mattino mi mettevo un cappello di paglia, un paio di guanti robusti, e andavo a lavorare nell’orto per un paio di ore. La domenica portavo verdure in cucina perché le usassero per preparare un pasto speciale per i detenuti. Ne davo molte anche ai guardiani, che portavano apposta delle borse per riempirle di verdura…” [Lungo cammino verso la libertà, autobiografia, Nelson Mandela, Feltrinelli, 1995]

Dryphoto accoglie questa proposta, Andrea Abati se ne fa carico in prima persona e la sua opera Giardino Melampo è la costruzione del primo Mandela Garden nella nostra città. Per questo in occasione dell’apertura di Giardino Melampo/Mandela Garden 1 abbiamo deciso di esporre anche uno dei lavori fra i più significativi di Abati: I luoghi del mutamento. Una serie iniziata nel 1988 e ancora in corso, indubbiamente il suo progetto di maggiore complessità e anche il più noto: una serie di immagini di grande formato dove urgente è l’attenzione al paesaggio industriale contemporaneo e ai mutamenti della realtà sociale. In questo lavoro Abati ha voluto come luogo d’indagine Prato, la sua città natale, nella quale l’intrusione e, ora, esclusione dell’industria nel contesto cittadino è forte e evidente. Ha fotografato la demolizione e ricostruzione di edifici industriali dandone una visione lucida, serena, talvolta apocalittica, quasi rovine di guerra, creando immagini dai colori stridenti, che fanno emergere i contrasti dei volumi e danno nuova linfa agli spazi industriali. “Abati applica [..] il disagio del colore, dalle acidità virate in toni ansimanti e perplessi”, afferma il critico d’arte Flaminio Gualdoni, sono infatti proprio i colori a caratterizzare i luoghi del mutamento. Colori notturni, acidi e abbaglianti, apparentemente artificiali. La rapidità che le necessità della società contemporanea impongono alla produzione e al ritmo del lavoro, fa sì che la realtà industriale diventi talvolta uno specchio fedele dei cambiamenti in atto. Gli stabilimenti, colti nella dimensione di cantieri aperti o di architetture allo stato di abbandono, acquistano in tal senso una valenza particolare, sono espressione di uno stato nel quale, velocemente, passato, presente e futuro si intrecciano e si danno il passo.

Un ringraziamento a Fabio Bartolini, Paola Ballerini e Gisella Curti e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di Giardino Melampo/Mandela Garden 1.
Con il contributo del Centro di Scienze Naturali di Prato, di Italia Nostra Sezione di Prato e il patrocinio di Provincia e Comune di Prato.

ENGLISH VERSION
The opening of the Giardino Melampo inside the project Mandela Garden offers, together with the exhibition I luoghi del mutamento (1988/2012) by Andrea Abati, an opportunity for reflection on the relationship between art/photography and the territory, and on the role of art spaces inside the urban context. This time we have switched roles: instead of presenting an artistic intervention that promotes positive actions, the art space takes part in a project of territorial renewal, a project “from the bottom up” generated by a neighbor that wants to improve its living conditions.

Mandela Garden is a project that draws inspiration from the experience of Nelson Mandela when he was in prison, and urged the creation of a garden in every neglected corner of the city. We have responded to his appeal and taken care of an abandoned space behind our headquarters, making it into a garden open to everyone.

“…in Pollsmoor, I planted a garden that was to become one of my favorite pastimes, and a way to escape from the monolithic world of concrete in which we were imprisoned. After having observed the empty space on the terrace of the building for several weeks, flooded with sunlight in the daytime, I decided to plant vegetables there, and obtained permission to do so from the chief warden. I asked for sixteen empty 150-liter oil barrels, which I cut in half and filled with fertile soil, thus obtaining 32 very large pots. I planted onions, eggplant, cauliflower, lettuce, tomatoes, bell peppers, strawberries and other things. At the height of its splendor my farm had almost 900 plants, and it was much bigger than the garden I had had on Robben Island. I purchased some of the seeds, and others – like those for the broccoli and the carrots – were supplied by Warden Munro, who particularly appreciated my produce. The guards also gave me seeds for their favorite vegetables, together with excellent manure which I used as fertilizer. In the morning I would put on my straw hat and sturdy gloves, and go out to work in the garden for a couple of hours. On Sundays I brought the vegetables to the kitchen, to prepare a special meal for the inmates. I gave a lot of produce to the guards as well, who brought sacks to fill with vegetables”. [From Long Walk to Freedom. The Autobiography of Nelson Mandela, Back Bay Books, 1995]

Dryphoto embraces this vision, and Andrea Abati has taken responsibility for it; his work Giardino Melampo is the construction of the first Mandela Garden in our city. For the occasion of the opening of Giardino Melampo/Mandela Garden 1 we have also decided to show one of Abati’s most significant works: I luoghi del mutamento. This series began in 1988 and is still in progress. It is undoubtedly his most complex and also his most famous project: a series of large images that take an urgent look at the contemporary industrial landscape and changing social realities. In this work Abati has explored Prato, his native city, where the intrusion – and now the exclusion – of industry in the urban context is strong and evident. Abati has photographed the demolition and reconstruction of industrial buildings, offering a lucid, serene, at times apocalyptic vision, almost like war ruins, creating images with strident colors that bring out the contrasts of the volumes and give new life to industrial spaces. “Abati applies [..] the discomfort of color, acid hues shifted into gasping, perplexed tones”, says the art critic Flaminio Gualdoni; and indeed the colors are the characteristic features of these places of change. Nocturnal, sharp and glaring colors, apparently artificial. The fast pace the needs of contemporary society impose on production and the rhythm of labor makes industrial reality, at times, become an accurate reflection of the changes in progress. The factories seen as open worksites or works of architecture in a state of abandon take on a particular value, in this sense, as the expression of a state in which past, present and future are rapidly yielding and intertwining.

un progetto di Pier Luigi Tazzi

/ Sede: Monash University Prato Centre, via Pugliesi 26; Galleria die Mauer, via Pomeria 71; Galleria Vault, via Genova 17/15; Dryphoto arte contemporanea,via delle Segherie 33a, Prato
/ Aperture: Venerdì 19 ottobre 2012 dalle 18:00 alle 21:00
/ Date: 20 ottobre – 6 dicembre 2012
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea

/ ENGLISH BELOW

Una conferenza illustrata sul lavoro degli artisti Ahlam Shibli (Palestina), Deanna Templeton (USA), Kornkrit Jianpinidnan (Tailandia), Jirayu Rengjaras (Tailandia), Hanayo (Giappone), Dollar Han (Cina), Eiki Mori (Giappone), Khvay Samnang (Cambogia), Yazan Khalili (Palestina), Paolo Meoni (Italia).

Conduce Pier Luigi Tazzi, intervengono Kornkrit Jianpinidnan, Hanayo, Dollar Han, Jia Gao e Paolo Meoni.

Mostra di Eiki Mori accompagnata dalla presentazione del suo libro tokyo boy alone, Revolution Star Publishing and Creation Co., Ltd., Taiwan, 2011.
Presentazione del libro EMO di Kornkrit Jianpinidnan.

Con il contributo della Regione Toscana nell’ambito del progetto d’iniziativa regionale “TOSCANAINCONTEMPORANEA2011”


Il progetto si articola nella presentazione del lavoro di dieci artisti, provenienti perlopiù dall’Asia e fra i 30 e i 45 anni, attraverso una conferenza illustrata, in cui oltre all’ideatore e curatore del progetto interverranno alcuni degli artisti partecipanti, e una serie di mostre di alcuni di essi in gallerie e altri spazi espositivi della città. MONDI intende mostrare, discutere, indagare quel territorio dove la fotografia invece che strumento di documentazione del Mondo è un’apertura sui Mondi, dove il riflesso cede all’apertura e allo svelamento. La fotografia nella sua storia e nella sua tradizione ha sempre comportato l’assunzione di una contrapposizione operativa: da una parte il soggetto operante, l’operator di Roland Barthes, e dall’altra, a fronte, il mondo nella propria realtà visibile, un mondo concepito nella sua monolitica ed esclusiva unità. Nel momento in cui gli artisti, a partire dagli anni 1970, e quindi nel corso del decennio successivo, affrancano la fotografia dalla sua specificità e dalla sua storia di mezzo di rappresentazione distinto dagli altri – pittura, scultura, disegno -, e la assumono a pieno titolo a strumento dell’arte al pari degli altri, sia tradizionali che nuovi, quali la performance, l’installazione, il cinema, il video, e successivamente quando viene introdotta e sviluppata la tecnologia digitale, la fotografia viene resa disponibile ad operazioni espressive molteplici e, insieme, la liberano dal modello dicotomico che l’aveva segnata fin dalle sue origini: Soggetto versus Mondo. Quando infine il modello dell’arte occidentale si estende a tutto il pianeta e contemporaneamente entra in crisi, il nuovo artista planetario trova a disposizione un ricco armamentario di strumenti che tecnologia e cultura dell’arte, seguendo quel modello, avevano messo a punto e fra questi la fotografia. Ecco che allora le minoranze periferiche rispetto alla centralità dell’impero – politico economico sociale culturale -, nel momento in cui si apprestano a produrre arte, utilizzano questo strumento user friendly, affrancato dalla propria storia ed estetica tradizionale, Operator versus Mondo, per aprire a quei mondi, al plurale, da cui ciascuno dei singoli artisti scaturisce e che guarda. Si tratterà allora di Mondi. Mondi di margini, di periferie, differenti ma non contrapposti al Mondo unico e centralizzato che gli artisti del centro continuano a guardare e ad operarvi seguendo le metodologie storiche e tradizionali.


Ahlam Shibli (1970), nata in Palestina, vive e lavora ad Haifa. Nel suo lavoro esplora prevalentemente la vita quotidiana e il paesaggio palestinese. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive e ha partercipato inoltre nel 2006 alla 2a Biennale Internazionale di Arte Contemporanea di Siviglia, nel 2007 alla 27a Biennale di San Paolo e nel 2008 a documenta 12, Kassel.

Deanna Templeton (1969), vive e lavora a Huntington Beach (CA). Proviene dalla tipica vita suburbana americana, famiglia problematica, adolescenza tumultuosa; documenta le persone e luoghi che fanno della Orange County un osservatorio sulla cultura giovanile di questo territorio così come dei suoi omologhi in tutto il mondo.

Kornkrit Jianpinidnan (1975), nato a Chiang Rai, Thailandia, vive e lavora a Bangkok. Conosciuto in Thailandia anche come fotografo di moda, ha esposto in numerose personali e collettive, anche fuori dal suo paese: Singapore, Giappone, Spagna, Belgio e Italia.

Jirayu Rengjaras (1980), è nato nella provincia di Kalasin, Thailandia, dove da poco è tornato a vivere. Pittore autodidatta, ha sviluppato negli ultimi anni lavori fotografici. Ha al proprio attivo numerose mostre fuori dalla Thailandia: in Olanda, in Italia e in Giappone, dove in particolare ha partecipato nel 2010 alla prima Aichi Triennale a Nagoya.

Hanayo (1970) musicista e artista giapponese, è conosciuta per le sue opere giocose e sovversive e per il libro sulla sua vita da geisha, attività profondamente radicata nella cultura giapponese. Attualmente vive e lavora a Tokyo.

Dollar Han (1985) nato a Liaoning in Cina, vive e lavora a Pechino. Si laurea nel 2005 alla Secondary Art School della LuXun Academy of Fine Arts e nel 2009 si specializza in fotografia presso lo stesso istituto. Attualmente lavora come fotografo e redattore nel settore dell’editoria d’arte.

Eiki Mori (1976) vive e lavora a Tokyo. Laureato presso la Parsons School di New York, attualmente è uno dei talenti emergenti nel mondo della fotografia di Tokyo. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Giappone e all’estero, in Germania, Austria, Grecia, Regno Unito, Taiwan.

Khvay Samnang (1982) è nato a Svay Rieng, Cambogia, vive e lavora a Phnom Penh. Ha studiato presso la Royal University of Fine Arts (RUFA), Phnom Penh, e ha partecipato a mostre collettive e personali in Cambogia.

Yazan Khalili (1981) vive e lavora in Palestina. Ha partecipato a numerose mostre collettivea livello internazionale ed è stato uno dei partecipanti a Sandi Hilale Alessandro Petti’s project Ramallah Syndrome alla 53a Biennale di Venezia (2009).

Paolo Meoni (1967) è nato a Prato, città alla quale deve l’origine della propria traiettoria poetica. Fin dall’inizio della sua ricerca privilegia l’interiorità semantica della fotografia come anche quella del video esplorando la propria città e rivelandone le invisibili epifanie che la animano. I suoi lavori sono stati esposti in spazi pubblici e privati sia in Italia che all’estero.

Deanna Templeton, Las Vegas, Nevada, 2012


ENGLISH VERSION

The project consists in presenting the works of ten artists, the most of which coming from Asia and in their thirties and early forties, in the form of an illustrated conference run by the curator and with the participation of some of the selected artists, and of four exhibitions in galleries and other exhibition spaces in the city.   MONDI wants to show, discuss, and dig into that territory where photography, instead of a way to document the World, is an aperture the Worlds, where the reflection gives up to openness and revealing. Photography in its history and tradition has always entailed the assumption of an operational polarity: on one side the operating subject, the Roland Barthes’ “operator”, on the other side the visible reality of the world, a world conceived in its monolithic and sole unity. When the artists, starting from the 1970s and during the 1980s, free photography from its specificity and its history of a medium different from the others – painting, sculpture, drawing – and adopt it as an art tool of the same dignity of the others, old, or new such as performance, installation, film, video, and later on when digital photography is introduced and developed, photography becomes available to many and different expressive intents, and together they free it from the dichotomy that has marked it since its beginning: Subject vs World. When the model of western art spreads on a planetary scale and at the same time comes into crisis, the new planetary artist finds available a rich set of tools that technology and culture have been tuning following that model: photography is among these tools. So the minorities away from the centre of the – political, economic, social and cultural – empire, use this “friendly” medium, liberated from its history and traditional aesthetics, operator vs world, to open to those worlds, plural, from whom each of these artists comes from and looks at. It is about “worlds”. Worlds on the edges, peripheral, different but not in antagonism toward the sole and centralized World that artists from the centre go on looking at and working in by means of traditional methods.

Ahlam Shibli (1970), was born in Palestine, lives and works in Haifa, Palestine. In her work she explores the daily lives of the Palestinian population. She has had numerous solo and group exhibitions and has also participated at the 2nd International Biennial of Contemporary Art of Seville (2006), the 27th Sao Paulo Biennale (2007) and documenta 12, Kassel (2008).

Deanna Templeton (1969) lives and works in Huntington Beach (CA). She comes from the typical life of the American suburbs, with a problematic family and a troubled adolescence. She portrays people and places that make the Californian mega-suburb of Orange County an observatory on youth culture and architecture.

Kornkrit Jianpinidnan (1975), was born in Chiang Rai, Thailand, lives and works in Bangkok. Very popular in Thailand where he has participated in many group and solo exhibitions. He has also exhibited in Singapore, Tokyo, Spain, Belgium, Italy.

Jirayu Rengjaras (1980), was born in the province of Kalasin, Thailand, where he went back to live in 2010. Self-taught he started to work as an artist in 2008 in Bangkok. His works are included in several collections in Thailand, Hong Kong, Italy, England, Japan and the United States. He has participated in many group shows outside Thailand as Rites de passage, Schunck-Glaspaleis, Herleen, Holland (2009), and Aichi Triennale 2010, Nagoya, Japan.

Hanayo (1970) is a Japanese musician and artist known for her playful, subversive works, and for her book on her life as a geisha. With strong ties to Japanese culture, she presently lives and works in Tokyo.

Dollar Han (1985), was born in Liaoning, China, lives and works in Beijing. He graduated in 2005 at the Secondary School of Art Luxun Academy of Fine Arts and in 2009 has specialized in photography at the same institution. He currently works as a photographer and editor in the publishing business of art.

Eiki Mori (1976) lives and works in Tokyo. He has graduated in 2005 from the Photography Dept., Parsons The New School for Design (U.S.). He has participated in many group and solo exhibitions in Japan, Germany, Austria, Greece, United Kingdom, Taiwan.

Khvay Samnang (1982), was born in Svay Rieng, Cambodia, lives and works in Phnom Penh. He studied at the Royal University of Fine Arts (RUFA), Phnom Penh, and has had work featured in group and solo shows in Cambodia, China, Japan, Canada, France, Singapore.

Yazan Khalili (1981) lives and works in Palestine. He has participated in many group shows on an international level, and was included in Sandi Hilal and Alessandro Petti’s project Ramallah Syndrome at the 53rd Venice Biennial(2009).

Paolo Meoni (1967), was born in Prato, city that gave rise to his poetic path. Since the beginning of his artistic research inner semantics of photography and video had played a central role, by exploring the city and revealing the invisible epiphanies animating it. His works have been exhibited in public and private spaces in Italy and abroad.

Kornkrit Jianpinidnan, Uganda drafted anti-homosexual bill

 

Eiki Mori, Tokyo boy alone, 2011

 

Khvay Samnang, Human Nature, 2010 – 2011

a cura di Vittoria Ciolini
/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ Date: 6 ottobre 2012, dalle 17:00 alle 22:00, aperitivo ore 19:30
/ Artisti: Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Da Wing, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Robert Pettena

ENGLISH BELOW

Ancora oggi la tendenza comune è pensare che si deve vivere al massimo. Diversi di noi sono invece convinti che si può e si deve vivere alla meno, fare di meno, possedere di meno, produrre di meno, consumare di meno con relative personali articolazioni. A volte non si riesce a capire se vivere con meno sia dettato dalla necessità, a volte scelta e necessità combaciano, ma questo non è importante, rimane l’essenza del fatto.
Potrebbe sembrare più semplice, in realtà vivere con meno richiede molta attenzione. Gli eventi e le mostre che si organizzano devono sempre urlare, produrre effetti fantasmagorici, essere facilmente fruibili e di grande impatto. Devi creare sinergie, metterti in rete, avere ampi spazi, mostrare  grandi opere, devi produrre a distanza ravvicinata, non puoi sederti e riflettere altrimenti il mondo si dimentica di te, devi sempre essere sulla breccia. Ci si organizza per inaugurare insieme ad altri spazi per offrire più possibilità, correre da un posto all’altro per gustare tutte le opportunità che ci vengono segnalate. Inserire questa mostra nella Giornata del Contemporaneo è porre l’accento su queste contraddizioni.
Potete trovare i video presentati a minimum alla pagina minimum – i video

ENGLISH VERSION  
curated by Vittoria Ciolini
/ Location: Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ Dates: October 6, 2012, 5 pm/10 pm, 19:30 coktail
/ Artists: Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Da Wing, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Robert Pettena

Even today, the current way of thinking is you have to live it up. Many of us believe we can and must live with less, do less, have less, produce less and consume less, everyone with his/her personal attitude. Sometimes you can’t unterstand if living with less is dictated by necessity, sometimes choice and necessity match, but this is not important, the fact remains the essence. It might seem easier, live on less requires a lot of attention. The events and exhibitions we organize, have to scream, produce phantasmagoric effects, to be catchy and create a strong impression. You have to create synergies, to have wide exhibition spaces, to display big works, you need to have a no-stop production, you cannot sit and reflect otherwise the world forgets about you, you have always to be on the go. You may find the videos on display in minimum in the page minimum – i video Different expositive spaces join together in concurrent openings to offer more, people running from place to place to enjoy all the opportunities they know about. By including this exhibition in the Giornata del contemporaneo we aim at highlighting these contradictions.

/ Sede: Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, viale della Repubblica 277, Prato
/ Inaugurazione: 30 maggio ore 19:00
/ Date: 31 maggio – 29 luglio 2012
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea e Associazione Buddista della Comunità Cinese

/ Artisti: Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Da Wing, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Robert Pettena

Per la ricorrenza del Capodanno secondo il calendario cinese nella Città di Prato Dryphoto arte contemporanea e l’Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia hanno chiamato nove artisti italiani e cinesi a lavorare in città partendo dai festeggiamenti che si sono tenuti nei giorni 4 e 5 febbraio di questo anno. I lavori sono confluiti in una mostra presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Nel 2007 l’amministrazione comunale di Prato non intendeva concedere il permesso per lo svolgimento della tradizionale sfilata Danza del Drago per i festeggiamenti del capodanno secondo il calendario cinese, consigliando ai suoi uffici di non rilasciare l’autorizzazione con la motivazione che “il clima” in città non lo permetteva. Dopo qualche giorno e ulteriori incontri con i rappresentanti delle associazioni della comunità cinese l’amministrazione faceva parziale marcia indietro concedendo lo spazio dell’anfiteatro del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci per lo svolgimento della sfilata della domenica mattina e autorizzando quella pomeridiana nella zona del macrolotto, ma continuando a negare il cuore della manifestazione che nella mattinata avrebbe disegnato il percorso che conduce da via Pistoiese, centro della comunità cinese, a piazza del Comune nel centro storico della città. SenzaDimoraFissa, un laboratorio permanente sul rapporto tra pratiche artistiche e contesto urbano, formatosi fra il 2005 e il 2006 come progetto dell’artista Andrea Abati e dello spazio Dryphoto arte contemporanea, prende spunto da questo fatto e durante il mese dei festeggiamenti organizza uno spazio di discussione capodannocinese@gmail.com e una serie di azioni per far emergere il dissenso di quella parte di società civile che non si riconosceva nella linea adottata dall’amministrazione della città e che invece quotidianamente portava avanti microstorie di interazione tra nuovi e vecchi cittadini, contribuendo all’affermarsi di un nuovo concetto di cittadinanza reale, basato sulla condivisione di uno spazio vissuto.
Nel 2008 l’Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia chiede a Dryphoto di fare da mediazione con l’amministrazione pubblica per lo svolgimento della Danza del Drago durante i festeggiamenti del capodanno. Nasce così la collaborazione per l’organizzazione di tale evento. Da allora ogni anno il Drago mostra la sua irriducibilità, la Danza del Drago diventa spazio di resistenza, simbolo della volontà della comunità cinese di interagire con il territorio che abita.

Il Drago è potente ma non incute timore, quando danza incontra tutti i residenti nella nostra città, e istituisce una narrazione che innesca nuovi processi, conferisce senso e significato componendo nuove coordinate interpretative e prefigurative di azioni e situazioni e su queste basi costruisce nuove forme di conoscenza che orientano il nostro agire.Le opere in mostra sono frutto del lavoro individuale dei singoli artisti ma anche di una serie di confronti collegiali durante i quali ci siamo scambiati informazioni e opinioni. Diversi sguardi, diversi approcci mostrano le differenze fra chi da tempo si occupa di tematiche legate alla comunità cinese ma fondamentalmente l’insieme dei lavori indicano artisti che partono da sé, dal proprio isolamento necessario per creare, e allo stesso tempo sono consapevoli dei mondi che li circondano e interagiscono con loro. Una giuria formata da Marco Bazzini direttore del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Lorenzo Giusti direttore di EX3 Contemporary Art Project di Firenze, Saretto Cincinelli curatore indipendente, Fabio Gori collezionista, selezionerà il lavoro migliore.

La Prole del Drago è il titolo del fotoromanzo prodotto da Andrea Abati che usa uno strumento narrativo popolare, nato in Italia a metà degli anni Quaranta, per parlare, attraverso la storia d’amore fra una ragazza cinese e un ragazzo italiano, di temi attuali come la crisi economica, l’incertezza del lavoro e del futuro, la paura del razzismo, la diffidenza verso l’altro, con la particolarità di inserire nelle immagini di reportage l’uso della finzione e della messa in scena, girando le scene con i due attori principali in diretta. 

Stefano Boccalini presenta un abito di alta moda confezionato con buste contenenti denaro. Fra i cinesi lo scambio di buste rosse è tipico nelle festività per il nuovo anno, le buste contengono sempre e solo denaro, ma Pronto Moda rimanda anche ad una serie di leggi che definiscono le regole del lavoro e al lavoro nero che come ben sappiamo modifica significativamente il mercato. 

8 di Michelangelo Consani prende spunto da una tabella situata nel Tempio Buddista a Prato che raccoglie le offerte per il Tempio. Molti degli importi indicati contengono il numero otto considerato dai cinesi un numero fortunato. Il lavoro di Consani si svolge fra il Tempio Buddista e il Museo Pecci metafora anche fra la nostra Europa decadente e la Grande Cina.

Km.0 di Leone Contini una installazione sull’agricoltura di sussistenza cinese nel pratese, oggi tendenzialmente invisibile, ma in grande espansione inoltre altamente significativa perché il fatto di coltivare ortaggi che fanno parte del proprio background tradizionale in una nuova terra, racconta letteralmente un nuovo radicamento.

Da Wing, artista cinese residente a Prato, mette a confronto strumenti e tecniche antiche per parlare di simboli e archetipi della Cina contemporanea. Con Tre angoli trasporta dalla carta alla plastica l’antica tecnica del ritaglio.

Mentre il drago danza, è una serie di fotografie a colori di Valentina Lapolla. Durante la danza del drago e nei luoghi attraversati da questo, succedono tante piccole azioni, Valentina Lapolla ha sommato a tutti questi gesti anche i suoi, cercando di mettersi fianco a fianco, di essere co-presente, condividendo spazio e tempo.

Sta volando – Sta pensando – Sta aspettando sono i titoli delle tre sculture presentate da Shou Li. Un buddista che prega, una rana animale molto caro ai cinesi, una serie di bottiglie contenenti ciascuna una foto di un bambino che abita a Prato, rappresentano per l’artista le sue origini e il futuro che consegna nelle mano dei bambini.

Franco Menicagli rielabora la scrittura, principale strumento di trasmissione dei saperi e della storia, partendo dall’insegna di un negozio cinese, che persa la sua funzione originaria, è stata dimenticata e abbandonata rotta e incopleta. Yo – Yo è una scultura; un geoide, una lanterna, qualcosa di gioioso e scintillante, metafora di nuovi legami e connessioni.

The Dragon and Saint George è invece l’azione che Robert Pettena ha fatto nella città di Prato nei primi giorni di marzo. Un banner con riprodotto un particolare di un’incisione di Joseph Edgar Boehm che rappresenta San Giorgio che uccide il drago è stato esposto in Piazza del Duomo e in Piazza del Comune, luoghi dove il Drago non può danzare per divieto dell’amministrazione comunale.

/ Sede: Die Mauer arte contemporanea, via Pomeria 71 e Dryphoto arte contemporanea, via delle Segherie 33a, Prato
/ Inaugurazione: ore 18:00 e ore 20:00
/ Date: 19 aprile – 19 giugno 2012

La doppia personale di Paolo Meoni si snoda in due Gallerie con sede a Prato, Die Mauer e Dryphoto arte contemporanea. L’artista, attraverso alcuni lavori prodotti per l’occasione e alcuni lavori recenti e meno recenti, mette a fuoco un percorso complesso legato sia al video che alla fotografia in un gioco di rimandi interni che tentano di evidenziare i nodi essenziali della sua ricerca degli ultimi anni.

Nella Galleria Dryphoto presenta il lavoro En plein air che dà titolo alla mostra. Si tratta di un video con protagonista il padre dell’artista il quale descrive una serie di fotografie scelte nell’archivio di famiglia. Le immagini che sono guardate e quindi descritte una ad una risultano negate allo spettatore creando una tensione fra immagine fotografica e immagine in movimento.

Nella Galleria Die Mauer invece espone una serie di opere fotografiche che circoscrivono la poetica dell’artista degli ultimi cinque anni: un’indagine che trova il suo fondamento nel margine profondo che lega l’immagine alla sua perdita.

In occasione delle due mostre verrà presentato un nuovo catalogo edito da GLI ORI che compendia in maniera esaustiva l’opera dell’artista con testi di Roberta Valtorta, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri.

 

Abati raccoglie le domande intime di un giovane, Lorenzo, che decide di condividerle in un dialogo interiore, attraverso una breve salita e discesa solitaria su un tratto della cava abbandonata di Marmo Verde di Figline, a Prato, dove sono state estratte molte delle pietre usate per la costruzione di alcuni capolavori rinascimentali, tra cui il Battistero e il campanile del Duomo di Firenze, la basilica di San Miniato, il duomo di Siena …

“Che ci faccio qui tra alberi e rocce?

C’è un silenzio naturale come fosse innaturale, lontano dalla città, da casa, dal deserto grigio e rumoroso delle formiche. Cosa ha convinto l’uomo a dividersi e separarsi dalla natura, che più di essa non c’è cura migliore? Non è meglio sentire la pioggia addosso, il vento tra i capelli, correre a piedi nudi tra l’erba, ascoltare l’anima propria che si fonde con l’acqua di un ruscello, con gli occhi che si riempiono di colori? E quando sarà inverno? Avremo ciò che ci scalda oltre al fuoco, l’unione dello spirito con il corpo, l’unione delle menti per un solo scopo: condividere ed assaporare la libertà al di fuori di ogni qualsiasi legge se non quella della natura, dove alla fine i nostri corpi diventeranno la fortezza dell’anima, dello spirito e del corpo, non avendo più bisogno di ciò che inquina le menti: il denaro.

Un unico pensiero rimane, se succedesse, vorrei essere li.”

 

https://www.youtube.com/watch?v=CHJ2aKz3WXU

 

 

 

Robert Pettena è uno degli artisti, insieme ad Andrea Abati, Stefano Boccalini, Michelangelo Consani, Leone Contini, Valentina Lapolla, Shou Li, Franco Menicagli, Da Wing che quest’anno sono stati invitati a lavorare sui festeggiamenti del Capodanno secondo il calendario cinese a Prato. Uno degli eventi collaterali alla Danza del Drago organizzata dall’Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia con la collaborazione di Dryphoto arte contemporanea.

il Tirreno, sabato 3 marzo 2012 – L’alba dei draghi nelle piazze pratesi

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/ Sede: Provincia di Prato, Sala Ovale, Palazzo Banci Buonamici, via Ricasoli 17, Prato
/ Date: sabato 15 ottobre 2011, ore 15:00 – 19:00
/ Relatori: Franco Vaccari, artista; Roberta Valtorta, storica e critica della fotografia; Alba Braza Boïls, curatore indipendente; Matteo Chini, storico dell’arte; Lorenzo Bruni, curatore indipendente; Pier Luigi Tazzi, curatore indipendente
/ Coordinatore: Sauro Lusini,  curatore di archivi pubblici

“…non è importante che il fotografo sappia vedere, perché la macchina fotografica vede per lui.”
[Franco Vaccari, Fotografia e inconscio tecnologico, 1979]

Fotografia e inconscio tecnologico di Franco Vaccari uscito nel 1979 è stato un testo fondamentale per la formazione della nostra associazione nata nel 1977. Franco Vaccari elabora il concetto di inconscio tecnologico già alla fine degli anni Sessanta partendo dalle problematiche dell’arte di quel periodo. Il 1979 è un anno importante per la fotografia in Italia perché vede per la prima volta un grande evento: Venezia ’79. La fotografia, una manifestazione a carattere internazionale composta da mostre, conferenze, laboratori, che ottiene una grande attenzione da parte degli operatori del settore e del pubblico e che sollecita l’avvio di numerose attività intorno alla fotografia fino ad allora, in Italia, assai esigue. La terza edizione di Fotografia e inconscio tecnologico, pubblicata da Einaudi nel 2011 a cura di Roberta Valtorta, contiene anche altri scritti di Franco Vaccari dedicati alla fotografia, scritti che hanno notevolmente influito sulla fotografia italiana. Partendo da questa introduzione i partecipanti alla tavola rotonda andranno ad evidenziare la filosofia che sottende il loro operare per andare a comporre un quadro della situazione dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla fotografia. I relatori sono stati scelti fra coloro che hanno collaborato con noi durante i nostri trentanni di attività. Alcuni di loro, ai tempi della nostra collaborazione giovani sconosciuti o quasi, ricoprono oggi cariche in enti importanti, altri già affermati continuano attivamente il loro lavoro e altri ancora sono giovani curatori già apprezzati a livello nazionale e/o internazionale. Un ampio lavoro culturale sul senso del fotografare, l’attenzione al mezzo usato e allo specifico fotografico sono stati alla base dei primi anni della nostra attività passando poi, influenzati dalle questioni artistiche e sociali del momento, a prestare attenzione al mercato, cercare nuovi moduli espositivi, uscire dagli spazi sacri dell’arte per inserire opere d’arte sotto forma di fotografie in contesti quotidiani, sperimentare nuove relazioni fra pratiche artistiche e contesto urbano, mantenendo comunque una costante attenzione alla didattica. I relatori invitati alla tavola rotonda fanno parte di questa storia e del sistema dell’arte: Franco Vaccari artista, autore di numerosi testi a carattere teorico, dei quali alcuni dedicati alla fotografia; Roberta Valtorta direttore scientifico del Museo di Fotografia Contemporanea, Cinisello Balsamo, primo ed unico museo pubblico di fotografia in Italia; Pier Luigi Tazzi curatore permanente del progetto Spread in Prato dal 2002, Matteo Chini docente di Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Carrara; Lorenzo Bruni curatore selezionatore per l’edizione 2010/2011 del Premio Furla 2010/11 che recentemente sta curando un ciclo di mostre per AstuniPubblicStudio, Bologna; Alba Braza Boïls co-direttrice del progetto no profit Otro Espacio, Valencia, Spagna. Coordinerà il convegno Sauro Lusini che al 1980 a 2009 è stato responsabile dell’Archivio Fotografico Toscano.

Franco Vaccari, Dryphoto, 1982

Franco Vaccari, Dryphoto arte contemporanea, 1982

 

/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliesi 23; Torre della Buca, via Pugliesi 21; Ozne Pub, via Pugliesi 35; Caffè Zero, via Giuseppe Garibaldi 65
/
Inaugurazione: giovedì 16 giugno dalle 17:00 alle 24:00, ore 20:00 aperitivo
/ Date: 18 maggio – 16 giugno 2011
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Artisti: Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Vittore Fossati, Vincenzo Castella, Andrea Abati, Dennis Marsico, Thomas Ruff, Francesca Woodman, Toshio Shibata, Sakiko Nomura, Kazuko Wakayama, Hiroto Fujimoto, Marco Signorini, Fabio Casati, Marco Baroncelli, Filippo Maggia, Carmelo Nicosia, Paolo Bernabini, Sislej Xhafa, Shao Yinong & Muchen, Shimabuku, Connie Dekker, Gea Casolaro, Zheng Guogu, Giovanni Ozzola, Robert Pettena, Margherita Verdi, Rita Linz, Tancredi Mangano, Michael Schmidt, Nobuyoshi Araki, Renate Aller, Andreoni e Fortugno, Natalie Magnan, Margot Pilz, Alessandro Mencarelli, Stefania Balestri, Mariette Schiltz, Stefano Boccalini, Paola Di Bello.

 

Moving è una mostra in progress che racconta la storia dello spazio e ne rappresenta anche lo stato attuale. Dal 18 maggio al 16 giugno, ogni giorno, per trenta giorni, corrispondenti ai trenta anni di attività dello spazio di via Pugliesi 23, sono state collocate le opere di artisti selezionati fra coloro che hanno esposto in Dryphoto dal 1981 ad oggi.

a cura di Eleonora Farina

/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliese 23
/ Date: 26 febbraio – 30 aprile 2011
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Artisti: Augusto Buzzegoli, Valentina Lapolla

Dryphoto arte contemporanea inaugura i festeggiamenti per i trent’anni di attività con let’s keep in touch, una doppia personale di Augusto Buzzegoli e Valentina Lapolla, artisti che hanno costantemente affiancato il percorso della galleria e che sono artisticamente cresciuti all’interno di essa. Il mezzo fotografico, in sé questione che ha dato inizio e ha caratterizzato tutta una lunga storia espositiva, viene tematizzato e problematizzato in questa mostra, curata da Eleonora Farina.

Nei suoi quasi due secoli di vita la fotografia ha ripetutamente cercato di entrare nell’olimpo delle cosiddette Belle Arti, a volte documentando, altre volte sostenendo e collaborando, infine confrontandosi con le più tradizionali tecniche artistiche. Ad esempio, grande fu la fascinazione che esercitò sugli Impressionisti alla fine dell’Ottocento; pochi decenni dopo il non-finito tipico delle tarde sculture di Auguste Rodin divenne, da elemento pittorico qual era, un’evidente caratteristica fotografica; negli anni Cinquanta la coppia Jackson Pollock / Hans Namuth scardinò definitivamente ogni barriera, creando così una sintesi del fare artistico.

let’s keep in touch analizza quindi la ‘tecnicità’ del medium fotografico, in questo modo scavando nell’ibridazione, nella contaminazione tra generi artistici diversi e complementari.
Augusto Buzzegoli (1974) presenta tre lavori inediti i quali, in continuità con la sua ricerca pregressa, riflettono sull’‘autoreferenzialità’ della fotografia. L’installazione Untitled (at the Slightest Touch), le stampe Journey in an Invisible Neighbour #3 e #4 e le quattro impressioni su carta Untitled (Shrug it Off) raccontano di processi fotografici primitivi, nei quali le varianti principali risultano essere il contatto fisico e – più significativamente ancora – la luce, elemento costitutivo dello scatto stesso con la macchina.
Valentina Lapolla (1979) utilizza invece il mezzo per proporre una riflessione intimamente politica e intimamente attuale, la quale prende le mosse dalle questioni aperte dal femminismo e dalla sua storia in città. Se “ciò che determina la possibilità di un effetto morale delle fotografie è l’esistenza di una pertinente coscienza politica” (Susan Sontag), nel nuovo lavoro 3 PIECES (Ci vediamo là alle nove, Vado via e E’ stata una fortuna averti trovata) il mezzo performativo, quello video e quello fotografico si relazionano in maniera omogenea per dialogare con il pensiero femminista caro all’artista e alla storia della galleria.

a cura di Pier Luigi Tazzi

/ Sede: Palazzo Buonamici, Prato; Ex Cimatoria Campolmi – Biblioteca Comunale Istituto Culturale e di Documentazione Lazzerini, Prato; Villa Giamari – Biblioteca Comunale, Montemurlo; Spazio d’arte Alberto Moretti/Schema Polis, Carmignano; Dryphoto arte contemporanea, Prato
/ Date: 16 ottobre 2010 – 11 gennaio 2011
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Apparato fotografico documentativo: Andrea Abati

Evento promosso da: Regione Toscana; Provincia di Prato, Assessorato alla Cultura; Comune di Prato, Assessorato alla Cultura; Comune di Carmignano, Assessorato alla Cultura; Comune di Montemurlo, Assessorato alla Cultura; Comune di Cantagallo. Progetto della Provincia di Prato.


THOMAS RUFF PRATO 16.10-11.12/2010 è un progetto a cura di Pier Luigi Tazzi che si pone come continuazione di un progetto iniziato nel 2002 con Spread in Prato: portare l’arte negli spazi della vita, del consumo, delle attività produttive, nel tessuto della città, quello del centro e quello periferico.

In questa occasione il progetto si fa più preciso: riportare l’arte negli spazi del potere e negli spazi sociali; riappropriarsi dell’antica tradizione europea, dove l’arte era soprattutto negli spazi di potere, come chiese e palazzi pubblici. Interrottasi alla fine del Settecento – quando l’arte perde il suo contatto con la vita sociale e viene relegata in spazi appositamente dedicati, in collezioni e in musei – questa tradizione si rinnova nel nuovo progetto curatoriale di Pier Luigi Tazzi.

Le opere selezionate per la mostra THOMAS RUFF PRATO 16.10-11.12/2010 provengono dall’intero corpus della produzione dell’artista e si adattano ai diversi ambienti che le accolgono: a Prato, il Palazzo Buonamici, oggi sede della Provincia, e l’Ex Cimatoria Campolmi che ospita, la Biblioteca Comunale Istituto Culturale e di Documentazione Lazzerini; a Montemurlo, Villa Giamari, anch’essa sede della Biblioteca Comunale locale; a Carmignano, lo Spazio d’arte Alberto Moretti/Schema Polis.

Le opere dell’artista tedesco presentate in questo evento espositivo partono dai primi e innovativi Portraits, i ritratti dei compagni d’accademia nei grandi formati che hanno reso Thomas Ruff celebre in tutto il mondo, fino ad estendersi ad altri campi di indagine. Tra questi, la fotografia digitale con il ciclo Nudes (1999-2002), immagini erotiche in bassa definizione scaricate dal web su cui l‘artista interviene cambiando i colori o ripulendole da alcuni dettagli. La serie Substrat (2001-2004), basata su astrazioni da immagini di manga elaborate digitalmente, attraverso la quale Ruff stimola l’occhio del pubblico, invitandolo a confrontarsi con un soggetto che muta a seconda della distanza da cui è osservato. Sottoposte a un procedimento di sovrapposizione, queste si trasformano in composizioni astratte di grande complessità. Ed ancora la serie jpegs, iniziata nel 2004, dove l’ingrandimento dell’immagine digitale rivela la struttura dei pixel che la compone, alterando i meccanismi di percezione.

Il percorso artistico di Thomas Ruff, volto a sperimentare le molteplici possibilità linguistiche della fotografia, è inoltre illustrato in questa mostra attraverso le fotografie astronomiche, Sterne (1989-1992), tratte da negativi messi a disposizione dall’Eso (European Southern Observatory), che l’artista sviluppa in dimensioni molto grandi, ponendo davanti all’osservatore le costellazioni che si perdono nell’astrazione di un firmamento ideale. Ed infine le opere più recenti la cui iconografia è legata ai fenomeni fisici e matematici, come la serie cassini che si basa su fotografie di Saturno scattate dalla NASA.

Le opere di Thomas Ruff trovano accoglienza negli ambienti di rappresentanza e negli uffici di Palazzo Buonamici: accanto agli affreschi allegorici che raccontano l’antica cultura di cui il palazzo è espressione, immagini del nostro contemporaneo realizzate attraverso il medium della fotografia. La fotografia è un mezzo di rappresentazione diretto e immediato, di facile accessibilità, non necessita di particolari strumenti di lettura dunque è capace di raggiungere un pubblico ampio e variegato. Per tutte queste peculiarità è il genere che meglio traduce gli intenti che attengono al progetto. Utilizzata inizialmente come elemento accessorio, documentativo o di supporto alla pittura, la fotografia viene riconosciuta a pieno titolo come medium artistico soltanto a metà degli anni ’80. Grazie ad artisti come Thomas Ruff, Candida Höfer, Axel Hütte, Thomas Struth, Andreas Gursky, tutti formatisi all’Accademia di Düsseldorf con Bernd e Hilla Becher, oltre ad altri della medesima generazione quali Jan Vercruysse, Günther Förg, Rodney Graham, Jean Marc Bustamante, la fotografia è diventata uno strumento essenziale nell’elaborazione e costruzione dell’opera d’arte, al pari di media più tradizionali quali pittura e scultura, e al di là di ogni sua specifica caratteristica stilistica e disciplinare.

La fotografia è anche memoria e prova di realtà. Pier Luigi Tazzi colloca le opere fotografiche di Thomas Ruff anche negli spazi fisici deputati alla conservazione, alla memoria e all’archivio: la biblioteca di Montemurlo, ospitata nella settecentesca Villa Giamari, e la Lazzerini, biblioteca e, attualmente, anche centro di documentazione e museo della città di Prato, collocata all’interno dell’Ex Cimatoria Campolmi. Si tratta in questo ultimo caso di un grande complesso architettonico edificato all’interno delle mura medievali. Qui le opere dell’artista dialogano con l’archeologia industriale dell’edificio, emblema della vocazione imprenditoriale della città di Prato che si afferma, come in altre città europee, con la Rivoluzione Industriale. Infine a Carmignano nello Spazio d’arte Alberto Moretti/Schema Polis, dedicato allo studio e alla promozione di alcune significative esperienze artistiche dal secondo dopoguerra ad oggi, a partire dall’opera di Alberto Moretti e dall’attività della storica galleria Schema da lui fondata e diretta a Firenze fra il 1972 e il 1994.

Il percorso espositivo si conclude negli spazi di Dryphoto arte contemporanea dove sono raccolti materiali editi su Thomas Ruff: libri, cataloghi, edizioni.

THOMAS RUFF PRATO 16.10-11.12/2010 sarà accompagnato da una pubblicazione. Il libro, con testi critici di Pier Luigi Tazzi, fra gli altri, e apparato fotografico documentativo della mostra, verrà presentato giovedì 4 dicembre presso la Biblioteca Lazzerini a Prato.

 

Realizzato da Andrea Abati nell’ambito del laboratorio in convenzione tra Azienda USL 9 di Prato e Dryphoto arte contemporanea. Storie e dialoghi dei partecipanti.

Andrea Abati ringrazia Sabra Manetti e Francesca Frau per la collaborazione alla fase progettuale, organizzativa, oltre che alla realizzazione del progetto “fotoromanzo”. Ringrazia inoltre per la collaborazione e la disponibilità delle strutture: Revet Spa, Penny Market Italia srl, Casa del Popolo di Coiano, Animal House, Cooperativa Via del Campo, Caffè al Teatro, Polisportiva Aurora.

Un ringraziamento inoltre a: Dryphoto arte contemporanea per le opere Jiu Yue Jiu de Jiu di Xu Tan e Beggar 2.0 di Saso Sedlacek. Un ringraziamento particolare a: Sergio Mazzuoli relazioni con il pubblico ASM.
Il progetto grafico è di Luca Sguanci.

 

 

da Atlante Italiano 007 – rischio paesaggio

/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliese 23, Prato
/ Date: 12 dicembre 2009 – 20 febbraio 2010
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea

Andrea Abati appartiene alla generazione della fotografia italiana di paesaggio degli anni Settanta. Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale della città attraverso un uso della fotografia come strumento di conoscenza e di relazione tra il sé e il mondo.

Usual Landscape, la mostra presentata in Dryphoto arte contemporanea, è una parte del lavoro prodotto per Atlante Italiano 007 – rischio paesaggio, un progetto di committenza sui temi del paesaggio italiano. Paesaggio, architettura e fotografia d’autore sono state chiamate dal MAXXI_museo nazionale delle arti del XXI secolo per accrescere gli strumenti di salvaguardia e tutela del territorio italiano e incrementare il nostro patrimonio culturale. A quindici fotografi è stato affidato il compito di dare forma ad un ‘atlante’ degli elementi più significativi del nostro paesaggio e di ciò che quotidianamente lo trasforma affrontando le criticità emergenti nell’attuale situazione del panorama italiano. Le opere prodotte sono entrate a far parte delle collezioni del MAXXI architettura. Consumo del suolo, alterazioni del tessuto urbano e sociale, disordine edilizio e urbano, degrado, traffico, inquinamento dell’aria, caos acustico e visivo, emergenza rifiuti, minacciano il futuro delle nostre città piccole e grandi. Il paesaggio uno dei pilastri della storia e dell’identità del nostro Paese sta seppellendosi ogni giorno anche in virtù di amministratori pubblici che si lasciano tentare dal consumo indiscriminato del territorio, pur di assicurare introiti adeguati alle loro casse altrimenti vuote. L’intreccio tra rendita immobiliare e speculazione finanziaria, che investe e condiziona anche altri aspetti di questi fenomeni: l’esplodere di nuove forme e spazi di distribuzione commerciale e l’elevatissima crescita di seconde case. Abusi ambientali ormai macroscopici comportano oltre tutto disastri idrogeologici sempre più frequenti e devastanti. Come interagiscono con il paesaggio del centro sud della Toscana la problematica energetica e la sua produzione, lo stato dell’economia, l’arrivo di nuovi cittadini. Questo è l’interrogativo che si è posto Andrea Abati e la consapevolezza che ormai viviamo in un paesaggio compromesso visto solo come bene da consumare lo porta alla conclusione che dobbiamo consapevolmente e volontariamente imboccare un percorso di decrescita dei consumi e delle produzioni di massa delle merci.

a cura di Bert Theis

/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliesi 23, Prato
/ Date: 2 ottobre – 14 novembre 2009
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Artisti: Andrea Abati, Paola Di Bello, Saso Sedlacek, Xu Tan

 

 

Nell’ambito di Territoria 4, Il grande balzo, progetto itinerante di arte contemporanea della Provincia di Prato, con i Comuni di Cantagallo, Carmignano, Montemurlo, Prato, le associazioni culturali Dryphoto arte contemporanea, Kinkaleri, Spaziorazmataz, con la partecipazione di Cantiere d’Arte Alberto Moretti-Galleria Schema L’Artelier, coordinato dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, realizzato con il contributo della Regione Toscana  della Provincia di Prato, a cura di Bert Theis, anche un progetto in Dryphoto arte contemporanea: una collettiva degli artisti Andrea Abati, Paola Di Bello, Sašo Sedlacek.

Sempre a cura di Dryphoto arte contemporanea Il vino per il 9 settembre installazione proposta da Xu Tan che riprende il titolo di una canzone popolare cinese molto conosciuta i cui temi sono la nostalgia di casa la vita del migrante. La struttura collocata nella PIazza del Duomo è pensata come uno spazio ricreativo dove è possibile cantare il Karaoke. Dentro l’opera di Xu Ta è ospitato il lavoro di Alek O, Karaoke per l’estate: un pretesto per far incontrate in modo informae gli abitanti della città di Prato e rafforzare i legami della comunità.
Andrea Abati nel progetto Prato – via Bresci > via Malaparte analizza la difficoltà di relazione e di socialità esistenti in una media città metropolitana, nel pieno di una forte crisi economica strutturale in un momento di massiccia presenza di cittadini d’origine straniera, in maggioranza cinesi. Sono osservate e raccolte, in maniera quasi provocatoria, foto di luoghi sociali domestici: ingressi, spazi a comune, vani scale, soggiorni di edifici posti in località di Prato scelte solamente per il nome delle vie. Paola Di Bello propone un nuovo capitolo di Framing the Community, progetto avviato a Isola Art Center a Milano e proposto in quest’occasione per gli abitanti della Provincia di Prato: “un set tradizionale di ritratti di piccoli gruppi di persone dellla città, disposti non davanti al consueto sfondo, ma ad una finestra che si apre sul paesaggio urbano. I volontari che si sono fatti ritrarre con amici e famiglia adeririscono  all’idea di far parte di uno specifico paesaggio umano e urbano.” Saso Sedlacek propone Beggar Robot, robot per le persone materialmente svantaggiate interamente costruito assemblando vecchie parti di computer ad altre ottenute senza costo. E’ un’agenzia surrogato, creata per un mondo in cui i gruppi di emarginati non vanno in strada a chiedere l’elemosina, a meno che si trovino nelle condizioni più disperate. Il robot ha accesso ad aree normalmente vietate ai mendicanti, come i centri commerciali, o partecipa a eventi comunitari frequentati dai membri più abbienti della società.

Info:www.territoria.provincia.prato.it

Andrea Abati, Prato Via Bresci Via Malaparte, 2009

Andrea Abati, Prato – via Bresci > via Malaparte, 2009

 

a cura di Lorenzo Bruni

/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliesi 23 e Monash Univesity Prato Centre (Palazzo Vai), Prato
/ Date: 29 aprile – 20 settembre 2009
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ evento promosso da: Comune e Assessorato alla cultura e alle Politiche, Giovanili, Officina Giovani- Cantieri Culturali, Dryphoto arte contemporanea, Prato
/ in collaborazione con Art&Design Faculty Exhibition della Monash University

Corso di orientamento alle attuali tendenze artistiche e aggiornamento per le istruzioni all’uso pubblico attraverso una sequenza di mostre. Lo spazio di relazione in città e l’archivio, sono i due concetti intorno al quale si sono sviluppati i laboratori e le discussioni coordinate da Lorenzo Bruni e le mostre da lui curate che si sono alternate negli spazi di Dryphoto arte contemporanea.

Il progetto, ideato e seguito da Lorenzo Bruni, ha previsto 4 lezioni teoriche sulle pratiche curatoriali, sulle attuali tendenze artistiche e su come vengono comunicate o messe in pratica; 2 laboratori, uno rivolto ai giovani che vogliono concentrarsi sulla pratica curatoriale e organizzativa di eventi e l’altro a giovani artisti; un incontro rivolto a tutti i partecipanti con l’artista Cesare Pietroiusti.

I risultati, interventi, azioni, performance, installazioni realizzati dai partecipanti al laboratorio sono stati concepiti con l’intento di modificare la percezione dello spazio di Palazzo Vai in occasione del convegno “Archive/Counter-Archive” organizzato da Art&Design Faculty Exhibition della Monash Univesity e hanno dato vita alla mostra finale del laboratorio dal 9 al 16 luglio.

Il 10 luglio, all’interno del convegno, Lorenzo Bruni è intervenuto affrontando il tema dell’archivio rispetto ai risultati raggiunti durante il corso e rispetto al lavoro portato avanti dall’artista Rossella Biscotti, che nell’occasione ha presentato i suoi ultimi progetti e ricerche artistiche.

Le mostre ospitate all’interno dello spazio di Dryphoto arte contemporanea, presentano opere in dialogo tra  loro per una riflessione sulla natura dell’immagine e sulla sua veridicità, su come viene percepita e condivisa. Infatti, tutte le immagini adesso sono vere o false e quindi l’unica cosa che le rende concrete è il tipo di fruizione da parte dello spettatore. Per mettere in evidenza questo, gli artisti in mostra non privilegiano solo lo spazio rappresentato nelle loro foto ma anche lo spazio che le accoglie e che in qualche modo andranno ad illuminare e a vivere in maniera differente. Queste immagini non rappresentano un punto di arrivo ma il mezzo per tendere all’evocazione di una narrazione collettiva e personale che non si vuol limitare solo alla semplice documentazione del reale.
Un ciclo di mostre che fornisce una risposta parziale ma concreta ai temi affrontati nel corso/laboratorio Manuale per autostoppisti dell’arte. Progetto di educazione alla comunicazione visiva e una prima mappatura delle giovani energie presenti sul territorio. Questa formula aperta, rispetto all’idea di mostra episodica chiusa in sé, rispecchia l’idea di rendere permeabile e spazio aperto per incontri il luogo di Dryphoto.

 

/ Avevamo un appuntamento ma io sarò in ritardo
/ a cura di Lorenzo Bruni
/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliesi 23 Prato
/ Date: 29 aprile – 9 maggio 2009
/ Artisti: Giorgia Accorsi, Silvia Bongianni, Vittorio Cavallini, Irina Kholodnaya

Le opere presenti in Avevamo un appuntamento ma io sarò in ritardo  sono un  tentativo non di rappresentazione ma di evocazione del movimento di un dato soggetto  e ne testimoniano il suo transito come l’auto e la luna nell’opera di Vittorio Cavallini, le auto nella discarica di Irina Kholodnaya, le cicche e i bicchieri di Silvia Bongianni, le mani dei due personaggi del video di Giorgia Accorsi. Il corpo del soggetto in queste fotografie quasi si fa rarefatto e proprio per quello viene maggiormente evocato e chiamato in causa. La fotografia di tipo urbano (dalla sua nascita) da sempre rappresenta anche persone in transito per le strade, le quali però risultano ferme e statiche come congelate in quel dato istante temporale già passato. La domanda inconscia che emerge dall’associazione delle opere in mostra riguarda come sia possibile rappresentare questo camminare, questo andare, questo desiderio di viaggiare delle persone che in solitudine attraversano lo spazio urbano e non. La risposta avviene ponendo l’attenzione sul dialogo tra spazio rappresentato nelle immagini e spettatore. Questa chiave di lettura parziale non vuole imbrigliare le opere in una unica visione di significato ma si propone come stimolo di discussione all’interno delle lezioni del laboratorio.

Giorgia Accorsi (Latina, Italia, 1977. Vive e lavora a Roma). Le parole non dicono mai quello che voglio, 2007, video, 4’30’’. Il video alterna l’immagine fissa di due sordomuti che parlano attraverso il linguaggio dei segni. Mentre il dialogo tra i due si fa più concitato e i gesti delle mani sono monumentalizzati da un breve rallentamento lo spettatore si rende conto di e ssere l’unico testimone e depositario di questo tentativo di comunicazione poiché le due persone si trovano in due luoghi differenti e sono messe in relazione solo attraverso il particolare montaggio video.

Silvia Bongianni (Firenze, Italia, 1975. Vive e lavora a Firenze). Blast, 2005-2008, serie di stampe lambda a colori su cibachrome, cm 30×50. Questa serie di fotografie rimanda a luoghi differenti del mondo accomunati dallo sguardo dell’artista caratterizzato da un sentimento di estraniamento misto a stupore. L’opera 14 febbraio 2009 è composta da 4 singoli frammenti di fotografie e rimanda al tentativo di rendere più istanti compresenti: la metamorfosi della sposa e i movimenti di lei e attorno a lei nel giorno del suo matrimonio.

Vittorio Cavallini (Lucca, Italia, 1973. Vive e lavora a San Miniato). Un mese, 2008, stampa fotografica in bianco e nero, cm 23,8×17,6 e video su monitor. L’associazione tra la piccola stampa della luna e il video documentativo dell’auto dell’artista, lasciata in una cava per un mese, rimanda alla nuova condizione e percezione del mondo da parte dell’artista, che per la durata di un mese si è dovuto muovere senza automobile.

Irina Kholodnaya (Voronezh, Russia, 1985. Vive, studia e lavora a Firenze). Forma, 2006, dittico, stampa digitale in cornice d’argento, 30×40 cm. Le due fotografie presentano parti di un corpo di una giovane ragazza al sole. Lo sguardo vertiginosamente ravvicinato sul soggetto rende la dimensione autovoyeuristica una dimensione astratta fatta di pure forme. L’approccio di tipo astratto geometrico che rende le opere dell’artista evocative e oggettive allo stesso tempo lo ritroviamo anche nella sequenza lanterna anche se in questo caso viene approfondito il rapporto tra ritmo e ripetizione.

/ Mi ricordo di noi
/ a cura di Lorenzo Bruni
/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliesi 23 Prato
/ Date: 21 maggio – 7 giugno 2009
/Artisti: Gabriele De Santis, Raffaele Luongo, Osvaldo Sanviti, Felice Serreli

Le opere presenti in Mi ricordo di noi ruotano attorno all’idea di identità. Chi sono? cosa vedo? Chi ero quando ho incontrato quelle date persone in quello specifico luogo? O meglio chi volevo essere quando mi sono trovato in quella situazione? La fotografia d’epoca con il volto annerito sul muro da un accendino di Gabriele De Santis, il dittico con i disegni di Felice Serreli che si sviluppano attorno al nastro adesivo applicato sulla superficie, il libro di immagini di Osvaldo Sanviti di soggetti ripresi in solitudine, che osservati uno dopo l’altro riconquistano una dimensione corale inaspettata e perduta, il video di Raffaele Luongo sul come ripensare l’arte e come metterla in pratica nella propria intimità,pongono una domanda inconscia che emerge dalla loro associazione nella mostra e riguarda la domanda sul peso della memoria collettiva/personale e su come reagiamo ad essa. Proprio partendo da questa domanda gli artisti hanno proposto opere che indagano il concetto di traccia e hanno il potere di evocare un messaggio e un desiderio di dialogo e di scoperta dell’altro simile a sé. Come per la prima collettiva, anche in questo caso, la risposta avviene ponendo l’attenzione sul dialogo tra lo spazio rappresentato, le immagini e lo spettatore. Questa chiave di lettura parziale non vuole imbrigliare le opere in una sola visione di significato ma proporsi come stimolo di discussione all’interno delle lezioni del laboratorio.

Gabriele De Santis (Roma, Italia, 1983. Vive e lavora a Roma). Senza titolo, 2007, video. Il video consiste in un movimento lento sulla superficie di fotografie d’epoca di ritratti di gruppo le cui facce sono invisibili poiché non cancellate ma come asportate. Questo non è un atto malinconico che esprime il problema generale della perdita di memoria collettiva, ma un mettere in evidenza le situazioni che si vivono con gli altri e la necessità di desiderarne altre. L’altra opera di De Santis consiste in un trapano che sospeso nel vuoto continua a funzionare senza creare nessun effetto, negando così la sua funzione. All’estremità della punta c’è un foglio che gira su se stesso e porta su di sè una lettera, scritta a mano, che si mostra ma non si dona del tutto al nostro sguardo.

Raffaele Luongo (Caracas, Venezuela, 1966. Vive e lavora tra Napoli e Firenze). Raffaele e l’arte contemporanea, 2003, video. Immagini di capolavori dell’arte sfrecciano di fronte a noi. Perché quelle opere? Perché esposte in quel modo? Le domande sul ruolo del museo, sul senso dell’associazione di particolari opere d’arte e sull’allestimento vengono risolte dall’artista nella costruzione della sua personale classifica di opere d’arte nel luogo asettico di un bagno piastrellato. Questo mondo personale viene condiviso con gli “altri” e la fruizione viene permessa dal movimento concitato di una macchina giocattolo elettrica con la videocamera montata sopra.

Osvaldo Sanviti (Nato a Pistoia, vive e lavora a Firenze). Drumming, 2009, serie di stampe inkjet a colori, cm 21×29. L’immagine è quella di un ragazzo che suona la batteria che, preso dalla concitazione dei movimenti, ci mostra, nel reclinare la testa, solo la sua capigliatura. Il contesto diviene quel gesto di eterna ribellione e indice di giovinezza. La sequenza è composta da una serie di quattro fotografie che ripropongono la stessa immagine, una polaroid trovata su inernet, che perde colore e nitidezza via via che viene stampata e scansionata nuovamente. Le immagini sembrano tutte uguali e tutte diverse come il ruolo impersonato dal ragazzo ritratto.

Felice Serreli (1974, Cagliari, Italia. Vive e lavora a Milano). 4Mhz, 2006, stampa fotografica cm 40×65 e video. La fotografia è quella di un cubo di polistirolo consumato negli angoli. L’oggetto galleggia su un fondo neutro come se si mostrasse al mondo per la prima volta. Vicino alla fotografia si trova un video, 4Mhz, in cui un uomo in giacca e cravatta, l’artista stesso, corre trascinando con sé proprio quel cubo di polistirolo, che rappresenta niente altro che la sua memoria.

/ Invocare Istanti
/ a cura di Lorenzo Bruni
/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliesi 23 Prato
/ Date: 10 luglio – 20 settembre 2009
/Artisti: Stefania Balestri, T-Yong Chung, Michelangelo Consani, Yuki Ichihashi, Diego Tonus

Le opere presenti in Invocare Istanti ruotano attorno all’idea catalogazione. Catalogare cosa, perché e soprattutto per chi? La risposta che forniscono gli artisti riguarda il tentativo di riattivare memorie passate rendendole dei mezzi per una riflessone sul presente. Proprio come degli strumenti con cui confrontarsi con il mondo possono essere letti il tavolo con la sequenza di variazioni di colle che implodono su loro stesse di Diego Tonus, i dadi con le immagini di vari mezzi di locomozione di T-Yong Chung, l’immagine di una festa di minatori della fine dell’800 ripresa da internet di Michelangelo Consani, le immagini di interni/esterni di case reali/immaginarie che ritornano con le opere di Stefania Balestri e le fotografie di “entità” differenti incontrate per caso nell’arco temporale di un giorno di Yuki Ichihashi. Le loro opere sono dei mezzi per rileggere dei mondi ma anche per immaginarne degli altri. Questi mondi però non stanno solo nel campo delle idee ma hanno una loro concretezza e possibilità di inveramento. La fotografia della festa dei minatori di un’altra epoca di Michelangelo Consani è visibile come screensaver sul computer (ricordando oggi che gli archivi sono contenitori immateriali in rete) ma ottiene una concretezza particolare attraverso gli inviti stampati per la festa diffusi in vari spazi della città. La diaproezione di Yuki Ichihashi rende permanente l’immagine dell’artista stessa che si affaccia da una finestra all’interno del luogo della Dryphoto. L’archivio di gesti e di sculture di Diego Tonus acquista una dimensione particolare integrato con un tavolo progettato appositamente per la nuova funzione. Il video di T-Yong Chung crea permette un atmosfera di drammatizzazione attraverso il modo di osservare i passanti dalla sua finestra di casa facendo sembrare tutto un video games. Le fotografie di frammenti di una storia poetica divengono veri solo nella nova composizione fotografica per Stefania Balestri. Come per le altre mostre collettive anche in questo caso la risposta avviene ponendo l’attenzione sul dialogo tra lo spazio rappresentato nelle immagini e lo spettatore. Questa chiave di lettura parziale non vuole imbrigliare le opere in una sola visione di significato ma proporsi come stimolo di discussione all’interno delle lezioni del laboratorio.

 

a cura di Alba Braza Boïls

/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliesi 23 e Vicolo del Casino, Prato
/ Date: 15 novembre – 24 dicembre 2008
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea

Ricorrenza è un lavoro iniziato da Greta Alfaro (Pamplona, 1977) nel 2006 quando è a Città del Messico ospite del Governo messicano per una borsa di studio e che l’artista svilupperà in seguito presso Casa de Velázquez (Madrid) all’interno di un programma di residenza per giovani artisti. In questo lavoro Greta Alfaro parte da fotografie che ha trovato nei mercatini di seconda mano delle città dove ha abitato o che ha visitato, scatti anonimi fra gli anni ’50 e ’80 che raccontano compleanni, battesimi, pranzi di famiglia, ricorrenze in case private di diversi paesi del mondo. Partendo da questi scatti l’artista interviene inserendo in ogni immagine, con discrezione ma senza pudore, un particolare che smaschera situazioni di conflitto. La fotografia di un felice brindisi dove non tutti possono avere in mano la coppa per brindare o un ritratto di gruppo intorno ad un tavolo alla fine di una festa dove in primo piano appare una signora che sembra avere un’ecchimosi violacea su una guancia. Queste opere saranno esposte in un appartamento da tempo disabitato di Palazzo Dragoni, in Vicolo del Casino, mentre Dryphoto arte contemporanea ospita Budapest-Viena, una installazione che traforma la prima stanza della galleria un salotto di altri tempi. Una tavola apparecchiata senza commensali lascia intravedere un pranzo interrotto all’improvviso: sul tavolo un bicchiere rotto, del vino rovesciato, strumenti medici, medagliette religiose, biancheria intima e altri oggetti ci parlano di misteri che Greta Alfaro non svela ma lascia al nostro immaginario e alla nostra interpretazione.

a cura di Pier Luigi Tazzi

/ Sede: Prato, sedi varie
/ Date: Ottobre 2008
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Realizzato nell’ambito di Territoria3, un progetto di Provincia di Prato, Assessorato alla Cultura
/ Con il contributo di Regione Toscana

ENGLISH BELOW

Second Escape è il lancio della pubblicazione, dallo stesso titolo, edita da Gli Ori, della prima estesa monografia sull’opera (dal 1998 al momento attuale) di Robert Pettena, l’artista nato a Pembury in Inghilterra nel 1970 e, fin dai suoi inizi, attivo a Firenze. Si articola in una serie di mostre e di eventi, incentrati su opere dell’artista dal 2001 ad oggi, dislocate in luoghi istituzionali fra i più importanti della città, quali Palazzo Banci Buonamici, sede della Provincia di Prato, il Palazzo della Prefettura, il Teatro Metastasio, Palazzo Vaj, attualmente sede della Monash University Prato Centre, nonché nello spazio espositivo di Dryphoto arte contemporanea che ne è l’ente organizzatore.
Il libro, le mostre e gli eventi che accompagnano il suo lancio sono a cura di Pier Luigi Tazzi che dell’artista dice: “Pettena non tende a creare o a ripensare modelli, quanto a cogliere dei momenti in cui si manifesta un senso …” e continua “Tende a mettere in scena quelli che gli Inglesi chiamano pun, giochi di parole, quindi, più che giochi di linguaggio, jeux de langage. Di quest’ultimi giustamente diffida ritenendoli trappole autoritarie nel momento stesso che si danno come autorevoli, lui che è refrattario ad ogni autorevolezza. E perciò mantiene sempre la dimensione del gioco, come scappatoia, più ancora che come uscita di sicurezza: second escape.” (Pier Luigi Tazzi, Second Escape, Gli Ori, Prato 2008).
http://www.gliori.it/abs_pdf/Pettena.pdf

ENGLISH VERSION

curated by Pier Luigi Tazzi

/ Location: Prato
/ Dates: October 2008
/ Organization: Dryphoto arte contemporanea
/ Realised in the occasion of Territoria3, a projet by Provincia di Prato, Assessorato alla Cultura
/ With the contribution of Regione Toscana

Second Escape is the launch of a book with the same title published by Gli Ori, the first extensive monograph on the work (from 1998 to the present) of Robert Pettena, the artist born in Pembury, England in 1970 and active in Florence since the start of his career. It is also a series of exhibitions and events focusing on the artist’s works from 2001 to today, held in some of the most important institutional sites of the city, like Palazzo Banci Buonamici, headquarters of  the Province of Prato, Palazzo della Prefettura, Teatro Metastasio, Palazzo Vaj, now the location of the Monash University Prato Centre, as well as the exhibition space of Dryphoto arte contemporanea, the organizer of the initiative. The book and the exhibitions and events that accompany its release have been edited/curated by Pier Luigi Tazzi, who describes the artist as follows: “Pettena tends not to create or rethink models, but to capture moments in which a meaning is evident […]. He tends to stage what the English call ‘puns’, word games, then, rather than games of language, jeux de langage. He justifiably distrusts the latter, seeing them as authoritarian traps, since they present themselves as authoritative, and he is wary of anything authoritative. So he always preserves the dimension of play, as an escape route more than a security exit: second escape” (Pier Luigi Tazzi, Second Escape, Gli Ori, Prato 2008).  
http://www.gliori.it/abs_pdf/Pettena.pdf

Robert Pettena, Palermo Dub, 2006, Monreale

Robert Pettena, Palermo Dub, 2006, Monreale

 

/ Sede: Dryphoto arte contemporanea, via Pugliesi 23, Prato
/ Inaugurazione: sabato 19 gennaio, ore 19:00
/ Date: 19 gennaio – 14 marzo 2008
/ Artisti: Mariette Schiltz, Stefano Boccalini

Dryphoto arte contemporanea, attivo dal 1981, negli ultimi anni si è interessato sempre di più alle pratiche ed espressioni artistiche che guardano verso l’esterno, causano domande. Privilegia i progetti artistici che mettono in questione i meccanismi di produzione, la ricezione e/o la costruzione della cultura nella nostra società come pratica speculativa. Porta l’attenzione attraverso l’arte su particolari sviluppi nella società e privilegia chi con la propria pratica artistica mette in evidenza, fra i vari temi, i fallimenti delle promesse delle democrazie liberali.
Per queste ragioni Dryphoto arte contemporanea ospita alcuni lavori di Isola Art Center sperando anche di poter così dare un contributo affinché il progetto possa continuare ad esistere.
Nella prima sala dello spazio il video di Mariette Schiltz Isola nostra, 2007 presentato all’ultima Biennale di Istanbul, e nella seconda due video dell’artista Stefano Boccalini, Stone Island, 2007 e Wild Island – Archivi 2.0., 2002.

Isola nostra di Mariette Schiltz racconta la storia di Isola Art Center, delle persone e delle associazioni che attraverso diverse iniziative collettive hanno lavorato al progetto.
In Stone Island, 2007 Stefano Boccalini continua il lavoro con gli abitanti del quartiere con una doppia narrazione quella delle persone intervistate e quella della ripresa che mostra lo spazio vissuto nel quartiere.
Wild Island, 2002 mostra Stefano Boccalini e gli abitanti del quartiere che si sono uniti per ribadire la necessità di difendere degli spazi di aggregazione che sarebbero andati distrutti creando un orto giardino comunitario nei giardini adiacenti alla Ex Stecca degli Artigiani.

“L’Associazione Isola dell’Arte si costituisce nel 2003 come risultato dei progetti di arte contemporanea iniziati all’Isola nel 2001. L’associazione viene creata da una trentina di artisti, critici, editori e direttori di musei. L’obiettivo è di lavorare con le associazioni di quartiere per la difesa degli spazi pubblici dell’Isola e per promuovere e realizzare un centro per l’arte nel secondo piano della Stecca degli artigiani. A questo scopo viene lanciata una petizione al comune di Milano, che raccoglie più di mille firme all’Isola, nel mondo dell’arte e della cultura a Milano, in Italia e nel mondo. La Stecca degli artigiani è una fabbrica dismessa di proprietà comunale situata tra i due giardini di Via Confalonieri, in parte affittata ad artigiani e associazioni ed in parte occupata da individui, artigiani ed associazioni. Dal 2003, l’Associazione Isola dell’Arte organizza mostre, conferenze e incontri al secondo piano della Stecca degli artigiani. La programmazione mira a un livello di qualità internazionale: il progetto della Biennale di Cecenia, le mostre Artchitecture of change, Revolution is on hold, The People`s Choice o Women shi gaibian portano all’Isola artisti dai 5 continenti. Isola Art Center viene inaugurato in aprile 2005 dall’Assessore alla cultura della Provincia di Milano, Daniela Benelli. Nello stesso tempo si creano collaborazioni con docenti di università e accademie: Politecnico di Milano, Accademia di Brera, Accademia Carrara di Bergamo, Nuova Accademia di Belle arti di Milano, Istituto Europeo di Design. Per alcune mostre il centro d’arte riceve finanziamenti dalla Provincia di Milano, mentre il sito www.isolartcenter.org viene creato grazie all’aiuto della American Center Foundation di New York. Per la sua programmazione il centro ospita in permanenza un certo numero di progetti culturali e sociali: Love Difference, legato alla Fondazione Pistoletto, Città dell’Arte; Osservatorio in Opera, che si occupa di opere d’arte distrutte; Stazione Isola, che sta preparando una guida del quartiere Isola; Sugoe, un laboratorio di giovani artisti e designer; OUT, l’ufficio per la trasformazione urbana formato da artisti, architetti, designer e altri studiosi; Millepiani, un gruppo di filosofi che edita la rivista dello stesso nome; Undo.net, il progetto italiano di arte contemporanea più importante su internet; Forum Isola, l’espressione rappresentativa del quartiere Isola composto dall’Associazione Isola dell’Arte, Comitato “I Mille”, e dall’Associazione Genitori “F. Confalonieri”. Finora Isola Art Center ha organizzato 27 mostre con opere di più di 200 artisti italiani ed internazionali, 13 progetti speciali e 25 conferenze, documentati sul sito di Isola Art Center.
Nell’aprile del 2007 Isola Art Center viene sgomberato dalla polizia con un pretesto e l’edificio comincia a essere demolito, fino alla completa distruzione alla fine del 2007. Isola Art Center continua le sue attività nel quartiere Isola rinunciando per ora ad avere un suo spazio fisico, e utilizzando di volta in volta strade e altri luoghi del quartiere.” [Isola Art Center]

a cura di Pier Luigi Tazzi

/ Date: 19 e 20 gennaio 2008
/ Organizzazione: Dryphoto arte contemporanea
/ Con il contributo di Regione Toscana – TRA ART Rete Regionale per l’Arte Contemporanea – e Assessorato alla Cultura della Provincia di Prato

La città che sale è l’individuazione in città di due movimenti quello dell’arte contemporanea e quello dei nuovi immigrati di origine straniera. Negli ultimi anni accanto a figure con vari ruoli professionali e spazi ormai consolidati sono nati nuovi studi di artisti e nuove gallerie. Gallerie, studi di artisti, laboratori, curatori formano un insieme, una parte della città che continuamente si propone, modifica il presente, individua obiettivi e si mobilità per raggiungerli. Immigrati di origine straniera una forza ben riconoscibile, che si muove in gruppi separati che talvolta hanno obiettivi comuni, che esprime tutto il vigore di chi lotta per esistere. Un movimento che manda avanti spezzoni significativi di settori della nostra economia. Due movimenti dove circola energia dove si ha forte la sensazione della città che sale. Uno degli obiettivi del progetto e anche tema del mini convegno della prima giornata è capire se esiste una situazione dell’arte in città. E’ una nostra proiezione? E’ un agglomerato arrivato casualmente? Perchè Prato? Qui la situazione dell’arte contemporanea galleggia su un vuoto, un vuoto denso la cui densità è dovuta sia alla forza economica della sua storia sia alla situazione determinata dalla presenza cospicua degli immigrati stranieri che hanno un ruolo importante nell’assetto economico attuale. Parafrasando Gaetano Salvemini possiamo dire che: Essere artista è sostanzialmente conoscenza e libertà. Anche se queste richiedono un sapere non astratto… ma esperienza effettivamente vissuta nella sua interezza. Un artista è come un naufrago che impara a vivere in un certo senso con la terra e non sulla terra, egli non è come Robison Crusoe il cui scopo era di colonizzare la sua piccola isola, ma somiglia molto di più a Marco Polo, con il suo senso del meraviglioso che non lo delude mai, egli è sempre un viaggiatore, un ospite provvisorio, non un profittatore, un conquistatore, o un razziatore. Essere cittadino di origine straniera significa muoversi con difficoltà significa dipendenza dal rinnovo di una tessera magnetica chiamata permesso di soggiorno e dalle pratiche burocratiche necessarie per ottenerla. E’ un passato “invisibile” riscattato solo in alcuni casi da un decreto flussi. É una lotta continua per la sopravvivenza. Eppure questa presenza ricattabile ogni giorno, resa debole, forma parte consistente di quella densità su cui poggia anche il mondo dell’arte contemporanea. Nella seconda giornata rappresentati di varie comunità parleranno della loro esperienza in città. Saranno invitati a parlare anche rappresentanti di istituzioni referenti in città per le varie comunità, sindacati, assessori, Prefetto, Questura. Il progetto cercherà di mostrare come le istituzioni da una parte e la collettività dall’altra reagiscono a questo stato di cose.

Programma

19 gennaio 2008
9:30 punto di ritrovo piazza Stazione tour in autobus
10:00 – 11:30 visita guidata studi aperti: Emanuele Becheri, Franco Menicagli
11:30 – 13:00 mini convegno Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, moderatore: Marco Bazzini – direttore artistico Centro Luigi Pecci, intervengono: Saretto Cincinelli, Lorenzo Giusti, Alessandro Sarri – curatori, provocatore Pier Luigi Tazzi
13:00 – 14:30 pranzo
14:30 – 17:30 visita guidata laboratori: Loris Cecchini, Andrea Abati
18,30 – 20,00 visita guidata gallerie: Dryphoto arte contemporanea Galleria Enrico Fornello, Project Gentili
21:00 cena

20 gennaio 2008
Convegno presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
11:30 – 13:00 intervengono appartenenti varie comunità straniere in Prato
13:00 – 14:30 pausa pranzo
14:30 – 17:00 intervengono appartenenti varie comunità straniere in Prato, rappresentanti sindacali CGIL CISL UIL, assessori della Provincia e del Comune di Prato, rappresentanti della Prefettura, rappresentanti della Questura, rappresentanti CCIA
17:00 visita mostra Drawings in action, a cura di Lorenzo Giusti (Centro Pecci)

18:00 visita guidata performance Gruppo Kinkaleri studi aperti: Massimo Barzagli
18:30 visita guidata laboratori: Officina Giovani